RE VITTORIO ED IL DOTT. GRASSI


Come sappiamo Vittorio Emanuele III veniva costantemente ad assistere al Palio di luglio in forma privata. Con sole due macchine di scorta, scendeva silenziosamente in Salicotto davanti alla fiancata del Palazzo Comunale dove era atteso da poche autorità cittadine, secondo i suoi ordini. Saliva le scalette (dopo ci fu costruito un ascensore proprio per lui) e si avviava seguito dai suoi familiari, verso la sala degli arazzi dove lo aspettava il suo amico e mentore Virgilio Grassi che era medico psichiatra al Manicomio ma soprattutto un grande contradaiolo (priore del Leocorno) ed uno dei maggiori storici del Palio specialmente dal 1500 in poi. Simpatizzarono subito, anche perchè il re era coltissimo ed altrettanto il Grassi, ma non solo, erano di uguale altezza: un metro e 55.
"Finalmente -gli confidò il re- parlo con una persona senza dover volgere il capo in alto".
Le prime battute erano queste: "caro il mio Grassi, come sta? La sua famiglia? E ora mi aggiorni: quali Contrade hanno il cavallo buono? E il Meloni - aveva in simpatia questo fantino - dove corre? e il Cerpi? che speranze nutre la sua Contrada ?" E via di questo passo.
Ogni tanto rivolgeva certe domande improvvise che mandavano in tilt.Lo racconta il Grassi al Giulio Pepi quando lo riceveva a casa negli ultimi quattro anni della sua vita per dargli lezioni di storia di Siena, di Contrade, di Palio. Una volta chiese: "quanti sono i partecipanti al corteo?" e il Grassi: "Maestà, bisogna che li conti". O altrimenti: "Perchè la giraffa è tenuta alla brigliada un turco?. "L'ho sempre vista così".


Vittorio Emanuele III