Palio incertissimo sin dalla vigilia per la presenza di un lotto di cavalli molto livellato. Solo Civetta, Tartuca e Torre non cambiano mai il fantino, nelle altre Contrade c'è notevole movimento.
Testina passa dalla Selva alla Pantera che cede Pallino alla Giraffa; Chiccone sostituisce Nello Magnelli nel Bruco.
La mossa è quasi perfetta, partono in testa Civetta e Leocorno che iniziano subito a nerbarsi; seguono Lupa, Torre e Tartuca. Anche Picino e Popo si ostacolano a nerbate e cavallate. Il Bruco, con uno dei migliori barberi, cade dopo pochi metri. A San Martino girano prime Civetta e Leocorno, la Tartuca passa terza, approfittando delle nerbate fra Torre e Lupa.
Al primo Casato Civetta e Leocorno si urtano Massimino ha la peggio e finisce sul tufo. Scansino è lesto ad approfittarne e porta la Tartuca nettamente in testa. Nel frattempo continua la furiosa battaglia a nerbate fra Torre e Lupa, poco più dietro accade lo stesso fra Pantera e Civetta, con Testina che nerba impietosamente Zaraballe.
Il battistrada non ha più difficoltà e porta alla vittoria il baio di Antonio Gracci, dietro Torre e Lupa che continuano a nerbarsi furiosamente.
I tartuchini festeggiano portando a giro il cencio appena vinto e quello conquistato cento anni prima da Tommaso Felloni detto "Biggéri". Continuano le polemiche sul decoro del Corteo Storico: Carlo Alberto Cambi Gado, rappresentante del Magistrato delle Contrade, invia una severa lettera di critiche alla stampa locale.
(Da "Daccelo!" di Roberto Filiani)








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