Secondo il Sergardi avrebbe corso nella Chiocciola il Palio di luglio del 1836 e nella Torre quello di luglio del 1838
Fantino plurivittorioso, ai primi posti nella graduatoria per numero di presenze nel Campo (55).
Campanino merita di essere ricordato anche per l’episodio di cui fu protagonista durante il Palio del 15 agosto 1856.
Correva su un ottimo cavallo e indossava il giubbetto della Tartuca, un giubbetto che, per avere gli stessi colori
della bandiera austriaca, in quegli anni di fervente amor di patria, attirava su di sé l’odio di tutti coloro che
anelavano all’indipendenza dell’Italia.
Nelle schede di altri fantini abbiamo già raccontato e ancora racconteremo
altri episodi che testimoniano quanto dura e amara dovesse essere la vita dei tartuchini durante gli anni del
Risorgimento.
Quella volta toccò a Partino, fantino del Drago, il merito di umiliare il simbolo dell'esecrata
tirannide, facendolo rotolare sul tufo di Piazza e azzuffandosi animosamente sullo stesso tufo con Campanino
fino all’arrivo dei gendarmi.
Senonché a distanza di circa 70 anni venne a galla un’insospettata verità.
In occasione di quel Palio, come forse di altri, un gruppo di ardenti patrioti aveva promesso un premio di 25 lire al
fantino che avesse impedito la vittoria della Tartuca.
La somma era stata depositata presso un fiduciario che si
chiamava Giovanni Merlotti.
Campanino, venutone a conoscenza, aveva pensato bene di accordarsi con Partino e
con la sua complicità di dar vita ad una falsa lite per dar la polvere negli occhi ai tartuchini e intascare una parte
del premio.
Delle 25 lire, 12 andarono a Campanino, 12 a Partino e una lira rimase al depositano, il cui nipote
Savino Merlotti, in tarda età ebbe la cortesia di svelare il retroscena rimasto segreto per tanto tempo allo storico
Alberto Comucci, ricevendo in cambio la sua e la nostra gratitudine.
Aneddoto tratto da "Ora come allora" di E.Giannelli e M.Picciafuochi