Palio di Siena

- Cronache ottocentesche -


Alcune delle più curiose cronache dei Palii dell'Ottocento. Quelle con il titolo in verde scuro sono state tratte dal libro di Antonio Zazzeroni intitolato: Le carriere nel Campo e le Feste Senesi dal 1650 al 1914; quelle col titolo in rosso dalle "memorie di Palio a cura di Paolo Tertulliano Lombardi"

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2 luglio 1850

Sebbene in quest'anno non si facessero feste pubbliche popolari in altre città di Toscana sì per vedute economiche come ancora per altre cagioni politiche, pure fu permessa l'esecuzione in Siena del solito Palio e per non togliere alla città questo mezzo di risorsa per il concorso dei popoli circonvicini e per non disgustare la popolazione.
Perciò alle ore quattro pomeridiane del giorno detto vedevasi già preparare la Piazza del Campo alla festa che doveva aver luogo e già disponevasi dentro di essa la numerosa truppa che era necessaria alle attuali circostanze e che consisteva in un rispettabile corpo di truppe austriache a piedi, situato in parata nell'interno della medesima presso ai colonnini che dal Casato giungono fino in faccia alla Costarella, in gran quantità di Regi Cacciatori Toscani parte a cavallo e parte a piedi in un piccolo corpo di Regi Veterani, ed in tutta la nuova giandarmeria, milizie tutte che nei diversi punti della Piazza venivano collocate. Si apriva quindi verso le ore cinque il corso delle carrozze, ma scarsissimo era il numero delle medesime.
Finché poi alle ore sei si dava il segnale del principio dello spettacolo col solito mortaletto ed intanto un doppio plutone dei suddetti Cacciatori a cavallo percorreva in perlustrazione tutto il giro della Piazza e quindi avea luogo l'ingresso delle Contrade addette alla corsa colle respettive comparse ed erano in quest'anno le seguenti:
Lupa, Drago, Civetta, Onda, Oca, Aquila, , Pantera, Bruco, Montone.
I giudici per la mossa erano il nobil signor Giovan Battista della Ciaja ed il signor Didaco Becattini, e per la vincita i nobili signori cav. Carlo Bianchi, Ottavio Spennazzi, e Bartolomeo Cospi.
Cominciate pertanto ad entrare in Piazza le Contrade per la solita via del Casato, venne la seconda di esse (ch'era l'Aquila) inurbanamente ricevuta con fischi e clamori per parte di non pochi nemici dell'ordine pubblico, ma come che in generale ciò non piacesse, ebbe perciò breve durata una tale impropria dimostrazione.
Al contrario poi quando per ultimo entrò la contrada dell'Oca, che spiegata (sic) bandiera tricolore italiana, furono strepitosi gli applausi, si quettarono (sic) sulla medesima da diversi punti dei fiori e ciò non ebbe fine che al terminare dell'intero giro della Piazza, non senza dispiacere dei buoni poiché un tal procedere, oltre a non offrire vantaggio alcuno alla causa per cui si acclamava la bandiera dell'Oca, può invece, rinnovandosi, aggravare le nostre condizioni, compromettere assai l'ordine pubblico, facendo nascere fra il popolo spiacevoli collisioni e può insomma portare a gravissime conseguenze.
Ciò fatto si prepararono i fantini ad avvicinarsi alla mossa salendo nei respettivi cavalli, come infatti fecero e giunti che furono al canape fu questo calato immediatamente e senza inconvenienti.
La prima a scappare dalla mossa fu l'Oca [fantino Saltatore] seguita dappresso dall'Onda [fantino Bonino Figlio] dal Montone [fantino Palloncino] e da tutte le altre ma prima che giungessero a San Martino fu trapassata dal Montone mentre l'Aquila [fantino Piccolo Campanino] direttamente correndo entrava in San Martino per non più ritornare. Non poco si mantenne primo il Montone ma nel corso della seconda girata fu ripassato dall'Onda che per altro a San Martino suddetto cadde dando campo al Montone di rientrare avanti. Se non che raggiunto poi dall'Oca nuovamente è trapassato. Si vide questa prima per buon spazio di tempo ma poi rimase indietro passata dal Montone dalla Chiocciola [fantino Folaghino] e dalla Pantera [fantino Partino Minore] ed infine andò a cadere per la scesa di San Martino con grave danno del fantino che in essa correva. Finalmente la Chiocciola superando tutte le altre Contrade si mantenne prima fino all'ultimo ed ottenne per conseguenza la vittoria avendo per fantino un tal giovane denominato Folaghino.
Fu consegnato il Palio alla Contrada vincitrice senza contrasto e ciò era ben naturale in quanto che la vincita era così chiara da non ammettere dubbi ed incertezze tali da invitare i male intenzionati a mettere in campo delle false preteste come più volte è accaduto.
Così terminò questo spettacolo il quale per se stesso, tranne l'inconvenienti accaduti nel giro delle comparse, riuscì di soddisfazione non tanto per la varietà e la gara che offrì la corsa medesima, quanto ancora per non essere accaduti sconcerti di qualche entità come era probabile che potessero sopravvenire. Giova per altro qui avvertire che, se il tutto andò in regola e non si verificò quello che da molti giustamente si temeva, ciò si deve più alle fortuite combinazioni che alla volontà degli uomini poiché e la scomparsa dell'Aquila che andò in San Martino, come si disse, e la caduta dell'Oca che disanimò quel partito che come frenetico ne invocava la vittoria e la vincita fatta da una Contrada di partito moderato ed infine la presenza della numerosa soldatescha (sic) che un freno era pronta a porre a qualunque esorbitanza, furono circostanze tali da influire validamente al buon esito predetto e prevenire dei tumulti a cui purtroppo da un poco in qua il nostro popolo, già un tempo sì gentile e cortese, oggi per nostra mala ventura è portato.

16 agosto 1850

Dopo una lunga incertezza derivante dagli sconcerti, accaduti nella corsa del passato luglio venne finalmente accordato dal Governo di eseguirlo anche in questo giorno suddetto, prendendosi bensì dei rigorosi provvedimenti onde quelli non potessero essere ripetuti. Infatti si ordinava a molti individui dei più clamorosi, di assentarsi per più giorni dalla città, ad altri veniva proibito di portarsi in Piazza nel giorno del Palio, ed altri pochi infine furono assicurati nelle carceri. Inoltre si sa pure che nelle altre città del Granducato fu impedito a molti di portarsi alle nostre feste, per timore che qua venissero con poco rette intenzioni. Tutto questo portò buonissimi resultati, come vedremo in appresso.
Dopo essere stata eseguita nel giorno 15 la consueta Corsa alla lunga con tutta la quiete possibile, si venne al momento di dar principio all'altra Carriera alla tonda, e ciò accadde nel modo seguente.
Alle ore cinque pomeridiane, si vedeva già tutta la Piazza messa in bell'ordine di festa, e guarnita da molta truppa toscana (Veliti e Veterani) e dalla gendarmeria, mentre le truppe austriache, di cui erano in Siena quattro compagnie, stavano nei respettivi quartieri per esser pronte a qualunque evento. Intanto trascurando di parlare del corso delle carrozze, perché può dirsi che non avesse effetto, si dava il segnale di principio della festa col solito mortaletto. Un plutone di Cacciatori a cavallo faceva per la Piazza un doppio giro di perlustrazione all'oggetto di render libero il corso, e quindi aveva luogo l'ingresso delle Contrade e loro comparse con l'ordine seguente.
Preceduti dal detto distaccamento di cavalleria entrarono i dieci tamburi delle Contrade ammesse alla corsa in una sola fila, e di poi gli alfieri di quelle sette che non correvano spiegando le respettive bandiere. Seguiva la banda dell'imperiale e reale gendarmeria, che oggi con altro nome dicesi fanfara perché composta di soli strumenti a fiato. Venivano poi gli alfieri, e comparse delle dieci Contrade ammesse alla corsa, ch'erano le seguenti; cioè
Chiocciola, Istrice, Aquila, Selva, Drago, Onda, Civetta, Valdimontone, Lupa, Pantera.
Quindi si vedeva la banda comunitativa, i dieci cavalli destinati alla corsa, i fantini tutti insieme, e sopra altro cavallo con gualdrappa, e finalmente il carro adorno delle 17 bandiere, con il così detto drappellone da rilasciare al vincitore. Chiudeva il convoglio altro distaccamento di imperiali e regi Cacciatori a cavallo.
Terminato il giro delle comparse e collocato ognuno ai posti destinati, si dava il segnale consueto, ed i fantini si appressavano alla mossa, di cui giudici erano il nobil signore Giovan Battista della Ciaja ed il signore Didaco Becattini. Ma correndo troppo pronto il cavallo dell'Onda, guidato da un giovanetto di 13 anni [Bachicche], urtò con forza nel canape e rovesciò a terra, ed il canape stesso per l'urto violento ricevuto (come fu detto) calò a terra esso pure. Alcuni fantini tra i quali quello dell'Aquila [Palloncino], della Lupa [Pierino], e della Pantera [Partino Minore], partirono allora e fecero due intiere girate, pensando che la mossa si fosse legittimamente data, mentre i più rimasero al suo posto. Fermatisi poi quelli furono di nuovo chiamati tutti al canape. E la mossa si diede regolarmente.
Primo a fuggire fu il predetto fantino dell'Onda il quale era seguito dal Montone [fantino Bicchierino], e da tutti gli altri: egli si mantenne primo per due intiere girate, ma all'incominciare della terza girata, venne passato dalla Contrada della Chiocciola, e sebbene per un momento sembrasse l'Onda volersi di nuovo guadagnare il primato, pure non le riuscì, come parimente non fu possibile al Drago [fantino Gobbo Saragiolo] che fece il medesimo sforzo, motivo per cui finì la corsa con la vittoria della Chiocciola, che aveva per fantino quello medesimo, che aveva vinto in essa il 2 di luglio scorso, cioè il giovine detto Folaghino; il Drago arrivò secondo, e l'Onda infine rimase la terza.
Fu senza contrasto alcuno consegnato il Palio alla contrada vincitrice, essendo giudici della vincita i signori cav. Carlo Bianchi, nobile Giovan Battista Pannilini, e nobile Ottavio Spennazzi.
Ecco dunque che tranne l'inconveniente della mossa (cosa puramente casuale) non accadde il più piccolo sconcerto, che avesse relazione con le attuali circostanze dei tempi, ed anzi procedé tutto con miglior ordine possibile ad onta di non piccola quantità di spettatori accorsi, ciò che prova all'evidenza l'utilità delle misure preventive adottate dall'autorità governativa e dalla polizia.

16 agosto 1852

Vinse la Contrada del Val di Montone correndovi per fantino Bianchi Antonio detto il Gobbo Fensi (sic ma Gobbo Fenzi) del Val d'Arno nella cavalla di Luigi Grandi di Siena.
Le Contrade ammesse alla corsa erano: Nicchio = Torre = Val di Montone = Aquila = Selva = Pantera = Oca = Drago = Istrice = Civetta =
I Deputati alle mosse erano il signor conte Orazio De Vecchi Deputato, e Priore della Sezione VIII, Assunto Grassellini e conte Giovan Battista Ottieri della Ciaja, i Giudici della vincita erano i signor nobil Ottavio Spennazzi, Bernardino Sergardi, e dotto Augusto Ficalbi.
Il Gonfaloniere cav. Angelo Piccolo mini Pannilini.
Le comparse indossarono il vestiario di gala, e facevano un magnifico, e sorprendente colpo d'occhio per l'ordine alternativo delle 34 bandiere, duci, paggi. Le bande del Comune, e dei Filarmonici, truppa a piedi in difetto di cavalleria, il carro, i barbereschi, i fantini ecc.
Terminato il giro, le comparse vennero disposte in ordinanza alla pianata, e i fantini furono introdotti nel Cortile del Pretorio(noto come Entrone), onde eseguire la perquisizione, e consegna dei nerbi, e lo sparo del mortaletto chiamava loro a presentarsi al canape, ma sortiti dal Cortile furono afferrati al Casato da altrettanti gendarmi a cavallo, pretendendo di disporli con regolarità per la mossa, ma un tal sistema non incontrò il pubblico gradimento, nonché appena lasciati dai gendarmi mossero la carriera in disordine, ed il giudice della mossa fu costretto calare il canape quando i fantini erano a molta distanza per non far seguire un macello, ed una rovina dei fantini, e cavalli.
Dalla mossa partirono i primi Civetta [fantino Cilla], Pantera [fantino Palloncino], Montone, quindi Drago [fantino Partino Minore], Oca [fantino Gobbo Saragiolo], ed Aquila [fantino Saltatore], dipoi Selva [fantino Stralanchi], Istrice [fantino Pilontra], Nicchio [fantino Campanino], e Torre [fantino Piccolo Campanino], alla Fonte Gaja il Montone si trovò primo, seguito dalla Pantera, Civetta, la Torre cadde alla prima girata a San Martino, il Nicchio smontò da cavallo, il Drago, e Istrice perquotevano (sic) il fantino dell'Oca; l'Aquila contrastava colla Selva; il Montone si manteneva sempre primo, inseguito a poca distanza dalla Pantera, per cui riportò la vittoria.
Mediante un numeroso concorso di forestieri, e dalle popolazioni delle vicine campagne si calcolava in Piazza un intervento di popolo di circa 30 mila persone.
Una forza straordinaria di milizia tanto di linea, che di gendarmeria contribuì al mantenimento dell'ordine, ed alla pubblica quiete che regnò durante le pubbliche feste del 14. 15. e 16. di agosto.
Nella sera furono disposte varie pignattelle alla Lizza, e per la strada a S.Lorenzo per comodo dei forestieri e per maggiore garanzia della sicurezza personale.
Alle ore 6,30 era tutto disposto per la Carriera, i fantini non furono perquisiti, perché smontarono dai soprallassi alla Cappella e subito montarono nei cavalli destinati alla carriera, e così in contravvenzione dell'art. 9 della notificazione del 30 giugno 1853; nonostante le seguenti dichiarazioni, e prescrizioni.
Le Contrade erano Oca, Torre, Bruco, Aquila, Montone, Nicchio, Unicorno, Chiocciola, Tartuca, Istrice.
I Giudici della mossa erano
I signori Orazio De Vecchi
Assunto Grassellini
I Giudici alla vincita
erano i signori Giovan Battista Brancadori
Giovanni Pannilini
Sia permesso avvertire che la mattina del 3 luglio i Giudici della mossa convocarono i fantini, e i Capitani, onde farle espressamente intendere
1° Che i fantini a cavallo nei soprallassi, ed accompagnati dal respettivo Capitano dovevano portarsi nel Cortile del Pretorio per subire la consueta visita, quindi montare nel cavallo destinato alla corsa.
2° che uno o più fantini al momento di esser chiamato a presentarsi al canapo si permettessero fare una qualche scappata, il canapo non sarebbe calato, e per conseguenza si esporrebbero al pericolo di appettare, e capificcare.
3° che come non fossero venuti alla mossa ordinati, e con calma il canapo non sarebbe calato.
4° che quel fantino che turbasse l'ordine regolare, in atto di presentazione al canapo, dopo la carriera verrà tradotto alle Carceri, e verrà sospeso dalla corsa dell'agosto, ed anche in futuro a seconda della gravità dell'insubordinazione.
Terminato il giro delle comparse, della banda, carro, e dopo ciascuno collocato al posto designato vennero chiamati i fantini a ricevere i nerbi, e qUindi disposti per il canapo.
Si mantennero uniti a poca distanza dal canapo, quando scappati Aquila [fantino Saltatore], Nicchio [fantino Piccolo Campanino], Montone [fantino Gobbo Fenzi], e trovato il canapo teso capificcarono. Il fantino dell'Aquila, avendo riportata una forte contusione rimase privo di sensi, e subito apprestateli soccorso, mediante una emissione di sangue non fu in grado di risalire a cavallo, gli altri due rimontati a cavallo, furono rimandati indietro.
Allora che fu creduto opportuno calò il canapo al quale il cavallo dell'Aquila fu presentato, e lasciato libero senza fantino.
Scappò prima l'Oca [fantino Campanino], seconda la Torre [fantino Gobbo Saragiolo], terza la Tartuca [fantino Cilla], alla voltata di San Martino cadde la Chiocciola [fantino Gano di Catera], entrò a San Martino la Contrada del Bruco [fantino Partino Minore], alla Cappella entrò seconda la Tartuca alla seconda girata, e passata a San Martino entrò prima la Torre che fu raggiunta dall'Oca al Casato, e di poi seguitò prima la Torre fino alla vincita del Palio, lasciando seconda l'Oca e terza Tartuca.
Le altre Contrade siccome aventi cavalli di minor forza restarono indietro contrastando fra loro, perquotendosi (sic) col nerbo, ma non mostrarono casi speciali di far loro menzione separatamente.
Vi si trovava una forza di sopra 160 militari di linea, e circa 60 regi gendarmi i quali sorvegliarono al buon ordine, senza immischiarsi negli affari di Contrada.
Terminata la carriera non seguì alcun sconcerto a danno della pubblica quiete. Tutto procedé con calma, quiete e tranquillità.

2 luglio 1855

Vinse la Contrada della Chiocciola correndovi per fantino Pietro Rocchi detto Paolaccino nel cavallo di Santi Franci della razza Clementini di Cotorniano.
Nella mattina alle 10 1/2 col mezzo della strada ferrata giunsero in Siena le loro Altezze reali Ferdinando gran principe di Toscana ed il principe Francesco di Paola conte di Trapani consorte dell'arciduchessa Maria Isabella figlia di sua Altezza imperiale e reale il nostro amatissimo Sovrano, i quali assisterono alla Corsa prendendo posto nella ringhiera del Casino dei Nobili; per cui la vincita della carriera è stata in quel punto avendo a tale effetto la Comunità fatto erigere il solito palchino per i signori Giudici.
Le Contrade ammesse alla Corsa erano: Tartuca = Oca = Torre = Nicchio = Unicorno = Val di Montone = Chiocciola = Drago = Bruco, e Selva.
La comparsa era decorata dalle due bande, dei Filarmonici e di quella della Comunità la prima diretta dal maestro Brizzi, e l'altra dal maestro Ticci.
Alle ore 6 1/4 le comparse entrarono in Piazza essendo già libero il corso, mediante un vistoso numero di truppa di linea in deficienza di gendarmeria, e con l'ordine prescritto dal relativo regolamento, e terminato il giro delle comparse, e dopo collocati tutti al posto assegnato, venne dato il segno collo sparo del mortaletto incendiato presso la gavina (a sinistra di fonte Gaia), onde i fantini si disponessero a presentarsi al canapo.
Adempita la chiama dei fantini per ordine della tratta segreta, ed appena giunti al terzo colonnino voltando al Casato venne contro ogni loro aspettativa calato il canapo (mossa assai giovane) partì primo il Drago [fantino Giovacchino Migliorini], che alla Fonte fu raggiunto dalla Chiocciola, a San Martino passò il Nicchio [fantino Monterosi], alla Pianata fu inseguito dalla Chiocciola, la quale prima si mantenne fino a vincita di Palio. Alla seconda girata il Gobbo Saragiolo che correva nella Selva, andò in San Martino.
Gravi nerbate furono scambiate fra i fantini, ma non si ebbero infortunj di cadute di alcuni di essi, per cui si può dirsi che la carriera riescisse sufficientemente combattuta e gareggiata.
La Deputazione dei pubblici spettacoli si componeva dei
nobil signor conte Bernardo Tolomei
cav. Lorenzo Grottanelli de Santi.
I Giudici della mossa erano
conte Giovan Battista Ottieri della Ciaja
Assunto Grassellini.
I Giudici della vincita vennero eletti i
nobil signor Giovan Battista Brancadori Perini
Alberto Alberti
Alessandro Arditi Sciarelli.
Tutti i Deputati, e Giudici indossarono una divisa a tracolla bianca, e nera, onde per tali venissero riconosciuti, e rispettasti, e così tutto terminò con perfetta calma, e tranquillità.
Nella sera con un treno straordinario le loro Altezze partirono alle ore 10 per Firenze.
Con Delib. Mag. del 13 luglio 1855 è stato stabilito che la scelta dei cavalli in occasione della loro dazione alle Contrade sia, ed esser debba di esclusiva competenza dei Giudici mossieri e che i Capitani delle Contrade respettivamente ammesse alle Corse elevino il deposito prescritto dal regolamento dalle £ 40 alle £ 50 all'oggetto che l'aumento delle £ 10 serva a garantire la Comunità della spesa di visite del veterinario, giacché se avviene che qualche cavallo per malattia reale non possa essere presentato alle prove la spesa della visita rimarrà a carico della Comunità, ma se d'altronde il cavallo viene giudicato idoneo a correre alle prove, la spesa debba rimanere a carico della Contrada da prelevarsi dalle suddette £ 10.

16 agosto 1855

A dì 9 agosto 1855. Tutto era stato disposto per l'esecuzione delle Patrie Feste del 15 e 16 agosto, quando il pensiero si rivolse sopra la lacrimevole situazione nella quale si trovavano quasi che tutte le popolazioni della Toscana colle altre attaccate dal flagello del morbo asiatico = Il Cholera = per cui adunata per urgenza la Magistratura alle ore una di questo stesso giorno, e considerando l'afflizione delle popolazioni toscane da non permetterli di prender parte ai pubblici spettacoli, deliberò la sospensione delle Carriere alla lunga ed alla tonda che avrebbero dovuto effettuarsi nel 15 e 16 di detto mese, come pure rimase sospesa l'annua fiera fuori della Porta Camollia del 10 e 11 agosto, come dalla notificazione del Gonfaloniere in data del dì 8 detto, e soltanto rimase ferma la funzione votiva dell'offerta del Cero nel 14 di detto mese alla chiesa Metropolitana, ed alla qual funzione concorse un numero straordinarissimo di devoti a presentare il torchietto di cera alla chiesa predetta.
Mercé la intercessione della gran Madre di Dio Maria Santissima Advocata Senensium questa città rimase immune da un tal flagello, non essendosi verificati che alcuni casi di dolori cholerici, giudicati per cholera, e nonostante la Comunità creò una commissione sanitaria, e molti provvedimenti furono attivati, onde allontanare l'invasione del morbo.
Una tal sospensione di Feste venne annunziata al pubblico per mezzo di notificazione dal Gonfaloniere di Siena in data del 10 del mese stesso.