TRINETTI   ANTONIO
(Canapetta) 3/31

Nato a Allumiere (RM) il 27 giugno 1936
Morto a Allumiere (RM) il 10 luglio 1992

1. 2 luglio 1959 ONDA Dorico
2. 2 luglio 1960 TARTUCA Rosella
3. 4 settembre 1960 ¹ LUPA Elena de Mores
4. 5 giugno 1961 ¹ TARTUCA Serenella
5. 2 luglio 1961 LUPA Isabella
6. 16 agosto 1961 LUPA Briosa
7. 2 luglio 1962 TARTUCA Daria
8. 16 agosto 1962 DRAGO Beatrice
9. 16 agosto 1963 VALDIMONTONE Beatrice
10. 2 luglio 1964 TARTUCA Topolone
11. 16 agosto 1964 ISTRICE Baetrice
12. 2 luglio 1965 TARTUCA Gabria
13. 16 agosto 1965 GIRAFFA Irma
14. 2 luglio 1966 GIRAFFA Falco
15. 17 agosto 1966 CHIOCCIOLA Beatrice
16. 2 luglio 1967 LUPA Danubio della Crucca
17. 16 agosto 1967 LUPA Eroe
18. 24 settembre 1967 ¹ TORRE Giuditta
19. 2 luglio 1968 CHIOCCIOLA Selvaggia
20. 16 agosto 1968 CHIOCCIOLA Archetta II
21. 16 agosto 1969 CHIOCCIOLA Gabria
22. 21 settembre 1969 ¹ CHIOCCIOLA Morgana
23. 2 luglio 1970 TORRE Vandala
24. 16 agosto 1970 TORRE Sambrina
25. 16 agosto 1971 CHIOCCIOLA Pelè
26. 2 luglio 1972 TORRE Pedula
27. 16 agosto 1972 SELVA Manon
28. 17 settembre 1972 ¹ TORRE Pitagora
29. 2 luglio 1973 CHIOCCIOLA Satiro
30. 16 agosto 1973 TORRE Marco Polo II
31. 16 agosto 1974 DRAGO Manon
32. 2 luglio 1975 DRAGO Ringo

¹ Palio straordinario.





Roberto Neri racconta


    
Sorriso appena accennato, sguardo sereno, un italiano - romanesco asciutto ed efficace. Appariva così Antonio Trinetti detto “Canapetta”, al microfono di Luciano Emmer, pochi minuti dopo aver vinto il suo primo Palio il 16 agosto 1962.
Nato ad Allumiere, nel 1936, arrivò a Siena nel 1959 debuttando nell’Onda il cui Priore, Lelio Barbarulli, scelse per lui il soprannome di Canapetta.
Nei primi anni di piazza, pur non avendo grosse possibilità di mettersi in mostra, Canapetta riuscì a correre con grande continuità, legandosi particolarmente alla Lupa ed alla Tartuca. Un legame con Castelvecchio in netta antitesi con quello che sarà il prosieguo chiocciolino della carriera di Canapetta, spesso rivale del quasi omonimo Canapino a cui toccherà più o meno la stessa sorte a giubbetti rigorosamente invertiti.
L’appuntamento con la prima vittoria coincise con il connubio con la cavallina Beatrice di Benito Giachetti con cui Canapetta conquisterà due delle sue tre vittorie. Approdato nel Drago vinse un Palio sofferto partendo primo e subendo il ritorno della favoritissima Civetta, con Bozzolo ed Uberta, la cui caduta all’ultimo San Martino spianò la strada alla vittoria attesa da Camporegio per diciassette anni.
Ma con la prima vittoria arrivarono anche i primi problemi, un’alternanza costante tra gloria e sfortuna, a cominciare dal luglio del 1963 quando la cecità di Elena gli procurò un serio infortunio nelle prove. La purga nella Tartuca, con Topolone, nel luglio 1964 e due belle, ma sfortunate, corse nella Giraffa fecero da preludio al clamoroso passaggio nella Chiocciola dell’agosto 1966.
Canapetta, per la quarta volta con Beatrice, vinse un Palio epico, ricco di episodi storici e caratterizzato da un duello memorabile con Ciancone, nell’Onda su Sambrina.
Un testa a testa fatto di nerbate e parate: Canapetta con la sua classica andatura a gambe larghe, poco elegante ma efficace, a spuntarla di un soffio sul vecchio professore. Un Palio da incorniciare conquistato con quello stile affinato sin dall’infanzia nelle lunghe giornate passate sui Monti della Tolfa a cavalcare i muli delle miniere di allume.
Il legame con la Chiocciola del capitano Mario Bruttini si fece solidissimo, nonostante un 1967 davvero opaco: a luglio un Palio gettato via, nella Lupa su Danubio, con la vittoria in rimonta di Canapino su Topolone nella Tartuca; a settembre il rifiuto di montare la forte Selvaggia a favore della modesta Giuditta nella Torre.
La sorte rimise Selvaggia sulla strada di San Marco anche nel Palio successivo e ci volle una prova più che soddisfacente del debuttante Bagoga per convincere Canapetta a vestire per la seconda volta il giubbetto chiocciolino.
Ne scaturì una vittoria limpida contrastata fino al terzo San Martino da Canapino, nel Montone con Sambrina, il quale anche ad agosto fronteggiò Canapetta ostacolando in maniera decisiva. Il biennio 1968-69, alle esclusive dipendenze della Chiocciola, fu caratterizzato dalla sfortuna: a luglio, con il fenomenale Topolone, l’infortunio alla quarta prova; a settembre, con Morgana, il determinato ostacolo del solito Canapino.
Era solo l’inizio del definitivo e malinconico oblio del fantino di Allumiere che negli anni settanta andò incontro ad una serie incredibile di episodi negativi. Sono gli anni del forte legame con la Torre, ripreso dopo l’episodica presenza del settembre 1967 e rinsaldato nel luglio 1970 con lo spettacolare, violento e plastico scambio di nerbate con Aceto nell’Oca, le cui immagini fecero il giro del mondo.
Il Palio successivo ebbe i contorni del dramma per la morte di Sambrina e per il durissimo ostacolo che Capretto, nell’Istrice su Vandala, portò al fantino torraiolo assoluto favorito di quella carriera. Negli anni seguenti il neo capitano della Torre, il compianto Artemio Franchi, continuò a dare fiducia a Canapetta ma la sorte non risparmiò altri tremendi colpi al biondo fantino.
Nel settembre 1972, nettamente primo con Pitagora, finì per non girare al secondo San Martino.
Nell’agosto 1973, con il fortissimo purosangue Terence, conosciuto in piazza col nome di Marco Polo, a Canapetta accadde davvero di tutto.
Per due volte, risalendo dal quarto posto verso lo steccato, Canapetta partì primo pulito ma in entrambe le occasioni Aceto nell’Oca restò fermo a nerbo alzato a “suggerire” al mossiere, l’ex fantino Rubacuori, di annullare la mossa.
Dalla mossa valida, invece, Canapetta partì in maniera meno brillante e fu subito costretto ad inseguire l’Aquila, con il Manzi su Panezio, la cui caduta all’ultimo San Martino aprì un invitante corridoio per il fantino della Torre.
In precario equilibrio ma con un ritmo incalzante Canapetta si lanciò all’inseguimento di Panezio scosso ma proprio nel momento decisivo il cavallo Satiro, rimasto nei pressi dei materassi, si alzò interrompendo l’azione decisiva di Marco Polo che finì secondo scosso dietro il cavallo dell’Aquila.
Una vera beffa, l’ultima grande occasione di Canapetta sfumata in maniera incredibile.
Nel frattempo il male oscuro del bere, alimentato ad arte da personaggi senza scrupoli, lo rese fragile a cavallo ed ancor di più nella vita.
Ormai Canapetta era il più perdente dei vincenti, con tanti rimpianti e pochi successi ed il Palio, come sempre, cercava già nuovi eroi.
Il colpo di grazia arrivò nel luglio 1974 quando Pitagora tornò nella Torre.
Canapetta nelle prove si alternò col debuttante Camillo, per la Cena della Prova Generale il vecchio fantino indossava il giubbetto cremisi, ma al Palio arrivò il giovane rivale.
Gli ultimi due Palii nel Drago, con un primo giro da sogno nel luglio 1975 su Ringo, poi l’addio.
Gli anni del distacco dalla piazza furono particolarmente amari, in pochi gli rimasero vicino e tra questi il “rivale-amico” Canapino che l’aiutò in qualche modo nei momenti più difficili.
Un lungo e triste prologo alla prematura fine di Canapetta morto nel 1992 ad una settimana esatta di distanza dall’ultimo trionfo di Aceto, suo grande avversario negli anni di militanza torraiola.
Qualche anno fa la Chiocciola, in una cena in onore dei fantini vittoriosi per i propri colori, volle ricordare anche lo sfortunato Canapetta che, con sette presenze, è tuttora il fantino che ha corso di più per San Marco. In quell’occasione il fraterno amico Mario, che seguì Canapetta a Siena fin dagli esordi, donò alla contrada il giubbetto della vittoria del 1966: un’inedita e stravagante chiocciola a due teste ricordo indelebile della giornata più bella del biondo di Allumiere.

Tratto da "Il Carroccio" a firma di Roberto Filiani





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