MARCO CRESPI


2013 - MARCO CRESPI - DOVEVA FARE L'AVVOCATO MA LA SUA PASSIONE ERA IL BASKET

Come è nata la sua passione per il basket?
“A 12 anni volevo fare da… grande l'allenatore di basket. Perché ? Immaginando un lavoro di gruppo, un percorso fatto insieme per raggiungere un obbiettivo”
-A 20-21 arriva alle giovanili dell'Olimpia, per quali strade e quali motivazioni?
“Avevo appuntamento con Toni Cappellari alle 9.00, per non rischiare di arrivare n ritardo, già alle 7.40 passeggiavo intorno a via Caltanissetta. Uscendo poi felice, sentendo che quello era un momento importante della mia vita. E' stato cosi. Fondamentale. La motivazione era poter far diventare la passione il mio lavoro”
- Vero che l'aspettava una brillante carriera di notaio presso lo studio paterno, oggi sarebbe socio del circolo golf e un notabile della città.
“Probabilmente avvocato. Padre e madre avvocati. Poi anche mio fratello. Andai a Milano a 21 anni, dandomi una scadenza. A 25 anni o sentivo di poter diventare un allenatore professionista o avrei smesso con il basket per finire l'Università. Mi mancheranno sempre 5 esami..”
- Il primo stipendio?
“300.000 lire lorde, con la trattenuta diventavano 264.000. Viaggiando tutti i giorni da Busto a Milano. Non un salario, ma un investimento. Dalla mattina alle 9.30 in sede fino alle 21 al Palalido. L'insegnamento più grande, sentire il Club come parte di te stesso ed essere laborioso”

- Quale è il film rouge della sua carriera, amori giovanili e concretezze alle soglie dei 50 anni?
“Entusiasmo nel vedere un miglioramento in un giocatore. Sentire dentro uno sviluppo efficace di squadra. Soffrire per un andamento negativo. Sempre presenti, diverso equilibrio nel post. Ma sempre la benzina”
- E' difficile immaginare che sia nel basket da 30 anni, e pensare di presentarla come una novità o una riscoperta: lei è probabilmente quello che non siamo mai stati capaci di scoprire?
“Sicuramente sono poche le persone che mi conoscono come persona e professionista. Troppe volte magari ci si è fermati ad etichettare il mio agitarsi in panchina. Non mi preoccupo. I miei giocatori, i miei collaboratori, i miei Presidenti sanno come lavoro. Si giudica in modo superficiale e senza competenza? Non è area sotto il mio controllo.Condizionare una valutazione con un lavoro di relazioni esterne, non mi appartiene. Mi sembra un imbroglio”
- Ha raccolto per quel che ha dato o che voleva avere, qualche rimpianto?
“Un rimpianto. Essere andato via da Biella dopo un anno, quello di una promozione da record. La Spagna era un sogno, ma Biella era qualche cosa di speciale.”

Da lì a qualche anno dopo arriverà veramente il suo momento speciale .... la chiamata della Mens Sana dove vincerà da vice lo scudetto 2012/13 e dove sarà capo coach nel 2014.


Estratto da una intervista di Enrico Campana