17 agosto 1800
TARTUCA



CAPPOTTO REALIZZATO DA POLPETTINO

L'ordine è quello di entrata fra i canapi e il grassetto indica la vincitrice
In questo colore le contrade estratte a sorte
Cliccando sui nomi dei fantini e sulle immagini, si apriranno le relative pagine
(Abbreviazioni: B=baio; G=grigio; I=isabella; M=morello; R=roano; S=sauro)

* Fantino esordiente

B. di G.Gigli LUPA Biggéri
M. di M.giusti OCA Gigi Bestia
S. di G.Manetti ISTRICE Gobbo Chiarini
G. di D.Pasquini GIRAFFA Giannino di Tirli
M. di L.Salimbeni CHIOCCIOLA Caino
M. di G.Pignotti VALDIMONTONE Piaccina
B. di M.Morichelli NICCHIO Vecchia *
M. di B.Ricci AQUILA Biancalana
B. di G.Brecchi TARTUCA Polpettino
M. di G.Righi PANTERA Nacche

GIUDICI DELLA MOSSA: Antonio Borgognini e Flavio Buonsignori

CAPITANO VITTORIOSO: Luigi Doveri
PRIORE VITTORIOSO: Luigi Doveri

La contrada non vinceva dal 2 luglio 1797
Il fantino non vinceva dal 3 luglio 1800




15 agosto. Fu corso il solito Palio alla lunga con numero 11 cavalli, e riportò la vittoria una cavalla del signor Giuseppe Montelatici di Firenze con poco contrasto essendo essa di gran lunga più corritrice degli altri cavalli. Sopra una tal cavalla cadde la questione se a tenore del nostro regolamento sopra il Palio alla lunga fosse ammissibile, che esclude i cavalli di razza inglese e di Barberia, detta cavalla, perché si diceva dagli altri proprietari dei cavalli che era visibilmente di razza inglese. A simil reclamo i signori Giudici delle mosse Anton Maria Borgognini e conte Buonsignori si portarono a riconoscere la cavalla medesima unitamente a due periti, cioè il Cavallerizzo nobile signor Carlo Landi e secondo Cavallerizzo signor Gaspero Tinti mossiere scelto dall'eccellentissimo Magistrato civico e per giunta i detti Deputati degli spettacoli, e Giudici nello stesso tempo delle mosse avessero la facoltà di servirsi del parere, e giudizio soltanto dello stesso signor mossiere, non ostante atteso il fermento, ed impegno che vi era contro la cavalla, credendo per delicatezza di unirvi ancora altro perito. Fatta la visita, e ricognizione dovuta, fu giudicato, come appare dal processetto non apparire dei segni caratteristici per dichiararla di razza inglese né di Barberia, onde potevasi ammettere alla corsa. Fu dunque segnata ed integrata, ed alla presenza di tutti tratta per il suo posto alle mosse. Ciò eseguito, il giorno medesimo della corsa del Palio poche ore avanti fu mandato dai proprietarj degli altri cavalli per mezzo del Tribunale del Vicario di giustizia ai signori Giudici dell'arrivo un precetto a non consegnare il Palio nel caso che vincesse la cavalla del signor Montelatici, come questa che non aveva i requisiti voluti dalla legge. I signori Giudici dell'arrivo preferirono e crederono bene di non dovere attendere il precetto predetto per le seguenti ragioni
1. I proprietarj dei cavalli acconsentirono, e furono presenti alla imborsazione ed alla tratta dei cavalli per i posti senza protestare, onde acconsentirono alla sentenza dei signori Giudici delle mosse.
2. Sentenze di questa natura sono inappellabili.
3. L'ammettere, ed ascoltare simili proteste, e precetti introdurrebbe degli esempi nocivi all'autorità del Tribunale presidente alli spettacoli, ed alla sbrigazione di simili affari, che vanno decisi sul fatto.
4. Finalmente perché il Tribunale del Vicario, in ogni peggiore ipotesi, non è tribunale competente, poiché non può decidere di cause che oltrepassino il valore di scudi dieci.
Una tal risoluzione fu provato col fatto essere savissima poiché doppo consegnato il Palio, niuno reclamò, come sempre accade in affari di simil natura.

17 agosto 1800. Il giorno 16, come suole praticarsi ogni anno, non fu corso il Palio alla tonda in Piazza, ma fu differito al dì 17, perché cadeva in domenica, giorno più a proposito, secondo l'istanza delle persone che facevano ricorrere il Palio. La corsa riescì poco garosa per il motivo infrascritto, e riportò la vittoria la Contrada della Tartuca [fantino Polpettino]. Due birbanti di fantini cioè quello del Nicchio, e del Montone sul punto di cadere il canape si presero, e tennero alla mossa, di modo che i loro cavalli non si mossero, ed essi si attaccarono a nerbate, pugni, morsi, e graffichi fino al punto che arrivarono l'altri cavalli, che avevano già fatta una girata. Allora col pericolo di essere schiacciati abbandonarono i loro cavalli, e continuarono non ostante a battersi contro gli ordini, di modo che fu necessario che i soldati li separassero a forza di bastonate. In pena di ciò furono arrestati, e condotti in carcere, ove si stettero fino alla mattina susseguente.

(Da "Memorie di Palio a cavallo tre secoli" a cura di Paolo Tertulliano Lombardi)