17 agosto 1834
NICCHIO



1° CAPPOTTO REALIZZATO DA QUESTA CONTRADA
2° CAPPOTTO REALIZZATO DA PIPISTRELLO

L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente

M. di S.Felli LEOCORNO Lucca
B. di A.Sucini SELVA Gobbo Saragiolo
B. di G.Bellaccini ONDA Bonino
B. di F.Roncolini BRUCO Diavoletto *
M. di D.Bruttini DRAGO Giacco
B. di F.Lisini ISTRICE Stecco
B. di G.Santi NICCHIO Pipistrello
B. di C.Lippi OCA Maremmanino
M. di G.Santi AQUILA Campanino
M. di S.Rossi CIVETTA Pesce

GIUDICI DELLA MOSSA: Giovanni Cosatti Casolani e Vincenzo Selvi

CAPITANO VITTORIOSO: Paolo Tognazzi
PRIORE VITTORIOSO: Giovanni Luigi Marchetti

La contrada non vinceva dal 2 luglio 1834
Il fantino non vinceva dal 2 luglio 1834




Realizzare un cappotto è dir per sé un’impresa eccezionale, alcune contrade ci sono riuscite più volte, come la Giraffa, la Civetta, la Torre e la Tartuca, altre una sola volta ed altre mai. Il Nicchio è fra le contrade che hanno realizzato il cappotto in una sola occasione, nel 1834 con il fantino Giovanni Brandani detto “Pipistrello”.
Ma il cappotto dei Pispini ha una particolarità unica tra i sedici della storia: è l’unico realizzato, o per meglio dire completato, con l’ausilio di un cavallo scosso.
Nel luglio 1834 il Nicchio ebbe in sorte il Morello di Lorenzo Iacopi, di gran lunga il miglior barbero dell’epoca, già vittorioso nei due Palii dell’anno precedente con Pipistrello e che avrebbe chiuso la sua travolgente carriera con cinque vittorie, tra l’altro consecutive.
Agli ordini dei signori Giovanni Cosatti Casolari e Vincenzo Selvi entrarono tra i canapi: il Bruco con Ghiozzo; il Nicchio con Pipistrello; la Tartuca con Stecco; l’Oca col Gobbo Saragiolo; l’Onda con Bonino; la Chiocciola con Giacco; il Leocorno con Brutto; la Giraffa con Maremmanino; la Lupa con Lucca e l’Istrice con Campanino.
La carriera, definita scellerata dalle cronache dell’epoca per le scarse emozioni prodotte, fu dominata, come da pronostico, dal Nicchio.
In testa andò l’Onda ma l’esperto Bonino fu subito superato da Pipistrello che non ebbe difficoltà a mantenere ed alimentare il suo vantaggio, spalleggiato, come in altre occasioni, dagli altri componenti della famiglia Brandani, la dinastia di fantini più numerosa e potente dell’intera storia paliesca che dal 1805 al 1856 schierò in piazza ben nove esponenti e di cui Giovanni fu il più blasonato con le sue cinque vittorie.
Nell’agosto successivo il Nicchio ebbe in sorte un baio di Gaetano Santi, al debutto in piazza ed il Capitano Paolo Tognazzi affidò ancora il giubbetto a Pipistrello.
Per l’assenza del fenomenale Morello del Iacopi quella carriera si presentava molto incerta ed il suo svolgimento emozionante ne fu la conferma.
Gli stessi Mossieri di luglio chiamarono: il Leocorno con Lucca; la Selva col Gobbo Saragiolo; l’Onda con Bonino; il Bruco con Diavoletto; il Drago con Giacco; l’Istrice con Stecco; il Nicchio con Pipistrello; l’Oca con Maremmanino; l’Aquila con Campanino e la Civetta con Pescio. Il Drago partì primo con un buon vantaggio ma a San Martino il fantino cadde lasciando spazio alla Selva, all’Onda, all’Aquila ed al Nicchio.
Al secondo San Martino anche Pipistrello cadde rovinosamente ma lo scosso continuò la sua corsa rimanendo sempre nel gruppo compatto dei battistrada.
L’ultimo giro fu lottato allo stremo da tutti i protagonisti e proprio mentre la vittoria sembrava destinata all’Onda il baio del Nicchio ebbe un guizzo irresistibile riuscendo a precedere di un soffio il binomio di Malborghetto.
La vittoria nicchiaiola fu vivacemente contestata dagli ondaioli e fu necessario “l’augusto consulto” col Granduca Leopoldo II, presente al Palio con la sua famiglia, che confermò il verdetto dei giudici della vincita con la frase, passata alla storia, “Nicco scosso” vero sigillo per l’insperato cappotto.
Giovanni Brandani, dopo questa striscia di successi fuori dal comune, conquistò il suo quinto ed ultimo alloro nel luglio 1836 per la Tartuca, chiudendo la sua avventura in piazza, due anni dopo, con quattordici presenze e cinque vittorie due delle quali, agosto 1833 nella Lupa ed agosto 1834 nel Nicchio, ottenute grazie al cavallo scosso, un vero record della buona sorte eguagliato nel secolo successivo dal maremmano Primo Arzilli detto “Trecciolo”.


(Articolo di Roberto Filiani tratto da "Il Carroccio")