IL PROCESSO FELICIATI

Riportiamo alcune parti del processo contro Paris Feliciati di Montepulciano, accusato di omicidio volontario in persona di Bruzzichelli Gio Batta.
Diamo un cenno dei fatti che dettero luogo a questo processo:
La mattina del 15 agosto 1897 il Feliciati che aveva negozio di manifatture nella piazza di S. Agostino in Montepulciano, in prossimita' della bottega di macellaio di Gio Batta Bruzzichelli, mentre si apprestava a mettere in mostra la sua mercanzia, vide il contadino Angiolini Bonifazio con un paniere di pollastri e lo chiamo' per acquistarne un paio. Il Bruzzichelli, mentre il colono si avvicinava verso il Feliciati, lo fermo' e gli chiese di acquistare i polli. Per tale fatto, che il Feliciati interpreto' come un dispetto, corsero parole ingiuriose fra i due, e dalle parole ben presto passarono ai fatti con scambio di pugni e calci. Il Feliciati pote' prendere le lunghe forbici del suo negozio e con queste si scaglio' contro il Bruzzichelli ferendolo all' orecchio destro.
Sopraggiunse a questo punto certo Zampini Arturo, garzone del Bruzzichelli, che si avvento' al Feliciati tentando con lodevole pensiero e coraggio di disarmarlo, ma nel frattempo il povero Bruzzichelli rimaneva colpito nell' addome, riportando una lesione perforante in cavita', che fu causa di morte dopo aver raggiunto a piedi l' Ospedale con le interiora in mano.


IL PROCESSO FELICIATI

Alle 10,30 precise e' introdotto l' imputato Feliciati. Veste di scuro con mantello nero; e' abbattuto anche per la recente morte della moglie. Si trova nel locale dell' Assise la vedova Teresa Tozzi, moglie dell' ucciso Bruzzichelli vestita a lutto. Piange continuamente. La Corte e' cosi' composta: De Caroli, presidente; Pieracci Enrico e Gilles Enrico giudici; cav. Elisco Ghidoli, Pubblico Ministero. Siedono al banco della difesa gli avvocati Enrico Falaschi e Tarugi Francesco. Rappresenta la parte civile l'avv. Ezio Martini.
Interrogatorio dell' imputato
Si procede all' interrogatorio dell' imputato che comincia a parlare a voce talmente sommessa che il presidente lo invita a parlare piu' forte.
Dice che trovandosi sull' uscio della sua bottega invito' il pollaiolo a recarsi da lui per l' acquisto di un pollo; ma che il Bruzzichielli si fece innanzi, reclamando la priorita' nell' acquisto. Di qui nacque un diverbio, in cui furono scambiati insulti da ambo le parti, fino a che il Bruzzichelli lo minaccio' di schiaffeggiarlo. A questo punto, dice l'accusato: " Io mi ritirai nella mia bottega per non compromettermi, se non che poco dopo il Bruzzichelli, accompagnato dal suo garzone, torno' a provocarmi sull' uscio della mia bottega". Il Bruzzichelli tiro' un calcio che ando' a colpire la moglie dell' accusato, la quale sarebbe di certo caduta a terra se non fosse stata da lui sorretta. I due lo trassero sulla strada, malmenandolo e percuotendolo: allora egli tiro' un colpo alla testa del Bruzzichelli, servendosi delle forbici che si trovava in mano. Non sa pero' spiegarsi la ferita all' addome che puo' avere inferta nella colluttazione. Il presidente allora gli contesta le sue affermazioni: "Le faccio rilevare che le cose siano andate in modo del tutto opposto in base alla risultanza dei testimoni".
L' imputato insiste nella sua versione. A questo punto l'avv. Martini, prega il presidente di contestare all' accusato come egli negli interrogatori precedenti non ha mai parlato del calcio a sua moglie, ma invece ha detto che il calcio ando' a colpire lui in una coscia.
L' imputato risponde che i calci furono due ed aggiunge che un suo figlio, recatosi a visitarlo in carcere, gli narro' che la mamma per vari giorni senti' il dolore del calcio ricevuto dal Bruzzichelli.
Il Feliciati dice poi che piu' volte ha avuto convulsioni, ed il P.M. si meraviglia che solo oggi l'imputato metta in campo questa circostanza.
La parte lesa ed i testimoni
Furono poi sentite, oltre alla parte lesa, Teresa Tozzi, moglie dell' ucciso, i testimoni Zampini Arturo, il quale disarmo' il Feliciati, Angeloni, Innocentini, Migliori, Terrosi, Bruzzichelli Pasquale, Peruzzi e Rubegni maresciallo dei RR. Carabinieri, tutti testi d'accusa, i quali ristabilirono la verita' del fatto come emergeva dall' atto di accusa.
Tutti dichiararono concordi che il primo ad ingiuriare fu il Feliciati, e che il Bruzzichelli percosse dopo aver avuto il primo colpo.
Gli atti processuali
Il presidente da' lettura della perizia, da cui risulta che il ferito ebbe la forza di recarsi all' ospedale ove fu operato di laparotomia, data la fuoruscita dell' intestino e l' emorragia minacciosa. Legge quindi la necroscopia dell' ucciso, da cui si rileva che la causa esclusica della morte del Bruzzichelli furono le ferite riportate. Si fanno vedere all' accusato le forbici e le riconosce come sue.
Il dott. Giannotti e il dott. Andrucci (periti) sono concordi nel ritenere le ferite causa della morte.
Intanto il Feliciati piange a dirotto. Si leva poi l' avv. Falaschi per domandare ai periti se la violenza del carattere dell'accusato dipenda dal suo temperamento epilettico e patologico o da brutale malvagita'. Risponde il dott. Giannotti che conosce da molto tempo l' accusato che esso era irascibile si' ma solo quando si toccava nei suoi interessi, e che la sua violenza anche verso la famiglia erano seguite da grandi tenerezze ed espansioni. Il dott. Andrucci, interrogato sullo stato mentale del Feliciati risponde: "L' imputato ha detto di aver sofferto di convulsioni epilettiche, ma nulla e' risultato dallo svolgimento del processo che convalidi o neghi questa sua asserzione. Questa e' una lacuna nostra da colmare ma posso dire che il delitto non e' stato certamente commesso in un momento incosciente di epilessia psichica: l' imputato ha raccontato particolari cosi' dettagliati del fatto che non avrebbe potuto ricordare se cio' fosse avvenuto in un momento di epilessia larvata".
Le parole dell' avv. di parte civile.
Ha quindi la parola l' avv. Martini, di parte civile che ricostruisce il fatto secondo le schiaccianti testimonianze: "Ed ora domandiamoci; Paris Feliciati ha voluto uccidere? Ma se la sua intenzione non era di uccidere non avrebbe menato i colpi alla testa e all' addome, dove appunto il pericolo per le ferite e' maggiore, con quell' arma di cui egli conosce cosi' bene i segreti. Egli ha adoperato le forbici aperte e ha adoperato la lama acuminata, tenendole nascoste perche' l' avversario non potesse difendersi; e qui non c'e' l' intenzione?"
Poi l' avv. Martini, imprendendo a parlare della provocazione che può essere messa in campo dalla difesa non può sussistere, perché è distrutta dalle prove testimoniali. L' avv. Martini, imprendendo a parlare della presunta provocazione, fa una efficace distinzione tra movente e scusante, dicendo che il primo e' rappresentato dal disquilibrio del centro intellettivo, causato da una causa interna, da una infezione, per cui male giunge ad apprezzare e a conoscere l' azione esterna che con la volonta' dell' agente si mette in relazione. La scusante invece deriva da uno squilibrio per una causa esterna che ha cozzato contro la volonta' e che ha dato l'impulso alla determinazione criminosa. Non si confonda dunque il movente dalla scusante. Qui, egli dice, non siamo nel caso di ammettere una causa esterna che abbia urtato il Feliciati perche' il Bruzzichelli nulla fece contro di lui. Qui e' il caso di dire che se vi fu causa a delinquere non ci fu scusante di provocazione.
L' arringa dell' avv. Falaschi.
L' avv. Falaschi, di parte civile, con la sua consueta eloquenza fa uno splendido esordio e fa notare che del Feliciati si e' voluto farne un uomo molto piu' brutale di quello che e'. Prega i giurati a volersi domandare se la morte del Bruzzichelli fu conseguenza di assassinio o di omicidio.
E' il Feliciati vittima dei suoi pravi istinti senza che nulla gli armasse la mano od e' egli omicida preordinato e preterintenzionale?
Afferma che vi fu un diverbio fra due persone che non si vedevano bene e provocazione da ambo le parti. Non siamo, egli dice, davanti ad un volgare assassino che uccide per malvagia brutalita', ma invece davanti ad un uomo pieno di collera ed ira. Aggiunge poi che per l'uomo irascibile bisogna essere piu' larghi nel determinare la provocazione che per un uomo flemmatico, e che tale irascibilita' sia valutata come attenuante del delitto commesso da Paris Feliciati.
Poi riafferma la preterintenzionalita', dice che i colpi furono dati senza una direzione, perche' in quel momento l' accusato era in preda all' impeto.
L' avv. Falaschi prosegue pregando i giurati a voler tenere presente anche le condizioni fisiche dell' imputato, perche' da tempo soffre anche di epilessia.
IL VERDETTO
il Presidente cav. De Caroli, fa il riassunto del dibattimento con chiarezza, precisione ed assoluta imparzialita'.
Nel loro verdetto i giurati hanno ammesso soltanto le circostanze attenuanti.
La Corte condanna il Feliciati a 15 anni di reclusione, alle spese ed ai danni.

- Tratto dalla Vedetta di Siena - Corriere dei Tribunali - dal giorno 17 novembre 1897 e successivi -



Montepulciano - piazza S.Agostino