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- IL DIARIO SANESE DI ANTONIO FRANCESCO BANDINI -
“Notizie sulle Contrade e sul Palio (1785 – 1838)”
Trascrizione a cura di G. B. Barbarulli, Contrada della Tartuca, 2009




Luglio 1836
- TARTUCA -






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20 giugno. Sortita delle Contrade che si estraggono e quelle che corrono d’obbligo.
In questa mattina nella Stanza del Gonfaloniere della Comunità Civica siè fatta l’estrazione delle tre Contrade che non avevano luogo alla Corsa nel due di luglio prossimo. Sono sortite. Civetta= Montone= Pantera. Quelle che corrono d’obbligo. Onda= Tartuca= Oca= Istrice, Chiocciola= Bruco= Nicchio=. Brutto il Palio perché viè la Chiocciola, e la Tartuca.

25 giugno. Non più i SS.ri del Brio, ma la Comune deve pensare ad’imporre per il Palio del 2 luglio 1836, e successivi, essendo stati sgravati i SS.ri Nobili.
Si fà memoria come i SS.ri del Brio nominati l’anno scorso, per la corsa di quest’anno del 2 luglio 1836, che furono nominati i NNbb. SS.ri Cav. Avv.to Antonio Bargagli, Gio. B.a della Ciaja, ed’in luogo di Cosimo Finetti fù nominato Niccolò Buonsignori di S. Pietro alle Scale, in allora parve che accettasse, ma quando siamo stati a fare il deposito ha [renunziato, cancellato] recusato, dicendo che aveva supplicato S. A. I, e R. per essere sgravato. Il Cav. Bargagli fece il deposito, il Cav. Antonio Palmieri come Curatore del Ciaja non fece renunzia, ma quando era per fare il deposito. La Comunità ebbe una lettera alla Camera, che assolveva i SS.ri del Brio di fare il deposito sudd. e che la spesa andasse a carico dell’Università della Città. Onde sono stati sgravati i Nobili, ed’è stato aggravato tutti i possessori. Vedete che razza di fare è questo, per altro se viè qualche impiego sono i p.mi a fare la supplica, se viè qualche cosa galante, subbito corrono perché non si spende nulla. Magnano i Nobili. Giuseppe Camajoli supplicò di essere esentato dal deposito, come Sig. del Brio dell’anno =1822=, come siè scritto nel libro delle Carriere seguite nella Piazza di Siena dall’anno 1650 all’anno ----- a 78 , che bisognò che pagasse. Onde come si mutano l’opinioni dell’omini, ma tutto depende dell’informative, ma fà torto alla Nobiltà fiorita, che si oppongono agli usi antichi, che questi si chiamarono onorati, oggi disonorati.

29 giugno. Si fà correre il Palio il 3, e non il 2. luglio prossimo.
Non si sono dati i cavalli sec.do il consueto perché il Magistrato Civico determinò di darsi domane, avendo fissato di fare correre il Palio del due luglio il tre Domenica, e non di sabbato, come cade il d. due.

30 giugno. Si danno alle Contrade i cavalli.
Scelta dei cavalli nella Piazza del Fisco, poscia estrazione dei numeri appesi alla testa di dd. cavalli, e chi si rallegra, chi si lamenta della sorte, e quest’estrazione si fà alla Porta della Comunità Civica. Non più a d. Porta, ma nel Piazzone della scelta.

P.mo detto [luglio] Palio con gli stemmi del 2 luglio 1836.
In questa mattina si è veduto il Palio alla Porta della Comunità Civica con l’Immadine [l’Immagine] di Maria SS.ma di Provenzano l’Arme della Città =la Balzana= l’Arme del Pubblico =il Leone= e sotto due Arme dei Deputati alle feste popolari residenti nel Magistrato sudd. cioè Luigi Bianchi Bandinelli e Giuseppe Pannilini Cam.go di questo Spedale di Siena.

3 luglio, Domenica. Prove in Piazza meno che il sabbato perché piovve assai.
Negli scorsi giorni si sono fatte le consuete prove nella Piazza del Campo, ed in quest’oggi vi è la Corsa delle Contrade già descritte, e sono seguiti l’app.o anedotti. Parte dell’anedotti seguiti nella Corsa del 2 Luglio 1836. Entrarono in Piazza le Contrade alle ore 6½ c.a, sbandierarono, e tirarono via fù dato il segno per ordine dei Mossieri Cav. Adriano Pieri e Maggiore Enrico Mocenni d.o Coppenagen [leggi: Copenaghen]. S’accostarono i cavalli al canape, ma il Gobbo Saragiolo, che aveva l’ultimo luogo, dall’ansietà di scappare il primo, appettò il canape, questo andò giù, fasciò il d.o Gobbo che era sopra un buono, bravo cavallo, che toccò al Montone, e lo tirò quasi ai colonnini, scapparono le altre Contrade e la prima fino a S. Martino fù l’Oca, passò in quel posto la Tartuca e si fece la p.ma, e così durò per le tre girate, la seconda l’Onda e non potè passare, ma alla prima girata, alla voltata di S. Martino, meno che le prime due, ed il Gobbo che non girò, ma che fù tirato nella Piazza, con il cavallo, e gli altri tutti in gruppo, ma che poi si sfilarono, e fecero /come si suol dire/ la fila delle Oche. Vinse la Grande Tartuca la più antica Contrada di Siena. La Tartuca l’ultimo che vinse fù il 2 luglio 1817 con il fantino Niccoli. =Sono anni diciannove=

4 luglio. Giro del Palio e sopranome del fantino.
Il Palio Tartuchino in giro, secondo il consueto per fare le mance al fantino Brandino =detto per sopra nome= Pipistrello.

11 luglio. Festa fatta per la Strada detta delle Murella dai Tartuchini, che riuscì bella, senza scangei.
Non volendo il Governo accordare alla Contrada della Tartuca, che ieri sera facesse una cena di cento coperti sul Prato di S. Agostino, col fabbricarvi un bel padiglione, e retro al med.o vi doveva essere una porta che metteva in una stanza destinata per la stalla del cavallo, che vinse il Palio, con la mangiatoia indorata benché fossero nel territorio, avendo per tale effetto presa la licenza anche dai PP. Scolopi, comprendere la Milizia, ma fece bene perché i limitrofi, facendo questa festa, forse in soverchio, non avessero fatta qualche cagnara, onde ieri sera supplirono a dd. festa. Cioè. Era invitato il Popolo Tartuchino al SS.mo Rosario, e Benedizione nella Chiesa del S. dei Miracoli, e poscia diedero fuoco alle padellette /che avevano già posti i nuovi braccialetti/ e così illuminarono tutta la strada delle Murella e poscia da capo a piedi vi posero tante tavole tonde, bislunghe, lontane l’una dall’altra, ove con candelieri a cera, mangiava ciascuna brigata, e beveva, e poscia gridava è viva la Tartaruga. Prima di ciò assai fuochi nel d. Prato, con dei razzi, e così interpoltamanete anche alla cena. Questa festa riuscì bella e di gradimento del Popolo di Siena, che concorse a rovesci. Non ci seguì nulla. Giacché la Sedia di detta Contrada si portò a vedere tale festa, avvertendo i Capi della med.a, che stassero allegri, ma nelle forme, e finita questa, se ne andassero e non toccassero le Contrade limitrofe, per così evitare gli sconcerti.

Adì P.mo agosto. Pettegolezzo fra gli Alfieri ed’i Componenti le Sedie, e Capitani delle 17 Contrade, che volevano estrarre le bandiere per condurle alla festa d’Arezzo, cessato questo per gli Ordini veglianti.
Pettegolezzo di varj Alfieri, Sposino, Streghino, ed’altri, che andarono a domandare il permesso al V. Gonfaloniere Civico di Siena di potere estrarre dieci bandiere delle Contrade nostre, per portarle alla festa di S. Donato d’Arezzo. Su ciò s’opposero i Priori, e Capitani delle 17. Contrade, e varj Priori si portarono sabbato scorso dal d. Gonfaloniere acciocché non desse l’assenso dell’estrazione di dette bandiere. Ma fù ritrovato un ricorso /in mano del sud. Gonfaloniere/ fatto nel luglio 1833 dai Priori dicendo che alcuni individui delle Contrade senza prendere licenza dai Priori, si facevano leciti di fare feste imprestare bandiere. Onde in detto ricorso pregavano il Gonfaloniere a non dare veruna licenza sù tali oggetti, senza sentire il sentimento e parere dei Priori, e Capitolo respettivo, con quel più. Tale ricorso fù approvato, e sanzionato dall’I. e R. Sovrano. Onde si poné in silenzio i dd. Alfieri su tale particolare.