Cronaca del Palio del 2 luglio 1960




Ancora una tratta ricca con Tanaquilla, Uberta e Salome come pezzi pregiati, più le navigate Archetta e Gaudenzia, al suo quindicesimo ed ultimo Palio.
Tutte le contrade arrivano al Palio col fantino della prima prova, tranne la Civetta che alla terza prova sostituisce Pennello con Biba.
La Chiocciola affida Uberta ad un diciottenne figlio d’arte, Leonardo Viti detto “Canapino”, proprio come il padre Enrico protagonista alla fine degli anni venti.
Dalla mossa escono prime Drago, Lupa e Selva, la Chiocciola paga l’inesperienza di Canapino che resta al canape, la Torre è già in ritardo.
Nel primo giro si fa notare il Drago, la vecchia e gloriosa Gaudenzia ha un ottimo spunto a San Martino, ma alla lunga non regge lo sforzo, nelle retrovie si nerbano Canapetta e Canapino.
Con Gaudenzia sfinita è la Selva a prendere decisa il comando, seguita dalla Lupa.
Tristezza spinge Tanaquilla con grande sicurezza, dietro Ciancone al secondo Casato si fa sotto il Bruco, ma Mezzetto gira con troppa irruenza e cade, Canapino riesce ad inserirsi dietro i primi.
All’ultimo San Martino il fantino della Selva respinge l’ultimo attacco della Lupa, nelle retrovie cade il Drago.
Per Tristezza è fatta, Ciancone molla e lascia il secondo posto a Canapino impegnato in una rimonta tanto generosa quanto vana.
Terzo successo in soli sette anni per la Selva del Capitano Umberto Bonelli.

Testi tratti da "Daccelo!" di Roberto Filiani; foto dei drappelloni da "Pallium"