CAPITOLO XI - COSE D’ALTRI TEMPI

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Letterine







Le tre foto precedenti documentano le “Letterine di Natale”, una tradizione degli scolari nel tempo natalizio scritte con la guida delle maestre. Poi, il giorno di Natale erano messe sotto il piatto del babbo, il quale, spesso, faceva finta di non accorgersene. Egli leggeva i buoni propositi espressi, aggiungendo magari qualche “speriamo”, mentre il bambino aspettava con ansia una risposta e magari una ricompensa.
La prima letterina è di M. Luisa Mori del 1949, e l’altra della sorella Lucia, un esempio di ordinata scrittura in prima elementare nell’anno scolastico 1953/54. Il disegno di apertura è dell’alunna, mentre quello a fine testo, come si può vedere dal tratto nitido e deciso, è della maestra Bongini che aiutava tutti gli alunni dando loro degli spunti per un disegno che poi avrebbero colorato. Esistevano per l’occasione anche fogli per metà stampati.
L’altro rito natalizio per uno scolaro era quello di memorizzare una poesia, preparata a scuola, o in parrocchia con la signorina Bruna, per recitarla davanti al presepio in chiesa nel pomeriggio del Natale. Numerosi bambini, alquanto emozionati, si alternavano nel recitare le loro buone intenzioni a Gesù Bambino tra il silenzio attento delle mamme e dei ragazzi. In alcuni anni, alla poesia si aggiunse la piccola cerimonia dei bigliettini. Ogni bambino ne preparava uno scrivendovi un suo segreto desiderio, da consegnare a Gesù per essere esaudito. Poi, tutti i bigliettini venivano bruciati davanti al presepio in un vassoio metallico. Il tema trattato nelle poesie di Natale abbracciava qualsiasi argomento. Ricordo una poesia: “Ho qui una lettera con del denaro, dove la metto in cassaforte o sotto il letto...”. Andava a finire che la consegnavo al bambino Gesù per i poveri. L’unica poesia integrale ritrovata venne letta da Luigino Tacconi nel Natale 1952, undici giorni dopo la nascita del fratellino Francesco:

Caro Gesù Bambino
Tutto grazia e bontà
Mi è nato un fratellino
La sai la novità

Tu vedessi che amore
Che roseo e bel visino
E un bocciolo di fiore
Ti somiglia Bambino

O Gesù buono e pio
Il fratellino mio nella vita
Sorreggi fa che nessun dolore
Lo amareggi col pianto

Dagli lo stesso cuore
Di Francesco il gran Santo
Del quale porta il nome
Che nella sua bontà riuscì

Perfin chiamar sorella povertà
O Biondo Bambinello
Che tremi a questo fresco
Nel suo lettino bello

Fa la nanna Francesco
Ma per te o begli occhietti
un po' di posto c'è, così i bimbi Tacconi
Di due saranno tre.




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