- LE RIVALITA' -
tratto da Con la rivale in Campo di R.Filiani e N.Zaffaroni



CHIOCCIOLA - TARTUCA



La rivalità fra Chiocciola e Tartuca è senza dubbio fra le più antiche e radicate, di sicuro ha la particolarità di essere stata interrotta e poi ripresa più volte.
Proprio le frequenti riappacificazioni rappresentano l'aspetto più interessante del rapporto fra queste due consorelle confinanti.
Con tutta probabilità i primi screzi nacquero per le solite discussioni di confine, ne sono testimonianza i primi scontri fra i due popoli risalenti alla seconda metà del seicento.
L'episodio più eclatante risale al luglio 1686, in quell'anno il Palio fu posticipato al giorno 28 e vinse la Giraffa.
Durante la tratta scoppiò un grave tumulto fra Chiocciola e Tartuca, volarono bastonate ed altri colpi proibiti, tanto che l'autorità decisero in un primo momento di estromettere le due contrade dal Palio, minacciando gravi sanzioni qualora si fosse trasgredito a quest'ordine.
L'ordinanza venne notificata a Lorenzo Fiducci capitano della Tartuca ed al Priore della Chiocciola, Pietro Martini.
Tuttavia, per paura di ulteriori gravi incidenti, il Governatore, Francesco Maria de Medici, revocò l'ordinanza a condizione che Chiocciola e Tartuca, insieme alla sua alleata Torre, non entrassero in piazza con la comparsa armata, consuetudine di quegli anni.
Questo problema fu presto risolto tanto che solo tre anni dopo Chiocciola, Tartuca e Torre formarono una solida aggregazione alla quale si aggiunse la Selva nel 1789.
Il tredici giugno 1689 le due contrade onorarono congiuntamente Sant'Antonio da Padova, patrono della Tartuca.
A conferma dei buoni rapporti esistenti si può citare il Palio d'agosto del 1701.
La Chiocciola vinse col fantino Giuseppone, la Tartuca si piazzò seconda ed entrambe le comparse, con in testa i rispettivi Capitani e con la rappresentanza dell'alleata Torre, si recarono nella Chiesa della Contrada dell'Oca, che aveva organizzato quel Palio, per recitare un solenne Te Deum.
Il settecento fu quindi un secolo caratterizzato da buoni rapporti fra le due contrade, anche se qualche incidente non mancò nemmeno in quegli anni.
Il 4 luglio 1756 le due contrade si contesero strenuamente la vittoria, la spuntò la Tartuca di pochi centimetri, il Capitano chiocciolino accusò un malore, pare per sedare una rissa scoppiata subito dopo il termine della carriera, tuttavia quest'episodio non pesò più di tanto, infatti, le due alleate organizzarono congiuntamente il Palio dell'agosto, in segno della loro amicizia e fratellanza.
Nonostante l'alleanza sembra indubbio che i rapporti fossero comunque molto altalenanti e l'ottocento darà ampia dimostrazione di ciò, con Tartuca e Chiocciola impegnate in un susseguirsi di gravi scontri ed in illusorie tregue.
Terreno fertile per il fiorire di questi avvenimenti fu ovviamente la carriera che spesso mise contro le due contrade, molto importante nell'ambito di questa rivalità fu il Palio dell'agosto 1814.
La Tartuca, con un primo cavallo, fu fermata per un giro da Belloccio, fantino della Chiocciola, ne scaturirono gravi disordini con i tartuchini che diedero fuoco allo stemma dell'alleata.
Si aprì dopo quest'episodio un periodo di enorme tensione fra i due popoli, nel Palio di agosto del 1820 addirittura il fantino della Tartuca, Francesco Morelli detto "Ferrino minore" e quello della Chiocciola, Adamo Bracali, scesero da cavallo dandosele di santa ragione.
Proprio in seguito a questo nuovo screzio nell'ottobre 1820, su pressione delle autorità, ci fu una riconciliazione sancita da feste, cerimonie religiose e da un banchetto con diciotto partecipanti, nove per contrada, tenutosi in una villa di Costalpino.
La tregua resse nonostante le tensioni del Palio del luglio 1822, vinto dalla Chiocciola con Brandino dopo una furibonda lotta con Caino della Tartuca, durante la quale il fantino vittorioso prese le briglie del cavallo rivale.
Dopo un ventennio di calma relativa fu ancora una carriera ad inasprire i rapporti fra le due contrade, nell'agosto 1841 il fantino tartuchino, Giuseppe Brandani detto "Ghiozzo", a San Martino gettò giù da cavallo la favoritissima Chiocciola in cui correva il grande Gobbo Saragiolo.
Pochi anni dopo arrivò un altro momento difficile che poi diede origine ad un'altra riconciliazione, tanto clamorosa quanto inutile.
Il 14 agosto 1847, all'Arco di Sant'Agostino, scoppiò una furibonda rissa che fu replicata al termine della Prova Generale, a peggiorare le cose il particolare periodo politico in cui la Tartuca era invisa a molti per via dei suoi antichi colori, il giallo e nero, che ricordavano l'emblema austriaco.
Proprio per questi motivi alcuni illustri personaggi, fra cui Padre Tommaso Pendola, si adoperarono per sanare il sempre più preoccupante contrasto fra le due consorelle.
Il 7 novembre molti esponenti delle due contrade si riunirono e durante un fastoso banchetto furono recitate varie poesie e sonetti:
E di Siena alle contrade/ Serviremo noi d'esempio/ Non curando più quell'empio/ Che la pace turberà…
Più la spada imbandiremo/ Per la patria pugneremo/ Per la nostra libertà…
Umili e confusi/ Nei nostri drappelli/ Gridiamo o fratelli/ Evviva l'union…
Ed ancora:
La bandiera o tartuchini/ Ha cambiato il suo colore/ Or cangiate voi il rancore/ In concordia ed amistà…
A conferma di questa ritrovata armonia il banchetto fra le donne di Chiocciola e Tartuca che si tenne la settimana successiva.
Queste manifestazioni di amicizia coincisero, non a caso, come testimonia il sonetto menzionato, con il cambio di colori della Tartuca che sostituì il nero col bianco il 26 settembre 1847. Ma questo cambio durò poco meno di due anni e per il Palio di luglio del 1849 la Tartuca fu di nuovo bersaglio di invettive da parte degli anti-austriaci.
Anche in conseguenza di questo i rapporti con la Chiocciola tornarono a farsi precari. Furono anni difficilissimi per la Tartuca, bersagliata ed ostacolata in tutti i modi per i suoi colori che venivano sistematicamente associati all'Austria.
Non solo la Chiocciola ostacolava la rivale, ma anche le altre consorelle dimostravano un'avversità notevole verso la Tartuca.
Nell'agosto 1856 il fantino del Drago, Donato Partini detto "Partino minore", prese 25 £ per fermare la favorita Tartuca con Francesco Bianchini detto "Campanino".
Nel luglio successivo ancora Partino, questa volta nella Lupa e con un compenso di 45 £, nerbò violentemente il fantino tartuchino, Gaetano Bastianelli detto "Gano di Catera", che correva su un primo cavallo.
Al contrario la Chiocciola centrò in quel periodo ben sei vittorie in soli otto anni, il cappotto del 1850 con Folaghino ed i successi del 1853-55-57-58 tutti conquistati dal fantino di Chiusi, Pietro Paolo Rocchi detto "Paolaccino", quattro volte con il giubbetto di San Marco e quattro volte a nerbo alzato.
L'atteggiamento ostile nei confronti della Tartuca non mutò nemmeno quando nel 1858, dopo alcuni incidenti, il quindici dicembre il nero fu sostituito dal turchino, modifica che diventò definitiva nel 1859.
La crisi tartuchina raggiunse l'apice nel luglio 1860 con la rinuncia a correre di diritto per protestare verso le continue angherie subite, questa decisione causò il divieto di correre per tre anni, punizione in seguito revocata.
Infatti la Tartuca tornò in piazza nell'agosto 1861 vincendo un Palio a dir poco turbolento.
I colori di Castelvecchio erano difesi da Mario Bernini detto "Bachicche, fantino senese agli inizi di una carriera ricca di successi, tradimenti e scorrettezze, il quale riuscì a partire nettamente primo. Il fantino della Chiocciola, Edoardo Seccatici, si fermò al secondo giro tentando di fermare Bachicche, ma il suo tentativo andò a vuoto e gli fruttò l'arresto.
La vittoria di Bachicche fu accolta dai fischi di tutta la piazza, nessuna contrada spiegò le proprie bandiere ed il fantino fu circondato subito dalla milizia armata per evitare ulteriori tumulti, mentre gli altri popolani cercavano di organizzare un altro Palio per aggiudicarsi il cencio rimasto al suo posto per la troppa confusione.
Il Palio fu consegnato il giorno dopo alla Tartuca, legittima vincitrice, ma i contradaioli non girarono per la città, ma solo per le proprie strade. Questa vittoria tartuchina segnò una svolta nei rapporti con la Chiocciola, ormai deteriorati a tal punto che le successive tregue saranno poco più che dei tentativi infruttuosi, anche se formalmente nulla era mutato nei rapporti fra le due confinanti. Intanto il Palio continuava ad essere terreno di aspre contese, nell'agosto 1881 fu il fantino della Chiocciola, Giovanni Battista Vieri detto "Peggio" che nel luglio aveva corso nella Tartuca, a far perdere la Contrada di Castelvecchio prendendo per le briglie il miglior cavallo, montato da Antonio Duchi detto "Martello".
L'ostilità fra due popoli era condita anche da una sana ironia, all'indomani della vittoria tartuchina dal luglio 1886, primo atto del cappotto, sul "Mira Mira" veniva sottilmente preso in giro il Capitano della Chiocciola, Sciarelli, definito "buon agricoltore".
Nel luglio 1889, anno di un'altra effimera riconciliazione, la Tartuca vinse il Palio davanti alla Chiocciola, passandola all'ultimo San Martino.
Questo Palio ebbe un prologo davvero clamoroso, Tabarre, che nel 1888 aveva vinto in San Marco, passò dalla Chiocciola alla Tartuca in cambio di Lorenzo Franci detto "Pirrino", altro fantino molto blasonato.
Con questa clamorosa sconfitta si aprì per la Chiocciola uno dei periodi più neri della propria storia, all'asciutto dal 1888 al 1911 con la cuffia presa nel 1906, intanto la Tartuca riusciva a vincere con grande frequenza.
E' facile supporre che proprio in questo periodo i rapporti peggiorano pesantemente, l'ascesa tartuchina provocò molti malumori fra le fila chioccioline, in cui lo scoramento era talmente forte che dopo una sconfitta nel 1896 il contradaiolo Dominici gettò nel pozzo l'immagine di Sant'Antonio, fatto che diede origine al soprannome di "affogasanti".
I primi anni del nuovo secolo diedero di nuovo peso alla rivalità, la Tartuca vinse il Palio nell'agosto 1902 e 1910, la Chiocciola continuò a perdere in maniera clamorosa, come nel luglio 1901, col famoso tradimento di Fiammifero, nel luglio 1905 e nel luglio 1909.
Protagonista dei trionfi tartuchini e bestia nera per i chiocciolini fu il fantino Domenico Fradiacono detto "Scansino" che, oltre ai due successi nella Tartuca, arrivò davanti alla Chiocciola nel 1896, nel 1897 e nel 1909.
Il 1904 fu un anno molto importante per la rivalità fra Chiocciola e Tartuca, già reduci da alcuni pesanti dissidi sorti nel 1902.
A luglio la Tartuca perse il Palio all'ultimo istante con Picino beffato in volata dal rivale Nappa.
Ad agosto Picino passò clamorosamente alla Chiocciola che aveva lo Stornino, uno dei cavalli più ambiti di quell'epoca, ma per la Contrada di San Marco il Palio finì dopo pochi metri per le poderose nerbate di Zaraballe, ingaggiato dalla Tartuca solo per ostacolare la rivale.
Nel 1906 per la Chiocciola arrivò la cuffia e gli sfottò tartuchini contribuirono ad alimentare i contrasti che resero praticamente ufficiale una rivalità che ormai era vissuta da entrambe le fazioni. Infatti dopo il successo tartuchino dell'agosto 1910 nuovi incidenti turbarono i rapporti fra le due contrade, ormai diventati insostenibili, Scansino portò al trionfo la portentosa Stella, che , ironia della sorte fu anche la protagonista della rinascita chiocciolina dell'anno seguente.
Nel 1911 le donne della Chiocciola decisero di ripescare dal pozzo l'immagine di Sant'Antonio, nella speranza di battere la malasorte che attanagliava da anni la loro contrada.
Il due luglio 1911 la Chiocciola affidò Stella all'esperto Nappa e la Tartuca, con la forte Gobba, rispose scegliendo Testina, uno dei fantini più scorretti di tutti i tempi, grande "nerbatore", sempre disposto a tutto pur di guadagnare i soldi necessari per la sua droga, il vino.
Già dalle fasi della mossa Testina cercò il contatto con Nappa ed al calare del canape volarono grandi nerbate fra i due avversari, ma il fantino della Chiocciola liberatosi dalla morsa dell'avversario prese deciso il comando.
La rincorsa di Testina valse solo il secondo posto e Nappa riuscì anche ad evitare un cane lanciato disperatamente in pista da un tartuchino.
La risposta tartuchina arrivò nell'agosto 1914, ultimo Palio prima dell'interruzione bellica durante la quale, nel 1915, ci fu l'ultimo tentativo di riconciliazione, ovviamente andato a vuoto, visto che nel 1919 le due contrade si ritrovarono l'una contro l'altra con Picino protagonista come nel 1904.
Nel luglio Angelo Meloni corse nella Chiocciola, con Scodata uno dei migliori cavalli, ma perse il Palio per colpa di Nappa, che lo gettò in terra a causa di alcuni rancori personali.
Ad agosto la Scodata toccò alla Tartuca che fu costretta all'ultimo istante a rinunciare a Bubbolo, accoltellato alla vigilia della carriera da un selvaiolo.



In Castelvecchio arrivò di fretta e furia proprio Picino che era rimasto a piedi e si ritrovò di fronte Nappa nella Chiocciola, durante il primo giro volarono grandi nerbate fra i due che impedirono alla Tartuca di andare oltre il secondo posto.
Fu ancora Picino a segnare una tappa fondamentale della storia fra le due rivali, quando nel 1924 aprì il periodo d'oro della Chiocciola targata Leone Virville De Grolè , un munifico marchese che portò tre volte al trionfo la sua contrada.
Nell'agosto 1924 Picino vinse grazie al cavallo scosso, la forte Giacca, comunque pare che il fantino della Tartuca, Carlo Magnelli, non fece nulla per ostacolare la Chiocciola, prendendo anche dei soldi dalla rivale.
Negli anni successivi la Chiocciola vinse per altre due volte il Palio dell'Assunta, protagonisti nelle due rivali due fantini dalle carriere e dai destini opposti.
Nella Chiocciola correva Ottorino Luschi detto "Cispa", diciannove presenze e sei vittorie, fantino che aveva esordito nel 1914 nella Tartuca.
A difendere i colori di Castelvecchio era Ferruccio Funghi detto "Porcino", fantino dalla lunghissima carriera, trentuno presenze ed una sola vittoria, iniziata nel 1923 nella Chiocciola.
I destini di questi due fantini si incrociarono per tre volte consecutive nel triennio 1926-28.
Nell'agosto 1926 la Chiocciola firmò la sua prestigiosa tripletta in un Palio che rappresenta una pietra miliare nella rivalità con la Tartuca.
San Marco si presentava con un'accoppiata formidabile, Cispa e Margiacchina, cavallina che a luglio aveva corso per la Tartuca che in quel Palio poteva contare su Porcino e sullo scattante Fiorello, barbero che aveva vinto l'anno prima proprio nella Chiocciola.
Il Palio dunque si presentava incertissimo e la voglia di rivincita della Tartuca sembrava poter prevalere su tutto, invece il cencio andò di nuovo in San Marco.
Cispa, venduto all'Oca, non forzò nel primo giro, ma quando il fantino ocaiolo andò per le terre al Casato e Porcino passò al comando, fu costretto a spingere al massimo la Margiacchina, dopo un breve scambio di nerbate con la rivale la Chiocciola riuscì a prendere la testa conquistando una vittoria superba che comunque aprì un periodo di grande crisi nella contrada, anche per l'enorme cifra sborsata, ben 118000 £.
Infatti negli anni successivi la Chiocciola fu in grande difficoltà, con la Tartuca che si riuscì ad inserire alla grande nel TONO, patto a quattro formato con Oca, Nicchio ed Onda.
Automaticamente la Chiocciola entrò nell'altro schieramento con Bruco e Torre, vivendo un periodo difficilissimo culminato col cappotto tartuchino del 1933.
Nella Tartuca si tornò a mietere successi e l'eroe diventò il giovane e dinoccolato Fernando Leoni detto "Ganascia", figlio d'arte, che con le sue imprese entrerà nella leggenda.
Nell'agosto 1930, al suo esordio, portò al successo per i colori di Castelvecchio la modesta Carnera, due anni dopo vinse nell'Onda nerbando e parando la Chiocciola in maniera autoritaria e spettacolare, annichilendo il fantino di San Marco, Fortunato Castello detto "Napoletano".
Infine, nel 1933, arrivò lo storico cappotto con Ganascia ed il maremmano Folco che mandarono in estasi il popolo delle Murella.
Queste vittorie della Tartuca bilanciarono i successi della rivale negli anni venti, ponendo il patto del TONO in primissimo piano, fino al 1934, anno in cui tutto svanì per un contrasto fra Nicchio ed Oca.
Solo dopo quella data si spezzò un dominio che sembrava dovesse durare per molto. Nell'agosto 1938 la rivalità fra Chiocciola e Tartuca si arricchì di un nuovo entusiasmante capitolo. La Tartuca era la grande favorita con Ganascia su Ruello, la Chiocciola si presentava con Tripolino sul modesto Sansano.
A sorpresa fu la Chiocciola a vincere dopo dodici anni di astinenza, nella Tartuca si aprì una crisi nera, con l'idolo Ganascia contestato ed assediato per molte ore.
Con la Seconda Guerra Mondiale alle porte questo Palio segnò la fine di un connubio storico, quello fra la Tartuca ed il grande Ganascia, con la rivincita chiocciolina che fu confermata undici anni dopo in un Palio del tutto analogo a quello del 1938.
Ancora una volta la Tartuca favorita, in quella occasione con Ciancone su Piero, ancora una volta la Chiocciola con una brenna, Lirio, montata dal giovane fantino amiatino Eletto Alessandri detto "Bazza" che col nerbo annichilì i suoi avversari vincendo a sorpresa.
Ma a conferma dell'alternanza, ormai storica e consueta, di periodi neri e di improvvise rinascite per le due rivali, la Tartuca seppe rispondere alla Chiocciola con una doppietta di vittorie ottenute con due barberi poco conosciuti.
Ciancone su Bagnorea nell'agosto 1951, dopo un digiuno di diciotto anni, poi nell'occasione immediatamente successiva, nel luglio 1953, con Ranco e Tarantella.
Era la Tartuca del generoso e sfortunato Remigio Rugani che nel 1957 fu protagonista di un curioso episodio legato alla vittoria della Chiocciola nel Palio di Provenzano.
La tratta pose in primissimo piano proprio la Chiocciola e la Tartuca che ebbe l'opportunità di montare il fortissimo Vittorino sull'emergente Belfiore.
Ma Rugani preferì scegliere Mezzetto, un altro fantino che andava per la maggiore, Vittorino andò nella Chiocciola per montare Tanaquilla e vinse alla grande, anche grazie alla perfetta intesa con Lazzaro che, di rincorsa, favorì nettamente la Contrada di San Marco probabilmente per vendicare un torto subito dal Capitano tartuchino a poche ore dalla carriera.
Con gli anni sessanta iniziò il duello fra due fantini quasi omonimi, Canapino e Canapetta che ebbero un destino simile, con molti più rimpianti che successi ottenuti in carriere lunghe e poco fortunate.
I due ricalcarono un po' la storia di Cispa e Porcino, protagonisti già citati negli anni venti, Leonardo Viti infatti esordì nella Chiocciola nel 1960, dove corse altre due volte, per poi passare dopo qualche anno nelle file opposte.
Antonio Trinetti, dopo l'esordio nel luglio 1959 per l'Onda, fu il fantino della Tartuca in ben cinque occasioni, per poi diventare l'idolo dei chiocciolini firmando gli splendidi successi del 1966 e del 1968.
Canapino invece riuscì a vincere, in maniera a dir poco rocambolesca, nel luglio 1967 per i colori della Tartuca, sfruttando nel finale proprio un errore di Canapetta che la Chiocciola aveva "prestato" alla Lupa.
La vittoria della Tartuca nel luglio 1972, con Aceto su Mirabella, chiuse un ciclo ben definito della rivalità, infatti negli anni successivi la Contrada di Castelvecchio fu attanagliata da una particolare sfortuna alla tratta che contribuì ad un lungo digiuno.
Mentre la Chiocciola dopo la prestigiosa doppietta del 1975-76, vinse anche nell'agosto 1982. Protagonista nel 1975 e nel 1982 fu Panezio, uno dei più grandi cavalli del Palio, che vinse due volte per la Chiocciola, contrada rivale dei suoi proprietari.
Negli anni ottanta un nuovo confronto "diretto" oppose le due contrade.
Nell'agosto 1983 la Tartuca montò Ercolino su Ascaro col solo intento di ostacolare Bazzino su Balente.
Durante le fasi della mossa il Manzi non mollò per un attimo il suo rivale, fu un ostacolo determinato e continuo, Bazzino restò al canape protestando vanamente a nerbo alzato. Ercolino scappò verso Piazza del Mercato e mentre la Giraffa vinceva il Palio chiocciolini e tartuchini erano già scesi in pista per darsele di santa ragione.
Ma l'anno più caldo fu comunque il 1991, quando le due rivali tornarono a confronto dopo quattro anni.
La Tartuca, a secco da diciannove anni, puntava a portarsi a casa il Palio con la migliore accoppiata di quella carriera di luglio, Cianchino su Uberto.
La Chiocciola, decisa a tutto pur di impedire il successo della rivale, diede fiducia all'ultimo istante a Falchino preferendolo a Bastiano.
In una situazione paradossale, con il Nicchio fermo di rincorsa, la Chiocciola in perenne ricerca della Tartuca, il Palio subì un clamoroso rinvio al giorno successivo con le ombre della sera ad aumentare al massimo una tensione già enorme.
Il giorno successivo il duello Cianchino-Falchino si fece subito cruento, ma l'esperto fantino sardo riuscì a divincolarsi dal rivale iniziando una rimonta clamorosa riuscendo a riportare la gioia in Castelvecchio.
Nell'agosto seguente la Tartuca fu di nuovo baciata dalla fortuna, con Cianchino e Benito, già vittoriosi insieme in due occasioni, il sogno di bissare il cappotto del 1933 poteva farsi realtà. Ma stavolta l'ostacolo della Chiocciola andò a buon fine, il "reintegrato" Bastiano riuscì a buttar giù la temibile rivale, aprendo un periodo di notevolissima tensione fra i due popoli, segnato da gravi incidenti, replicati a più riprese anche negli anni successivi.
La Tartuca del Capitano Lombardini riuscì a completare la doppietta nell'agosto 1994, con un'altra bella vittoria firmata dal Bufera che seppe sfruttare al massimo gli errori degli altri contendenti, fra i quali anche la Chiocciola con Massimino.
Nell'agosto 1997 la Tartuca replicò lo storico ostacolo di Ercolino del 1983.
Stavolta protagonista Bucefalo che alla mossa ingaggiò una battaglia psicologica con Trecciolino, nella Chiocciola con Lobi's Andrea, ostacolo sottile e determinato, emblema di una lotta senza esclusione di colpi.
Nel 1999 si ripropose il duello fra Massimino e Bufera, attori degli ultimi spiccioli di rivalità fra Chiocciola e Tartuca nel XX secolo.
I due si ritrovarono a confronto nell'agosto 1999, un Palio che fu caratterizzato dalla grande rivincita della Chiocciola.
Una caduta generale al primo San Martino aprì la strada alla vittoria attesa per diciassette anni in San Marco, con Massimino e Bufera questa volta a ruoli invertiti, ultimi fra i tanti protagonisti di questa accesa e secolare rivalità, fatta di tregue e continui dissidi, di vittorie e sconfitte clamorose, componente essenziale del Palio.



anno 1844 SCONTRI TRA TARTUCA E CHIOCCIOLA



Per cause di precedenti amarezze di Contrade venuti nell'ore due pomeridiane del dì cinque andante (5 agosto 1844) in Piazza Sª Lucia a clamorosa rissa, certi Ferdinando e Francesco fratelli Naldini dimoranti in San Marco e partitanti della Contrada della Tartuca, e Luigi Scarpini della Chiocciola, di condizione vasaro, si reciprocarono dei colpi con sassi e chiavi per cui restarono prossimi i primi due di semplici ferite, e quest'ultimo di una contusione.




Archivio di Stato di Siena - Governo di Siena - Atti Economici - fascicolo 888 - processo 1470 - anno 1844




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