4 luglio 1847
BRUCO



L'ordine NON è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
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(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

M. di R.Buonsignori BRUCO Figlio di Bonino
M. di L.Riccucci NICCHIO Gobbo Saragiolo
B. di L.Grandi SELVA Campanino
B. di P.Bandini AQUILA Romano
B. di G.Pesucci TARTUCA Gobbo Fenzi
M. di G.B.Bernini LEOCORNO Partino Minore
M. di G.Merlotti LUPA Storto
B. di P.Brandani GIRAFFA Bigonzo
B. di S.Rogani VALDIMONTONE Saltatore
B. di L.Turillazzi TORRE Sagrino

GIUDICI DELLA MOSSA: Remigio Bellugi e Alessandro Grassellini

CAPITANO VITTORIOSO: Cesare Bichi Borghesi
RETTORE VITTORIOSO: Francesco Gonzi

La contrada non vinceva dal 17 agosto 1842
Il fantino non vinceva dal 17 agosto 1845




Attesa la pioggia del dì 2 suddetto venne rimesso il Palio al giorno 4 del mese in cui cadeva la domenica. Cominciato intanto ad entrare in Piazza il solito corteggio delle Contrade, preceduto secondo il consueto dal carro portante il premio e le bandiere delle sette Contrade che non correvano, si vedevano quelle sfilarsi in bella ordinanza. Sebbene alcune non rappresentassero al pubblico le loro comparse colla necessaria decenza vestite, pure comparendone molte altre ben messe e con lusso, come la Selva il di cui vestiario fatto di nuovo piacque universalmente, nell'insieme costituivasi il solito colpo d'occhio degno di ammirazione. Deputati alle mosse il signor Remigio Bellugi, e Alessandro Grassellini e i giudici della vincita i signori Carlo Bianchi, Giovan Battista Pannilini, conte Carlo Vecchi. Fatte le consuete perlustrazioni da uno squadrone di Cacciatori a cavallo all'oggetto di rendere libero il corso furono invitati i fantini ad avvicinarsi al canape come infatti da essi fu fatto, e trovatisi avanti a quello in buon ordine fu data la mossa con sollecitudine e senza inconvenienti. Il primo a partire fu il Nicchio che era seguito immediatamente dalla Lupa, Selva, Bruco e dalle altre Contrade, ma giunti tutti i cavalli alla piegata di San Martino si videro quello del Nicchio e della Lupa girare molto a largo ed urtandosi fra di loro cadde il fantino del Nicchio e dietro ad esso il fantino e cavallo della Lupa medesima; destramente voltando il fantino del Bruco entrava primo non avendo incontrati che debolissimi ostacoli. Da quel momento in poi nulla più accadde che fosse degno di considerazione, poiché andando sempre avanti a tutti ed anche a molta distanza, si ridusse quello egualmente primo all'ultimo giro e vinse il Palio; essendogli immediatamente da presso la Tartuca e quindi tutte le altre Contrade a lunga fila eccettuate le tre uscite dalla corsa per caduta, cioè il Nicchio, la Lupa, ed il Montone. Così ebbe fine questa festa, la quale sebbene non accompagnata fosse da inconveniente alcuno pure non fu di soddisfazione del pubblico per la mancanza di gara e di varietà, ad onta che l'aspettativa fosse diversa per la contrarietà che esisteva quasi generalmente a carico del Bruco, il quale invece come ho detto di sopra sbarazzandosi da ogni ostacolo rimase vittorioso.

(Da "Memorie di Palio a cavallo tre secoli" a cura di Paolo Tertulliano Lombardi)