LASCHI   DOMENICO
(Bechino)

Non essendoci pervenuta una completa documentazione, non sappiamo quanti Palii abbia effettivamente disputato. Sappiamo comunque che corse:

2 luglio 1743 SELVA Morello dell'oste delle Donzelle
16 agosto 1744 PANTERA Morello del Maddali
2 luglio 1745 GIRAFFA Baio del Bonucci
2 luglio 1746 VALDIMONTONE Sauro di P.Giorgi
2 luglio 1747 TORRE Baio di D.Bambini
16 agosto 1747 ISTRICE Grigio del Fantozzi
2 luglio 1748 NICCHIO Baio di P.Giorgi
16 agosto 1748 DRAGO Baio di P.Becarelli
16 agosto 1749 CHIOCCIOLA Baio
5 luglio 1750 GIRAFFA Sauro
2 luglio 1752 CHIOCCIOLA Sauro della Posta di Siena
17 agosto 1752 AQUILA Sauro di S.Chiti



Archivio Contrada della Selva


Intorno al 1745 nel Patrimonio Resti 1882 dell'Archivio di Stato, compare più volte come giardiniere della Compagnia della SS.Trinità del Valdimontone un certo Bechino. "A Bechino per aver riallacciato le viti dell'orto...".



Secondo l'Anonimo, il Bandiera e il Gagliardi avrebbe vinto anche il Palio di luglio del 1749 nell'Aquila e secondo l'Anonimo e il Bandiera avrebbe inoltre vinto anche il Palio d'agosto dello stesso anno nel Nicchio.
Secondo il Bandini avrebbe infine vinto anche il Palio di agosto del 1750 nella Selva.
Alcuni autori, fra cui Cecchini e Neri, assegnano a Bechino 9 vittorie.
Nell'Elenco Generale quelle stesse vittorie sono così attribuite: le prime due a Bechino, le successive tre a Domenico, la sesta di nuovo a Bechino e le ultime tre a Laschi.
Alcuni autori attribuiscono inoltre a Bechino anche la vittoria nel Palio dell'agosto 1747 che Cecchini e Neri assegnano invece, in modo poco convincente, a Ministro.
Evidentemente si è presunto che Domenico e Laschi non fossero altro che il nome ed il cognome di Bechino.
Consultando le altre fonti tuttavia, mentre la corrispondenza fra Domenico e Bechino appare verosimile (alcuni indicano Domenico, altri Bechino) non altrettanto può dirsi per Laschi.
Infatti il fantino vincitore dei Palii del luglio 1752, agosto 1757 e luglio 1761 è da tutti sempre indicato come Laschi e mai come Bechino.
È pur vero che nel manoscritto riportato dallo Zazzeroni il nome di Bechino figura fra parentesi dopo quello di Laschi e ciò può essere all'origine del possibile equivoco.
Se tuttavia Bechino e il Laschi fossero stati la stessa persona, non si spiega perchè tutti gli autori di manoscritti avrebbero dovuto contemporaneamente cominciare a chiamare Laschi il fantino che prima avevano sempre chiamato Bechino.
Altri indizi accreditano l'ipotesi della non identità: l'assegnazione al Laschi di un soprannome, il Lasca, che è difficile concepire come altemativo al consolidato Bechino, e l'indicazione, da parte del Gagliardi nella cronaca del 1752 della provenienza del fantino (Laschi di Vistrigona) solita accompagnarsi, come è logico, alla citazione di un fantino non conosciuto, come invece sarebbe stato Bechino, che oltretutto viene indicato come maremmano dal Bandini e come originario di Belforte dal Macchi.
Per tali considerazioni, abbiamo scelto, pur rimanendo nel dubbio, di considerare distintamente il Laschi e Bechino.
Infine ci piace riportare la cronaca del Palio del luglio 1745 con le parole dell'Anonimo che, insieme ad altri autori, attribuisce a Bechino la vittoria anche di questa carriera, in contrasto con altri che invece danno come vincitore un tale Barbarisco: "si fece il solito Palio e lo vinse la Giraffa correndoci Bechino, benché ritenesse il cavallo e in tutte tre le girate andasse in San Martino, e divenisse in conseguenza più volte l'ultimo, nonostante prima degli altri giunse al segno della vittoria".

Notizie ricavate da "Ora come allora" di E.Giannelli e M.Picciafuochi

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