16 agosto 1847
NICCHIO



L'ordine NON è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
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(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente
¹ Corse scossa per l'infortunio del fantino Piccolo Campanino * durante la Mossa.

B. di G.Pesucci LEOCORNO Partino Minore
B. di P.Cianchelli VALDIMONTONE Ghiozzo
B. di G.B.Bernini TARTUCA Gobbo Fenzi
M. di G.Merlotti GIRAFFA Storto
B. di F.Pisani TORRE Gobbo Saragiolo
M. di G.Baldini NICCHIO Folaghino *
B. di A.Ballotti OCA Campanino
B. di P.Bandini ISTRICE Figlio di Bonino
B. di A.Pisani PANTERA Rogantino *
B. di O.Gigli CHIOCCIOLA corse scossa¹

GIUDICI DELLA MOSSA: G.Battista Ottieri della Ciaja e Assunto Grassellini

CAPITANO VITTORIOSO: Carlo Vannucchi
PRIORE VITTORIOSO: Pietro Landi

La contrada non vinceva dal 2 luglio 1844
Primo Palio vinto da questo fantino




Cominciava circa alle ore cinque pomeridiane il solito corso delle carrozze, le quali erano in pochissima quantità come pure assai scarsa era la popolazione accorsa a godere dello spettacolo, e ciò accadeva in questo anno perché gli sconvolgimenti politici in Italia, non che i tumulti popolari suscitati nella nostra stessa città pochi giorni in dietro non solo avevano reso quasi nullo il concorso dei vicini paesi alle nostre feste, ma erano stati pur cagione che dalla medesima non pochi dei cittadini si erano allontanati. Stava alquanto a riempire il vuoto lasciato dalle predette carrozze la presenza di numerosa soldatesca sì a piedi che a cavallo la quale, accresciuta in questo anno dall'imperiale e regio Governo all'oggetto di prevenire ulteriori sconvolgimenti, serviva pure all'altro scopo rendere la festa più decorosa ed imponente vedendola tutta in bell'ordine disposta nella circonferenza del sempre maestoso anfiteatro. Si dava intanto il segnale del principio della Festa, e un duplice squadrone di Cavalleria apriva la marcia al consueto corteggio, che entrava nella Piazza per la solita via del Casato coll'ordine seguente. I tamburi delle dieci Contrade che prendevano parte alla corsa, le bandiere promiscuate delle sette che non correvano, la banda dei signori dilettanti, le bandiere delle dieci Contrade suddette, che in questo anno erano: Oca, Pantera, Istrice, Torre, Nicchio, Giraffa, Tartuca, Chiocciola, Unicorno, e Montone; i cavalli corridori con gualdrappa ai respettivi colori, i dieci fantini sopra altri cavalli come è di consueto, il carro con il Palio e le bandiere delle sette Contrade che non corrono, e la banda comunitativa. Chiudeva in fine il corteggio detto altro doppio plotone di Cacciatori a cavallo il quale dopo avere fatto il suo giro di perlustrazione si unì al resto della Cavalleria schierata presso il Palazzo Comunale per dare luogo alla corsa. Collocati così tutti gli spettatori ai posti respettivi cominciarono i fantini soliti sui proprii cavalli ad avvicinarsi alle mosse, per le quali erano giudici i signori nobile Gio. Batta della Ciaja, ed Assunto Grassellini. Movendosi quelli dal Casato andavano avanti con ordine sufficiente e sarebbesi forse data una mossa pronta e regolare se il fantino della Giraffa [fantino Storto], spronando al corso innanzi il tempo il cavallo, urtato non avesse con violenza nel canape ed in pena della sua imprudenza caduto non fosse a terra come era naturale. Seguendo l'esempio di quello, il fantino della Chiocciola [fantino Piccolo Campanino] parimente lasciò il suo cavallo ed incontrò la sorte medesima. Se non che essendo questi un piccolo giovinetto forse per la caduta rimase inabilitato a rimontare sul cavallo, motivo per cui nacque contrasto fra i giudici ed il Capitano della Chiocciola, il quale non intendeva che il suo cavallo su cui aveva delle speranze rimanesse senza fantino. Salì su quello altro uomo del popolo, a cui però giustamente non fu permesso di restarvi, essendo cosa irregolare, e si concludeva in fine di lasciare andare il cavallo sciolto, come in fatti venne praticato. Dopo non breve trattenimento si dava intanto la mossa regolarmente ed il primo che fuggiva dal canape era il fantino dell'Istrice [Bonino Figlio] a cui veniva da presso quello della Torre [Gobbo Saragiolo] e del Nicchio e della Giraffa e tutti gli altri, compreso il cavallo libero della Chiocciola suddetta. Si mantenne prima l'Istrice per quasi due intiere girate, mente sul finire della seconda veniva passata dalla Torre, la quale poco fu prima essendo quasi subito raggiunta e superata dal Nicchio, il quale mantenendosi il primo fino al termine della corsa ebbe la vittoria avendo da presso la Torre, la Giraffa, l'Istrice, meno la Pantera [fantino Raffaello Peppetti] che già era caduta. Il fantino del Nicchio era un certo Antonio Guaschi di Fucecchio detto Folaghino, giovanetto di anni 15 che molto bene sostenne l'impegno preso essendosi anche molto battuto col fantino della Torre che energicamente li contrastò il passaggio. Mentre però chiara appariva la vittoria per parte della medesima contrada sorsero all'improvviso quei della Torre a contrastarla, e con prepotenza forse alimentata dal loro fantino (il Gobbo Saragiuolo) domandavano che loro fosse consegnato il Palio. Nacque presso il palco dei giudici vivo alterco fra i torrajoli e quei del Nicchio, si venne anche alle mani, senza però che nascessero tristi conseguenze per alcuno, ed intanto da tutti i punti della Piazza si riducevano i diversi corpi della milizia avanti il palco summentovato per difendere la giustizia e impedire qualunque aggressione potesse tentarsi dagli ammutinati. In grazia però dell'attività dei signori uffiziali della truppa, dell'illustrissimo signor gonfaloniere cav. Emilio Clementini ed altre persone influenti, tutto calmossi e l'equivoco od il pretesto che aveva dato luogo al disordine consistente nel credere che la vincita fosse al Casino dei Nobili e non alla Costarella suddetta. Per cui dai medesimi (nobili signori Ottavio Spennazzi, Deifebo Brancadori, ed Angelo Gagnoni) fu consegnato il Palio alla contrada del Nicchio. Ma per evitare ogni ulteriore sconcerto fu stabilito di fare scortare il medesimo dalla maggior parte della truppa fino alla chiesa della Contrada stessa, il che fu fatto con gran soddisfazione del pubblico, offrendosi al medesimo uno spettacolo del tutto nuovo e piacevole, poiché il vedere il Palio unitamente alla bandiera della contrada vittoriosa in mezzo ad un numeroso corpo di milizia sì a piedi che a cavallo, preceduto dai tamburi battenti e guidata dai respettivi uffiziali in gran tenuta costituiva un colpo d'occhio interessante e gradito. Cosi terminò questa festa che ad onta dei timori preconcepiti a causa delle attuali circostanze politiche, pure non presentò alcun inconveniente che potesse avere connessione con esse, ed il disordine accaduto dopo la vincita non presentava altro che una delle solite scene di rivalità fra l'una Contrada e l'altra, e nulla più. Qui peraltro è da aggiungersi, come nel giorno seguente di nuovo si attaccarono i torrajoli con quei dell'Oca, che avevano nel giorno innanzi dato mano ai nicchiaioli nella disputa del Palio, e qualcuno da ambe le parti rimase più o meno gravemente ferito. Ma nella sera medesima mediante l'intervento di molti signori nobili, cittadini, ed ecclesiastici, si venne ad un pacifico accordo, per cui null'altro accadde di sinistro e tutto ebbe un prospero fine. N.B. Solo è da compiangersi la perdita di un tale Mazzini, che essendo nella carrozza dei giudici in qualità di servo, cadde in terra e per il colpo ricevuto morì nello spedale il giorno appresso. Ciò però accadde fuori della Piazza.

(Da "Memorie di Palio a cavallo tre secoli" a cura di Paolo Tertulliano Lombardi)