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27 aprile 1655
martedì





- prima di iniziare la lettura, si consiglia di leggere l'introduzione -



Palio voluto per solennizzare l'ascesa al soglio pontificio di Papa Alessandro VII1.
I riferimenti ai festeggiamenti che si svolsero in onore del nuovo Pontefice, oltre che nella Balia2 si trovano anche in una rara pubblicazione del 1655 della stamperia Bonetti di Siena. 
"Era per la Domenica 25 del Aprile destinato un Palio per corrersi da Cavalli nel maestoso Teatro della Piazza principale, e già erano piantati in giro li stecconi, e preparati palchi all'intorno per comodità delli spettatori. Impedì questa festa la pioggia, che cominciò minutamente a scendere dal cielo sul mezzo giorno, e che durò fino a sera, causandone il rinvio"3.
Finalmente il 27 aprile si svolse la corsa e il premio fu un "Palio di velluto cremisi con fregio di lama d'argento4, e fodera di taffetà bianco, e nero a liste, insegna della città, di valuta circa scudi ottanta"5. Quest'ultima notizia è tratta da un manoscritto privo di data, ma sicuramente coevo in quanto l'autore, Giovan Battista Cenni, revisore della Confraternita di S.Bernardino in S.Francesco, nacque intorno al 1605.
Per leggere la cronaca dettagliata e forse anche un po' romanzata, dobbiamo attendere il 1692, quando il sacerdote Tommaso Borghi, scrisse che "si ridussero i cavalli corridori al numero di quattordici nella piana innanzi la porta del Palazzo di Giustizia, luogo destinato per la mossa, e cavati a sorte alla presentia delli sopradetti Sig.ri Deputati, resone a chiascheduno assegnato il posto essendo così schierati in linea retta fù a loro impatienti dato il desiderato segno del corso". Descrivendo la corsa, il Borghi ci informa che "il non bene esperto fantino che cavalcava il primo, non ebbe l'avvertenza di mantenere il suo cavallo e voltarlo a' tempo che s'inoltrò per la strada, che conduce a S.Martino seguitato da' gli altri sette" e così "diede campo a Panicaccino"6
Senonché, da alcune carte processuali veniamo a sapere che Panicaccino o Paniaccino al secolo Michelangelo Danielli, barbiere alle Logge del Papa, figlio di Francesco detto Paniaccio, venne ucciso "per causa di gelosie, o per altra causa" il 9 agosto 1674 dal notaio Anzano Ghibellini7, che venne catturato dopo due giorni di latitanza all'interno della chiesa della Madonna del Rosario della Contrada della Chiocciola8.
In cerca di conferme sulle identità anagrafiche di questi personaggi, dalla consultazione di alcuni registri parrocchiali9 è emerso, senza ombra di smentita, che il Dainelli nel 1655 avrebbe avuto soltanto 8 anni, un'età che non gli avrebbe permesso di essere uno dei protagonisti della Piazza.
Tutto questo ci porta a riflettere e a mettere in discussione la veridicità di queste cronache trascritte a distanza di lustri, dalle quali non si riesce spesso a scindere il falso dal vero. Non è da escludere quindi che il sacerdote si sia confuso con qualche altro Palio, magari vinto dal Dainelli, ma in un'epoca successiva e non nel 1655. Comunque, la conferma dell'inusuale data l'abbiamo il 10 giugno, quando venne pagato "Giovan Battista Marchi tavolaccino10 di Biccherna per le spese da esso fatte in pagare i facchini, e dato bere ad altra gente che tirorno il carro del Palio il giorno del 27 Aprile"11.
Il Comune attribuisce alla Giraffa la vittoria che non può essere neppure avvalorata dalla Compagnia del Suffragio con la quale iniziò il sodalizio soltanto dal 1686.
E’ quindi assai probabile che il Palio venisse corso con i cavalli, ma non sappiamo se anche con i fantini i quali, in ogni caso, non avrebbero indossato i giubbetti con i colori delle Contrade, perché è inverosimile che tutte queste minuziose cronache dimenticassero proprio di citare la vincitrice della Giostra.
Anche se per il Bandiera a vincere era stato Pavolino, per la prevalenza degli storici vinse Bacchino, che all'epoca avrebbe avuto circa quattordici anni12, un'età compatibile per quei tempi. Infatti è pressoché assodato che fra i primi fantini vi fossero alcuni adolescenti.
Soltanto il 24 giugno 1852 venne introdotta la norma che al punto 5 del regolamento stabiliva che "non saranno ammessi i fantini di età minore agli anni diciotto compiti. La età maggiore degli anni diciotto dovrà essere giustificata con la esibizione della fede di nascita"13.
Tra i fantini più celebrati che iniziarono la loro carriera da giovanissimi, prima dell'affissione di questo bando, merita ricordare: Bachicche (Mario Bernini) che esordì a 13 anni e 5 mesi nell'Onda e che per l'entrata in vigore della nuova legislazione fu escluso per 3 anni (1852, 1853 e 1854); il Gobbo Saragiolo (Francesco Santini) a 13 anni e 8 mesi, vincendo per la Chiocciola; Ferrino Minore (Pasquale Morelli) a 14 anni e 5 mesi; Biggèri (Tommaso Felloni) a 14 anni e 7 mesi, vincendo per la Torre.
Nell'Ottocento, il comma del nuovo regolamento venne comunque disatteso da ben sette diciassettenni, fra cui il futuro plurivittorioso Picino (Angelo Meloni) che esordì all'età di 17 anni e 4 mesi, probabilmente falsificando qualche documento anagrafico.


NOTE:
[1] Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi, nacque a Siena il 13 febbraio 1599, fu eletto Papa il 7 aprile 1655 e morì a Roma il 22 maggio 1667.
[2] Balia 200, cc. 15, 17v, 18
[3] BCS, Misc. Storica, Tomo IV, ms, fasc. 5
[4] La "lama" è un tessuto laminato cioè con una trama supplementare in lamina metallica dorata o argentata che era molto comune per impreziosire i tessuti già a partire dal XV secolo, ma è proprio nel XVII secolo che questi tessuti anche senza figurazioni, a "tinta unita", utilizzavano le lamine dorate o argentate per rendere più prezioso un tessuto. Questo termine si trova anche nella descrizione dei drappi del 8 giugno 1683, del 9 settembre 1685, del 2 luglio 1714 e 2 luglio 1715.
[5] BCS, C.X.8, Giovan Battista Cenni, Diario delle feste fatte in Siena nella creatione del Sommo Pontefice Papa Alessandro VII, ms, c. 15v
[6] BCS, C.X.7, Tommaso Borghi, Applausi Sanesi nelle felicissima Assuntione d'Alessandro VII..., ms, cc. 24 e 25v
[7] ASS, Capitano di Giustizia 671, c. 787
[8] AAS, Cause Criminali 5562, V raccolta, n. 13
[9] AAS, Stati delle Anime di S.Donato 2810, anno 1670, c.s.n.
[10] Con il termine di "tavolaccino" si voleva a indicare un messo che poteva svolgere diverse mansioni, in questo caso all'interno degli uffici della Biccherna.
[11] ACS, Preunitario, Balia 9, Spese fatte per la venuta de' nostri Principi e spese di catafalchi e altro, c. 127
[12] AAS, Stati delle Anime di S.Matteo ai Tufi 2815, anno 1683, c.s.n.
[13] ACS, Postunitario, Carteggio X.A. cat.X. busta 2


ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE









RIEPILOGO
VITTORIE
DAL 1633
AL 1691