ARZILLI   PRIMO
(Biondo) 5/35

- detto anche Trecciolo -

Nato a Campiglia Marittima (LI) il 22 agosto 1912
Morto a Grosseto il 6 marzo 1992

1. 16 agosto 1935 LEOCORNO Rondinella
2. 2 luglio 1936 VALDIMONTONE Rosella
3. 16 agosto 1936 CHIOCCIOLA Pino
4. 2 luglio 1937 NICCHIO Otello
5. 16 agosto 1937 ISTRICE Otello
6. 2 luglio 1938 CHIOCCIOLA Elsa
7. 16 agosto 1938 ISTRICE Girardengo II
8. 16 agosto 1939 LUPA Ero
9. 2 luglio 1945 BRUCO Salomè
10. 16 agosto 1945 CIVETTA Folco
11. 20 agosto 1945 ¹ BRUCO Mughetto
12. 2 luglio 1946 CIVETTA Misa
13. 16 agosto 1946 ONDA Zola
14. 18 maggio 1947 ¹ CIVETTA Brillante
15. 2 luglio 1947 CIVETTA Brillante
16. 16 agosto 1947 LEOCORNO Vittoria
17. 2 luglio 1948 OCA Salomè
18. 2 luglio 1949 OCA Noce
19. 16 agosto 1949 CIVETTA Popa
20. 28 maggio 1950 ¹ ISTRICE Popa
21. 2 luglio 1950 CIVETTA Saetta
22. 16 agosto 1950 CIVETTA Forletto
23. 2 luglio 1951 OCA Marcellina
24. 16 agosto 1951 ISTRICE Archetta
25. 2 luglio 1952 CIVETTA Archetta
26. 16 agosto 1952 AQUILA Pasquina
27. 2 luglio 1953 OCA Mitzi
28. 16 agosto 1953 SELVA Mitzi
29. 2 luglio 1954 AQUILA Botticella
30. 16 agosto 1954 AQUILA Buriana
31. 5 settembre 1954 ¹ SELVA Ravi II
32. 2 luglio 1955 SELVA Ravi II
33. 16 agosto 1955 CIVETTA Incantatella
34. 2 luglio 1956 GIRAFFA Gaudenzia
35. 16 agosto 1956 GIRAFFA Belfiore

¹ Palio straordinario.







Il maremmano, di Campiglia Marittima, Primo Arzilli arrivò in piazza a 23 anni debuttando per i colori del Leocorno nell’agosto 1935.
Lo soprannominarono Biondo, ma il suo cognome risultò molto più immediato ed eloquente come “nome di battaglia”.
Le prime prestazioni dell’Arzilli non furono tuttavia molto convincenti, ma nonostante ciò il maremmano riuscì a dare una buona continuità alla sua carriera saltando, dall’esordio, solo il Palio di luglio del 1939.
Il 1945 fu l’anno della prima vittoria, ma anche l’anno della prima cocente delusione, un’altalena di emozioni che si consumò in appena quattro giorni.
Ad agosto l’Arzilli finì nella Civetta dopo aver disputato due prove nell’Istrice.
Il suo approdo nel Castellare fu abbastanza casuale, infatti, poco tempo prima l’Arzilli si era recato a Grosseto per un’operazione bancaria, il funzionario che eseguì la transazione era un vecchio dirigente civettino che lo riconobbe e lo segnalò a Batino Mori.
Nacque così uno dei connubi più forti tra una contrada ed un fantino.
L’Arzilli, su Folco, vinse agevolmente quel Palio, sfruttando le sue grandi doti in partenza accumulò un ottimo vantaggio che gli permise di controllare la rimonta del debuttante Gentili. Dopo soli quattro giorni fu organizzato il celeberrimo Palio della Pace e l’Arzilli fu chiamato dal Bruco per montare Mughetto.
Il Bruco era dato da tutti quale sicuro vincitore, con tantissimi soldi a disposizione e l’appoggio di quasi tutti i colleghi l’Arzilli perse clamorosamente dal giovane e coraggioso Rubacuori.
Proprio questo andamento altalenante fu il motivo dominante della lunga carriera dell’Arzilli, in ambienti con poche pressioni riusciva a dare il meglio di se stesso con stile e lucidità impareggiabili, al contrario appena si ritrovava favorito in condizioni non di vincere ma di stravincere si smarriva clamorosamente perdendo di colpo ogni sua dote.
Ad amplificare, forse in modo decisivo, questo suo limite caratteriale contribuiva anche una certa avidità che lo rendeva inviso a molti colleghi, in particolare Ganascia e Ciancone, con un conseguente isolamento dai gruppi di potere di quegli anni.
Solo nella Civetta il maremmano riusciva ad esaltarsi e nel maggio 1947 firmò una nuova netta vittoria con il debuttante Brillante, un soggetto bizzoso che fu affidato all’Arzilli solo alla quinta prova.
Trovando Brillante alquanto problematico e scorretto l’Arzilli propose di portarlo, in piena notte, a provare sulla pista del Rastrello, l’inedito allenamento ebbe, evidentemente, risultati concreti per il Palio.
Per il Palio d’agosto di quell’anno la Civetta, a causa dell’infortunio di Giulianella, girò l’Arzilli al Leocorno per montare la guizzante Vittoria.
Ancora una volta, lontano dal Castellare, il maremmano deluse perdendo un Palio che sembrava vinto, qualche mese dopo un lecaiolo, incontrato per caso in treno, vendicò quel grave torto a suon di ceffoni.
Nel luglio 1948 l’Arzilli sostituì nell’Oca l’acciaccato Ciancone sulla grigia Salomè e da questo Palio iniziò il particolare feeling del maremmano con la dea bendata.
L’Arzilli fu buttato giù da Ganascia al primo San Martino ma la corsa di Salomè proseguì fino al sorpasso storico sull’incerto ed allibito Pietrino.
Gli ocaioli esultanti gli dedicarono questi versi:
“A non dire che andò in terra / faresti gran peccato / il nostro bravo Arzilli / fu…radioscavallato”
Il ritorno alla “casa madre” civettina, nell’agosto 1949, fruttò un’altra vittoria.
L’Arzilli, con a disposizione pochi spiccioli, sfruttò al meglio la grande velocità della Popa e dopo un duro ostacolo del Terribile si lanciò all’inseguimento di Amaranto distaccandolo alla fine di mezzo giro.
Con la terza vittoria nella Civetta l’Arzilli diventò il fantino più titolato di questa contrada insieme a Piaccina che vinse per il Castellare tre volte dal 1811 al 1813.
Nel sonetto della vittoria Primo Arzilli viene indicato, forse per la prima volta, col soprannome di Trecciolo, con il quale resterà per sempre nel cuore dei civettini. Ma, tanto per non smentirsi, ancora una volta bastò poco a Trecciolo per passare dalle stelle alle stalle. Nello straordinario del maggio 1950 l’Arzilli fu chiamato dall’Istrice per montare la portentosa Popa, ritenuta unanimemente superiore a tutti gli altri cavalli. Questa volta, al contrario del 1949, i quattrini non mancavano ma l’Arzilli si ritrovò lo stesso tutti contro, in particolare il Gentili che lo nerbò ripetutamente. Evidentemente l’Arzilli cercò di tenere per sé gran parte dei soldi a disposizione, i colleghi non glielo perdonarono e questa sua avidità gli costò una vittoria ritenuta certa da molti. L’ultimo bacio della fortuna arrivò nell’agosto 1953 quando la Selva, contrada allora nonna, chiamò l’Arzilli per montare il purosangue Mitzi con cui il maremmano aveva corso in luglio con l’Oca. Partito primo Trecciolo lottò strenuamente con Mezzetto, nell’Istrice su Dorina, prima di cadere all’ultimo San Martino, il brivido dei selvaioli, provati da tante delusioni, fu tremendo ma dopo breve esitazione lo scosso riprese la sua corsa riportando il cencio in Vallepiatta dopo 34 anni. Quinta ed ultima vittoria di Primo Arzilli, la seconda con il cavallo scosso come l’ottocentesco Giovanni Brandani detto “Pipistrello”, altro primatista di questa “specialità”, che tra l’altro vinse cinque volte come il maremmano. L’inesorabile declino, solo rallentato dalla fortuna, ebbe il suo culmine nel 1955. Di luglio una contestata carriera nella Selva con molti sospetti a suo carico; ad agosto, di rincorsa su Incantatella nella Civetta, finì addirittura a sbatacchiare sul verrocchio addosso all’incredulo Guido Guidarini. L’anno successivo, a 44 anni, si chiudeva l’esperienza paliesca dell’Arzilli che in ventuno stagioni in piazza saltò solo due Palii e non fu mai ammonito e squalificato. Qualche decennio dopo nella Civetta debuttava un fantino senese di belle speranze che il capitano Sallustio Leoncini, speranzoso di futuri successi, ribattezzò Trecciolino in onore dell’eroe civettino degli anni quaranta…
Articolo di Roberto Filiani tratto da "Il Carroccio"








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