RIMINI

Corsi 11, vinti 3
anno di nascita: 1970



data contrada fantino note
1. 2 luglio 1974  SELVA  Canapino 
2. 16 agosto 1974  PANTERA  Ragno 
3. 2 luglio 1975  ISTRICE  Ragno 
4. 17 agosto 1975  VALDIMONTONE  Canapino 
5. 18 agosto 1976  BRUCO  Marasma 
6. 2 luglio 1977  AQUILA  Spillo 
7. 16 agosto 1977  OCA  Aceto 
  3 luglio 1978  - - non prescelto
8. 16 agosto 1978  ISTRICE  Aceto 
9. 4 luglio 1979  AQUILA  Ercolino 
10. 7 settembre 1980  DRAGO  Grinta 
11. 2 luglio 1981  AQUILA  Bastiano 
  2 luglio 1982  TORRE  - non corse per un infortunio occorsogli nella stalla
  16 agosto 1982  - - non prescelto


Rimini


“Fratello” e rivale di Panezio, tra i cavalli più “chiacchierati” degli ultimi decenni per le sue tre vittorie ed un mistero che ha segnato la sua ultima pagina paliesca in un’ambientazione degna dei più appassionanti thriller.
Rimini nacque a Chilivani nel 1970 da Alberigo e Laponia, stessa fattrice di Panezio, mezzosangue baio fu uno dei tanti gioielli della scuderia di Canapino con il quale debuttò nel luglio 1974 per la Selva.
I primi Palii, tuttavia, non furono convincenti tanto che nel luglio 1975 la sua assegnazione all’Istrice non suscitò grande entusiasmo, nonostante le quattro corse vinte in provincia quell’anno.
Per montarlo il Capitano Paolo Nannini scelse il trentaseienne, ma inesperto, Silvano Bietolini detto “Ragno”, che aveva debuttato l’anno prima proprio con Rimini nella Pantera, famoso sino ad allora solo per le tante manate prese dai torraioli in un infuocato dopo-corsa.
Un’accoppiata poco accreditata, che però per il Palio si esaltò vincendo una carriera dalle tante emozioni: partiti primi, Ragno e Rimini furono dapprima furono superati da Canapetta e Ringo che rimasero al comando per un giro poi dovettero subire, la prepotente rimonta dalle retrovie del purosangue Lucianella nella Pantera che però si fermò all’ultimo San Martino, permettendo all’Istrice di trovarsi di nuovo in testa a precedere di un soffio la Civetta con Liscio su Rucola.
Un Palio vinto a sorpresa, nonostante le difficoltà palesate ad ogni Casato da Ragno, che visse in quell’occasione la sua unica giornata di gloria.
Purtroppo l’estate di Rimini non finì con un cappotto per colpa di Panezio, che lo beffò negli ultimi metri al Palio d’agosto del 1975: fu questo un vero incubo per Canapino ,che nel Montone aveva disputato una carriera splendida.
Ormai consacrato “big”, Rimini ebbe la sfortuna di trovare sul suo cammino campioni di valore assoluto: oltre al “fratello” Panezio ,anche il “ribelle” Quebel e la “meteora” Urbino.
Le sconfitte dell’agosto 1976 e del luglio 1977, con l’esordiente Marasma e Camillo che rimase in testa sino all’ultimo San Martino, furono davvero brucianti e per cancellare queste “macchie” ci volle la strepitosa vittoria dell’agosto successivo.
L’assegnazione all’Oca, formò automaticamente l’accoppiata migliore possibile con il re Aceto che, dopo tre vittorie di fila nel Palio dell’Assunta, abbandonò Panezio.
Fu una delle vittorie più nette che la storia ricordi, un dominio assoluto: Rimini primo dalla mossa allo scoppio del mortaretto, con le altre contrade a mordere il freno e mangiare la polvere.
I tre Palii successivi di Rimini fecero però registrare altrettante delusioni: nell’agosto 1978 con Aceto nell’Istrice una vittoria annunciata che si trasformò in una sconfitta bruciante; nel luglio 1979 con Ercolino nell’Aquila, ingabbiato nella strepitosa volata di Quebel; nel settembre 1980 con Grinta nel Drago, mal interpretato da un fantino afflitto da una tremenda ed oscura paura di vincere.
Nel luglio 1981 Rimini fu assegnato per la terza volta all’Aquila, un’occasione propizia per riscattarsi dopo le purghe del 1977 e del 1979 con Camillo ed Ercolino.
Seppur diverso nella dinamica, quel Palio fu emozionante ed altalenante come la vittoria del 1975.
Rimini, montato da Bastiano, partì ultimo, ostacolato da Canapino dalla mossa sino a Fonte Gaia ed il Palio sembrava già compromesso con le altre contrade già lontane.
Al termine del primo giro, invece, Rimini con una progressione straordinaria era già in quinta posizione ed approfittando dell’ostacolo tra Oca e Bruco, al secondo Casato, si lanciò all’inseguimento della Giraffa in testa con il Casula sul grigio Bellino.
A coronamento di una rimonta storica il binomio aquilino prese la testa al terzo passaggio davanti a Fonte Gaia, un capolavoro paliesco per Bastiano e la rivincita di Rimini su Panezio ed Aceto che correvano nella Chiocciola come nell’agosto 1975.
Nel 1981 Rimini venne acquistato da un gruppo di dirigenti ocaioli, lungo preludio all’ultimo capitolo della storia paliesca del mezzosangue sardo.
Il 29 giugno 1982 un fragoroso boato salutò l’assegnazione di Rimini alla Torre, allora a digiuno da ventuno anni e pronta a tutto per vincere, contando sulla monta dell’ormai “big” consacrato: Silvano Vigni detto “Bastiano” e sull’ormai lunga esperienza del Capitano Artemio Franchi.
Il classico Palio dall’esito quasi scritto che invece riservò una sorpresa dai contorni oscuri.
Poco prima della benedizione, con tutta la contrada in fermento, Rimini iniziò ad accusare dei problemi ad una zampa. Il verdetto della commissione veterinaria fu inappellabile e tremendo: frattura del sesamoide.
La Torre fu costretta a rinunciare al Palio tra le lacrime ma, dopo poco tempo, Rimini rientrò in piena forma nella stalla dei proprietari ocaioli, tanto da essere addirittura ripresentato alla tratta del d’agosto e diventando nel frattempo “protettore onorario” della Contrada di Fontebranda…
La frattura diagnostica in realtà non era mai esistita... un vero mistero con pesanti sospetti di sabotaggio e alla fine il “giallo di Rimini” resterà per sempre una pagina enigmatica della storia della rivalità tra Torre ed Oca.
Con questo episodio Rimini abbandonò la Piazza, chiudendo la sua carriera con undici presenze e tre vittorie.
Nel 1993 fu l’ospite d’onore della Cena della Prova Generale dell’Oca, che in quell’anno scontava una squalifica, Rimini ormai vecchio e con pesanti problemi respiratori si ritrovò circondato dall’affetto di tanti cittini, comprese due delegazioni di piccoli aquilini ed istriciaioli che riempirono di attenzioni il vecchio eroe.
Dopo due anni nel “paradiso” di Radicondoli, dove i cavalli senesi si godono la meritata “pensione”, Rimini morì portando via con sé storie di gloria e segreti…

Articolo tratto da "Il Carroccio" a firma di Roberto Filiani

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