DE GORTES   ANDREA
(Aceto) 14/58

- detto anche Penna Nera e Diavolo -

Nato a Olbia (SS) il 1° maggio 1943

1. 2 luglio 1964 BRUCO Olimpico
2. 16 agosto 1964 BRUCO Topolone
3. 2 luglio 1965 AQUILA Topolone
4. 16 agosto 1965 BRUCO Danubio della Crucca
5. 2 luglio 1966 BRUCO Serenella
6. 17 agosto 1966 ISTRICE Gabria
7. 16 agosto 1967 OCA Danubio della Crucca
8. 24 settembre 1967 1 OCA Beatrice
9. 2 luglio 1968 LEOCORNO Topolone
10. 16 agosto 1968 OCA Livietta
11. 2 luglio 1969 LUPA Morgan
12. 16 agosto 1969 VALDIMONTONE Ercole
13. 21 settembre 1969 1 OCA Topolone
14. 2 luglio 1970 OCA Sambrina
15. 16 agosto 1970 OCA Mirabella
16. 2 luglio 1971 BRUCO Ortello
17. 16 agosto 1971 VALDIMONTONE Ira
18. 2 luglio 1972 TARTUCA Mirabella
19. 16 agosto 1972 OCA Sindia de Torralba
20. 17 settembre 1972 1 ISTRICE Mirabella
21. 2 luglio 1973 ISTRICE Lazzarella
22. 16 agosto 1973 OCA Nedo
23. 2 luglio 1974 OCA Tatiana
24. 16 agosto 1974 SELVA Panezio
25. 2 luglio 1975 OCA Orbello
26. 17 agosto 1975 CHIOCCIOLA Panezio
27. 2 luglio 1976 OCA Tornado
28. 18 agosto 1976 CIVETTA Panezio
29. 2 luglio 1977 DRAGO Tobruk
30. 16 agosto 1977 OCA Rimini
31. 3 luglio 1978 OCA Teseo II
32. 16 agosto 1978 ISTRICE Rimini
33. 16 agosto 1979 AQUILA Urbino de Ozieri
34. 17 agosto 1980 LEOCORNO Uana de Lechereo
35. 7 settembre 1980 1 OCA Valsandro
36. 2 luglio 1981 CHIOCCIOLA Panezio
37. 16 agosto 1981 DRAGO Torquato Tasso
38. 2 luglio 1982 SELVA Panezio
39. 16 agosto 1982 PANTERA Benito III
40. 2 luglio 1983 AQUILA Balente de su Sassu
41. 16 agosto 1983 OCA Cassius
42. 2 luglio 1984 OCA Baiardo IV
43. 16 agosto 1984 BRUCO Sirlad
44. 2 luglio 1985 OCA Brandano
45. 16 agosto 1985 BRUCO Baiardo IV
* 2 luglio 1986 CIVETTA Figaro
46. 16 agosto 1986 LUPA Brandano
47. 13 settembre 1986 1 OCA Benito III
48. 16 agosto 1987 ISTRICE Libia
49. 2 luglio 1988 OCA Galleggiante
50. 16 agosto 1988 CIVETTA Galleggiante
51. 2 luglio 1989 CIVETTA Figaro
52. 16 agosto 1989 SELVA Figaro
53. 2 luglio 1990 TARTUCA Bambina
54. 16 agosto 1990 TORRE Uberto
55. 3 luglio 1992 AQUILA Galleggiante
56. 16 agosto 1992 TORRE Uberto
57. 2 luglio 1994 AQUILA Oriolu de Zamaglia
58. 2 luglio 1996 TORRE Musetto

1 Palio straordinario.

* Non corse per l'infortunio derivatogli dal calcio ricevuto dal cavallo del Drago alla Mossa.

- E' il fantino che ha corso di più in una stessa contrada: 19 volte nell'Oca (5 i successi) (cfr.).
- Dopo Trecciolino, detiene il record di vittorie (3) con lo stesso cavallo: Panezio (16/8/1974 Selva, 16/8/1975 Chiocciola, 16/8/1976 Civetta) (cfr.).












  Umberto Poggiolini racconta   

Mario Savelli racconta
    



A far grande la fama di Aceto è stato il Palio di Siena, corsa nella quale il fantino sardo ha colto ben 14 vittorie (solo 1 in meno rispetto al record detenuto ex aequo da Bastiancino e dal Gobbo Saragiolo) su 58 partecipazioni.
Trasferitosi giovanissimo in Toscana, Andrea Degortes si mise in luce nelle corse di cavalli disputate nei centri della provincia di Siena, naturali "trampolini di lancio" verso la grande rassegna senese. Qui l'esordio avvenne assai presto, quando Degortes aveva solo 21 anni: per il palio del 2 luglio 1964 fu infatti chiamato dal Bruco, contrada che aveva ben poche pretese per quella carriera, avendo ricevuto in sorte il cavallo esordiente Olimpico. Andrea Degortes (segnato in comune con il soprannome di "Penna Nera") non vinse, ma il coraggio, la sicurezza e la determinazione del giovane fantino non passarono inosservate. E infatti il Bruco lo confermò per il palio dell'Assunta dello stesso anno, a montare Topolone, uno dei più forti cavalli di ogni tempo. Fu in questo Palio che Andrea Degortes scelse definitivamente come proprio soprannome "Aceto", il nome di battaglia che lo accompagnò per tutta la sua carriera paliesca.
Ad un anno esatto dall'esordio, il 2 luglio 1965, Aceto colse la prima vittoria. Chiamato infatti dall'Aquila a montare proprio Topolone, Aceto vinse un palio stupendo, nonostante la presenza della rivale Pantera, decisa ad ostacolare il binomio aquilino.
Due anni dopo avvenne l'incontro con quella che sarebbe stata la sua storica contrada, l'Oca. Aceto esordì coi colori di Fontebranda il 16 agosto 1967 su Danubio, per poi vincere il suo secondo palio (il primo con l'Oca) un anno esatto dopo, montando la cavalla Livietta in una carriera quanto mai rocambolesca. Partita in testa, infatti, Livietta rischiò di compromettere gli sforzi di Aceto al secondo San Martino, quando la cavalla andò a dritto, favorendo così il passaggio di ben sei contrade. La corsa pareva arridere al Leocorno che condusse fino all'ultimo Casato, quando una caduta generale riportò clamorosamente l'Oca in testa. Aceto era peraltro ignaro di aver vinto (aveva tagliato il bandierino superando un monturato lecaiolo in festa) e quando fu raggiunto dagli ocaioli cercò di spiegare l'errore al secondo San Martino, non sapendo che essi volevano portarlo in trionfo.
Il legame con l'Oca si era ormai fatto ben saldo e Aceto divenne il fantino della contrada di Fontebranda. Ciò significava che Aceto era contrattualmente legato solo all'Oca, che poi, in determinate carriere, avrebbe potuto prestarlo ("girarlo" nel linguaggio paliesco) a qualche consorella. Ciò accadde nei due palii ordinari del 1969, quando Aceto corse a luglio con la Lupa (all'epoca alleata dell'Oca) e ad agosto con il Valdimontone. Il fantino tornò a correre per Fontebranda il 21 settembre 1969, in occasione del "Palio della Luna" (la carriera straordinaria indetta per celebrare lo sbarco dell'uomo sulla Luna avvenuto il 20 luglio dello stesso anno). La sorte assegnò all'Oca il grande Topolone e Aceto, come da pronostico, vinse senza problemi il terzo palio della sua carriera.
Tre anni dopo, il 2 luglio 1972, Aceto colse una nuova vittoria, stavolta per la Tartuca con la cavalla Mirabella. Ad agosto però giunse la prima grossa delusione. Con il solito giubbetto dell'Oca, Aceto montava l'ottima Rosella, che portò rapidamente in testa. Sembrava ormai fatta, ma all'ultimo San Martino Aceto prese male la curva e cadde, favorendo così il passaggio dell'Onda che vinse il Palio. Il riscatto avvenne un mese dopo (il 17 settembre), nel Palio straordinario indetto per celebrare il quinto centenario della fondazione del Monte dei Paschi di Siena. L'Oca girò Aceto all'Istrice (scatenando peraltro le reazioni della rivale di quest’ultima, la Lupa, che ruppe l'alleanza con la contrada di Fontebranda), cui era toccata in sorte Mirabella, e vinse, sfruttando una caduta della battistrada Torre al secondo San Martino.
Dopo un periodo sfortunato (beffarda la sconfitta con l'Oca il 2 luglio 1974, quando Aceto su Tatiana fu passato all'ultima curva del Casato dal Valdimontone), si aprirono gli "anni d'oro" per Aceto, durante i quali il fantino mostrò inequivocabilmente la propria classe, grazie anche a fortissimi cavalli di cui gli venne affidata la monta. Dal 1974 al 1976 vinse tre Palii dell'Assunta consecutivi con Selva, Chiocciola e Civetta, in tutti e 3 i casi montando il grande Panezio (che con Folco, cavallo della prima metà del novecento, fu il più vittorioso barbero del XX secolo con 8 vittorie). Ad agosto 1977 tornò alla vittoria con l'Oca, montando il forte barbero Rimini. Nel 1979 vinse di nuovo per l'Aquila (su Urbino), poi il 17 agosto 1980 riportò alla vittoria la "nonna" dell'epoca, il Leocorno (senza successi da 26 anni), spingendo alla grande Uana, nonostante l'insidia di alcuni oggetti (tra cui una sedia) lanciatigli contro da delle persone in Piazza.
Passarono quindi 4 anni prima di tornare alla vittoria: il dodicesimo sigillo giunse infatti il 2 luglio 1984, quando, per i colori dell'Oca, Aceto vinse montando il barbero Bayardo. Un anno esatto dopo Aceto centrò di nuovo il successo per Fontebranda, stavolta con l'amatissimo barbero Brandano.
Ma da questo momento il fantino entrò in una fase calante, dovuta all'ascesa di nuovi promettenti colleghi (specie Salvatore Ladu detto Cianchino e Giuseppe Pes detto Il Pesse) e ad una crisi societaria dell'Oca. La contrada di Fontebranda infatti, abituata a vincere assai spesso (non a caso è ad oggi la contrada con più vittorie ufficiali, ben 62), non riusciva più a conquistare successi e sul finire degli anni '80 prese addirittura la decisione di "scaricare" Aceto. L'esito fu clamoroso: Andrea Degortes infatti, dopo 19 palii (di cui 5 vinti) con l'Oca, accettò la chiamata dell'acerrima rivale, la Torre. La contrada di Salicotto, che aveva già tentato ai tempi del compianto capitano Artemio Franchi, di ingaggiare Aceto, si affidò stavolta a colui che diverse volte l'aveva "purgata", per rompere un lungo digiuno che durava dal 1961. Il barbero da montare era uno dei migliori del lotto, Uberto, ma la sfortuna che perseguitava la Torre da più di trent'anni non mollò la presa neanche stavolta e Aceto cadde già al primo San Martino.
La carriera del grande fantino pareva finita, ma ancora non si erano fatti i conti con l'intramontabile classe di Aceto. Due anni dopo, il 3 luglio 1992, il vecchio "re della Piazza" tornò a correre il Palio: a chiamarlo fu l'Aquila, che nutriva ambizioni di vittoria avendo ricevuto in sorte il forte cavallo Galleggiante. La carriera che andò in scena fu epica e consacrò definitivamente il mito di Aceto nella storia del Palio di Siena. Il desiderio di vittoria dell'Aquila era infatti ostacolato dalla rivale Pantera: questa si affidò a Sebastiano Deledda detto Legno, cui fu assegnato il preciso compito di fare di tutto per impedire la vittoria aquilina. Legno prese alla lettera le indicazioni ricevute e già durante il "tondino" prima della mossa provocò aspramente Aceto. I due passarono in breve dalle parole ai gesti e volarono pesanti nerbate reciproche: era la prima volta, per lo meno nelle edizioni recenti del Palio, che due fantini si nerbassero prima della mossa (anche perché proibito, a differenza che in gara, dal Regolamento). Alla mossa l'ostacolo di Legno si ripeté: Aceto partì ultimo, mentre Legno, assicuratosi del grosso ritardo del rivale, riuscì a recuperare diverse posizioni, prendendo addirittura la testa della carriera. Ma fu qui che la classe di Aceto si fece vedere: approfittando della caduta di Nicchio e Montone e spingendo al massimo Galleggiante, Aceto si portò in seconda posizione già al Casato, lanciandosi in un furioso inseguimento della Pantera. Probabilmente l'accorgersi che il rivale si era rifatto sotto fece crollare la sicurezza di Legno, il quale, al secondo giro, cadde clamorosamente al passaggio di fronte a Palazzo Sansedoni (tra la Fonte Gaia e la curva di San Martino), punto non difficile, nel quale le cadute sono assai rare. Aceto ne approfittò, prendendo il comando e cogliendo un trionfo strepitoso, il quattordicesimo e ultimo della sua carriera.
Purtroppo per lui, la vittoria con l'Aquila fu il suo "canto del cigno". Ad agosto infatti fallì nuovamente nel tentativo di scuffiare la Torre (montando ancora il barbero Uberto). Nel 1993 non corse nessuno dei due Palii per squalifica, a causa delle nerbate dell'anno prima con Legno (che dal canto suo fu punito con ben 4 Palii di squalifica). Poi, dopo altri due palii persi (il 2 luglio 1994 con l'Aquila e il 2 luglio 1996 con la Torre), decise di abbandonare la carriera di fantino.
Aceto vive oggi ad Asciano (SI), dove gestisce un allevamento di cavalli.
Le sue 14 vittorie gli sono valse l'appellativo di "re della piazza". In effetti Aceto è stato il fantino più vittorioso del XX secolo (superando nel computo dei successi Angelo Meloni detto Picino, che nella prima metà del novecento ne colse 13) e, nel computo delle vittorie nella storia del Palio di Siena è secondo solo a Bastiancino e al Gobbo Saragiolo, che rispettivamente nel XVIII e nel XIX secolo vinsero 15 volte ciascuno.
Oltre alle 5 vittorie con l'Oca, Aceto ha vinto 3 volte per l'Aquila e 1 volta ciascuna per Tartuca, Istrice, Selva, Chiocciola, Civetta e Leocorno.
Nelle sue 58 partecipazioni al Palio ha corso almeno una volta per tutte le Contrade, eccezion fatta per Giraffa, Onda e Nicchio.

Biografia tratta da wikipedia





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