BIANCIARDI   DAVID
(Sagrino) 3/7

Nato a Siena il 21 ottobre 1827 (vedi battesimo)
Sposato a S.Maria in Tressa (SI) il 29 novembre 1856 (vedi matrimonio)


1. 2 luglio 1845 LEOCORNO Morello di L.Barbetti
2. 2 luglio 1846 CIVETTA Baio di B.Bianciardi
3. 16 agosto 1846 BRUCO Baio di G.Senesi
4. 4 luglio 1847 TORRE Baio di L.Turillazzi
5. 2 luglio 1849 VALDIMONTONE Morello di C.Vigni
6. 2 luglio 1850 LUPA Morello di F.Betti
7. 2 luglio 1852 OCA Morello di A.Roi


        


RICOVERI AL S.MARIA DELLA SCALA

Ricoverato dall'8 settembre al 21 ottobre 1845 (giorno del suo 18° compleanno) per frattura alla gamba sinistra. (E' probabile che si sia infortunato in uno di quei palii che si correvano in provincia per la Festa della Madonna)




RICOVERI AL S.MARIA DELLA SCALA

Ricoverato dal 15 al 17 agosto 1847 per lussazione.





Stato delle Anime di Val di Pugna, 1882

Il Palio di Provenzano del 1849 è entrato nella storia senese per il suo svolgimento a dir poco unico. Alla tratta fu presentato un lotto di cavalli di valore omogeneo, nessun barbero aveva vinto in precedenza e ben sette di essi erano debuttanti.
In questo contesto, quindi, il valore aggiunto era da cercare nei fantini, i vecchi marpioni Campanino e Gobbo Saragiolo si accasarono rispettivamente nella Lupa e nel Leocorno rivestendo il ruolo di favoriti, più in virtù del loro blasone che per la forza dei cavalli.
Possibili sorprese erano la Giraffa, a digiuno dal cappotto del 1807, con Bonino figlio ed il Montone col senese David Bianciardi detto “Sagrino”, un ventiduenne che aveva vinto i primi due Palii corsi, nel luglio 1845 e 1846 nel Leocorno e nella Civetta, per poi rientrare in un buio anonimato comune ai tanti comprimari di quell’epoca.
Agli ordini dei Signori Giovanni Battista della Ciaja ed Antonio Brocci andarono alla mossa: la Lupa con Campanino; il Leocorno col Gobbo Saragiolo; la Selva col Piccolo Campanino; il Bruco con Natalino; la Torre con Bicchierino; la Giraffa con Bonino figlio; il Nicchio con Folaghino; la Tartuca con Storto; il Valdimontone con Sagrino e l’Istrice con Luigi Fenzi.
Al calare del canape, tra lo stupore generale, il fantino del Montone scese da cavallo e si astenne volontariamente dalla carriera, non prima di aver inferto una violenta nerbata nel posteriore del proprio barbero, il Morello balzano del mugnaio Cesare Vigni di Vescovado.
In testa andarono l’Istrice e la Tartuca che però si ostacolarono reciprocamente cadendo all’altezza della Fonte, dando via libera al Gobbo Saragiolo il quale rimase davanti agli altri fino alla caduta rovinosa del Nicchio che ne rallentò la marcia.
A quel punto passò prima la Giraffa, la vittoria attesa per quarantadue anni appariva ormai certa ma, negli ultimi metri, Bonino figlio subì incredulo la rimonta strepitosa dello scosso del Montone, risalito con una prepotente progressione dalla terza posizione.
I giraffini, amareggiati e delusi, reclamarono in modo veemente la vittoria contestando, in modo particolare, l’atteggiamento di Sagrino ritenuto contrario al regolamento.
I Giudici della Vincita, dopo alcuni momenti di indecisione, decisero che lo scosso del Montone era comunque arrivato primo ed il cencio fu consegnato al popolo festante dei Servi.
Le polemiche che si aprirono furono roventi, per molti Sagrino era sceso volontariamente da cavallo perché venduto ad un’altra contrada, per altri, invece, il barbero del Montone, senza il peso del fantino, correva il doppio e quindi quella mossa fu decisa e ben ponderata per aumentare le proprie possibilità di vittoria.
Un’altra versione, invece, riferisce che Sagrino smontò da cavallo per un malore improvviso provocato da una grave patologia venerea di cui il fantino soffriva da tempo. In questa situazione, sentendosi penalizzata, la Giraffa, riunita in assemblea il 4 luglio, decise per nome e per conto del suo Priore, Don Michele Tempesti, di presentare ricorso dando mandato all’Avvocato Giuseppe Corsini.
Il lungo iter processuale terminò solo il sei giugno 1851, tutte le istanze della Giraffa vennero respinte e la contrada fu condannata al pagamento delle spese processuali quantificate in 250 £.
In conseguenza ai fatti di questo Palio il Comune decise di mutare l’articolo 64 del vigente regolamento vietando espressamente ai fantini di scendere alla mossa lasciando il cavallo scosso.
David Bianciardi, dopo questa “impresa”, non vinse più il Palio e terminò la sua carriera con una caduta nel luglio 1852 proprio mentre la sorte risarciva la Giraffa vittoriosa dopo quanrantacinque anni grazie all’unica giornata di gloria del vetturino senese Agostino Viligiardi detto “Cilla”.

Articolo di Roberto Filiani tratto da "Il Carroccio"


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