TERNI   GIORGIO
(Vittorino) 7/22

- detto anche Razzo e Buzzichello -

Nato a Cinigiano (GR) il 4 settembre 1932
Morto a Siena il 16 luglio 2000

1. 2 luglio 1953 NICCHIO Turbolento
2. 16 agosto 1953 PANTERA Lirio
3. 2 luglio 1954 ONDA Gaudenzia
4. 16 agosto 1954 NICCHIO Rosella
5. 5 settembre 1954 ¹ LEOCORNO Gaudenzia
6. 2 luglio 1955 NICCHIO Vermiglia
7. 16 agosto 1955 TORRE Sturla
8. 16 agosto 1956 NICCHIO Tanaquilla
9. 2 luglio 1957 CHIOCCIOLA Tanaquilla
10. 16 agosto 1957 NICCHIO Belfiore
11. 16 agosto 1958 DRAGO Gaudenzia
12. 2 luglio 1959 NICCHIO Metallina
13. 2 luglio 1960 TORRE La Gigolette
14. 16 agosto 1960 NICCHIO Uberta de Mores
15. 4 settembre 1960 ¹ TORRE Archetta
16. 5 giugno 1961 ¹ NICCHIO Uberta De Mores
17. 2 luglio 1961 NICCHIO Elena de Mores
18. 16 agosto 1961 TORRE Salomè de Mores
19. 2 luglio 1962 BRUCO Capriola
20. 16 agosto 1962 NICCHIO Elena de Mores
21. 2 luglio 1963 NICCHIO Coraggio
22. 16 agosto 1964 LEOCORNO Arianna

¹ Palio straordinario.



Giorgio Terni impara ad andare a cavallo sin dalla più tenera età al modo dei montanari, con il solo ausilio della cavezza e delle ginocchia senza la sella e le briglie attraverso i luoghi impervi tipi delle zone limitrofe al Monte Amiata dove era nato (a Monticello Amiata, frazione di Cinigiano). Dopo essersi temprato negli ambienti "roventi" delle corre di provincia approda al Palio più famoso e illustre, quello di Siena nel 1953. Il suo nome rimarrà indissolubilmente legato a quello della cavalla Gaudenzia, da lui allenata e alla quale la scrittrice americana Marguerite Henry dedicherà un libro intitolato "Gaudenzia, gloria del Palio".
Il Nicchio lo ingaggia per il Palio di luglio, e proprio nella contrada dei Pispini Vittorino troverà una stabile dimora fino alla fine dei suoi giorni. Si distingue sin dalle prime prove nonostante il cavallo Turbolento (sic!) non fosse tra i favoriti; il giorno del Palio parte alla grande riuscendo a rimanere in testa fino alla caduta alla seconda curva del Casato. Il Palio è vinto dalla Tartuca ma Vittorino si è ben destreggiato e riesce subito ad entrare nel cuore dei contradaioli del Nicchio.
Mancando il Nicchio dal lotto delle dieci contrade ad agosto corre nella Pantera senza però lasciare tracce. Il 1954 è invece l'anno della sua consacrazione ma anche quello che maggiormente è segnato dal binomio Vittorino-Gaudenzia. A luglio la cavalla storna va in sorte all'Onda che si accorda con Vittorino riunendo per la prima volta in Piazza un binomio indissolubile durante tutto il resto dell'anno. Vittorino si dimostrerà sempre fantino freddo e potente, resistente allo sfiancamento della mossa come nessuno. Gaudenzia è cavalla di indole dolce e mansueta ma precisa nell'affrontare le traiettorie e molto veloce. Nonostante la partenza di rincorsa l'accoppiata scatta in testa e domina una corsa passata alla storia anche per essere stata la prima trasmessa in diretta televisiva.
La cronaca del Palio di agosto sembra esser stata scritta da uno sceneggiatore cinematografico talmente fu imprevedibile nello sviluppo e commovente nell'epilogo. Il Nicchio torna in Piazza e Vittorino fedelmente vi si accasa sin dalla prima prova montando la cavalla Rosella; Gaudenzia invece tocca in sorte alla Giraffa montata da Marino Lupi detto Veleno ed è tra le indubbie favorite. La Giraffa parte prima ma dopo la seconda curva del Casato Veleno cade lasciando Gaudenzia "scossa" mentre dalle retrovie Vittorino e Rosella rinvengono fino a prendere la prima posizione alla seconda curva di S. Martino. Gaudenzia però non molla e quando sta per riprendere nuovamente il Nicchio Vittorino è costretto a "nerbarla" per impedirle il passaggio, fino a quando giunta a pochi metri dal traguardo finale la cavalla abbassa la testa e passando sotto il nerbo del suo allenatore lo beffa portando il trionfo nella Giraffa. Finita la corsa Vittorino corre ad abbracciare la cavalla nonostante la disperazione per il Palio sfumato mentre lo stesso proprietario dell'animale, Benito Giachetti, piange in quanto appassionato nicchiaiolo (!)...
A settembre dello stesso anno in occasione del Palio straordinario in onore dell'Anno Mariano si ricompone la coppia Vittorino-Gaudenzia, questa volta per i colori bianco-arancio del Leocorno. Partendo ancora di rincorsa Vittorino è abile nell'evitare l'imbottigliamento creatosi alla partenza e a condurre Gaudenzia in testa già alla prima curva di S. Martino e nonostante alcune nerbate ricevute: la vittoria è ancora una volta chiara e limpida. Nel 1955, ancora nel Nicchio, vede trionfare il grande Giuseppe Gentili detto Ciancone nel Bruco dopo una buona partenza ancora di rincorsa. Seguono tre palii senza vittorie mentre nell'agosto del 1956 Gaudenzia vince il suo quarto palio per l'Istrice.
Nel luglio del 1957 arriva la terza vittoria per i colori giallo-rossi della Chiocciola montando la forte Tanaquilla dopo aver preso la testa al primo S. Martino e rintuzzando i tentativi di rimonta della Tartuca, contrada rivale della Chiocciola. Ad agosto giunge finalmente la prima vittoria per i colori del Nicchio (quarta assoluta) montando il cavallo Belfiore e conducendo una gara all'insegna della regolarità e del ragionamento mentre nelle retrovie gli avversari si affannano nell'inutile tentativo di rimontare.
La turbolenze durante la mossa dell'anno prima gli procurano la squalifica per il palio del luglio 1958. Ad agosto corre nel Drago montando la "sua" Gaudenzia ma non riuscendo a vincere. Palio incolore nel Nicchio nel luglio del 1959 mentre un'altra squalifica lo ferma ad agosto.



La quinta vittoria arriva nell'agosto del 1960 nel Nicchio montando la fortissima cavalla Uberta che vince anche nel Palio straordinario di settembre montata da Ciancone per la Civetta. Nuovo Palio straordinario nel giugno del 1961, ma questa volta Uberta tocca in sorte al Nicchio mentre l'altra accoppiata favorita è formata da Ciancone e Salomè (sorella di Uberta): la corsa è dominata dai due fuoriclasse ma è Vittorino ad avere la meglio senza correre mai grossi rischi. Adesso le vittorie sono sei e dopo soli sette anni in Piazza: sullo spessore del fantino amiatino non vi sono ormai più dubbi.
Nel luglio del 1961 continua la "dittatura" di Uberta che montata da Rosario Pecoraro detto Tristezza porta il popolo dell'Istrice in trionfo. Ad agosto va nella Torre a montare Salomè ed ancora una volta è costretto a partire di rincorsa: quando entra tra i canapi la nemica Oca con Ciancone su Capriola è rigirata e quindi subito fuori gioco. La corsa è dominata dalla Tartuca con Tristezza e la solita Uberta, ma Vittorino non demorde e all'ultima curva approfitta di un errore del fantino avversario prendendo la testa e andando a trionfare.
Il 1962 è invece un anno piuttosto mediocre: a luglio un palio senza acuti nel Bruco, ad agosto una caduta nel Nicchio al primo giro. Le scorrettezze alla mossa del palio successivo del luglio 1963 portano invece alla squalifica per due palii.
Torna in piazza nell'agosto del 1964 correndo nel Leocorno senza brillare sull'ottima cavalla Arianna.
Nel luglio del 1965 indossa di nuovo il giubbetto del Leocorno montando la difficile cavalla Zanetta. Alla terza prova l'animale è nervosissimo e forza il canape disarcionando il fantino. Sembra una banale caduta come ce ne sono tante nel Palio ma il dolore all'avambraccio destro non ne vuol sapere di andarsene. La diagnosi è di quelle che bastano da sole a sconvolgere la vita di un uomo: Vittorino non potrà più correre a cavallo perché la frattura è più grave del previsto e un altro eventuale incidente potrebbe avere serie ripercussioni sulla sua salute. Lo sforzo economico della Contrada del Nicchio per l'intervento chirurgico da parte di uno dei migliori ortopedici dell'epoca è purtroppo vano, e la brutta frattura rimediata costringerà l'amato fantino a indossare a vita un manicotto di cuoio per dare rigidità all'osso. Dalle stelle alle stalle. Che non sono più quelle vivide e maleodoranti dove riposano e si nutrono i suoi amati destrieri, ma piuttosto quelle buie e ovattate della solitudine e della tristezza di un uomo caduto troppo in fretta e in maniera troppo banale, quando era ancora eroe di popoli appassionati, delizia per alcuni e inevitabilmente croce per altri.
Vittorino muore all'età di 68 anni, divenuto ormai un senese nicchiaiolo adottivo a tutti gli effetti.

Biografia tratta da wikipedia



Mario Savelli racconta

    






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