- TULLIO PERICOLI -

Tullio Pericoli


Sarà l’artista ascolano Tullio Pericoli a dipingere il drappellone del Palio di Siena in programma il prossimo 2 luglio. Pericoli, milanese di adozione, diventato artista di fama mondiale, è apprezzato soprattutto per l’uso dell’acquerello e delle tecniche miste. Fra le mostre da ricordare, l’esposizione nel 2010 all'Ara Pacis di Roma dei suoi dipinti, paesaggi e ritratti. Dopo le polemiche per il Palio dell'anno scorso dipinto per la prima volta da un pittore musulmano, Ali Hassoun, il nome di Pericoli si aggiunge a quelli di illustri predecessori, tra cui Mino Maccari, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Bruno Caruso, Valerio Adami e Luigi Ontani fra gli italiani e Eduardo Arroyo, Jim Dine, Folon e Botero tra gli stranieri.

- - ALCUNE DELLE SUE OPERE - -

            










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Nella figura della Madonna la rappresentazione dell’Italia unita.
Tullio Pericoli ha dipinto il drappellone per il Palio del 2 luglio 2011, in onore della Madonna di Provenzano, e dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia.
Il famoso artista marchigiano, apprezzato dalla critica nazionale e internazionale, ha riportato nel drappo di seta l’elegante capacità dialettica che lo ha reso famoso, sia nell’iconografia paesaggistica sia nei ritratti.
In alto, infatti, uno spaccato della città che riporta, nei tratti e nei colori, a una Siena del Medioevo ma, anche, a una visione onirica di un costruito capace di allentare i tempi per mostrare una dimensione di civitas.
Immediatamente sotto al paesaggio urbano un particolare della Piazza con sette cavalli neri lanciati nella corsa. Veri e propri destrieri montati da fiamme di fuoco. Il fuoco, uno dei quattro elementi classici della filosofia greca. Il fuoco che continua a rappresentare, nell’immaginario collettivo, amore, passione, forza. Caratteristiche tutte contenute nella grande Feste senese e che, nell’opera di Pericoli, sostituiscono la figura del fantino. “Vampa”, per usare una parola scelta da Montale ne Le occasioni, così rendere visiva la potenza impiegata dall’animale nel suo volo sul tufo, ma anche molto altro.
Centrale, e dominante, l’immagine della Madonna che, al contempo, incarna l’Italia. Ha un volto terreno. Richiama, nei lineamenti, una patriota del Risorgimento. Cuore e volontà in un corpo di donna. Dolcezza, carica di sacralità, nello sguardo diretto a chi la guarda e nella postura delle mani. Nella destra tiene tre mele, ognuna dipinta con uno dei colori della bandiera italiana. Il tono del rosso, è meno vivo, ma solo per una scelta pittorica dovuta alla cromia dell’insieme, in particolare con il festone di frutti che si staglia in orizzontale dietro la testa della Vergine. Nella mano sinistra ancora il tricolore: è un nastro che, con delicatezza, le cinge la vita.
Quando l’arte riesce a innescare il suo linguaggio universale, allora l’occhio che la scruta trova il pensiero e i sentimenti dell’artista. Lo spettatore non resta passivo. L’opera realizzata diventa carica di vita e significati che vanno oltre il segno, oltre il colore. Tullio Pericoli è riuscito, ancora una volta, a creare questa magia con un dipinto in grado di stimolare commistioni di sensi.
L’artista conosciuto nel mondo: ha esposto in Germania, come in Svezia, negli Stati Uniti come in Francia e Irlanda; collaboratore, fin dagli anni ’60, di riviste: Linus, Corriere della Sera, L’Espresso, La Repubblica, riesce a dar forza alla sua concettualità anche senza ricorrere al cromatismo della tavolozza. Lo dimostra, nella parte finale del drappellone, dove il bestiario contradaiolo emerge, comunque, dalla seta, nonostante la delicatezza di tratti sottili di ocra, arancio e marrone, incorniciati da fili in nero.
Diversi generi, miscelati con estrema cura, a dimostrazione di un percorso creativo libero da stereotipi e carico di fascinazione, in grado di raccontare la bellezza del mondo attraverso un momento di storia e di vissuta umanità.
Il Palio dipinto da Pericoli rappresenta un “anacronismo sincronico” per i recuperi dalla memoria proiettati, abilmente, nella temporalità dell’oggi.

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