CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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GRASSI AGOSTINO (1926-1928); mezzadri; Arginanino; da Monteroni.
Senza nessuna parentela con i più rinomati Grassi della Magione, questa famiglia di sei persone entrò all'Arginanino il 1 marzo del 1926. Erano contadini con a capo il vedovo Agostino accompagnato dai quattro figli, Guido, Norma, Enrico, Giuseppe, e una nipote, Vanda. Provenivano da Monteroni d'Arbia. Non finirono tre mesi dal loro arrivo che Agostino morì improvvisamente il 26 maggio all'età di 68 anni. Lasciò il comando al primogenito Guido che poco dopo prese in moglie Agostina Farnetani. Due anni esatti rimasero al podere perché nel 1928, a primi di marzo, si rimisero in marcia per stabilirsi ad Asciano e caddero nel dimenticatoio.




GRASSI FERDINANDO (1938 - 1956/57); mezzadri; Magione/Poderino/Belvedere; da S. Fedele.
Il patriarca Ferdinando traghettò la sua numerosa famiglia dal Colombaio di Dievole alla Magione di Quercegrossa nel 1938 e andarono a occuparono il podere che era stato dei Carletti. Arrivarono in sedici alla Magione, ma il 18 dicembre dell'anno successivo finì i suoi giorni Ferdinando a 72 anni. Era nativo di Greve e la moglie Carlotta Frosali di Mugnana, presso Strada in Chianti. Si erano sposati a S. Casciano Val di Pesa nel 1893 e il primogenito Eugenio (1894) era nato a Campoli. Forse è da qui che mossero al Colombaio dell'Aiola nel 1911 per una continua permanenza di ventisette anni. Dopo la morte di Ferdinando alla Magione, la famiglia fece capo al più anziano dei fratelli Eugenio che con Pietro e Mariano componevano i tre nuclei della famiglia. Nel Trentanove e nel Quaranta si registrano due nascite con Giorgio di Mariano e Graziana di Pietro mentre Natalina di Pietro, nata nel 1942, morì l'anno successivo. L'evidente sproporzione della famiglia deve aver convinto tutti a dividersi e questo avvenne nel 1944: Eugenio e Mariano con la mamma Carlotta trovarono a Belvedere lasciato libero dai Valoriani e Pietro si diresse al Poderino al posto dei Candiani. Otto persone erano con Pietro quando entrò al Poderino. C'era la moglie Angiolina Fantoni presa ai tempi di S. Fedele nel 1928 che gli aveva dato quattro figli: Corradina, Corradino, Irma e Graziana. C'era anche Ines (1906), figlia di Angiolina e di padre ignoto, nata nel 1923 da una precedente relazione di Angiolina. Con la famiglia Fantoni si era celebrato un doppio matrimonio: quello ricordato di Pietro e quello della sorella Giuseppa con Guido Fantoni. Nei primissimi anni Cinquanta, forse il 1951, la famiglia di Pietro al completo, esclusa Ines maritata a Siena, emigrò nel popolo di Vagliagli al podere Casanuova di Passeggeri. Mentre Pietro traslocava dalla Magione al Poderino, il grosso della famiglia si sistemava a Belvedere: Eugenio con la moglie Semplici Assunta presa a Vagliagli nel 1922 e i figli Rina, Duilio e Matilde. Da parte sua Mariano conduceva la moglie Emma Casini di Panzano e i figli Fernando e Giorgio. Dieci persone, compresa la vecchia madre Carlotta di settanta anni. Di questi anni di Belvedere si ricordano i matrimoni di Rina con Ezio, un parente dei Carletti della Magione, e di Matilde che sposò nel 1948 Livio Guiggiani già di Belvedere, ma residente a Castellina in Chianti. L'ultima registrazione nel 1952 con la morte della nonna Carlotta, l'ultimo ricordo delle loro origini dal Chianti fiorentino, poi, in quello stesso anno, la partenza della famiglia per la Sambuca (Tavarnelle).





GUARDUCCI (1927 - Residenti); mezzadri/sensali; Petroio/Quercegrossa; da Pietrafitta di Castellina in Chianti.
La famiglia del conosciuto sensale Dino entrò nel popolo di Quercegrossa nel marzo 1927, a Petroio, nel podere della fattoria spoderando i Macinai. Il padre Giovanni Guarducci detto “Nanni”, uomo di primo piano a Quercegrossa per la sua attività di mediatore e soprattutto per i servizi resi al paese con il suo calesse trasportando dottori e levatrici o chiunque ne avesse bisogno senza mai rifiutare la sua disponibilità, arrivò insieme i suoceri Mugnaini, famiglia dove probabilmente era entrato al momento del suo matrimonio con la loro figlia Emilia, e ora capoccio, data l'età del suocero Angelo che ebbe vita breve a Petroio perché dopo quindici mesi all'età di 65 anni verrà sepolto nel vicino cimitero. La moglie di Angelo, Adele, rimasta nella memoria familiare per la sua abilità di custodire le pecore, trascorrerà invece ancora dieci anni di vedovanza prima di raggiungerlo il 6 gennaio 1937 in età di 68 anni. La figlia Emilia, nata a Secelle di S. Donato in Poggio il 27 marzo 1891 si era maritata con Giovanni l'8 gennaio 1910 a Pietrafitta di Castellina, luogo della loro residenza, e qui nacque il 19 aprile 1910, Dino. La sorella di Emilia, Faustina (1896), aveva già lasciato casa al seguito del marito Giovanni Cristofani e vivrà 90 anni per morire a Siena il 3 dicembre 1986. A Dino seguì due anni dopo, il 30 gennaio 1912, la nascita di Dina che non sopravvisse e nello stesso anno il 31 dicembre la nascita di Gino. Esattamente dieci anni dopo venne al mondo Livia, vissuta però pochi giorni, e nel 1925, il 28 ottobre, per ultimo, Contardo, un bambino deceduto a Petroio il 9 ottobre 1931 a soli 6 anni. Contadino, ma già attivo nel campo della "mediazione", Giovanni si apprestò per avviare i figli sulla stessa strada facendo frequentare a Dino una scuola serale d'istruzione agraria nel 1935/36. Per Dino sarà la scoperta di una vocazione che segnerà la sua esistenza e ben presto porterà la tutta la famiglia a cambiare radicalmente vita. Lasciato Petroio nel 1937 prendono alloggio in Quercegrossa nel podere di Giotto lasciato dai Forni dove esercitano in prevalenza la professione di sensali. Ma la fatica della terra stava per concludersi perché alla fine dello stesso anno 1937 la famiglia, con un taglio netto, scelse la strada della mediazione che evidentemente già garantiva un'esistenza decorosa. L'occasione gli è data dai Mori col nuovo quartierino costruito a fianco della Privativa, con ingresso sulla strada statale di fronte al Palazzaccio e sopra il forno. Vi si trasferirono e vi abitarono per circa venticinque anni.
Guarducci
Giovanni Guarducci e il figlio Dino

Con l'entrata in guerra dell'Italia Dino viene richiamato sul fronte albanese, ma riformato per motivi di salute farà ben presto ritorno a casa dove ancor prima della fine delle ostilità prende moglie in età di 34 anni il 7 ottobre del 1944 sposando a Quercegrossa la 22enne Giulia dei Carli del Paradiso con la testimonianza dello zio Ottavio di Firenze, persona assai apprezzata in famiglia. Il piccolo appartamento dei Guarducci non era sufficiente ai novelli sposi costretti ad affittare una camera dagli Oretti presso i quali la sera si recavano a dormire e così faranno fino al 1953 anche dopo la nascita delle figlie Mirella (1945) e Fiorella (1947). L'aggiunta di una stanza alla loro abitazione metterà fine al serale peregrinare. Il fratello Gino, intanto, si era dedicato ad altra attività commerciale e, lasciata la famiglia subito dopo guerra, si sistemò a Livorno dove ebbe una figlia di nome Patrizia e finì i suoi giorni il 25 gennaio 1987. La vita in quegli anni Cinquanta della piccola famiglia Guarducci si svolse nella serenità, senza grossi turbamenti, con gli uomini impegnati nel loro lavoro e Milia occupata a dar tovaglie da ricamare alle donne di Quercegrossa. Ma gli anni trascorsero e si fecero sentire per Nanni che il 9 luglio 1958 se ne andò per sempre all'età di 72 anni. L'avvenimento di rilievo dopo la morte del nonno fu il cambio di abitazione avvenuto a fine 1962 con trasloco nella villetta lungo la statale che era stata della sor Ada, ceduta dopo la sua dipartita. Acquistata dunque la nuova abitazione la famiglia si accinse a vivervi anni felici con il babbo fattore e le figlie occupate a Siena. Ma il destino era in agguato e quattro anni dopo colpì Dino che il 4 aprile 1967, dopo breve malattia, morì nell'ospedale di Siena. Il successivo matrimonio di Fiorella nel 1972 e la morte della nonna Emilia il 22 ottobre 1976 lasciarono Giulia e Mirella sole fino al matrimonio di quest'ultima, con Folco Vettori di Castellina in Chianti, celebrato nel 1980. Con la morte dei suoi figli si estinse il ramo maschile di Giovanni Guarducci.
Guarducci 1813: Panzano
E' nel Chianti fiorentino che si possono ricercare le origini di questa famiglia della quale abbiamo notizie certe dal suo arrivo a Panzano nel 1813. Sarà proprio il capofamiglia Antonio Guarducci a dare il via a una discendenza numerosa, tra le quali quella del ramo di Quercegrossa. Degli avi precedenti conosciamo solo il nome del babbo Giuseppe nato intorno al 1735 e di un fratello di nome Francesco del 1773. La provenienza di Antonio non ci è data a conoscere ma sappiamo che era nato il 18 gennaio 1763 e, 50enne, con la moglie M. Anna Ceccherini aveva iniziato in quel 1813 a coltivare il podere detto la Torraccia posto sulle colline che dominano la strada di Panzano, a destra per chi arriva da Castellina. Un suo figlio, Luigi, ha già lasciato la famiglia per costituirne una propria e con i genitori erano rimasti gli altri otto: Gaspero di 23 anni, Santi di 21, Domenico di 19, M. Rosa di 15, Giovacchino di 13, Lucia di 9, Angiolo di 8 e Pietro di 5 anni. Come avviene spesso in famiglie numerose alcuni di loro lasciano la casa paterna che nel 1825 si riduce a soli sette elementi, ma tutti in età di lavoro e soprattutto da moglie e, come conseguenza di ciò, quella che stava per divenire una sparuta famiglia in pochi anni si trasforma e si raddoppia fino a comprendere nel 1837 ben sedici persone. Si sono ammogliati Giovacchino e soprattutto Angiolo, filo conduttore per Quercegrossa, che ha sposato M. Anna Franci ed ha già due figli. Risultano in casa anche due nipoti dell'anziano capoccio Antonio: Pietro il figlio di Luigi e Carolina di Domenico. C'è anche il vecchio fratello Francesco di 64 anni e una garzona, M. Assunta Forconi. Ma a questa abbondanza anagrafica segue un periodo di partenze e appena cinque anni dopo nel 1842 al podere Torraccia, con Antonio ormai vedovo, troviamo la famiglia Guarducci quasi dimezzata con soltanto nove componenti in prevalenza del nucleo di Angiolo. Se n'è andato Giovacchino portando via la sua numerosa figliolanza; sono spariti i due nipoti ed è morto lo zio. Non passano sette anni, siamo nel 1849, che vi ritroviamo Luigi, vedovo, ritornato all'ovile, forse rimasto solo. Cresce intanto la prole di Angiolo e i suoi cinque figli che vanno dai 5 ai 13 anni d'età si chiamano M. Rosa (1836), Giuseppe (1837, Pasquale (1838), Serafino (1841) e Baldassarre (1844). Pietro, fratello di Angiolo, è il capoccio della famiglia, e trascorreranno alcuni decenni senza grandi cambiamenti, registrando soltanto i naturali fatti anagrafici e noi seguiremo Serafino che un bel giorno del 1885, ormai uomo e ammogliato a Greve il 28 settembre 1876 con Emilia Emoli, definita “degl'Innocenti”, lascerà per sempre la Torraccia e migrerà al podere Ripa di Pietrafitta di Castellina in Chianti dopo aver messo al mondo Rosa (1879), Concetta (1880), Regina (1881) e Giovanni il 7 gennaio 1884, colui che si trasferirà a Quercegrossa. Il fratello Baldassarre resterà a Panzano a continuare, in quei posti, la dinastia dei Guarducci. Un suo figlio, Giuseppe, lo troveremo al podere Caggio nella parrocchia di S. Leonino verso il 1920. Per Serafino e figli, ai quali si sono aggiunti Domenico, Settimio (1887, nato a Panzano) e Ottavio (1889), sarà importante e duratura la permanenza nel nuovo podere di Pietrafitta, fatta di lavoro, nascite, matrimoni (Settimio si sposa il 30 aprile 1914, ma muore nella Prima guerra) e forse l'avvio o il prosieguo di quella attività di sensali che un giorno eserciteranno a tempo pieno. E' a Pietrafitta che Giovanni detto Nanni farà germogliare il suo ramo prendendo in moglie Emilia Mugnaini, madre di Dino e Gino i quali, dopo l’adolescenza trascorsa in quel luogo, torneranno, come abbiano visto, a Petroio di Quercegrossa e in questo popolo Dino vi trascorrerà tutta la sua vita.

Giovanni Guarducci detto Nanni, in divisa. Preso prigioniero dagli austriaci venne deportato in Jugoslavia.






GUERRINI (1917-1923); mezzadri; Belvedere.
Alla partenza di Emilio Fabbri da Belvedere verso il 1917 si ha l’arrivo in quel podere della famiglia Guerrini, e il primo dato ci viene dal funerale dell'anziano Giuseppe che il 23 dicembre 1918 vi muore all'età di 74 anni, dieci giorni dopo la morte del nipote Rizieri di Giulio in un ospedale da campo italiano nella Grande guerra. I Guerrini rimangono circa sei anni a Belvedere e partono nel 1923/24 lasciando tracce anagrafiche nei battesimi dei figli di Eugenio ed Eugenia Betti con Ida (1920) e Rizieri (1922) oltre che nei matrimoni dell’anno 1920 delle sorelle figlie di Giulio, Annunziata il 14 febbraio con Luigi Fabbri di Belvedere e Zelinda con un Mercatelli di Vagliagli il 30 ottobre. Sconosciuta è la loro successiva residenza, si sa solo che Eugenio Guerrini muore nel popolo di Vagliagli, molti anni dopo, il 16 giugno 1958.




GUIDERI ATTILIO (1962 - Residenti); mezzadri/operai; Castello/Quercegrossa; da Dievole.
Dalla fattoria di Dievole, contadini al podere Valle, i Guideri si spostarono a Quercegrossa nel 1962 e andarono ad abitare al Castello nella casa che era stata del Carapelli. La piccola famiglia era formata da Attilio, nato al Pian d'Albola nel 1899, la moglie Paola Valentini e Giuseppe detto “Beppe”. Giunti come mezzadri assistono dopo pochi mesi alla morte del proprietario Pietro Pratellesi e per i due anni successivi se la devono vedere con la sua vedova Marietta. Inizia un periodo di incertezza e confusione di ruoli che prelude alla fine di tutto: nel rapporto con la fattoria non si sa più cosa sono, se mezzadri, se salariati o altro. Intanto cambiano casa e si spostano nell'abitazione che era stata degli Starnini. Beppe inizia a fare l’artigiano muratore mentre nel 1965 al Castello arriva il nuovo proprietario Morana. Restano ancora due anni poi chiudono per sempre con la campagna e vanno ad abitare nella ex scuola di Quercegrossa, che verrà successivamente acquistata e rimodernata: sarà la loro abitazione fino ai giorni nostri. Nel 1970 Beppe si sposa con Gigliola Lippi e poco dopo nasce Claudia. Attilio, dal 1967, si prende l'incarico di "becchino" di Quercegrossa che svolgerà con responsabilità fino all'8 marzo 1982, giorno della sua morte.

La famiglia Guideri a Dievole: Attilio con a sinistra la moglie Paola, e parenti.






GUIDERI LUIGI (1903-1907); pigionali; Gallozzole.
Devono aver trovato subito meglio i Guideri se l’8 febbraio 1904 partirono dalle Gallozzole dopo soli quattro mesi di permanenza essendo entrati il 13 ottobre precedente. Poi vi ritornarono nel marzo del 1905 per allontanarsi definitivamente il 4 maggio 1907. La famiglia del 32enne Luigi Guideri comprendeva la moglie Assunta Cennini con i piccoli figli Vittorio, Alberta, Vittoria e l’anziana madre Caterina Ancilli. Il 25 novembre 1905 Vittorio morì di 18 mesi e questo è l’unico dato anagrafico della famiglia.




GUIGGIANI (1933-1957); mezzadri; Belvedere; da Castagnoli di Gaiole.
Le vicende conosciute dei Guiggiani si innestano intorno al nome di Faustino, un contadino battezzato a Radda nel 1875. I genitori Angelo del fu Marco e Gioconda Regoli risiedevano a Vertine di Gaiole ma battezzavano i loro figlioli al fonte di S. Niccolò a Radda, loro probabile precedente dimora attestata dalla presenza di altra famiglia Guiggiani. Inoltre, un fratello di Angelo, Giovanni, risulta risiedervi nel 1900. Gli altri fratelli conosciuti dimoranti a Vertine portavano i nomi di Raffaello e Fortunato, nato, sempre a Vertine, nel 1877. In epoca imprecisata Faustino deve aver lasciato la famiglia e preso insieme alla moglie Erminia Verdi una propria strada che lo porterà dapprima alla Volpaia dove nasce Natale il 25 dicembre 1905 e poi a Bugialla dove vede la luce Nello nell'anno 1918. La successiva indicazione ci dà Castagnoli di Gaiole come luogo di dimora della famiglia Guiggiani perché lì Angelo di Faustino mette al mondo il secondo figlio. La successiva meta sarà Quercegrossa e precisamente Belvedere che vedrà l'entratura dei Guiggiani fra il 1933 e il 1934. Faustino, capoccio di 58 anni, entra con una discreta famiglia di tredici persone composta dai suoi figli tra i quali il primogenito Angelo che è anche l’unico sposato da oltre un decennio con Maria Stefanini ed ha avuto due figli, Livio e Duilio, ai quali si aggiungerà Dino il 24 marzo del 1945. Gli altri fratelli, oltre al già citato Nello, sono Natale (1904), Giuseppe (1911), Giuseppa (1912), Ernesta (1914), Ernesto (1915) e Arturo (1920). Poco dopo il loro insediamento a Belvedere prendono il via i matrimoni con l’esclusione di Giuseppe che resterà scapolo. Nel dicembre 1936 è Natale che prende moglie a Vagliagli sposando Lina Plano, una ragazza di 23 anni oriunda piemontese di Susa e con lei nel dicembre 1937 si trasferisce alle Lodoline. Pochi mesi dopo si celebrano le nozze di Giuseppa che il 3 aprile 1937 sposa Giulio Pescini di S. Marcellino in Chianti e se ne va. Nel 1939, il 5 gennaio, Ernesto detto "Cacio" si sposa a Quercegrossa con Elia Landi di Giuseppe e il 17 febbraio 1940 nasceva Pierina la loro prima figlia. Nel dopoguerra ecco che anche Nello trova moglie a Vagliagli dove si sposa l'8 febbraio 1947 con Cesarina Parigi cui segue nel settembre 1948 la nascita a Siena di Anna e infine il 16 ottobre 1948 il matrimonio a Belvedere di Livio con Matilde Grassi, già vicina di casa a Belvedere, tornati di casa a Castellina in Chianti. Gli anni dopoguerra portano in tempi diversi alla divisione della numerosa famiglia e partono a turno i fratelli con Angelo e famiglia che si trasferisce a Castellina nel 1947 ed Ernesto che emigra a S. Fedele. Restano ancora fino ai primi del 1957 poi tutti i Guiggiani abbandoneranno Belvedere con Nello che torna a Coschine, continuando la sua attività di mezzadro, e Arturo che finisce salariato a Mucenni. Di recente Anna, la figlia di Nello, ha posto nuovamente la sua dimora a Quercegrossa dove aveva frequentato le prime classi elementari.





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