- SIENA IN PIANTA -
Le antiche piante della città a cura di Giordano Bruno Barbarulli

CARTA DI SIENA DEL 1815 CIRCA


Questa pianta, databile intorno al 1815, ultimo anno del dominio francese a Siena, ritrae la città nella prima decade dell’Ottocento, città che contava ormai stabilmente 16 - 17.000 abitanti.
La pianta è molto simile a quella di Giuseppe Puliti (probabilmente è lo stesso autore) pubblicata nel Viaggio pittorico della Toscana (Fontani-Terreni) edito in quel periodo, con le differenze che in questa alcune indicazioni sono riportate nella didascalia anziché direttamente nel disegno e che le indicazioni delle strade suburbane e dei fossi sono omesse. Rispetto alla pianta precedente (De La Laude 1763) è orientata con la Fortezza ad ore 4 anziché ad ore 11, quindi con la Porta Camullia (70) in basso, e contiene ben 80 riferimenti della città.
Le porte indicate in pianta sono ancora sette, ma il bastione di Porta Laterina risulta aperto e nei pressi vi è già indicato il Campo Santo leopoldino (73) inaugurato nel 1784.
Numerose sono le fonti segnalate: oltre le maggiori - del Ponte di Romana (9), di Pantaneto (16), del Casato (31), Fonte Giusta (52), Fonte Gaia (55), Fonte Branda (61) e Fonte Nuova (69) - compaiono, sebbene senza l’indicazione del nome, altre tre fonti. Una è quella di S. Giusto (13), sotto la parte terminale di Via S. Martino, vicino all’omonimo Oratorio (14) che è stato demolito nel 1936. La seconda è l’antica fonte-lavatoio di Pulceto (58) posta sopra la valle, l’attuale Orto de’ Pecci che nella pianta risulta essere attraversato da un fosso che travalica le mura anziché dalla Via di Porta Giustizia. La terza è la Fonte dei Pispini (79) davanti alle Monache di S. Chiara (7), luogo dove è stata ricollocata in tempi moderni dopo aver sostato a lungo in S. Spirito (11).
Ancor più numerose che nella pianta precedente sono le chiese e le istituzioni religiose indicate. Undici i conventi maschili fra i quali quello dei Gesuiti (poi Vallombrosani) in S. Vigilio (18) e quello dei Carmelitani Scalzi in Piazza dell’Abbadia (42). Ben diciannove i monasteri femminili. Otto erano distribuiti a sud fra la zone dei Pispini e di Romana, sette fra S. Marco, Castelvecchio e il Carmine e quattro nella zona nord. Fra di essi alcuni poco noti come quelli delle Abbandonate nei Pispini (8), delle Monache Benedettine della Maddalena in Via dei Tufi (19), delle Derelitte al Carmine (26), delle Cappuccine nell’attuale Piazza Matteotti (46), di S. Petronilla in Piazza del sale (48) e delle Convertite in Via del Pignattello (53).
Dietro la basilica dei Servi (2) risulta evidente lo spazio del S. Niccolò (1) e poco oltre è indicato il Convento d’Ognissanti o delle Bacucche (5), già chiesa della Maddalena, in realtà soppresso nel 1783 dalla legge leopoldina sugli Ordini Religiosi. E’ del resto ben visibile il Palazzo Bianchi Bandinelli con la sua corte interna, costruito fra il 1795 ed il 1805. La Via delle Sperandie, che accoglieva due monasteri, quello delle Monache di S. Paolo (22) e appunto quello delle Monache della Madonna (23) (già Benedettine di Sant’Agnese dette Spera in Dio) sembra terminare a ridosso delle mura, dove era invece un’antica porta con lo stesso nome. Il monastero agostiniano delle Monache di S. Marta posto in Via S. Marco (24) durante il dominio francese venne adibito a casa di forza per i detenuti.
La pianta è di fatto una testimonianza molto importante perché indica anche i numerosi conventi e monasteri soppressi dal governo francese tra il 1808 ed il 1813.
Tra i pochi luoghi notevoli segnalati, ossia le piazze ed i palazzi più importanti della città - come per esempio il Palazzo Reale con la corte interna (59) -, figurano curiosamente anche i Macelli in Fontebranda (60).
La Lizza, a seguito di un ampliamento realizzato nel 1778, ha già la forma di giardino nel tratto antistante la Cavallerizza (72) ed inoltre sotto la Fortezza (74) compare l’indicazione del Gioco del Pallone (71).
Da Porta Camullia, all’interno delle mura, la strada prosegue quasi dritta per l’omonima via e poi per Via dei Montanini, toccando Piazza Tolomei (38) e giungendo fino al Campo (76), mentre alla destra della stessa porta si delinea una strada (già Via della Piana, oggi Via Malta) che arriva fino a Fontegiusta. Poco più avanti, tra il monastero di S. Petronilla e quello di Campansi (50) si apre sulla sinistra una larga strada che conduce nei pressi di Porta Ovile (68), strada identificabile con l’odierne Vie Garibaldi e Pian d’Ovile.
Nella pianta sono infine disegnati le strade suburbane e i fossi, i cui nomi possono essere ricavati dalla pianta del tutto simile che compare nel Viaggio pittorico della Toscana alla quale abbiamo già accennato. Partendo da Porta Camullia in senso orario si vede la Strada Fiorentina collegata da una bretella con la Strada dell’Osservanza in uscita da Porta Ovile. Seguono il fosso e la Strada del Riluogo, il fosso della valle di Follonica dietro S. Giovannino (15), la Strada del Chianti in uscita da Porta Pispini, la Strada Romana, la Strada del Vescovado da Porta Tufi, la Strada di Grosseto da Porta S. Marco e la Strada del Laterino.
Per finire, si vedono la Strada di Fontebranda e l’omonimo fosso, che raccoglieva anche le acque degli orti di S. Domenico (45), il fosso di Pescaia proveniente da Fonte Giusta e la Strada di Pescaia, collegata con la Fortezza, che si ricongiunge con quella di Fontebranda.



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