16 agosto 1939
TORRE

DEDICATO A S.CATERINA DA SIENA PATRONA D'ITALIA


L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei cavalli, su quelli dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine

Girardengo III DRAGO Boccaccia
Ruello CIVETTA Bovino
Aquilino AQUILA Cittino
Giacchino TORRE Ganascia
Argo II BRUCO Donatino
Gina III PANTERA Morino III
Folco SELVA Tripolino
Falco ONDA Napoletano
Masina OCA Meloncino
Ero LUPA Biondo

MOSSIERE: Guglielmo Ricci






CAPITANO: Menotti Busisi
PRIORE: Alessandro Scheggi

La contrada non vinceva dal 13 settembre 1910
Il fantino non vinceva dal 16 agosto 1933




E' questo l'ultimo Palio prima della lunga interruzione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale. La tratta favorisce la Civetta con Ruello e le due contrade che attendono da più tempo la vittoria, Torre e Selva. In Salicotto arriva Giacchino, cavallo velocissimo, figlio della Gobba di Vescona, per la prima volta con il giubbetto rosso c'è Ganascia. Alla Selva tocca Folco che viene affidato a Tripolino, miglior fantino del momento. La Torre è decisa a vincere e questa volta, al contrario di tante altre occasioni precedenti, sembra anche essere favorita da fattori esterni. Alla vigilia della carriera viene convocata una riunione, da tale Donato Mendia, importante funzionario della questura, alla presenza dei fantini e di molti dirigenti di contrada viene resa esplicita la volontà di far vincere la Torre. Il clima diventa tesissimo, la Torre manda Pompeo Furlanich a correre la Provaccia, per paura di incidenti, per lo stesso motivo l'Onda fa correre il proprio barbaresco, Italo Pisani detto "Sbrinde". Subito dopo la provaccia, viene squalificato con effetto immediato, Bubbolino, il fantino della Civetta, uno dei pochi non intenzionati a favorire la Torre. A poche ore dal Palio la Civetta è senza fantino ed è costretta a ricorrere a Bovino. La tensione aumenta, pare che Oca, Selva e Civetta, vogliano ritirarsi dalla carriera, nel Castellare viene nascosto addirittura Ruello, ma alla fine fra i canapi ci sono tutte e dieci le contrade. Dalla mossa la Torre parte a razzo, seguono Bruco ed Aquila, più staccate Civetta, Selva, Drago ed Oca, Amaranto nerba Tripolino. Ganascia e Giacchino volano sul tufo, dietro, il tentativo di rimonta della Selva è frenato da altre nerbate, questa volta di Cittino e Bovino. La Torre prosegue indisturbata la sua galoppata trionfale, Ganascia vince proprio come era accaduto cent'anni prima al mitico Gobbo Saragiolo. Dopo ventinove anni la Torre torna a vincere, dopo Morino nel 1910, tocca al figlio Ganascia portare la gioia in Salicotto. La festa dei torraioli si confonde con i primi echi di guerra, i festeggiamenti ufficiali si svolgono solo sei anni dopo alla ripresa del Palio.

(Da "Daccelo!" di Roberto Filiani)














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