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2 luglio 1827
LEOCORNO



L'ordine NON è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente

G. di S.Felli SELVA Figlio di Caino
M. di S.Felli TORRE Cicciolesso
M. di A.Tommi LUPA Campanino *
M. di A.Rogani OCA Bonino
B. di G.Batazzi VALDIMONTONE Caino
B. di G.Batazzi GIRAFFA Pesce
G. di G.Brandani ISTRICE Piaccina
B. di G.Magnelli TARTUCA Gobbo Saragiolo
G. di G.Batazzi DRAGO Ghiozzo
B. di L.Galanti LEOCORNO Stecco

Questa combinazione di 10 contrade si verificò pure il 18 agosto 1789 (cfr.)
GIUDICI DELLA MOSSA: Giovanni Cosatti Casolani e Antonio Mellini






CAPITANO VITTORIOSO: Fabio Ferri

La contrada non vinceva dal 2 luglio 1818
Unico Palio vinto da questo fantino




Il 2 luglio vinse il Palio la Contrada del Leocorno col cavallo bajo scuro di Giuseppe Manetti correndoci il Grazzi barrocciajo di Asinalunga detto Stecco. La mossa al solito fu poco buona, e giusta. Si dette poi la combinazione, che il fantino della Tartuca, detto il Gobbo, si staccò dagli altri, che erano in grado di ordinarsi quasi al principio della casa Cerretani, et a gran galoppo andiede al canape, ed in conseguenza dové precipitare. Ma rimontato poi a cavallo, e ritornato alla linea degli altri, alla meglio fu data la mossa. La corsa fu bellissima, perché contrastata. Più Contrade furono prime. Il Gobbo cadde alla prima voltata di S.Martino, avendo ricevuto una buona spinta dal Drago. Entrò primo l'Istrice, ma attraverzato da un uomo fece una bruttissima caduta, e pericolosa. Allora l'Oca entrò prima, ed all'ultima girata, essendo tutti un monte le prime quattro Contrade di sotto notate (Leocorno, Lupa, Oca, Montone), finalmente il Leocorno guadagnò di tutto il collo del cavallo il desiderato premio. È da notarsi, che la Tartuca aveva contro tutte le altre nove Contrade, onde non poteva mai vincere sebbene avesse il miglior cavallo, per cui il fantino restò nel concio. Quello che traverzò fu il macellaro Mannajoni. La Lupa che reputava il suo cavallo una carogna, avrebbe guadagnato, se non fosse stata un poco molestata dal Montone. Vi fu poi un disgraziato, e brutto incidente: l'Istrice, caduta la Tartuca, ed avansata l'Oca aveva avuto le forze d'entrare a mezza scesa di S.Martino il primo. Un macellaro chiamato il Mannajone andiede addosso al cavallo fu causa, che il cavallo, e fantino rovesciarono, ed il povero fantino si precipitò ed allora l'Oca avansò seguita sempre dalla Lupa, Montone, e Leocorno. Il macellaro fu carcerato, e indennizzò il fantino. La corsa fu bella, ed accompagnata dalla gara fino all'ultimo. Dalla mossa scappò primo l'Istrice, che subito cadde a S.Martino, come accadde alla Tartuca, che era fra i primi, indi entrò prima l'Oca, che quasi sempre tale si mantenne avendo un continuo contrasto col Valdimontone, e con la Lupa, e qualche poco anche colla Torre, ma il Leocorno, che era stato quasi sempre fra gli ultimi, cominciò ad avanzar dall'ultima girata dopo la voltata di S.Martino, in guisa che entrò primo presso la vincita, e vinse meritatamente il Palio. La Tartuca aveva tentato di andare di carriera alla mossa non aspettando gli altri, non avendo trovato calato il canape dovette fare una brutta caduta. Il tutto eseguito sotto la direzione dell'illustrissimi signori Giovanni Cosatti e Antonio Mellini priori Deputati agli spettacoli.

(Da "Memorie di Palio a cavallo tre secoli" a cura di Paolo Tertulliano Lombardi)