CERPI   GIULIO
(Testina) 3/29

Nato a Siena il 26 luglio 1883 (vedi battesimo)

1. 16 agosto 1902 PANTERA Baio di L.Franci
2. 28 settembre 1902 ¹ NICCHIO Grigio di A.Ciacci
3. 2 luglio 1903 NICCHIO Morello di G.Beligni
4. 16 agosto 1903 ONDA Morello di G.Inglesi
5. 17 aprile 1904 ¹ CIVETTA Morello di G.Beligni
6. 2 luglio 1907 CIVETTA Gobba
7. 16 agosto 1907 CIVETTA Grigio di A.Mattii
8. 3 luglio 1908 NICCHIO Morello di L.Brandani
9. 16 agosto 1908 TARTUCA Grigio di A.Mattii
10. 4 luglio 1909 CIVETTA Baio di G.Sampieri
11. 16 agosto 1909 BRUCO Farfalla
12. 17 agosto 1909 ² DRAGO Baio di A.Forni
13. 3 luglio 1910 TARTUCA Baio di A.Querci
14. 2 luglio 1911 TARTUCA Gobba
15. 16 agosto 1911 CIVETTA Gobba
16. 2 luglio 1912 CIVETTA Baio di B.Fineschi
17. 16 agosto 1912 CHIOCCIOLA Grigio A.Papi
18. 2 luglio 1913 CHIOCCIOLA Grigio di A.Rosi
19. 17 agosto 1913 CHIOCCIOLA Baio di V.Squarci
20. 25 settembre 1913 ¹ GIRAFFA Sauro di A.Socini
21. 16 agosto 1914 GIRAFFA Baio di A.Fanetti
22. 16 agosto 1919 TORRE Grigio di M.Busisi
23. 17 agosto 1919 ² OCA Scodata
24. 2 luglio 1920 OCA Baio di E.Mori
25. 2 luglio 1921 DRAGO Crognolo
26. 2 luglio 1922 TARTUCA Esperta
27. 16 agosto 1922 TARTUCA Baio di A.Mantovani
28. 16 agosto 1924 BRUCO Grigio di F.Becciolini
29. 2 luglio 1928 SELVA Baio di A.Pacciani

¹ Palio straordinario.
² Palio straordinario a sorpresa.

     

       

RICOVERI AL S.MARIA DELLA SCALA

Ricoverato dal 15 al 16 agosto 1903 per commozione celebrale.
Infortunio accaduto per la Prova Generale. Correva nell'Onda con il cavallo Morello di Gaetano Inglesi. Ciò nonostante partecipò al Palio.


Ricoverato dal 23 maggio al 10 agosto 1905 per grave versamento articolazione cono femorale.
Questo incidente, dovuto probabilmente ad una caduta da cavallo, gli impedì di partecipare ad entrambi i Palii di quell'anno.


Ricoverato dal 13 agosto al 10 settembre 1910 per frattura comminuta della mascella inferiore. Ricoverato nuovamente per i postumi, dal 26 settembre al 3 dicembre 1910.
Incidente accaduto durante la prima prova corsa nella Tartuca sul cavallo Stornino.



Giulio Cerpi era nato a Siena nel 1883 e per questo conosceva benissimo il Palio: sapeva cosa significasse vincere e sapeva altrettanto bene che anche perdere poteva spesso convenire.
Visse una carriera lunga ed altalenante, sempre in bilico tra la gloria e l’onta del tradimento…
Tre giornate trionfali e poi sovente al soldo del miglior offerente per il suo nerbo.
Non a caso le sue nerbate, poderose e violente, sono entrate di diritto nella storia.
Una leggenda del Palio, il sor Ettore Fontani, definì la nerbatura di Testina ai danni di Zaraballe, nell’agosto 1902, la più intensa e cruenta mai vista in piazza.
Pensare che quello era il Palio d’esordio del ventunenne Giulio Cerpi…
Le nerbate, il suo grande coraggio e la capacità di partire spesso tra i primi posero sin da subito Testina all’attenzione generale, nonostante il suo carattere spigoloso ed irascibile.
I suoi primi Palii sono pieni di episodi significativi: nel luglio 1903, con un ottimo cavallo nel Nicchio, finì ai materassi al primo San Martino dopo aver nerbato il Meloni nel Montone; nella carriera successiva, nell’Onda, si infortunò alla Prova Generale ma volle correre a tutti i costi il Palio pur di racimolare un po’ di quattrini utili ad incrementare le sue scarse entrate da stalliere presso la tenuta di Basciano del nobile Roberto Perugini.
L’anno seguente fu segnato da un episodio drammatico: durante la terza batteria della tratta di agosto Testina travolse, presso San Martino, alcune persone ferendo in modo grave un agente di pubblica sicurezza, padre di ben sette figli.
L’episodio creò molto sconcerto in città, Testina, appena contuso, scappò dalla piazza e tornò a correre il Palio solo nel 1907 ed il suo biglietto da visita fu il solito: nerbate furibonde a Scansino nella Torre e Bozzetto nella Chiocciola, stessa sorte per Chiccone, sempre fantino di San Marco, nel 1908. Opportunità per vincere poche, qualche secondo posto e l’atroce beffa del luglio 1909 quando Testina pagò forse alcuni screzi che lo dividevano con altri fantini.
Nella Civetta, contrada a cui fu particolarmente legato, Testina partì primo lottando strenuamente con Rancani nella Chiocciola e quando sembrava ad un passo dalla sospirata vittoria venne fermato a nerbate e strattonato da un fantino rimasto indietro di un giro: Martellino nella Torre.
Un gesto inspiegabile che Martellino pagò con la squalifica a vita, un mistero mai chiarito per Testina, vittima di qualche oscura mano vendicatrice che aveva “armato” il fantino torraiolo. Altri secondi posti, beffardo quello del luglio 1911 con Testina, nella Tartuca, impegnato a contrastare vanamente col nerbo il ritorno alla vittoria della Chiocciola con Nappa.
Probabilmente, per la prima volta, il nerbo di Testina non aveva reso l’effetto sperato e la vittoria del diretto antagonista aveva reso ancora più amara quella sconfitta.
Nonostante ciò nell’agosto 1912, passato alla Chiocciola, Testina favorì in modo palese un’altra vittoria di Nappa tempestando di nerbate il malcapitato Rancani nella Giraffa.
Nappa vinse per la sesta ed ultima volta, ma il favore prestato da Testina non fu adeguatamente ricompensato e tra i due sorse un’accesa diatriba.
Ovviamente la cosa non andò giù a Testina che alla prima occasione utile decise di vendicarsi. Luglio 1913: ancora nella Chiocciola, il Cerpi partì in testa ma si fermò ad attendere l’arrivo di Nappa nella Lupa, il nerbo di Testina fu impietoso e colpì con inesorabile violenza il rivale, l’episodio fu talmente cruento che nell’immediato dopo-Palio scoppiarono incidenti tra lupaioli e chiocciolini. Sul carattere di Testina c’era quindi ben poco da dire, non vinceva ma nerbava forte ed era utile a contrade e fantini per mettere in pratica strategie e tessere intrighi.
La vittoria stentava ad arrivare e ci volle un vero capolavoro d’astuzia a rompere quel digiuno più che decennale in occasione della ventesima presenza in piazza.
Nella Giraffa, su un sauro di Alberto Socini, Testina entrò nono al canape a ritmo sostenuto. Il Bruco, al decimo posto con Scansino, sorpreso da quell’ingresso della Giraffa abbozzò un’entrata ma rimase disorientato tra i canapi mentre gli altri proseguivano la loro corsa.
Stavolta Testina riuscì a mantenere la testa fino al termine nonostante tale Ludovico Bianciardi, un nicchiaiolo monturato nel Leco, tentò di fermarlo con una bandierata.
Dopo tanti piazzamenti e tante giornate a lavorare di nerbo finalmente la prima vittoria che fruttò un compenso di 670 £.
Gli anni della guerra furono particolarmente duri per il Cerpi, venendo a mancare le entrate del Palio le sue poche risorse finivano spesso nelle casse dei vinai.
La sua “droga” era il vino e come molti fantini ne faceva un uso eccessivo e le conseguenze erano spesso gravi: litigi, risse e debiti…
Al ritorno in piazza, nel 1919, Testina fu protagonista di un fatto storico che coincise con la sua seconda vittoria.
Il 16 agosto corse, senza infamia e senza lode, nella Torre e per il giorno successivo fu inserito nella lista dei fantini per il Palio a sorteggio.
Nella Torre, in maniera previdente, avevano convinto Testina a vendersi qualora il giorno dopo la sorte l’avesse mandato a correre nell’Oca.
Il piano era ben preciso: al Chiasso Largo il Cerpi doveva uscire di scena e scappare sulla carrozza che sarebbe rimasta li ad attenderlo.
All’uscita dei cavalli dall’Entrone fu una gioia per i torraioli vedere Testina proprio nell’Oca anche se con un ottimo cavallo, la Mozza o Scodata, che era stata protagonista sfortunata nei due Palii precedenti col Meloni.
Dalla mossa partirono primi il Bruco e l’Oca, più dietro la Chiocciola e la Giraffa. Al primo San Martino il vecchio Scansino, al suo ultimo Palio, fu infilato nettamente da Testina che ignorando il patto con la Torre continuò imperterrito la sua cavalcata trionfale…
Vinse in carrozza lasciando vuota la carrozza del Chiasso Largo…
La beffa per i torraioli fu ovviamente atroce e non si seppe mai la verità su questo episodio leggendario: secondo alcuni Testina volle far pagare alla Torre la sconfitta del 1909 provocata dal fantino di Salicotto, per altri fu una semplice questione di convenienza economica.
Gli ocaioli festeggiarono cantando: “…ed in sol ventiquattro ore da rosso il Cerpi divenne tricolore…”
L’odio della Torre verso Testina non si placò tanto presto e nel luglio 1920 il Cerpi fu costretto a subire le violentissime nerbate di Bruno Cianetti detto “Moscone”, montato al solo scopo di “punire” il traditore che però l’anno successivo si prese la sua bella rivincita.
Nel luglio 1921 Testina vinse nel Drago, il suo terzo ed ultimo Palio, dopo una breve ma accanita lotta con la Torre che cadde al primo Casato col miglior cavallo.
In occasione di quel Palio il Drago spese ben 118 £ solo per il vitto del fantino, segno evidente che per Testina il Palio rappresentava anche, o forse soprattutto, un’opportunità per riempirsi abbondantemente la pancia prima delle inevitabili vacche magre invernali…
Dopo quel trionfo, ormai quarantenne e col fisico sempre più minato dall’alcool, Testina corse solo altre quattro carriere.
In particolare si ricorda quella dell’agosto 1922, corsa nella Tartuca, quando, visibilmente alterato, cadde durante la prima prova rompendosi una gamba.
Nonostante ciò Testina pressò la dirigenza tartuchina per correre il Palio, promettendo solennemente che avrebbe fermato il Meloni, grande favorito nella Chiocciola.
Fu così che Testina si presentò tra i canapi con la gamba ingessata, durante le fasi della mossa ostacolò duramente il Meloni per poi tempestarlo di nerbate fino alla Fonte.
Col Meloni relegato nelle retrovie Testina uscì di piazza a San Martino dove l’attendeva una carrozza che lo portò via proprio mentre la Chiocciola, grazie al suo ostacolo, per pochi metri perdeva il Palio.
La ventinovesima ed ultima presenza nel luglio 1928, in tempo per rendere un favore al Meloni ostacolando la Torre al canape, poi solo qualche prova e l’inesorabile inizio di una triste fine. Senza il Palio la vita, già disagiata, del Cerpi si fece durissima, a stento riusciva ad andare avanti ed il vino era diventata la sua esclusiva fonte di sostentamento.
Lo si vedeva spesso in giro con pochi stracci indosso, sporco e malandato, pieno di pidocchi, pronto a mendicare per strada per una misera razione di vino.
In una fredda giornata invernale fu trovato per strada con indosso solo un mantello, qualcuno lo ripulì e lo rimise in sesto ma durò poco…
Testina era l’ombra di se stesso il pallido ricordo di quel diavolo col nerbo, scaltro e furente, che terrorizzava anche i rivali più temibili.
Quello che nerbava impietosamente Rancani, Nappa ed il Meloni, quello che beffava le contrade tradendole spesso per poche lire finì i suoi giorni in manicomio come l’ultimo dei vagabondi…
Tratto da "Il Carroccio" a firma di Roberto Filiani



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