CAPITOLO II - FAMIGLIE DEL '900

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TICCI (1722-1924); osti/possidenti; Quercegrossa; dalle Badesse.
Anche se la vendita delle loro proprietà in Quercegrossa è ormai lontana nel tempo risalendo al 1924, molti ricordano ancora il sor Arturo Ticci e la sorella Alessandrina, la moglie di Giotto, membri di una famiglia il cui ruolo fu tra i più importanti nel paese essendo stati osti e possidenti per due interi secoli.
Guardando al passato remoto risulta la famiglia abitare alle Badesse nel primi due decenni del Settecento: nel 1712, infatti, Giuseppe di Michelangelo Ticci nasce al Mulino delle Badesse dove il padre è mugnaio da pochi anni essendo nel 1699 ancora residente a Rencine. E’nel dicembre 1701 che Michelangelo di Francesco Ticci prende in affitto il mulino della Badesse dalle Monache della Madonna, mentre dimorava provvisoriamente al podere Campo dei Fiori presso il mezzaiolo Cresti. Intanto, alcuni anni prima, veniva battezzata a Lornano Maria Caterina figlia di Santi di Marco Staterini "in loco dicto Caupona (Osteria) di Quercia Grossa". Gli Staterini sono osti a Quercegrossa e un dato successivo ci fornisce la risposta al come i Ticci entrarono a Quercegrossa. Il 15 febbraio 1722 si celebrò nella nostra chiesa il matrimonio fra Girolamo Ticci di Basciano e Caterina del fu Santi Staderini. Il 27enne Girolamo si accasò a Quercegrossa dove la sua discendenza ereditò l’osteria e sostituì gli Staterini nella conduzione del locale, prima direttamente poi, da fine Ottocento, dandola in gestione. Iniziò così l’attività commerciale dei Ticci alla quale abbinavano in un rapporto di mezzadria la coltivazione delle terre adiacenti all’osteria di proprietà delle Monache di S. Lorenzo, terre che acquistarono a fine Settecento insieme al podere di Sornano e Gardinina, quest’ultimo rivenduto nel 1787 allo Spedale di S. Maria della Scala per 1000 scudi. Il matrimonio di Girolamo cominciò subito a dare frutti con la nascita di Maria Costanza nel 1724 e di Antonio l’anno successivo. Nel 1726 è battezzata una figlia di Gaetano Ticci, fratello di Girolamo, a nome Maria Caterina e questo ci dice che tutta la famiglia di Michelangelo Ticci si era trasferita a Quercegrossa, ma Gaetano alcuni anni dopo, nel 1735, risulta oste all’osteria della Muraglia presso le Badesse. Il battesimo di Pavolo Santi figlio di Girolamo Ticci il 19 marzo 1736 ci dice che il compare Giovanni Battista Staderini del fu Santi è il fratello di Caterina che risulta essere oste alla Coroncina dove probabilmente è tornato lasciando Quercegrossa. Col passare del tempo si arriva al Natale del 1750 che la famiglia Ticci trascorre nel lutto per la morte di Caterina Staterini mentre Girolamo visse altri venti anni e se ne andò il 15 ottobre 1770 lasciando ad Antonio la conduzione dell’osteria. Quest’ultimo sarà il continuatore della dinastia ma stranamente non risulta presente nel censimento del 1767 quando figurano registrati soltanto l’anziano Girolamo dato di 78 anni "vedovo e proprietario di terreni" e il figlio Giovanni di 24 anni che "attende alla bottega".
Luigi
Con Luigi (1758), nato da Antonio e Maddalena Brogi la famiglia deve aver assunto un ruolo preminente nel paese essendo l’unico possidente residente stabile, e nello stesso tempo uomo influente e benestante ed è definito "magnifico" dal prete di Quercia in una registrazione anagrafica. Luigi vivrà a lungo e consegnerà la successione al figlio Antonio nato verso il 1796 e unico superstite di una numerosa prole avuta da Caterina Meriggiuoli. Se la vita fu benigna verso Luigi negli affari materiali e nella lunga vita, non altrettanto lo fu nel suo ruolo di padre. Infatti, dei tredici figli che Caterina gli diede nello spazio di venti anni, undici vennero troncati inesorabilmente in tenera o giovane età. Fra l’8 febbraio 1791 e il dicembre 1792, in tre parti diversi, Girolamo, Fortunato e Maria Angiola si spensero prima del mese di vita. Alle morti infantili si aggiunse la perdita dolorosa della primogenita Maria Annunziata di 12 anni avvenuta nel 1802. Fra tanti sopravvissero solo Antonio (1796 ca.) e Carolina sposa, nel 1815 di Francesco Minucci dei noti possidenti chiantigiani a conferma del livello sociale raggiunto dalla famiglia. Conseguenza del matrimonio e dei morti fu che nel 1815 all’osteria vi abitava Luigi, la moglie Caterina e il figlio Antonio di 20 anni. Una serva, Maria Ciampoli, li aiutava in casa e a bottega.
Antonio
Alla morte di Luigi nel 1831, Antonio, che nel frattempo ha sposato Agnese Lamioni (1803), continua l’attività familiare compresa quella di emulare il babbo nel numero dei figli: esattamente dodici. Ma, al contrario di Luigi, ebbe le sue soddisfazioni vedendo che Celso (2 aprile 1824) entrò in seminario a Siena e fu ordinato sacerdote; Luigi (1835) sposò Giulia Riccieri possidente di Pomona e Carolina (1844) si maritò a Quercegrossa il 15 marzo del 1871 con Giuseppe Paluffi altro possidente di Lucardo del Comune di Certaldo col quale i Ticci avevano già innestato parentela col matrimonio di Giuseppe (1839) con Alessandra Paluffi. Le nozze di Carolina nella chiesa di Quercegrossa vennero officiate dal fratello Celso. Lei di 25 anni e lui di 35 in una cerimonia che vide la presenza di alcune famiglie di proprietari. Ma ad Antonio furono riservati anche tristi momenti di lutto per la perdita di Anna, Pietro ed Emilio deceduti rispettivamente all’età di 19, 26 e 30 anni. Tra gli altri figli troviamo Giovanni (1826) e Cesare (1842). Lo stato d’anime del 1841 ci presenta una numerosa e gioiosa famiglia con otto giovani figli con la nota che "Tiene il primogenito di anni 17 in Seminario a Siena" e, riferendosi a Raffaello "In famiglia è chiamato Raffaello ma il suo primo nome di battesimo è Andrea". Alla morte dello stesso Antonio che "Visse carissimo a Dio e ai suoi", come riporta la sua lapide mortuaria murata nella cappellina di Petroio, nell’anno 1876, i beni di famiglia furono ereditati dai suoi figli, ma l’anno successivo le case di Quercia passarono alla sola proprietà di Cesare e il podere di Sornano al redivivo Giovanni che lo rivenderà nel 1891 per sparire di nuovo da Quercegrossa. Questo Giovanni, nato nel 1826, potrebbe essere un personaggio originale perché lo vediamo abitare nel 1854 a S. Rocco, a Cavaglioni, nella villa del marchese d’Elci insieme a un cugino e certi Pierallini.
Alla fine degli anni Settanta troviamo la famiglia Ticci definitivamente slegata. Infatti, oltre a Giovanni che probabilmente abita a Siena e Cesare a Quercegrossa nelle case di famiglia insieme alla moglie Clementina Paperini e la serva Assunta Vanni , abbiamo Luigi a Riccieri con i figli Pietro, sposato con Filomena figlia di Giorgio dei Mori di Vignale, la figlia Rosa e il fratello Raffaello accasatosi presso di lui. Infine, a Siena, Giuseppe con la moglie Alessandra e i figli Angela e Arturo vive in S. Andrea dove aveva posto la sua residenza fin dal 4 settembre 1863. A quel tempo di divisioni dovrebbe anche coincidere la cessazione dell’antico mestiere di osti e bottegai ammesso che ciò non sia già avvenuto molto prima della morte di Antonio. Comunque, con Cesare, che nel 1881 torna a Siena lasciando le case a un pigionale, si interrompe per un attimo la presenza dei Ticci in Quercegrossa.
Cesare morirà poi in Camollia nella parrocchia di S. Cristoforo il 28 marzo 1903 in età di 61 anni, coniugato ad Adele Dorini sua seconda moglie. Si dovrà attendere il 1887, per il loro ritorno, quando Giuseppe, rimasto vedovo, decise di usare la casa paterna come casa di campagna nella buona stagione insieme ai figli ormai adulti Arturo e Angela. L’estate 1888 però gli riserverà un brutto tiro. Angela si ammala e muore improvvisamente "tornata in villeggiatura morì a 23 anni fu sepolta alla misericordia di Siena. Viveva in S. Andrea". Due anni dopo, Giuseppe il 12 luglio 1889 rileva dal fratello Cesare l’intera proprietà dello stabile e riprende la residenza a Quercegrossa.
Nel frequentarsi come parenti Arturo e la cugina Rosa di Riccieri maturano un rapporto amoroso che li porterà ad unirsi in matrimonio nel 1892 seguito dalla nascita della figlia Alessandrina il 14 luglio 1893. Nonno Giuseppe non fece in tempo a veder crescere la nipote che il 15 giugno 1895 all’età di 56 anni morì ed ottenne il privilegio di essere sepolto nella cappellina del cimitero a Petroio. Il figlio maschio di Arturo, nato il 10 agosto 1898 porterà il suo nome e sarà l’ultimo Ticci di Quercegrossa. Non avendo più l’onere della bottega Arturo vive della rendita del podere di Quercegrossa, dell’affitto della bottega e dei suoi piccoli commerci e lavori come risulta nel censimento del 1921 dove Arturo è definito "bracciante di boschi" e il figlio Giuseppe "zappaterra" e paga le tasse per i possessi da terreni e fabbricati. Intorno al 1920 Giuseppe si era sposato con Ida Brogi, la figlia di Carlo, il futuro bottegaio. Ida, nata il 10 marzo 1902 può aver svolto un ruolo importante nella concessione della bottega ai Brogi. Alla vigilia della Prima guerra, il 19 febbraio 1914, Alessandrina in età di 22 anni si era maritata con Giotto Fontana, il fornaciaio di Riccieri. Questo matrimonio portò successivamente alla divisione della proprietà con il fratello Giuseppe nel 1921 e alla stessa data porzioni di beni di Giuseppe ed Alessandrina passano a Giotto Fontana. E’ il preludio alla partenza di Giuseppe che tre anni più tardi, nel 1924, cederà totalmente la proprietà rimasta alle famiglie Brogi, Castagnini e Tacconi e si trasferirà a Siena. Tornerà in visita con la mamma Rosa per la parentela con i Brogi e per i nipoti figli di Alessandrina. Quest’ultima, dopo un tormentato legame con Giotto, morirà prima del tempo il 6 gennaio 1929 all’età di 37 anni. Fu l’ultima Ticci di Quercegrossa. Erano trascorsi duecentosette anni da quando vi avevano messo piede.




TOGNAZZI (1801) - (1930-1982); (mezzadri) - (minatori); (Mucenni) - (Quercegrossa/Castello); da Vagliagli.
Grande sorpresa è stata lo scoprire che i Tognazzi, la famiglia del popolare "Fulmine", aveva già dimorato nel popolo di Quercegrossa fin dal lontano 1801. A quell’anno risale la prima registrazione di una defunta, certa M. Annunziata Tognazzi di Francesco del fu Giuseppe e della Maddalena Vanni del popolo di Quercegrossa. Sappiamo anche che la mamma Rosa veniva da Vagliagli e che in quel momento stavano come mezzadri nel podere di Mucenni, allora della nostra parrocchia, dove risulteranno ancora per un ventennio.


Nel 1806 figura come capoccio Antonio fu Giuseppe, fratello di Francesco, ma noi seguiremo le orme di quest’ultimo perché è lui l’antenato di Guido Tognazzi di Quercegrossa. Nel 1809 si registra la nascita di Luigi figlio di Francesco. Abbandonato il podere di Mucenni la famiglia quasi certamente si divide se nel 1822 Francesco è zappaterra a Vagliagli. Quasi trenta anni dopo, i suoi figli Luigi e Giovanni, cresciuti a Vagliagli e poi a S. Fedele, in un momento imprecisato si dividono, forse dopo la morte di Francesco e nel 1857 vivono separati al Palagio: Luigi come colono, Giovanni come bracciante. Si può fissare approssimativamente al 1850, l’anno in cui Giovanni si staccò dalla sua famiglia di contadini, allora al podere Liverano di S. Fedele. Nel ricordato 1857 al Palagio, Giovanni ha quattro figli, ma un solo maschio, Paolo al quale fanno compagnia le sorelle minori Maria, Filumena e Annunziata. Da allora il ramo di Giovanni Tognazzi è tenacemente rifiorito ad ogni generazione senza tuttavia raggiungere i livelli quantitativi di una media famiglia di quei tempi. Egli riprese l’attività di zappaterra che già era stata del babbo Francesco e così continuarono i suoi discendenti tra il Palagio, il Poggio di Vagliagli e Quercegrossa, con la sola differenza che da salariati nel mondo dell’agricoltura si trasformarono in minatori. Illustrando meglio la situazione anagrafica dei Tognazzi troviamo che nel 1859 vive al Palagio il pigionale Giovanni di 48 anni con la moglie Rosa Vanni e le figlie Maria di 15 e Annunziata di 6. Il figlio maggiore Paolo di 19 anni è "coscritto" cioè sotto le armi del Granduca e successivamente del Regno d’Italia facendo ritorno a casa dopo diversi anni di ferma. Anche Filomena è assente, forse è garzona di qualche contadino. Giunte all’età da marito Maria sposerà il colono Antonio Lucchesi di Liverano e Filomena Luigi Olmastroni del Palagio, bracciante anche lui. Muore Giovanni e nel 1887 Paolo assume la guida del piccolo nucleo formato ora da cinque persone; ma soltanto lui è in grado di lavorare avendo con sé l’anziana mamma, la moglie Emilia Sancasciani di 53 anni e i figli Giovanni (7 marzo 1877) di 10 anni ed Erminia nata il 3 settembre 1883. Non si conosce la data di morte di Paolo e di Emilia, ma si sa che Giovanni prese in moglie il 19 novembre del 1898, Fortunata Panti a S. Fedele "ambedue di questo popolo" e forse dopo questo matrimonio si trasferirono al Poggio di Vagliagli, lasciando i vecchi genitori a S. Fedele. Giovanni iniziò a lavorare nelle miniere di Lilliano e si racconta che da minatore partiva a piedi da Vagliagli con la sporta e una cipolla dentro, diretto alle miniere. Il matrimonio incominciò subito a dare i suoi frutti e il 5 gennaio 1902 nasceva Guido a Vagliagli che avrebbe seguito fin da giovane la professione del padre.
Tognazzi Mauro Bisogna aspettare il 1910 per vedere la nascita della seconda figliola, Ida, e poi il 1915 per Giovanna detta “Antinesca”. Sono anni di duro lavoro per tirare avanti la piccola famiglia, ma passano, e i ragazzi crescono e Giovanni con Guido decidono di trasferirsi a Quercegrossa, senz’altro per avvicinarsi alle miniere. Qui, risultano presenti fin dal 1930 e abitano nel palazzo di Giotto. Il 6 febbraio 1932 Guido si sposa a S. Leonino con Gina Giachini di Cesare e Maria Migliorini, e l’anno successivo nascerà Mauro. Intanto al vicino Castello abita un certo Giovanni Bandini. Per farla breve il 16 febbraio 1933 Ida e Giovanni si sposarono e Ida, che va ad abitare col marito al Castello, porta con sé il babbo Giovanni, la mamma Fortunata e la sorella Antinesca, lasciando così l’appartamento in Quercegrossa a Guido e Gina. Il 19 ottobre del 1936 sarà la volta di Antinesca a celebrare il suo matrimonio a Quercegrossa con Pasquale Sorri, che la condurrà Siena. Pochi anni dopo, nel 1938/39, Giovanni Bandini con i suoceri trasloca dal Castello e torna in un appartamento di Giotto vicino a Guido. I vecchi Tognazzi vi abiteranno ancora per qualche anno: pochi per Fortunata che vi muore quasi subito l’8 luglio del 1940; qualcuno in più per il nonno Giovanni che se ne andò il 19 novembre 1954: "Giovanni da vecchio va a Passeggeri a lavorare all’agricola. Non sapeva andare in bicicletta e andava a piedi anche a Siena, a trovare la figliola": una vita trascorsa camminando. Il figlio Guido, continuò il suo lavoro di minatore, correndo anche alcuni grossi rischi professionali, ma riuscì a sopravvivere e raggiunse gli 80 anni che aveva quando morì il 2 luglio del 1982. Lo chiamavano "Fulmine" per il suo fare deciso e scattoso, ma mai cattivo e il tutto con l’immancabile sigaretta in mano. Per cinquanta anni aveva fatto parte del paese divenendo uno dei personaggi più famosi. L’altrettanto conosciuta Gina Giachetti, sua moglie, visse a lungo fino al 1 gennaio 1993. Il figlio Mauro, apprendista ciabattino nella bottega del Cappelletti, trovò poi lavoro a Certaldo e vi si trasferì dopo aver sposato a Quercegrossa Ofelia di Ezio Nencioni. Sfortunato quanto ottimo ragazzo, ebbe gravi problemi cardiaci che lo condussero alla morte. I suoi figli vivono ancora là.

Mauro Tognazzi




TORZOLI (1921 ca. - 1985 ca.); mezzadri/operai; Belvedere/Quercegrossa; da Vagliagli.
Torzoli o Torsoli, e quando si dice Torsoli a Quercegrossa si intende Agostino detto Gosto che vi ha abitato dagli anni Trenta, fino al giorno in cui, avanti negli anni, fu ricoverato in Commenda. Conosciuto in tutto il circondario per la sua professione di boscaiolo, fu operaio e commerciante nel suo settore. Ma la famiglia Torsoli era contadina fin dai tempi di Cispiano nel comune di Castellina in Chianti, dove abitavano nel 1876 nel podere del Poggetto di proprietà dei sig.ri Chiostri. Il capo di casa Giuseppe del fu Luigi e della Bogi Orsola, coniugato con Anna Casamonti ha già quattro figli e tra questi il Giovanni che tra il 1921 e il 1925 andrà ad abitare il podere di Belvedere di Quercegrossa. Lasciato Cispiano e la famiglia, alla fine del secolo, Giovanni (1859) si sposta al Colombaino dell’Aiola nel popolo di Vagliagli dove lo troviamo nel 1911 con la moglie Giuseppa Pierini e i suoi cinque figli che elencati in ordine cronologico sono: Marianna (1898), Giuseppe (1900), Agostino (1904), Alduina (1907) e Carlo (1910) ai quali va aggiunta Teresa che forse è fuori casa come garzona da qualche parte. Naturalmente sono coloni nonostante la famiglia abbia una forza lavoro molto ridotta a causa della giovane età dei figli, ma evidentemente sufficiente per mandare avanti il piccolo podere. Nel 1913 arriva un altro maschio: Settimio, nato al Colombaino. Il passo successivo li vede arrivare a Belvedere in un anno da collocare tra il 1921 e il 1925, ma potrebbe trattarsi del 1921 in quanto al censimento di quell’anno il podere risulta abitato da una sola famiglia invece delle solite due. Nel 1927 si sposa Teresa e nel 1934, il 28 maggio, Giovanni di 74 anni lascia questo mondo. Fu in questi anni che Agostino insofferente alle regole del capoccio (il fratello Giuseppe) e animato da spirito di indipendenza, lasciò la famiglia per sistemarsi a Quercegrossa nelle case di Giotto dove continuerà una propria esistenza. Qualche anno ancora e anche Giuseppe l’8 giugno 1938 abbandona Belvedere per ritornare a Vagliagli con la moglie Serafina Sancasciani e i figli Fiammetta, Orfella ed Enzo. Agostino a Quercegrossa ospiterà la sorella Alduina conosciuta come "la Pirilla" con la nipote Rita (1931). Quest’ultima partirà il 13 novembre del 1961 sposando a Quercegrossa Marcello Giannetti. Alduina Torsoli era partita per Siena il 24 dicembre del 1923, probabilmente a servizio. Intorno al 1946/47 e per un anno circa le due donne, per motivi che non conosciamo, furono ospitate nella canonica da don Luigi Grandi. La morte di Alduina e di Gosto nella Casa di Riposo in Campansi negli anni Ottanta, mise fine alla presenza dei Torsoli a Quercegrossa.




TOZZI (1937/38 - 1944); mezzadri; Magione; da Siena.
Andrea Tozzi Alla Magione al tempo dei Grassi, dei Carletti e dei Sarchi, abitavano anche i Tozzi. Modesta famiglia colonica di sei componenti arrivati alla Magione forse nel 1937/38. Giuseppe e Giuseppa con tre ragazzi e lo zio anch’esso Giuseppe. Il più piccolo Siro di 2/3 anni, il maggiore Andrea di 14 e Aurelio di 7/8. Tutti i componenti escluso lo zio Giuseppe Lorenzetti, zio della mamma Giuseppa Fontani, erano nati a Siena, forse in qualche podere delle Masse. Giuseppe del fu Andrea, il capofamiglia di 36/37 anni, si era maritato a Monteliscai con la detta Giuseppa nel 1925. Partirono nel 1944 per ritornare verso Siena. Non ebbero molto rilievo a Quercia e di loro non si conservano ricordi particolari. Nel 1950 Andrea ritornò per sposare Anna Sequi nella chiesa di Quercegrossa.

Andrea Tozzi




TRAVAGLI (1927 - d. f.); mezzadri/minatori; Quercegrossa.
Gino Travagli, garzone e minatore a Quercegrossa, ed è spontaneo aggiungere "detto il Coccheri". E’ così, infatti, che Gino veniva unanimamente chiamato. Di lui si sa che rimasto orfano di entrambi i genitori, il babbo si chiamava Pietro e la mamma Severina Prosperi di Pievasciata, fu preso in casa da Giuseppe Morrocchi, come garzone, e da lui ereditò il soprannome "Coccheri". Era nato nel 1904 e si ricorda che sia rimasto orfano in giovane età, forse intorno al 1914/1915; comunque non ci sono notizie della famiglia Travagli anteriori alla nascita di Gino. Nel marzo del 1927 fa la sua comparsa a Quercegrossa al seguito del Morrocchi e va ad occupare il secondo podere di Casagrande dei Mori, lasciato libero dai Baroncelli. Gino, dal 24 ottobre del 1926 ha messo su una sua famiglia sposando Pia Galassini a Castellina in Chianti. Pia, infatti, abitava il podere detto Il Monte in una numerosa famiglia di oltre venti componenti ed era figlia di Gabbriello ed Eva Rustioni. La permanenza a Casagrande si protrarrà per quindici anni e terminerà con l’improvvisa morte di Giuseppe Morrocchi. In quegli anni di lavoro al podere e di tranquilla vita paesana a Gino erano nate tre femmine: Orietta nel 1927 (Pia era incinta di lei quando tornarono a Quercegrossa), Albertina nel 1930 e Maria nel 1932. Con la morte dello “zio” Giuseppe era rimasto in casa con cinque donne, tra le quali le figlie in giovane età: in queste condizioni era impossibile tenere il podere. Ma la decisione di lasciare era nell’aria da molto tempo perché Gino, si dice, aveva prestato dei soldi a Giotto per finanziare i lavori per la costruzione di un alloggio a fianco del castro del Losi, da scontare poi con l’affitto in sette/otto anni. Lasciato il podere e la mezzadria, Gino si ricicla minatore a Lilliano, dove diventerà esperto artificiere. Poco tempo dopo però Giotto Fontana vende l’appartamento promesso a Gino e ne seguì qualche questione prima di accordarsi e realizzare alcune stanze al piano terra sottostante dove Gino si trasferì e dove finirà i suoi giorni il 30 maggio del 1982. Pia le sopravvisse di otto anni fino al 12 luglio 1990. Le tre figlie si sistemarono tutte: Orietta il 30 dicembre 1944 con Angelo Sestini di Gaggiola; Albertina col Barbagli di Siena e Maria con Mario Bernabei di Fonterutoli. Qui terminano le notizie anagrafiche di questa piccola e conosciuta famiglia della Quercegrossa dagli anni Trenta a oggi.

Maria Travagli (a sinistra) con Pierina, la signorina Bruna, Luigina e Annunziata.







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