Palio di Siena

- GLI STEMMI E I COLORI DELLE CONTRADE -
a cura di Sergio Ghezzi

PER SAPERNE DI PIU'

Come è noto, la simbologia ed i colori delle Contrade, dalla fine del Quattrocento in poi, hanno subito numerose variazioni, sia per motivi puramente estetici, sia per motivi storico-politici, compresa anche una evidente evoluzione pittorica e la loro descrizione (blasonatura) non seguiva certo le regole araldiche pur essendo questa una disciplina risalente al XII secolo.
Il primo approccio delle Contrade a una blasonatura dei propri simboli avvenne dopo la visita del Re d’Italia Umberto I di Savoia e della consorte Regina Margherita nel luglio del 1887.
Fra il 1888 e il 1889 la Consulta Araldica del Regno concesse a ogni Contrada il diritto di inserire nel proprio stemma alcuni simboli dell’Insegna Reale oppure frasi e lettere a ricordo della visita.
Nell’occasione, ogni Contrada, seguendo la scrittura del Regio Decreto, elaborò una sua propria blasonatura con una terminologia che, in alcuni casi, possiamo definire approssimativa. Negli anni a seguire la descrizione dello stemma di alcune Contrade ha subito varie modifiche e interpretazioni arbitrarie con aggiunte o sparizione di simboli e particolari che i vari compilatori hanno apportato denotando una conoscenza limitata della materia e riducendo la blasonatura a quella descrizione approssimata che leggiamo oggi.
La descrizione araldica di uno stemma segue regole precise e ogni parte di esso ha un nome ed una posizione ben definita che si può leggere in qualsiasi trattato o sito inerente la materia (ai quali si rimanda per tutta la terminologia e le aggettivazioni).
Prima di prendere in esame la blasonatura degli stemmi di ogni Contrada sono necessarie alcune brevi note, certamente non esaustive, ma necessarie e basilari:
  • 1) Nel metodo usato da francesi, inglesi e italiani, per prima cosa si descrive il colore (o smalto) dello scudo (o campo), poi si descrive la figura principale posta al centro dello scudo con gli attributi, quindi le figure minori che la possono accompagnare, sovrastare, accantonare, ecc.; infine, nell’ordine, si descrivono la punta, i cantoni, il capo se di colore diverso dal resto del campo e per ultima la bordura se esiste.
  • 2) Tenere presente che la destra dello scudo è quella alla sinistra di chi guarda e viceversa.
  • 3) Salve le dovute eccezioni (Aquila, Civetta e Nicchio) i singoli animali, per assunto, sono voltati sempre alla loro destra (a sinistra di chi guarda); solo se è il contrario questo va blasonato. In antico si trovano anche stemmi con l’animale volto alla sua sinistra, ma sono eccezioni ed errori figurativi.
  • 4) Per quanto riguarda gli “smalti”, essi si dividono in colori: rosso, azzurro, nero, verde e porpora (i più usati) e in metalli: oro e argento rappresentati il primo dal giallo e il secondo dal bianco. La regola impone che metallo su metallo non può stare, salve le dovute eccezioni (vedi le corone).
  • 5) La descrizione delle origini di alcuni simboli (come il Regio Decreto) deve essere messa fra parentesi perché di fatto, non fa parte della blasonatura.
ALCUNI TERMINI ESSENZIALI:
Blasonatura: è la descrizione in linguaggio tecnico di uno stemma ed inizia sempre ”in primis” dalla descrizione dello scudo che era il supporto più antico e il pezzo principale dell’armatura su cui era riportata la figura o il segno distintivo.
Scudo: è il termine originario e il più preciso da cui inizia la blasonatura.
Campo: è la superficie dello scudo dove vengono dipinte le figure ed è sinonimo e alternativo di scudo.
Stemma: la parola stemma è formata da due componenti: il campo e le figure, dei quali il primo rappresenta la superficie dello scudo e il secondo rappresenta tutte quelle figure geometriche, animali, floreali o altro, che ne costituiscono “il signum” distintivo. Ciò significa che scrivere “stemma d’oro” o “stemma d’argento” è concettualmente sbagliato perché è il “campo” che ha lo smalto e la parola “stemma” è solo il preludio alla descrizione dello scudo.
Arme o Arma: queste parole, secondo alcuni, sono sinonimi di scudo o di stemma, per altri invece questi termini sono comprensivi della descrizione dello scudo, ma anche di tutti gli elementi esterni a questi: elmo, cimiero, lambrecchini, supporti, sostegni, manto, ecc.(ma non è il nostro caso).
Emblema, Impresa, Insegna: sono tutti termini simili o sinonimi tra loro che le Contrade usano indifferentemente per la titolazione o la blasonatura del proprio stemma.
Per concludere queste note diremo che sono quattro i modi corretti per iniziare la blasonatura, per esempio:
Nobile Contrada dell’Aquila - Stemma: scudo d’oro all’aquila bicipite, ecc.
Nobile Contrada dell’Aquila - Stemma: campo d’oro all’aquila bicipite, ecc.
Nobile Contrada dell’Aquila - Stemma: in campo d’oro, un’aquila bicipite, ecc.
Nobile Contrada dell’Aquila - Stemma: d’oro, all’aquila bicipite, ecc.

Per quanto riguarda i colori attuali delle Contrade vediamo che, rispetto al passato, hanno subito leggere modifiche, in particolare nelle loro delicate sfumature, diverse per ogni contrada.
Questo è dovuto al diverso risultato cromatico che il medesimo colore offre otticamente se applicato su una stoffa, piuttosto che sul velluto o sulla seta delle bandiere.
Dobbiamo anche considerare che le stoffe e i velluti usciti dai telai per le nuove monture del 1928 non erano certo gli stessi, per qualità e consistenza di quelli del 1955, e tanto meno per quelli del 2000.
Ugualmente, le sete ottocentesche hanno poco in comune con quelle del novecento o quelle attuali.
Il rosso della Giraffa non è certo uguale a quello che ha la Civetta oppure l’Istrice e l’azzurro dell’Istrice non è come quello del Nicchio, così come l’arancio del Leocorno è diverso da quello della Selva e così via dicendo. Vista l'impossibilità di specificare le varie tonalità (salve alcune eccezioni), i colori delle Contrade sono stati descritti in modo uniforme; ad esempio, in alcuni testi, troviamo che il colore azzurro è applicato a tutte le Contrade (esclusa ovviamente l’Onda), in altre descrizioni, questo stesso colore è definito turchino per tutte.
Anche noi, in questa pagina, siamo costretti a fare una scelta simile.

L’analisi che segue ha preso in esame gli Statuti delle Contrade, i relativi siti ufficiali e il sito del Magistrato delle Contrade.

E' determinante che la blasonatura dell'araldica delle Contrade sia accompagnata dalla descrizione degli scudi delle Compagnie di Milizia Urbana attinenti storicamente al territorio di ogni Contrada.
La loro descrizione originale in latino medioevale è riportata nel Registro del Concistoro del 1 luglio 1420 conservato nell'Archivio di Stato di Siena (Concistoro 2371) nel quale venne registrata la Cerimonia di consegna dei rispettivi vessilli al Capitano del Popolo e ai Vessilliferi di Giustizia, poi, per ogni Terzo, ai Gonfalonieri, ai Centurioni, ai Capitani delle Masse e ai Capitani delle Compagnie di Città e dei Vicariati. Nel documento, per ciascun vessillo viene riportata la descrizione dei simboli e dei colori distintivi.
E' ovvio che l'atto, risalente al 1420, non assegna le Compagnie ad ogni singola Contrada, cosa che invece faremo noi riportando il testo integrale accompagnato da una trascrizione in italiano corrente. Premettiamo che in una blasonatura corretta, secondo le regole araldiche vigenti, la descrizione sarebbe assai diversa da quella che riportiamo.





In alcuni siti si legge che l’unicorno è “rampante”, ma per questo animale mitico l’aggettivazione corretta è “inalberato”.
Per il Leocorno, come per il Drago, si presenta il caso del “metallo su metallo”, infatti lo smalto dell’unicorno è argento come il campo e questo non è compatibile con un’araldica corretta; quindi è bene blasonarlo “bianco” come compare nelle immagini antiche, in particolare negli arazzi francesi e fiamminghi del XV secolo o nei dipinti del Domenichino o nelle illustrazioni de “I Trionfi” del Petrarca.
Gli araldi francesi, per ovviare a questo problema del metallo su metallo hanno coniato appositamente il termine "cucito".
Anche per il Leocorno vale quanto già detto per la Giraffa: le lettere romane “HUMBERTI REGIS GRATIA” non sono un motto, bensì una scritta o legenda.