2 luglio 1867
NICCHIO



CAPPOTTO REALIZZATO DA BACHICCHE

L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente

M. di A.Fenzi DRAGO Merciai Primo *
B. di G.Ciabattini CHIOCCIOLA Il Matto *
M. di E.Cecconi NICCHIO Bachicche
B. di G.Ciabattini ISTRICE Gambino *
B. di L.Grandi TARTUCA Girocche
B. di A.Orlandini ONDA Romano
M. di G.Merlotti VALDIMONTONE Mecarello
M. di A.Amaddii LEOCORNO Cecco *
B. di A.Capperucci PANTERA Mascherino
B. di P.Pasquinuzzi GIRAFFA Garzone

GIUDICI DELLA MOSSA: G.Battista Paluffi e Jacopo Giannini

CAPITANO VITTORIOSO: Santi Vasai
PRIORE VITTORIOSO: Federigo Prosperi

La contrada non vinceva dal 16 agosto 1854
Il fantino non vinceva dal 3 luglio 1864




L'anno scorso non furono fatte le due solite Carriere alla Tonda, motivo che vi era la Guerra dell'Indipendenza Italiana. Carriera poco bella furono date tre mosse motivo che i fantini non volevano stare al tempo, in fine alla terza le misero tra i due canapi, e scapparono primi, Pantera, Tartuca, e Istrice, Montone, e Nicchio, fino a S. Martino ci seguì molte nerbate, che si trovonno in complotto Pantera, Tartuca, e Istrice; la Pantera chiappò la Tartuca, e la portò in S. Martino; l'Istrice essendo dalla parte di fuori li convenne andarci ancora a lei, sicchè essendo andato in S. Martino tre dei meglio cavalli riuscì una brutta corsa, rimase primo il Nicchio e si mantenne sino a vincita di Palio, il Montone li si era molto avvicinato, ma non potè mai passarlo. Nella primavera di quest'anno 1867 avvenne un grave scontro tra contradaioli della Selva e della Pantera nel Fosso di S. Ansano. Si ignorano le cause che portarono al diverbio; nello scontro rimase ferito da arma da taglio un certo Chiappini detto Faina ondaiolo che si trovava in compagnia dei contradaioli della Pantera. Questa notizia, che è riportata nel manoscritto «Il Palio di Siena dal 1865 al 1940», da Alberto Comucci è documentata secondo la testimonianza di Alceste Calvani selvaiolo il quale - come riporta il Comucci -« conta ora (1932) la rispettabile età di anni 91». La rissa, secondo la narrazione del Calvani, ebbe un seguito nell'anno 1871. Il selvaiolo Antonio Mancianti detto Beppe, di anni 41, calzolaio, fu ferito a morte da certo Bifino della contrada della Pantera, sellaio, che, a sua volta, nell'anno 1874, fu trovato morto nel Fosso di S. Ansano. «Verso il 1867 - scrive sempre il Comucci - un pugno di uomini irrequieti tenevano in suggezione la Città. Quasi ogni Sera la cronaca doveva registrare qualche fattaccio che si commetteva unicamente per brutale malvagità. L'ottimo sacerdote Giuseppe di Belisario Donati, uomo probo, onesto, amato e stimato da tutti, stava rincasando alla sera, senza il più lontano motivo, ad un tratto gli viene inferto nelle spalle un pugnale da ridurlo in fine di vita. Nel di 11 Aprile 1867, spirava sinceramente compianto dall'intera cittadinanza. Povero vecchio, aveva 74 anni, la sua principale occupazione era la preghiera. Verso quest'epoca un nucleo di pessimi soggetti dediti al male con dimora in Camollia, turbolenti, si compiaceva dar corso ad atti deplorevoli; si distinguevano dalla penna verde che portavano al cappello. Vivevano da veri spavaldi commettendo soprusi e prepotenze infondendo timore nella Cittadinanza. Due feroci ed atroci fatti di sangue misero in costernazione la Città. I protagonisti non sono affigliati ad alcuna setta, ciascuno agisce per proprio conto e per spirito di brutale malvagità. Sono dei mostri con effige umana. Il movente del delitto per quanto ricordiamo fu il furto. Certo Cambi, si insinua al domicilio di un orologiaio col pretesto di chiedergli lavori della sua professione; ritorna in casa di costui e senza tanto meditare lo uccide barbaramente. Un tale del quale ci sfugge il nome, alto di persona, che dopo essere stato sotto le armi attendeva al mestiere di stalliere, non sappiamo quali mezzi usasse, si insinuò in casa di un tale che aveva fama di danaroso, e se la mente non ci tradisce, abitava nella strada che conduce alla Chiesa di San Domenico. Sullaure era il nomignolo di costui non pensando affatto al criminoso proposito del giovane stalliere lo accolse in casa. Egli con barbaria inaudita lo uccise scannandolo, quindi posto il cadavere in un sacco lo gettò per lo scarico di S. Domenico. In quel tempo tra la località San Domenico e l'altra presso il Gioco del Pallone eravi un precipizio che a poco a poco è andato a sparire col getto della terra, rottami di rifiuto ecc. veniva ivi portata dai barroccini. Ove attualmente vedesi il largo viale fiancheggiato da alberi era in quell'epoca lo scarico. È d'uopo convenire, troppo spesso avvenivano allora atroci fatti di sangue e con premeditazione da far ritenere avesse il popolo un animo perfido ed una pessima educazione. E l'uccisione del povero Perseto vetturale, istriciaiolo, avvenuta circa l'anno 1872 prova sempre più fino alla evidenza di cosa fosse capace la brutalità di certi animi e con quanta ferocia si accarezzasse la vendetta. Questo fattaccio ebbe la sua origine da un lieve dissidio che sembrava composto, tra alcuni nicchiaioli ed istriciaioli a proposito del Palio del 2 Luglio 1867 vinto dalla Contrada del Nicchio. Si riaccesero gli animi per il fatto che il protagonista dell'efferato delitto, certo Lotti Cesare di circa 22 anni di età, nicchiaiolo, lavorando col maestro muratore Cinotti avente lavori in Camollia doveva transitare da quella via. Mentre l'infelice Perseto istriciaiolo con altri amici se ne stava pacificamente facendo colazione in una osteria situata a pochi passi dalla sede della Contrada dell'Istrice, il Lotti a tradimento con un colpo di arma tagliente alle spalle lo faceva cadere esanime al suolo».

(Da "Le Carriere nel Campo e le feste Senesi dal 1650 al 1914" a cura di Antonio Zazzeroni)