Cronache dei Palii del 1947


18 MAGGIO 1947


Questo Palio fu corso straordinariamente per commemorare il V centenario della morte di S.Caterina.
Le Contrade che mediante la sorte ebbero il diritto di parteciparvi furono: Giraffa, Montone, Leocorno, Civetta, Torre, Selva, Oca, Drago, Tartuca e Aquila.
La mattina della tratta vennero corse 4 batterie rispettivamente da Piero, Fato, Topo ed Ida che insieme a Brillante, Trenta, Pallino, Gioioso, Folco e Cesare vennero prescelti per partecipare a questo Palio. Gli scartati furono ben sei.
Questa tratta, ritardata dalla mancanza dei fantini, fu comunque corsa regolarmente, ma le autorità ebbero il loro daffare per contenere le numerose lamentele espresse piuttosto senesemente dal pubblico che era infastidito dalla lunga attesa.
L'assegnazione dei cavalli fu la seguente: Civetta - Brillante; Aquila - Piero; Montone - Trenta; Leocorno - Fato; Tartuca - Pallino; Drago - Folco; Selva - Gioioso; Torre - Ida; Giraffa - Topo; Oca - Cesare.
Fare il pronostico per questo Palio era sicuramente una impresa ardua, infatti molti cavalli erano nuovi della Piazza e le sole batterie di selezione non permettevano, come sempre, una accettabile sicurezza nella valutazione. Comunque, stando alle cronache dell'epoca, i cavalli favoriti erano quelli dell'Oca, Aquila, Drago e Leocorno.
La prima prova, svoltasi al cospetto di una grande folla, fu vinta dalla Giraffa, seguita dal Leocorno, Tartuca e Drago. I fantini di queste Contrade furono gli unici a terminare a cavallo la corsa, mentre tutti gli altri conobbero la durezza della piazza durante i tre giri. Nella prova della mattina seguente si ebbe la defezione della Contrada della Civetta che non aveva potuto reperire in tempo un nuovo fantino, dato che quello della sera precedente si era rotto un braccio nella ricordata caduta. Le restanti contrade dettero comunque vita ad una movimentata corsa e, dopo una mossa piuttosto confusa, l'Aquila prese rapidamente la testa seguita immediatamente dall'Oca. Quando la Contrada di Fontebranda richiamò il cavallo, rimase solamente l'Aquila in testa a forzare un po' l'andatura; al terzo giro un ritorno della Torre mise in pericolo la posizione della contrada in testa, ma un'ultima galoppata ristabilì le distanze e l'Aquila concluse vittoriosa la corsa.
La terza prova fu vinta dall'Oca, comunque la corsa non fu impegnativa e l'unica contrada che provò ancora il cavallo fu l'Aquila, che si mantenne dietro il battistrada per un giro, dopo che era scappata prima. La quarta prova fu vinta dalla Giraffa, mentre la prova generale e la Provaccia rispettivamente dalla Torre e dalla Civetta. Queste prove non furono molto combattute, tutti probabilmente si preparavano per il grande scontro e principalmente impegnata era l'Oca che, oltre ad avere un buon cavallo, mirava a vincere questo Palio, in quanto corso in onore della Sua Santa.
La sera del Palio non meno di 40.000 persone erano presenti nella splendida conchiglia. Alle 20, uno scoppio di mortaretto annunciò l'uscita dei cavalli dall'Entrone. L'ordine tra i canapi fu il seguente: Civetta - Brillante - Primo Arzilli (Biondo); Aquila - Piero - Alfio Tacconi (Biondino); Montone - Trenta - Albano Nucciotti (Ranco) Leocorno - Fato - Michele Rossi (Saragiolo II); Tartuca - Pallino - Giuseppe Gentili (Ciancone); Selva - Gioioso - Fernando Leoni (Ganascia); Drago - Folco - Gino Calabrò (Rubacuori); Torre - Ida - Anacleto Manzotti (Coscia); Giraffa - Topo - Pietro De Angelis (Pietrino); Oca - Cesare - Amaranto Urbani (Amaranto o Boccaccia).
Per l'eccessiva confusione che regnava tra i canapi, il mossiere ordinò per ben due volte ai fantini di uscirne; quando rientrarono per la terza volta, fu finalmente possibile cogliere l'attimo favorevole e tutte le contrade partirono a gran carriera. Davanti alla Fonte Gaia il gruppo era ancora compatto, ma ben presto la Civetta prese decisamente la testa mentre dalle retrovie, ostacolata dalla pessima posizione di partenza e dal comportamento incomprensibile della Selva, si fece prepotentemente luce l'Oca che si portò a ridosso del battistrada. Quando sembrava che riuscisse a passare, l'Oca andò a sbattere violentemente nei materassi: il Palio per il Rione della Grande Santa era definitivamente perso, proprio nel momento in cui lo stava per vincere. Il cavallo, in seguito alle rotture riportate nella caduta, fu abbattuto. La Civetta intanto vedeva la propria posizione insediata dall'Aquila che, anzi, riuscì persino a passare, ma al Casato il suo fantino cadde e la Civetta passò nuovamente seguita a brevissima distanza dal Drago e dal cavallo scosso dell'Aquila. Pur tallonato così da vicino il bravissimo Arzilli riuscì a raggiungere in testa il bandierino. Le scene di giubilo dei civettini seguirono alla bellissima carriera; infatti i contradaoli di questa contrada non si aspettavano certamente di vedere i propri colori ancora trionfare nella Piazza, come due anni prima.
Alla gioia dei contradaioli di Cecco si unì anche il tripudio della Torre per il Palio perso dalla rivale. Per la cronaca, il Capitano vincitore fu ancora il Sig. Sabatino Mori. Come già era avvenuto due anni prima; anche il Fantino Primo Arzilli detto "Trecciolo o Biondo", fu lo stesso che due anni prima aveva portato la gioia nel Castellare: questo binomio vincente non riposerà sugli allori e, come vedremo, in poco tempo riuscirà a portare la Civetta ad una nuova vittoria sul Campo.

2 LUGLIO 1947


Le Contrade partecipanti a questo Palio, nell'ordine segnato dalle bandiere esposte nel Palazzo Comunale, furono: Lupa, Giraffa, Chiocciola, Drago, Tartuca, Selva, Nicchio, Montone, Bruco, Torre.
Il Drappellone era stato dipinto dall'artista senese Bruno Marzi. I cavalli che vennero presentati per la tratta la mattina del 29 giugno furono solamente 13, e perciò non fu molto difficile scegliere i 10 barberi che avrebbero dovuto partecipare a questo Palio.
Le prove di selezione vennero disputate in numero di 3, e vennero vinte rispettivamente da Brillante la prima, da Salomè la seconda, ed infine da Lola di Ettore Fontani la terza. Questi cavalli, insieme a Folco, Farfallina, Gioioso, Mario, Vittoria, Farfalla e Topo, vennero prescelti per partecipare a questo Palio.
La sorte riservò i seguenti accoppiamenti: 1) Folco - Torre; 2) Farfallina - Giraffa; 3) Gioioso - Tartuca; 4) Mario - Chiocciola; 5) Brillante - Lupa; 6) Salomè - Nicchio; 7) Vittoria - Drago; 8) Farfalla - Selva; 9) Topo - Montone; 10) Lola - Bruco.
Le favorite dal sorteggio risultarono le contrade del Nicchio, della Lupa, e della Tartuca che ebbero i cavalli che godevano dei favori del pronostico.
La prima prova effettuatasi alla presenza di circa ventimila persone, ebbe uno svolgimento piuttosto movimentato. La Torre che era di rincorsa riuscì a prendere il comando, seguita da Nicchio, Drago, e Montone. Al primo giro, a San Martino, si verificò la caduta del Nicchio, ed il cavallino scosso, dopo aver superato al secondo giro il Montone, vinceva questa prova. Al secondo giro, al Casato, si era avuta anche la caduta del Drago.
La seconda prova ebbe una mossa alquanto drammatica, il Nicchio, infatti, cadde ancora urtando i canapi, mentre il Montone non riuscì a trovare il varco per partire e si attardò alla Mossa. Nonostante ciò, il cavallo del Nicchio riuscì ancora a recuperare numerose posizioni, e dopo aver superato al terzo giro la Giraffa, vinse ancora una volta la bella prova. La terza corsa registrò ancora numerose emozioni: partite in testa la Torre e la Tartuca, vennero però superate a San Martino dal Montone, Nicchio e Drago. Nel proseguo della corsa queste contrade si contesero vivacemente la vittoria che andò al Montone che precedette nell'ordine Nicchio e Drago.
La quarta, prova svoltasi la mattina seguente, venne vinta dalla Lupa. La sera della prova generale una violenta pioggia con scariche elettriche mise in pericolo l'effettuazione di questa corsa. Ma appena scoppiò il mortaletto per indicare l'ingresso dei cavalli sulla pista, il maltempo cessò e la prova si potè ugualmente effettuare.
Tra i canapi regnava comunque molto nervosismo e tutti i fantini cercavano di spingersi verso lo steccato, a scapito naturalmente di quelle contrade che occupavano i primi posti. Quando entrò la rincorsa, le contrade entrate agli ultimi posti partirono nettamente in testa. A San Martino girò primo il Montone seguito dal Nicchio e dal Drago; dopo aver condotto per un giro, la contrada del rione dei Servi rallentò visibilmente la corsa, facendosi così superare dal Nicchio. Nel finale, comunque, rinvenne molto bene la Giraffa che riuscì a superare proprio al bandierino il Nicchio, vincendo di una incollatura. La pessima mossa di questa sera scatenò numerose polemiche, ed al mossiere venne rimproverato di non farsi adeguatamente rispettare dai fantini.
La provaccia come al solito fu una corsa piuttosto sciatta e la vittoria andò alla Contrada della Tartuca.
La sera, dopo la consueta passeggiata storica, ebbe luogo la corsa. Il mossiiere chiamò tra i canapi le Contrade nel seguente ordine: Selva - Farfalla - Fernando Leoni (Ganascia); Drago - Vittoria - Gino Calabrò (Rubacuoni); Bruco - Lola - Mario Maini (Fildiferro); Torre - Folco - Dino Pieraccini (Dino o Morino); Chiocciola - Mario - Pietro de Angelis (Pietrino); Giraffa - Farfallina - Alfio Tacconi (Biondino); Lupa - Briilante - Primo Arzilli (Biondo); Montone - Topo - Albano Nucciotti (Ranco); Nicchio - Salomè - Giuseppe Gentili (Ciancone); Tartuca - Gioioso - Amaranto Urbani (Amaranto o Boccaccia) .
Le Contrade entrarono piuttosto celeremente tra i canapi, però quando la Tartuca, che era di rincorsa, cercò lo spazio per entrare, il Nicchio le si parò in mezzo, ostruendogli il passaggio. Nel frattempo le altre Contrade si spingevano quasi tutte verso lo steccato, cambiando anche posizione. Ad un certo momento, anche per gli incitamenti del mossiere, la Tartuca entrò ed il Nicchio, con un abile scatto di Ciancone, guadagnò nettamente la prima posizione seguito da Tartuca, Torre, Drago e Lupa. Quest'ultima, durante il primo giro, riuscì a superare il Drago, che a sua volta sarebbe caduto durante il secondo giro e la Torre, portandosi così al terzo posto. Le posizioni di testa però non mutarono, ed il Nicchio indisturbato, precedette nell'ordine la Tartuca e la Lupa. Il capitano del Nicchio era il Marchese S. Palmieri Nuti. Il fantino Giuseppe Gentili ed il cavallo Salomè portarono alla vittoria la Contrada dei Pispini.

16 AGOSTO 1947


Alla tratta di questo Palio vennero presentati 15 cavalli. Le prove di selezione furono abbastanza combattute ed alcuni nuovi cavalli, tra cui l'ottimo Noce, si misero in evidenza.
Le batterie furono vinte rispettivamente da: Brillante, Vittoria, Salomè e Giulianella; questi barberi vennero naturalmente scelti, e insieme a Stelma. Noce, Scherzoso, Ida, Piero e Topo, vennero assegnati alle contrade partecipanti a questo Palio. L'eliminazione di cavalli come Folco e Gioioso provocò una enorme sorpresa tra i contradaioli, che attendevano trepidanti. Per il vecchio eroe della Piazza sarà comunque un addio definitivo, mentre Gioioso, in non perfette condizioni fisiche, tornerà ancora a correre il Palio.
L'assegnazione dei cavalli fu la seguente: 1) Drago - Noce; 3) Selva - Topo; 4) Civetta - Giulianella; 5) Chiocciola - Stelma; 6) Oca - Scherzoso; 7) Istrice - Ida; 8) Torre - Piero; 10) Tartuca - Salomè; 11) Nicchio - Brillante; 12) Leocorno - Vittoria.
La prima prova fu vinta dalla Contrada dell'Istrice, seguita da Tartuca e Civetta. Con la corsa disputata a gran carriera, anche il cavallo del rione di Camollia entrò prepotentemente nel novero dei favoriti, già di per se abbastanza nutrito per il gran numero di ottimi cavalli partecipanti a questo Palio. In questa prova si registrò solo una caduta, e lo sfortunato protagonista fu il fantino del Drago.
La seconda prova, vinta dalla Tartuca davanti a Leocorno e Istrice, ebbe un epilogo drammatico: partiti tutti i cavalli a gran carriera, entrarono in gruppo a S.Martino; vi furono numerose cadute, ma a farne maggiormente le spese fu la Contrada della Civetta dato che Giulianella, l'ottimo cavallo del Sig. Busisi, si ruppe una zampa e venne immediatamente abbattuto. La terza prova fu corsa solamente da 8 Contrade. La mossa fu ottima, ma quasi tutti i fantini preferirono, forse ricordandosi l'accaduto della mattina, tenere il proprio cavallo ad eccezione della Selva, che vinse la prova, e dell'Oca che si classificò seconda. Dopo la prova, la consueta cerimonia dell'offerta dei Ceri venne turbata dal comportamento dei Priori delle diciassette Contrade che abbandonarono la manifestazione in segno di protesta verso le autorità comunali, ree di non aver rispettato, a detta dei Priori e di conseguenza di tutte le Contrade, il cerimoniale tradizionale.
La quarta prova fu vinta dal Leocorno, e la Prova Generale si risolse in una galoppata solitaria della Tartuca.
La notte precedente il Palio un tremendo temporale fece temere per la corsa del giorno seguente; verso e prime ore del giorno si ebbe una schiarita che però non consentì l'effettuazione della provaccia.
La sera del Palio la pista, sia pure allentata, era abbastanza agibile, e la corsa si potè così effettuare. L'ordine di entrata tra i canapi fu il seguente. 1) Torre - Piero - Fernando Leoni (Ganascia); 2) Drago - Noce - Eletto Alessandri (Bazza); 3) Nicchio - Brillante - Giuseppe Gentili (Ciancone); 4) Istrice - Ida - Pietro de Angelis (Pietrino); 5) Oca - Scherzoso - Albano Nucciotti (Ranco); 6) Selva - Topo - Tacconi Alfio (Biondino); 7) Tartuca - Salomè - Amaranto Urbani (Amaranto o Boccaccia); 8) Chiocciola - Stella - Leopoldo Torzoni (Smania); 9) Leocorno - Vittoria - Primo Arzilli (Biondo).
Mentre il Leocorno stava per lanciarsi tra i canapi, un ondeggiamento, sicuramente voluto, turbò l'equilibrio esistente; la Torre potè così liberarsi vicino allo steccato, mentre la Chiocciola disturbò visibilmente la Tartuca, impedendole una pronta partenza. Il Leocorno partì velocissismo, tanto da essere primo di una lunghezza già alla Fonte. La Torre, favorita dalle manovre di cui abbiamo già riferito, guadagnò prontamente la seconda posizione, tallonata dal Drago e dall'istrice, mentre più indietro la Tartuca ed il Nicchio tentavano disperatamente di guadagnare le prime posizioni, ma erano visibilmente contrastati in questa loro manovra. Intanto la lotta per la vittoria si riduce rapidamente ad uno scontro fra il Leocorno e la Torre: Ganascia nerba continuamente Piero cercando dal proprio cavallo il massimo rendimento. Questa azione dette subito dei frutti, dato che la Torre si portò a brevissima distanza dal battistrada. Al secondo giro, al Casato, sembrò che la Contrada di Salicotto dovesse passare, il Leocorno sbattè infatti nei palchi, perdendo visibilmente l'azione, ma l'Arzilli sollecitando a suon di nerbate il proprio cavallo, riuscì a mantenere le distanze. Al terzo giro a San Martino le due Contrade di testa si appaiarono e la Torre, che si trovò all'interno, riuscì a superare il Leocorno che non potè più recuperare. Al secondo giro a San Martino cadde il fantino del Drago, mentre la Chiocciola, paga della sconfitta subita dalla rivale, rallentò volutamente la corsa dato che il proprio cavallo si era infortunato durante le prove. Per la cronaca il Capitano vincente fu il Sig. Menotti Busisi che era anche il padrone della sfortunata cavallina Giulianella. avuta in sorte dalla Civetta, ed abbattuta il giorno 14 per li grave infortunio subito.

Testi tratti da "Il Mangia" n°33 del 16 agosto 1972, ricerche e scritti del sig. Mauro Marzucchi, foto dei drappelloni da "Pallium"