BONELLI   ROSANNA
(Diavola) 0/1

- preferisce essere chiamata Rompicollo -

Nata a Siena il 10 agosto 1934

1. 16 agosto 1957 AQUILA Percina

       



Paolo Goretti racconta


    

  

    
         

Diana Dors e la morte di Pietrino

Da i ricordi di Paolo Goretti

Quella mattina di Ferragosto del ‘57 era quasi l’ora di andare in piazza per la prova ma ancora davanti alla stalla non si vedeva il Biba. Tutti ci chiedevamo il perché di questo ritardo del fantino, quando Capitan Masoni, palesemente assorto nei suoi pensieri, si avvicinò a noi che facevamo capannello all’imbocco del Verchione. Pose le mani sulle spalle di Mario e Giovannangelo, i trentenni del gruppo, quasi a sottolineare l’importanza di quanto stava per annunciarci e a bassa voce, come se le parole gli pesassero, ci disse: “Sentite ragazzi, cercate di stagli vicino a quella citta e fateli coraggio …stamani monta lei.” e con la mano ci indicò una ragazzina che stava parlando con Piero Petreni. Ci guardammo increduli.
“O ‘un c’era ‘l Biba?” Chiese Luciano.
“Lui va a monta’ Ravi nell’Oca.” Rispose il Masoni.
Qualcuno vicino a noi esclamò: “Chi monta?... quella lì!... A voi v’ha dato di balta ma ‘l cervello!”
L’anno precedente s’era attaccato il Cencio con Mezzetto e Archetta e questa volta la sorte aveva portato nella stalla Percina una cavallina baia del Sor Ettore Fontani che veniva considerata una brenna, tuttavia ci sembrò veramente penoso dover rinunciare in partenza al Palio, almeno così pensavamo, mettendo a cavallo quella cittarella. “E poi perché?” ci chiedevamo sbigottiti.
Mario Masoni ce lo lesse negli occhi e, allargando le braccia, soggiunse: ”Ragazzi, non ne posso fa’ a meno! Vol di’ che se ne riparlerà a bocce ferme, dopo il Palio.”
Superati i primi momenti di smarrimento, cercammo di fare buon viso a quella che veniva considerata una cattiva sorte e ci sentimmo responsabilizzati da quel compito importante assegnatoci dal Capitano. Con Giovannangelo, Luciano, Mario e pochi altri, seduti sul travertino del palazzo Griccioli ai Quattro Cantoni, cercavamo di valutare il modo migliore per essere utili a quella ragazza, quando Ennio se ne uscì con una frase sicuramente fuori luogo ma che forse, in quel momento, contribuì a rompere l’atmosfera di frustrazione che ci circondava: ”O bordelli state a senti’ e ve lo di’o io, quella citta ‘un è niente male e io e ce l’avrei un modo di stagli vicino!”
“Ma un diciamo bischerate…” disse Mario piuttosto arrabbiato,”colla monta di Percina cotesto e c’entra come ‘l cavolo a merenda!”
Frattanto Giovannangelo se ne stava zitto a capo basso e notai che dal modo di comportarsi dimostrava di conoscere qualche retroscena sui motivi che avevano spinto il Capitano a prendere quella decisione. Mi feci coraggio e gli chiesi: “Ascolta Nanni… o perché ci tieni sulle spine? ovvia, dicci come sta questa storia! Di sicuro te ne devi sape’ qualcosa più di noi!” Lui dapprima tergiversò, ma alla fine vuotò il sacco e a mezza voce ci disse: “Ragazzi, io lo sapevo da ieri sera… non l’ho detto a nessuno perché Mario Masoni m’aveva chiesto di stare zitto…” e dopo una breve sosta continuò alzando il tono e cercando di essere accomodante: “Guardate che Rosanna la conosco e v’assicuro che a cavallo ci sa stare… e bene!” Poi scuotendo il capo a testa alta, lentamente, con gli occhi socchiusi come il suo solito, soggiunse con l’atteggiamento di uno che la sa lunga: ”Aspettiamo! ‘Un ci fasciamo la testa prima d’essessela rotta!” Poi ci spiegò il perché di quella decisione; disse che la causa di tutto era la vittoria dell’anno precedente che aveva indebitato la Contrada fino al collo. Per questo motivo, Masoni aveva dovuto cedere alle vantaggiose offerte della Paramount che cercava un lancio pubblicitario a livello mondiale per il film “la Ragazza del Palio” girato in quel periodo a Siena. Per il ruolo di controfigura della protagonista Diana Dors, il regista Luigi Zampa aveva scelto proprio lei: Rosanna, giovane ma esperta cavallerizza, figlia del famoso commediografo Luigi Bonelli.
Ci avvicinammo timorosi a quella ragazza, quasi avessimo a che fare con un personaggio extraterrestre. Giovannangelo ce la presentò e lei, per niente intimorita da quella insolita situazione, cominciò a descriverci, con dovizia di particolari le caratteristiche di Percina. Alla fine concluse: “E’ una cavallina giovane, inesperta, ha appena cinque anni…” e carezzandole i muscoli di una gamba aggiunse: “Però è messa bene …speriamo che si adatti alla piazza.” Mentre parlava ci rendemmo conto che il compito affidatoci dal Capitano era del tutto inutile perché quella ragazzina, anche se dal fisico minuto, non aveva affatto bisogno di incoraggiamenti; il coraggio ce l’aveva da sé e anche troppo! Dall’atteggiamento così come nell’aspetto era evidente tutta l’intensità della sua gioia per quell’inaspettata occasione che la sorte le offriva; quando la mimica del volto si ricomponeva, continuavano a sorriderle gli occhi ed era chiaro che non vedeva l’ora di andare in piazza.
Rosanna lasciò Percina a Remo Merlotti che si mise a passeggiarla nel Verchione. Si vedeva che lui era di malumore ma questo non costituiva certo una novità; al di là della sua grande bontà, in virtù della quale tutti gli volevamo bene, erano note le sue caratteristiche ed espressive variazioni umorali, ma quella mattina ci sembrò più teso del solito. Andava su e giù per il vicolo nervosamente e brontolava in continuazione guardandosi intorno con sguardo serio. Alla fine sbottò: “O che vi vergognate a anda’ ‘n giù…vorrei sape’ che s’aspetta…badiamo se ci si sbriga ch’è belle tardi!” e senza aspettare risposta traversò Piazza Postierla tenendo per la briglia Percina.
Lo seguimmo, ma quella mattina eravamo veramente in pochi ad accompagnare Rosanna e la cavallina all’entrone; i più rimasero davanti alla stalla a contestare e non ci seguirono. Uno che in Contrada si vedeva poco addirittura gridò: “Andate, andate a favvi piglia’ pel c…da tutta Siena! Io ‘un ci vengo davvero dietro a quella lì a fa’ la figura del bischero!”
“Ma perché ‘un ti zitti! ‘Un ti si vede mai…se devi veni’ qui a rompe’ poi torna’ da dove sei venuto!” gli berciò Piero che ormai si era attribuito il ruolo di guardia del corpo di Rosanna.
Lei sembrava non avvertire quell’atmosfera di disagio e scendendo giù per via di Città scherzava con tutti. In piazza, per vederla meglio, ci eravamo messi agli sprangati vicino al gavinone e lei, uscendo dall’entrone, ci passò davanti a testa alta, tranquilla in mezzo agli altri fantini che ammiccavano fra di loro ostentando risatine di sufficienza. Andando verso la mossa carezzava Percina chinandosi di tanto in tanto sul collo della cavallina quasi volesse parlarle. Provò la mossa, un San Martino, un Casato e senza strafare arrivò prima al bandierino. Quando scese si prese anche un baciamano dall’avvocato Giusti, sicuramente l’unico dato ad un fantino nella storia del Palio. Mario Taddei cominciò a cantare con la sua voce squillante e Chicco lo seguì col controcanto. Sembrava che la Contrada si stesse adattando all’idea del fantino donna. Nelle ore che passammo con lei furono molti i temi oggetto della nostra conversazione e rimanemmo piacevolmente sorpresi dalla sua cordialità e simpatia. Quando partimmo per andare in piazza, Rosanna passò serena e sorridente fra la folla che sembrava interessarsi soltanto a lei. Corse bene anche la prova generale e quella sera a riaccompagnare in Contrada lei e Percina c’era molta più gente che cantava. Frattanto ai Quattro Cantoni correva voce che Velka, la cavalla della Tartuca, si fosse infortunata e addirittura c’era chi dava per certo che non avrebbe potuto correre il Palio. Una voce isolata si alzò proponendo di chiedere al dottor Rugani Rompighiaccio che, a causa di quell’infortunio, era rimasto a piedi. Nonostante che Remo Antonetti fosse un fantino esperto che aveva già vinto due Palii con Niduzza nel Leco e nell’Oca, un coro deciso di ”noooo!” troncò sul nascere quella debole richiesta.
Fu la prova incontestabile che ormai Rosanna s’era guadagnata la stima di tutti ed infatti, durante la cena della prova generale quella sensazione di disagio manifestatasi al mattino era definitivamente scomparsa. Sicuramente a risollevare l’umore aveva contribuito anche qualche bicchiere, fatto sta che tutti cantarono felici e risero come matti quando Beppe Martini fece per l’ennesima volta la scena mimata del messaggero a cavallo dal “Saul” dell’Alfieri: ”Sian fottuti o Regina…il campo è perso…dei Filistei la scorta immane avanza…” ( dove fottuti era una sua licenza al posto di perduti.) Al termine della cena un lungo, caloroso applauso fece seguito alle brevi e commosse parole di quella che ormai tutti consideravamo a pieno titolo la fantina dell’Aquila. La mattina, durante la provaccia, Percina dimostrò un buon adattamento alla pista rispondendo bene alle sollecitazioni. Rosanna fece tre giri in scioltezza andando a vincere e al rientro in Contrada per un tratto di strada fu portata anche in trionfo. Giunti daccapo alla piaggia del Viscioni lei ci disse convinta: “Lo sapete ragazzi… questa cavallina la sento migliorata parecchio;” ma nessuno dimostrò di prendere sul serio le sue parole. “Lascia sta’, ‘un ti preoccupa’… te pensa a ‘un fatti male stasera poi quello che viene… viene!” Le rispose il Tosoni. Lei ribattè seccata: “Ve lo dico sul serio!” Ma le sue parole furono coperte dalla voce di Mario che intonò uno stornello inventato per l’occasione:

Oggi nell’A’uilone
ci ‘orre la fantina
sarà prima Percina…

Dopo la segnatura Rosanna uscì dal Comune visibilmente delusa e irritata perché, per ragioni di copione, la Paramount le aveva imposto il soprannome di “Diavola” che a lei proprio non andava giù. Avrebbe fortemente desiderato chiamarsi “Rompicollo” come la ragazza fantina protagonista della commedia scritta da suo padre e musicata con successo da Giuseppe Pietri che in quel periodo abitava nell’Aquila a palazzo Marsili.
“Non te la prendere…” le disse premuroso come sempre Giovannangelo, “per noi sei e sarai sempre Rompicollo! ”
Il Corteo storico fu per lei un vero trionfo ed intorno alla Comparsa dell’Aquila c’era una tale ressa che a malapena i figuranti riuscivano a procedere. Rosanna sembrava dominare la folla dall’alto del suo cavallo da parata mentre una gioia immensa le illuminava quel suo volto sbarazzino bersagliato da migliaia di foto. Chi gongolava di più e se la sarebbe mangiata con gli occhi era Ennio Papei vestito da palafreniere, ma tutti i componenti della Comparsa, compresi i citti del popolino, non le staccavano gli occhi di dosso.
Al canape entrò al 3° posto, fra l’Oca col Biba e Ravi al 2° e il Nicchio con Vittorino e Belfiore al 4°. Entrambi i fantini, ma soprattutto Vittorino, non ne volevano sapere di farle posto così come la ignoravano quando cercava di parlare.
“Cosa gli dicevi a Vittorino al canape?” Le chiedemmo la sera quando ormai aveva smaltito la tensione accumulata e lei, con aria ingenua, rispose: ”Gli dicevo - Scusi signor fantino mi farebbe un pò di posto?- Ma non mi ascoltava!”
Rosanna partì male, chiusa alla mossa da quei due, ma superò rapidamente diverse contrade, poi affrontò San Martino e il Casato con un coraggio impensabile e non tardò ad arrivare nelle posizioni di testa. Non credevamo ai nostri occhi, sembrava che volasse!
Intanto il Biba nell’Oca aveva portato Ravi subito dietro al Nicchio e nerbava la Torre che veniva avanti forte con Tanaquilla. Uno vicino a noi col fazzoletto dell’Oca strillava come un pazzo:“ ‘Un la fa’ passa’ quella sudicia!” poi vide l’Aquila nel gruppo di testa e urlò :“Mira ‘ome steccia ‘uella citta nell’A’uila… e pensa’ che ‘un si ‘onsiderava nulla… e ti fa un Palio accaso!” Dal nostro gruppetto s’alzò una voce traboccante di trepidazione e di speranza: ”Sta’ a vede’ che quella e ce la fa davvero!”
Invece la fortuna non l’aiutò. Alla curva di San Martino, quando Rosanna stava ormai incalzando da vicino l’Oca e il Nicchio, una caduta rovinosa della Lupa con Romanino e Archetta la costrinse ad allargare coinvolgendo nella sbandata la Torre. Nonostante un disperato tentativo di rimanere a cavallo cadde ed il Palio di Rompicollo finì sul tufo mentre la Torre, dopo la sbandata, riprese l’azione riuscendo a superare l’Oca in un nugolo di nerbate ma era troppo tardi; ormai Vittorino e Belfiore portavano il Nicchio alla vittoria.
Il dopo Palio fu burrascoso. I torraioli incolparono ingiustamente Rosanna di aver provocato volutamente la sbandata di Tristezza e a stento i volontari della Misericordia e i vigili urbani riuscirono a sottrarla ad un gruppo di contradaioli inferociti chiudendola dentro l’entrone.
In una confusione incredibile un mazzo di fiori a lei destinato ondeggiò a lungo sopra quella moltitudine urlante, tenuto stretto in alto dalla mano di Giovannangelo che cercava di proteggerlo dal roteare dei cazzotti.
“Ma che vogliono quelli!” Urlava Rosanna con rabbia quando finalmente riuscimmo ad avvicinarla. “Io ho cercato solo di vincere e se non c’era la caduta della Lupa avrei passato l’Oca di dentro e alla Cappella sarei stata sola dietro al Nicchio! Poi con Vittorino me la sarei vista io e v’assicuro che la cavallina volava!”



quel soprannome non gradito






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