CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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VEGNI (1915 ca. - 1937) mezzadri; Monastero.
I Vegni dovrebbero essere entrati a Monastero verso il 1915 perché nel 1916 muore in guerra Settimio Vegni di Giulio del nostro popolo. Settimio era nato ad Asciano. Pochi anni dopo la loro entratura il senatore Sarrocchi ristrutturò il podere e lo divise per ospitare due contadini e ai Vegni si aggiunse la famiglia Cennini nel 1921. Una modesta famiglia i Vegni, quando arrivarono a Monastero. All’anziano Giulio di Giuseppe, che morirà nel 1923 a 74 anni, successe il figlio Costantino che conduceva la moglie Margherita Ugolini, il figlio Gino di 4 anni e il fratello Giuseppe. Sedici anni rimasero a Monastero perché nel 1937 partirono per Cuna e lasciarono il podere ai Baldi. Di questo periodo furono registrati alcuni avvenimenti relativi alla famiglia. Da segnalare su tutti il decesso di Margherita a 33 anni, la moglie di Costantino, dopo aver avuto tre figli nati a Monastero: Angelo, nato e morto nel 1920, Rina nel 1921 e Settimio nel 1922. Dopo la morte di Margherita nel 1932, Costantino si risposava due anni dopo con Pasquina Cappelli anch’essa vedova. Anche il fratello Gino nel 1935 prendeva per moglie Gina dei Cancelli di Poggiobenichi. Queste le scarse memorie di una famiglia ormai dimenticata.




VETTORI (1924 - Residenti); mezzadri; Bellavista/Quercegrossa; da S. Giusto in Salcio.
Da Radda approdano a Bellavista in sostituzione dei Gambassi: sono i Vettori. Siamo nel 1924 e vanno ad occupare un podere rinnovato dal senatore Sarrocchi. Qui, la numerosa famiglia di dodici persone cerca sostentamento in una fattoria in pieno sviluppo. La famiglia è formata dai figlioli del fu Raffaello del quale sopravvive la vedova Maria Pianigiani (1863). E’ comandata dal capoccio Paolo (1889) nato a S. Giusto in Salcio che con la moglie Annunziata Tozzi 1895) i suoi tre figli, Dina (1913), Dino (1917) ed Ezio (1923) è il nucleo più numeroso. C’è poi il fratello Modesto (Modestino) con la moglie Assunta (Sunta) Dreassi (1898) e il figlio Raffaello nato il 4 dicembre 1920. Sarà Modestino che al momento di dividersi tornerà a Quercegrossa. Giulia (1902) e Nazzareno (1904) sono gli altri due fratelli che ancora non hanno una propria famiglia. Segue nell’elenco il garzone Cesare Nuti di 20 anni. Nell’arco del periodo di permanenza a Bellavista si sposano Giulia il 29 ottobre 1927 con Gino Giannini di Uopini, e nel 1932 Nazzareno sposa Pia Bencini di Passeggeri che metterà al mondo Franca nel 1933, ma morta nel 1935 di 2 anni, Franco nel 1934 e Silvana nel 1935. Si registra anche la nascita di Giovanna di Paolo nel 1925 e il decesso, a un mese di vita, di Dino, altro figlio di Modesto. Quattordici anni rimangono i Vettori a Bellavista che partono nel 1938 dopo aver maturato la decisione di dividersi essendo ormai in quattordici persone intorno alla tavola. Modestino, come detto, tornerà a Quercegrossa nel podere di Giotto mentre Paolo e Nazzareno entreranno insieme nelle cosiddette Case nuove dei Cipressi. Qui, l’anziana mamma Maria Pianigiani vi morirà nel maggio del 1947 e nell’aprile dell’anno successivo Dino di Paolo vi porterà la moglie Vittoria Bandini. Si giunge così al 1953 quando Paolo decide di abbandonare le Case nuove per trasferirsi con i suoi figli a Firenze.
Nazzareno
Dal canto suo, Nazzareno, al quale nel 1940 era nato il terzo figlio Graziano, rimane ancora in quel podere fino al 1960, quando, lasciati i campi per sempre, farà ritorno nel popolo di Quercegrossa entrando nella nuova abitazione costruita insieme al fratello Modesto, in periferia davanti alla casa di Dante Brogi. Al matrimonio di Franco con Bruna Fabbrini seguirà nel 1962 quello di Silvana con Marcello Giunti dipendente del Niccolai di Castellina e i novelli sposi abiteranno tutti insieme con Nazzareno. Ma nel 1966, due giorni dopo Natale, una tremenda disgrazia scuote la pacifica e laboriosa vita della famiglia. Franco in servizio alla SITA come fattorino, viaggiava sulla linea Castellina in Chianti-Siena, ed una mattina, per una fatale coincidenza, gli s’aprì lo sportello anteriore dove era appoggiato e cadde ai bordi della carreggiata. Il suo corpo batté pesantemente sul terreno e forse non avrebbe subito gravi danni, ma la testa urtò con violenza contro un pietra che affiorava sul terreno e gli tolse la vita. Ricordo il movimento, il traffico di quella mattina e l’impressione che fece la morte di Franco con il quale la domenica precedente s’era tutti insieme ridendo e scherzando ad una battuta di caccia nei boschi del Castellare. La vedova e il figlio Luca, trascorsi alcuni mesi, lasciarono la casa per trasferirsi a Siena. Un mese prima di quel fatale dicembre era nato Marco, il primo figlio di Marcello e Silvana, al quale seguirà Catia nel 1974. Poi, come avviene naturalmente, se ne andarono anche i vecchi: Pia dopo lunghi anni di infermità trascorsi nel suo letto assistita dalla famiglia, e dopo lei Nazzareno. Nel 2006 anche Marcello, uomo mite e paziente, ha cessato di vivere dopo aver sopportato coraggiosamente i patimenti della malattia.
Modesto

Ritornando a Modesto vediamo che lasciata Bellavista entra nel podere di Giotto con Assunta e il figlio Raffaello di 18 anni. Coltivano un podere di cinque ettari e il lavoro non manca alla piccola famiglia. Passata la guerra, Raffello detto Nello si sposa con Gina Callaioli che nel 1949 gli darà Luciano, il loro unico figlio. Intanto è avvenuta la vendita del podere e si ritrovano sotto il dr. Pucci di Siena. Ma questo non cambiò la vita dei Vettori che continuarono il loro rapporto di mezzadria fino al 1958/59 quando il podere, di nuovo venduto, passò al proprietario Lazzeri. A questo punto danno il via, insieme a Nazzareno, alla costruzione della già ricordata casa. Ma intanto sono costretti ad abbandonare il podere prima che sia terminata e per sei mesi tornano al Castello ospitati da due famiglie tra cui i Guideri. Nello, divenuto commesso al Monte dei Paschi, vi lavorerà fino alla pensione che trascorrerà a Quercia impegnato in tanti lavori tra i quali curare l’orto della parrocchia e trasportatore con la propria Ape. Modestino morì nel 1992 all’età di 97 anni dopo una bella vecchiaia. Il nipote Luciano con la moglie Valeria e la figlia Irene risiede ancora a Quercegrossa. La mamma Gina, vedova di Nello, è morta nel 2007.




VIENNI (1924-1939); fattori; Castello; da S. Maria a Grignano.
Il primo contatto della famiglia Vienni con Quercegrossa si ebbe con la venuta a Quercegrossa di Maria Vienni, al seguito della famiglia Losi nel 1921, come moglie di Damino. Da quel momento, e nello spazio di tre anni, tutta la famiglia Vienni, compresi due fratelli e la sorella, si sistemarono nel nostro popolo dove sposarono persone di diversa estrazione sociale facendosi conoscere e stimare da tutti. In particolare si mise in evidenza Giuseppe con il suo impegno al Comune di Monteriggioni e la sua attività di imprenditore. Nell’aprile 1924 il babbo Cesare Vienni prese possesso della sua abitazione al Castello. Dal 1923 al 1929 si imparenterà con famiglie molto diverse fra loro: una di possidenti, una di contadina e una di negozianti. La famiglia Vienni ha le sue recenti radici a S. Lorenzo a Grignano: sono coloni del podere della chiesa detto "La chiesa vecchia" dall’anno 1901. Appare chiaro che la famiglia deve svolgere altre attività se successivamente Cesare è definito commerciante. I ragazzi crescono e vanno tutti a scuola dal prete, e in seguito i maschi studieranno da fattori. Nel 1919 il capofamiglia è Cesare di Giovanni che vive con la sua piccola famigliola formata dalla moglie Cesira Dainelli e i quattro figli: due maschi e due femmine mentre la terza, Arduina, e fuori per lavoro. Sarà la ricordata Maria la prima a lasciare la casa e accasarsi presso i Losi sposando Damino Losi l’11 ottobre 1919. Due anni dopo i Losi si trasferiscono a Quercegrossa e certamente Maria fece da apripista ai familiari che la raggiungeranno in breve e che, come abbiamo visto, si sistemeranno a Quercegrossa in tre matrimoni. Partita Maria, restarono in casa Vienni, ma per poco, gli altri figli: Giuseppe, nato il 30 gennaio 1893, Gino e, ultima nata, Gina del 19 settembre 1905. Viveva al Castello di Quercegrossa l’ormai matura proprietaria Teresa della famiglia Cerpi. Una donnina tutta casa e chiesa che da un pezzo non pensava più al matrimonio avendo superato la cinquantina. Giuseppe al seguito della sorella Maria si era trasferito a Quercegrossa e alloggiava proprio al Castello dove risulta abitare dal 1 dicembre 1922, con l’incarico di amministratore della Cerpi. La conoscenza di questo brillante e capace giovane che aveva studiato alle Capezzine e conosceva il fatto suo se era stato eletto consigliere comunale al Comune di Monteriggioni, fece sì che Teresa facesse un pensierino a sistemarsi. L’amore forse non c’entrava, ma la necessità di avere un uomo in casa che curasse gli interessi, questo si. Forse fu anche la confidenza in cui entrarono per gli affari della fattoria che diede a lui l’ardire e l’audace insistenza che convinsero Teresa fare il gran passo. Alla fine Teresa e Giuseppe si sposarono nella Cappella del Castello di Quercegrossa il 1 ottobre 1923. Lo sposo aveva 27 anni, la sposa 56. Insomma sembrava proprio un matrimonio di affari e Giuseppe ormai padrone, chiama tutta la sua famiglia, compreso il babbo Cesare, che nell’aprile dell’anno successivo entrano al Castello. Cesare è definito commerciante e con lui ci sono i figli Gino e Gina. Sistemato Giuseppe, l’anno successivo fu il turno di Gino che scelse in moglie una contadina della famiglia Papi dell’Olmicino di nome Vittoria Novella. con la quale si sposò il 26 settembre 1924 a Quercegrossa. Cinque anni dopo, la più giovane Gina accettò la corte di Dante Brogi, il bottegaio, e si fidanzarono. Il matrimonio fu celebrato da don Luigi Grandi nella chiesa di Quercegrossa il 9 gennaio 1929 alla presenza dei testimoni Natale Panichi e Adamo Losi. Giuseppe, intanto, curava gli interessi della fattoria e si impegnava per il paese grazie alla sua carica nell’ambito comunale dove, si dice, raggiunse il ruolo di podestà. Durante il suo mandato arrivò la luce a Quercia; nel 1929 erano stati iniziati i lavori del Dopolavoro di cui era azionista e fu rifatta la strada dei Servolini. Si ritrova il suo nome anche tra i soci fondatori della Banca di Fontebecci. Per la fattoria aveva investito nell’acquisto di una macchina trebbiatrice, con l’elevatore e il motore, con la quale avviò un’attività agricolo-industriale servendosi come macchinista di Giovanni Bandini. Si ricorda che era ricorso anche a un prestito avuto da Isolina Cacioli, vedova di Cesare Losi, convinta dalla di lui sorella Maria Vienni. Si trattò di una discreta somma di 6.000 lire, l’eredità del nonno carbonaio. Si dice che questa somma non fu mai restituita.
Al Castello dunque i Vienni vivono da possidenti: Teresa Cerpi con la serva Teresa e il marito abitano nella villa. Tra i tanti ospiti amici di famiglia, frequentano il Castello anche certi signori di Napoli, certi Marzi, che poi porteranno due giovani del paese al loro servizio a Napoli. Gino Vienni con la famiglia abita nella casa di mezzo. La moglie Novella è una sarta e insegna a cucire ad alcune ragazze come Settimia Brogi. Tuttavia, nel 1934, Gino, presi in affitto sei poderi nei dintorni di Asciano, abbandonò Quercegrossa con la moglie, l’anziano genitore Cesare e la sorella Alduina detta "la Pipa". Non fece più ritorno. Avevano una tenuta detta “I Mori” e la nipote Alba era spesso ospitata da loro. Andò a finire che ci trovò marito e rimase ad Asciano anche lei. Il fattore Giuseppe, che oltre ad amministrare i suoi beni di Quercegrossa fungeva da fattore per altri poderi, fece una mossa che avrebbe rotto l’equilibrio familiare e messo termine alla proprietà Cerpi del Castello che durava da un secolo. Ospitò in casa sua dal 1933, un giovane sui trent’anni, un napoletano certo Giovanni De Luca detto il “sor Nanni”, definito “possidente”, tutto elegante, che si spacciava per aiuto fattore. Questo presunto vice fattore passava molto del suo tempo nella bottega della sora Emilia a fumare giocare, bere e far chiasso. Di indole prepotente e spaccone era guardato in cagnesco da tutti. La sua presenza, evidentemente si stava facendo sempre più insopportabile e la signora Teresa non gradiva questo stretto legame che aveva col marito, il quale, a quanto sembra stava anche assottigliando il suo patrimonio. Fatto sta che un giorno deve essere accaduto qualcosa di grave che portò la donna a mettere fine a tutto. Di punto in bianco decise di vendere la proprietà e ritirarsi nella sua abitazione in Via della Sapienza a Siena dove morirà nel 1950. Il Castello fu quindi acquistato ai primi del 1939 dal fattore Pratellesi per la modesta somma di 125.000 lire e la macchina trebbiatrice con trattore e accessori venne venduta all’asta alle Taverne per un ricavo di lire 10.000. Anche la quota del Dopolavoro fu liquidata. Più che una vendita patrimoniale fu una svendita al primo che capitò. A Giuseppe, respinto dalla moglie, non rimase altra strada che rientrare fra i suoi ad Asciano e riprendere a girovagare nella sua professione di fattore. Teresa Cerpi finì i suoi giorni nella sua abitazione di Siena mentre il marito le sopravvisse di alcuni anni. Ma Giuseppe non se la passava molto bene negli ultimi tempi e spesso si presentava dai parenti a chiedere aiuto. Poi, nel 1962, entrato in chiesa il giorno della Candelora, “era molto religioso”, si sedette stanco in una sedia. Sembrava dormisse quando lo scrollarono, ma era morto. Aveva trovato la pace in una lontana chiesa del Casentino, dopo un’esistenza laboriosa, generosa, ma con qualche contraddizione.




VIPERAI (1916-1927); mezzadri; Olmicino; da Sovicille.
Di questa famiglia di coloni provenienti dall’aretino ed entrata nel nostro popolo ai primi del 1916 è interessante seguirne il percorso che l’ha condotta al podere dell’Olmicino nel 1916 osservando i luoghi di nascita dei suoi componenti. Il capofamiglia Luigi del fu Carlo, dopo la morte della moglie Teresa Vannini il 25 settembre 1918, rimase con sole due donne in casa, entrambe sue figlie, Ida nata nel Comune di Monticiano il primo marzo 1903, di 15 anni, e la piccola Settimia battezzata a Vagliagli il 12 giugno 1916. Dei sette maschi che componevano la famiglia, Luigi di Carlo era nato nel Comune di Castelnuovo Berardenga nel lontano 1859 mentre il fratello Ferdinando era nato a Gaiole. L’ottantenne zio Eugenio del 1841 era nato invece a Montevarchi e, come se non bastasse, il primo figlio di Luigi, Antonio, era venuto al mondo a Monticiano seguito due anni dopo da Carlo, però in Comune di Sovicille. Da detto Comune la famiglia si era trasferita a Quercegrossa perché là vi erano nati Guido nel 1909 e Alighiero nel 1912. Anche da noi non rimasero a lungo. Soltanto un decennio per partire nel febbraio 1927 diretti al Mulin Bianco di Monteriggioni. Mancavano alla partenza lo zio Eugenio e il figlio Alighiero, deceduti. Nel 1921 ospitavano il fornaciaio Vittorio Calamandrei meglio conosciuto come "Vittoriaccio". Due anni dopo la partenza, Ida Viperai faceva ritorno a Quercia come moglie di Angiolo Losi, il fratello di Damino, sposato a Monteriggioni nel 1928, e prendeva dimora nel Palazzaccio.





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