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IL PORTONE DEL PALAZZO DEL "SENESINO"


Nei primi anni dell'Ottocento, Siena era stata occupata dai francesi che vi avevano insediato un'esigua guarnigione, mentre il governatore abitava per lo più nella vicina villa delle Quattro Torri.
Nel 1802 i preti della Val di Chiana pensarono a ribellarsi all'occupazione francese e di marciare su Siena.
Dopo una campagna di convinzione svoltasi per lo più attraverso le parrocchie, una folla di contadini della Val di Chiana marciò contro la città. Si dice che fosse capitanata dall'Arcivescovo di Arezzo, certo dal marchese Albergotti, e che fosse composta da diverse migliaia di persone.
I ribelli entrarono in Siena e ne cacciarono la guarnigione francese composta, come detto, da pochi militari. Si presero alcuni ebrei del ghetto che era sopra Salicotto, verso l'attuale via del Rialto, e li si mise allegramente a morte in roghi organizzati in piazza del Campo. Poi si divelse l'albero della Libertà che i francesi avevano piantato in piazza del Campo a distanza di pochi metri dal gavinone. Quindi una gentildonna senese, che l'opinione pubblica riteneva avesse una straordinaria consuetudine con il governatore francese, venne fatta sfilare nuda, a cavallo di un somaro , con il volto diretto verso la coda dell'animale, attraverso la città.
La torma ribelle, ovviamente disorganizzata e incapace della più elementare disciplina, decise di mettere a sacco le case dei ricchi. Si pensò quindi di mettere a sacco anche il palazzo Bernardi situato a pochi metri dalla chiesa di Sant'Andrea nella parte opposta della strada. Il Bernardi, vissuto verso la metà del '700, era stato uno degli ultimi cantanti castrati di cui si abbia memoria. Il cantante senese aveva raggiunto gran nome e gran fama, specie in Inghilterra, ove aveva a lungo soggiornato e dove veniva generalmente chiamato con il soprannone che ne evocava la cittadinanza: "Il Senesino", a Siena più allusivamente "La Senesina". Il Bernardi era rientrato a Siena probabilmente senza voce, ma con molti denari e soprattutto con molti splendidi mobili inglesi dell'esistenza dei quali erano venuti a conoscenza i ribelli aretini. Così con asce, coltelli ed altri arnesi da taglio si tentò di violare l'antico e resistente portone del palazzo. Ma il portone resistette al primo assalto e fu salvato dal secondo dall'arrivo in città dei reparti francesi giunti in soccorso della guarnigione vinta.

Ancora oggi, a oltre duecento anni di distanza, è possibile vedere i segni di quell'assalto sul portone del palazzo e questo perchè gli eredi del "Senesino" disposero in un testamento quanto segue:
Uno) che mai più il portone venisse riparato, ricordandosi così negli anni e nei secoli a venire quanto era avvenuto;
Due) che quel portone non venisse mai tenuto aperto, limitandosi l'accesso delle persone a quella porticina nella parte centrale del portone stesso ove, alla serratura apparivano i segni del tentato scasso.


palazzo Bernardi e portone