www.ilpalio.org

- I LIBRI SUL PALIO DI SIENA -

Alessandro Leoncini - LA MADONNA DEL CORVO - un capolavoro del Sodoma in una via di Siena e l'origine della Contrada della Pantera - Siena, Ed. Il Leccio, 2019
Nel 2019 l'Organizzazione dell'Arte degli Speziali della Contrada della Pantera, su iniziativa del suo presidente Stefano Maestrini, dimostrando attaccamento e attenzione alla conservazione del rione, ha finanziato il restauro dell’affresco con la Pietà, noto come “Madonna del Corvo”, realizzato lungo via Stalloreggi negli anni Venti del Cinquecento da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. In occasione della presentazione del restauro è stato offerto un libro di Alessandro Leoncini con la storia del dipinto. Il testo inizia con l’arrivo del Sodoma, nato a Vercelli nel 1477, nel territorio di Siena per affrescare nel 1503 il refettorio benedettino di Sant’Anna in Camprena presso Pienza e, pochi anni dopo, il chiostro dell’Abbazia di Monteoliveto maggiore. Dopo alcuni viaggi a Roma, dai quali portò studi, disegni e ricordi artistici, il Sodoma si stabilì definitivamente a Siena divenendo in breve uno dei maggiori protagonisti del mondo artistico cittadino. L’incarico di eseguire la Madonna del Corvo gli fu affidato dai fratelli Antonio e Caterino Mariscotti, proprietari del palazzo di via Stalloreggi, e il Sodoma per realizzarlo utilizzò i disegni fatti a Roma studiando la Pietà scolpita da Michelangelo per la Basilica vaticana. Per ragioni di spazio, le figure dell’affresco furono verticalizzate rispetto a quelle della scultura e il busto del Cristo è sostenuto dalla Madonna in posizione eretta anziché orizzontale. Dopo l’analisi storico artistica dell’affresco, il testo prosegue con la storia della famiglia Mariscotti del Monte dei Gentiluomini e, in particolare del capitano Lorenzo, figlio di Antonio, che fu uno dei protagonisti dell’assedio del 1554-1555 che si concluse con la fine della Repubblica di Siena. Prima della guerra, Lorenzo, probabilmente per motivi politici, aveva sposato Cassandra Petrucci, appartenente a una delle principali famiglie del Monte dei Nove aspramente nemico di quello dei Gentiluomini. Fino a quell’epoca non abbiamo nessun ricordo dell’esistenza della Contrada della Pantera e i Mariscotti, anzi, appartenevano alla Contrada dell’Aquila che dal loro stemma, con l’aquila monocipite, aveva ricavato il proprio emblema. Lo stemma dei Mariscotti, però, era formato da due aquile e due leopardi (o pantere) rampanti e probabilmente fu in occasione delle nozze che Antonio Mariscotti concesse agli abitanti del rione di assumere un lepardo per emblema dando così origine alla nuova Contrada.




I CAPITOLI: