16 agosto 1852
VALDIMONTONE



L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

B. di A.Savini NICCHIO Campanino
G. di L.Rigaccini AQUILA Saltatore
M. di A.Bianciardi TORRE Piccolo Campanino
M. di A.Orlandini PANTERA Palloncino
M. di L.Grandi VALDIMONTONE Gobbo Fenzi
M. di M.Guglielmi CIVETTA Cilla
M. di L.Barbetti OCA Gobbo Saragiolo
G. di F.Fanetti ISTRICE Pilontra
M. di M.Guglielmi DRAGO Partino Minore
B. di P.Bandini SELVA Stralanchi

GIUDICI DELLA MOSSA: Orazio De Vecchi e Assunto Grassellini

CAPITANO VITTORIOSO: Giuseppe Bellaccini (f.f.)
PRIORE VITTORIOSO: Orazio de Vecchi

La contrada non vinceva dal 16 agosto 18xx
Unico Palio vinto da questo fantino




Vinse la Contrada del Val di Montone correndovi per fantino Bianchi Antonio detto il Gobbo Fensi (sic ma Gobbo Fenzi) del Val d'Arno nella cavalla di Luigi Grandi di Siena. Le comparse indossarono il vestiario di gala, e facevano un magnifico, e sorprendente colpo d'occhio per l'ordine alternativo delle 34 bandiere, duci, paggi. Le bande del Comune, e dei Filarmonici, truppa a piedi in difetto di cavalleria, il carro, i barbereschi, i fantini ecc. Terminato il giro, le comparse vennero disposte in ordinanza alla pianata, e i fantini furono introdotti nel Cortile del Pretorio (noto come Entrone), onde eseguire la perquisizione, e consegna dei nerbi, e lo sparo del mortaletto chiamava loro a presentarsi al canape, ma sortiti dal Cortile furono afferrati al Casato da altrettanti gendarmi a cavallo, pretendendo di disporli con regolarità per la mossa, ma un tal sistema non incontrò il pubblico gradimento, nonché appena lasciati dai gendarmi mossero la carriera in disordine, ed il giudice della mossa fu costretto calare il canape quando i fantini erano a molta distanza per non far seguire un macello, ed una rovina dei fantini, e cavalli. Dalla mossa partirono i primi Civetta [fantino Cilla], Pantera [fantino Palloncino], Montone, quindi Drago [fantino Partino Minore], Oca [fantino Gobbo Saragiolo], ed Aquila [fantino Saltatore], dipoi Selva [fantino Stralanchi], Istrice [fantino Pilontra], Nicchio [fantino Campanino], e Torre [fantino Piccolo Campanino], alla Fonte Gaja il Montone si trovò primo, seguito dalla Pantera, Civetta, la Torre cadde alla prima girata a San Martino, il Nicchio smontò da cavallo, il Drago, e Istrice perquotevano (sic) il fantino dell'Oca; l'Aquila contrastava colla Selva; il Montone si manteneva sempre primo, inseguito a poca distanza dalla Pantera, per cui riportò la vittoria. Mediante un numeroso concorso di forestieri, e dalle popolazioni delle vicine campagne si calcolava in Piazza un intervento di popolo di circa 30 mila persone. Una forza straordinaria di milizia tanto di linea, che di gendarmeria contribuì al mantenimento dell'ordine, ed alla pubblica quiete che regnò durante le pubbliche feste del 14. 15. e 16. di agosto. Nella sera furono disposte varie pignattelle alla Lizza, e per la strada a S.Lorenzo per comodo dei forestieri e per maggiore garanzia della sicurezza personale. Alle ore 6,30 era tutto disposto per la Carriera, i fantini non furono perquisiti, perché smontarono dai soprallassi alla Cappella e subito montarono nei cavalli destinati alla carriera, e così in contravvenzione dell'art. 9 della notificazione del 30 giugno 1853; nonostante le seguenti dichiarazioni, e prescrizioni. Le Contrade erano Oca, Torre, Bruco, Aquila, Montone, Nicchio, Unicorno, Chiocciola, Tartuca, Istrice. Sia permesso avvertire che la mattina del 3 luglio i Giudici della mossa convocarono i fantini, e i Capitani, onde farle espressamente intendere 1° Che i fantini a cavallo nei soprallassi, ed accompagnati dal respettivo Capitano dovevano portarsi nel Cortile del Pretorio per subire la consueta visita, quindi montare nel cavallo destinato alla corsa. 2° che uno o più fantini al momento di esser chiamato a presentarsi al canapo si permettessero fare una qualche scappata, il canapo non sarebbe calato, e per conseguenza si esporrebbero al pericolo di appettare, e capificcare. 3° che come non fossero venuti alla mossa ordinati, e con calma il canapo non sarebbe calato. 4° che quel fantino che turbasse l'ordine regolare, in atto di presentazione al canapo, dopo la carriera verrà tradotto alle Carceri, e verrà sospeso dalla corsa dell'agosto, ed anche in futuro a seconda della gravità dell'insubordinazione. Terminato il giro delle comparse, della banda, carro, e dopo ciascuno collocato al posto designato vennero chiamati i fantini a ricevere i nerbi, e qUindi disposti per il canapo. Si mantennero uniti a poca distanza dal canapo, quando scappati Aquila [fantino Saltatore], Nicchio [fantino Piccolo Campanino], Montone [fantino Gobbo Fenzi], e trovato il canapo teso capificcarono. Il fantino dell'Aquila, avendo riportata una forte contusione rimase privo di sensi, e subito apprestateli soccorso, mediante una emissione di sangue non fu in grado di risalire a cavallo, gli altri due rimontati a cavallo, furono rimandati indietro. Allora che fu creduto opportuno calò il canapo al quale il cavallo dell'Aquila fu presentato, e lasciato libero senza fantino. Scappò prima l'Oca [fantino Campanino], seconda la Torre [fantino Gobbo Saragiolo], terza la Tartuca [fantino Cilla], alla voltata di San Martino cadde la Chiocciola [fantino Gano di Catera], entrò a San Martino la Contrada del Bruco [fantino Partino Minore], alla Cappella entrò seconda la Tartuca alla seconda girata, e passata a San Martino entrò prima la Torre che fu raggiunta dall'Oca al Casato, e di poi seguitò prima la Torre fino alla vincita del Palio, lasciando seconda l'Oca e terza Tartuca. Le altre Contrade siccome aventi cavalli di minor forza restarono indietro contrastando fra loro, perquotendosi (sic) col nerbo, ma non mostrarono casi speciali di far loro menzione separatamente. Vi si trovava una forza di sopra 160 militari di linea, e circa 60 regi gendarmi i quali sorvegliarono al buon ordine, senza immischiarsi negli affari di Contrada. Terminata la carriera non seguì alcun sconcerto a danno della pubblica quiete. Tutto procedé con calma, quiete e tranquillità.

(Da "Memorie di Palio a cavallo tre secoli" a cura di Paolo Tertulliano Lombardi)