2 luglio 1931
AQUILA



L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei cavalli, su quelli dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente

Tordina LUPA Garibaldi
M. di E.Tiezzi ISTRICE Smania
Zola PANTERA Sgonfio
Girardengo II TARTUCA Ganascia
Tripoli GIRAFFA Nocciolino II
Beppina NICCHIO Tripolino *
Ida BRUCO Morino III
Grillo DRAGO Memmo
Vittoria LEOCORNO Napoletano *
Lina AQUILA Cittino

MOSSIERE: Guglielmo Ricci


     



CAPITANO: Aldo Gianni
PRIORE: Alberto Tailetti

La contrada non vinceva dal 16 agosto 1906
Unico Palio vinto da questo fantino




  

Ritorno al successo per l'Aquila dopo venticinque anni di astinenza. Così come nell'agosto 1906, principale antagonista dell'Aquila è la Lupa. La Contrada del Casato affida Lina, leggermente infortunata, al Cittino, con il quale già erano stati presi accordi durante l'inverno. Nella Lupa, sulla Tordina, conosciuta anche come Elsa, c'è Garibaldi, che arriva dalla Giraffa per sostituire Staggino. Nelle prove niente di rilevante, tutte le contrade fissano subito con i rispettivi fantini, la terza non viene corsa per la pioggia. Garibaldi arriva al Palio in condizioni psicologiche precarie, il fantino della Lupa cade nell'Entrone ed in maniera molto goffa fra i canapi, provocando confusione e ritardo. All'ingresso dell'Aquila di rincorsa, Garibaldi è però il più lesto e si porta in testa. Al primo San Martino però l'Aquila passa al comando, il duello fra Cittino e Garibaldi è serrato, gli altri fantini fanno da comparsa, potendo contare su soggetti nettamente inferiori a Lina ed Elsa. Al terzo Casato la svolta decisiva, Garibaldi è sul punto di sferrare l'attacco decisivo, Elsa è molto più fresca di Lina. Ma Cittino riesce a parare il fantino della Lupa che cade rovinosamente. Per l'Aquila è fatta, Cittino, figlio del grande Cispa, alza per la prima ed ultima volta il nerbo.

(Da "Daccelo!" di Roberto Filiani)