- PROCESSI E FATTI CURIOSI CHE RIGUARDANO I FANTINI -

Atti Economici contro Matteo Brandani per pretesa trasgressione
alle leggi sanitarie sullo smercio delle carni







Ieri sera venne segretamente denunziato alla polizia che il consaputo macellaro
Matteo Brandani cui tiene bottega fuori della Porta Pispini, e alle Taverne di Arbia, avesse comprato per lire settanta, un bove arante, già malato da quindici giorni indietro, e trasportatolo sopra un barroccio semivivo, e che malgrado tale imponente circostanza, si fosse fatto lecito di macellarlo e di averne incomincito la vendita della carne, senza uniformarsi ai regolamenti Sanitari in materia veglianti.
In conseguenza di ciò, seguendo gli ordini dell'Ill.mo Sig.re Auditore del Governo, nella decorsa notte vi è stato spedita la forza civile, a direzione del Caporale Antonio Rugiadi, in assenza di quello della Montagnola, e pervenuta sull'apparire del giorno alla bottega situata alla Taverne vi hà recuperato due cosci di dietro sempre attaccati, del peso di libbre trecento, una spalla, mancante dello zampone del peso di libbre centoventi, una mezza testa, una lingua, il cuore, e il paracuore, il tutto formante porzione della carne del bove ammalato, con aver dichiarato detto Brandani, ad intelligenza dei testimoni Giovanni Cornamusini, e Giovanni Bongini, contadini reperibili alla Taverne, che lo comprò giovedì 27 del corrente da un Fattore di Asciano, che la trippa l'aveva venduta al macellaro Bani di Siena, il quarto, non trovato, di averlo fatto vendere ieri da suo figlio, a diverse persone all'altra bottega dei Pispini, dove riteneva soltanto uno zampone del peso di libbre venti, e circa quattro libbre, e mezzo di fegato, e che l'altra mezza testa era pure venduta, non rammentandosi a chi, ed il quoio, lo avea venduto al Ciabattini di Siena.
Atteso che il predetto Caporale appose a ciascun pezzo di carne alla presenza del detto Brandani, e testimoni un sigillo in cera lacca rossa esprimente uno stemma gentilizio dato poi in consegna al primo testimone, e quindi trasferitosi lo stesso Caporale insieme al Brandani all'altra bottega dei Pispini, vi hà pure assicurato, lui presente, ed i testimoni Giuseppe Nardi, contadino, e Vittorio Bernini, mugnaio alla Mulinella, l'antedetto zampone, e fegato coll'apposizione in cera lacca rossa di un sigillo esprimente una croce, consegnato al Nardini, e di poi si è restituito in città, accompagnando al Tribunale tutta la divisata carne, e il detentore Brandani, che però trattandosi di materia soggetta a deperire, il sottoscritto fà reverente istanza che sia fatta subito periziare dai Grasceri Comunitativi, ò da chi altri, e qualora dalle verificazioni resulti l'insalubrità della medesima, atteso la precedente insanabile malattia del Bove, sia ordinato quanto, ed il Brandani condannato, come contravventore alla Leggi Sanitarie, tanto più che in questo genere è di malafede, per essere stato punito un'altra volta, e poi se il Bove non fosse stato realmente malato, non glielo avrebbero rilasciato a vil prezzo, a quasi dire per valore della pelle.

Giuseppe Soriani

Archivio di Stato di Siena - Atti Economici del Governo di Siena 726 - n. 433 - 1827

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