- "Adì Dodici Ottobre 1757. Maria Pazienza Nesti, creduta del
Castello di Gerfalco, nel
tempo che veniva a Siena per farsi curare da un cancro che ella
aveva nella faccia, passò
a miglior vita verso l'Osteria di S.Carlo..." (AAS, 1114,
n.278). - Riguardo a questa
osteria, che doveva essere nei paraggi delle fonti di S.Carlo,
che ancora oggi si possono
ammirare nell'omonima strada, abbiamo trovato la seguente
annotazione: "15 Marzo 1790. -
Si concede licenza a Francesco Baldi di potere esercitare il
mestiero di Oste a S.Carlo,
fuori di Porta S.Marco per un'anno, avendo presentati
gl'opportuni recapiti riposti sotto
n°31 da confermasseli qualora non se ne renda immeritevole, con
che osservi gl'Ordini
Veglianti" (ASS, Capitano di Giustizia 1071, n.31).
- "Adì 4 Gennaro 1625 Domenica. Giovanbattista del già Jacomo
dei Fiorentino d'anni 30
pigionale dei Signori Buoninsegni alla Costa al pino la sera
avanti il detto giorno che fù
il 3 detto et giorno di sabbato sera nell'un'hora, e mezzo di
notte, in circa, uscito di
casa doppo cena nel scendere la greppa incontro [davanti]
l'hostaria della Costa al Pino
cadde dissanime duramente percuotendo il petto, e lostomaco in
terra, et ritornatosene à
Casa con grandissimo male, nelle cinque hore della medesima
notte si morì..." (AAS, 1424,
c.98v, n.384). - In una relazione del 1805 sulla strada
massetana, l'ing. Filippo Nini
pone in evidenza che "nel tratto superiore quella porzione
d'essa [la strada], che spetta
alla Comunità delle Masse del Terzo di Città è in stato
ragionevole, merita però
attenzione la Salita di Costalpino poichè il Pizzicagnolo Cerpi
gettando dalle sue
finestre tutte le immondizie della sua Osteria sulla strada la
rende impraticabile in
Inverno gelandovi le acque, che vi restano stagnanti..." (ASS,
4 Conservatori n.2086).

ANNO 1596
STATO D'ANIME
DI S.TO ANDREA A' MONTECCHIO
ET S.TA MARGARITA ALLA COSTA AL PINO
PIGIONALI
della Cura di Santo Andrea à Montecchio In Casa Degl'Eredi di Giovan Pietro Giudici detta l'Ostaria:
Bartolomeo di Salvatore Bottaio Fiorentino d'Anni 43
Felice sua Moglie figlia di Michele Senzi d'Anni 37
Michele suo Figlio d'Anni 16
Camilla sua Figlia d'Anni 14
Caterina sua Figlia d'Anni 8
Margarita sua Figlia d'Anni 5
Giovan Battista suo Figlio d'Anni 3
|
(AAS, 1454, c.5)
- "Adì 10 di ferraio anno 1636. Maddalena di giorni 12 figlia di
Giomo di Pasquino Santi
Bottaio morì il dì detto e si seppellì nel Cimitero di S.to
Andrea à Montecchio pigionale
del Molto Rev. Messer Tullio Crogi luogo detto l'Ostaria
dirimpetto alla chiesa di S.to
Andrea à Montecchio..." (AAS, 1454, c.11O). - Il 3 febbraio 1603,
l'osteria di S.Andrea a
Montecchio fu venduta dagli eredi di Giovan Pietro Giudici al
Rev. Tullio Crogi, il quale
esercitò la cura delle Parrocchie di S.Andrea e di S.Margherita
a Costa al Pino dal 1596
al 1629. Tullio, fratello di Passitea Crogi, fondatrice delle
Cappuccine, dette in affitto
questa proprietà, come risulta dai verbali di un processo che
nel 1616 lo vide imputato
per aver premeditatamente ucciso un dodicenne. Pure se con
qualche dubbio il prelato venne
comunque prosciolto nel marzo dell'anno successivo. (AAS, 5522,
c.s.n. e 3357, c.s.n.).
- "Adì 6 Novembre 1795. Passò all'altra vita Pietro Antonj di
Pontremoli in età d'anni 22
in circa nell'Osteria detta Monte Specchio fuori delle Masse di
Siena, e Strada Maremmana
[nel territorio della Parrocchia di Barontoli] non essendo
stato in grado di ricevere
ulteriormente i Sagramenti per esser passato all'altra vita
senza che alcuno
sen'avvedesse, ed improvvisamente, e tenuto nella Stanza
medesima e nel medesimo letto di
detta Osteria..." (AAS, 510, p.20, n.78). - Il 2 giugno 1777,
con la promulgazione di due
specifici regolamenti, il Granduca Pietro Leopoldo, dette una
precisa e nuova
configurazione istituzionale autonoma al territorio
immediatamente circostante le mura
della città di Siena. Vennero così create due distinte
comunità: la prima delle Masse del
Terzo di Città, l'altra del Terzo di S.Martino. In seguito, il
17 marzo 1869, con un Regio
Decreto, i due Comuni suburbani furono riuniti sotto la
denominazione di "Comune delle
Masse di Siena".
- "Adì 31 Maggio 1753. Girolamo figlio d'Austino Bartalini
d'Anni 30 in circa rese lo
spirito a S.D.M. havendo ricevuto fuori dell'Osteria delle
Volte il giorno ricordativo
della Santissima Ascensione più coltellate, e per lo spazio
d'un mezzo quarto d'ora in
circa portato nell'Uscio dentro la suddetta Osteria senza dar
alcun segno privo de'
Sentimenti..." (AAS, 2175, c.90v). - Durante la nostra ricerca,
la fortuna ha voluto che
ci imbattessimo di nuovo in questo fatto e così siamo venuti in
possesso di ulteriori
particolari curiosi. Infatti, attraverso il suo difensore,
l'imputato Centini, cercava di
scagionarsi dall'accusa di omicidio, adducendo che la vittima
era già morta quando costui
la colpì. Rivolgendosi perciò alla corte affinchè gli venisse
mitigata la pena: "Francesco
Centini, contadino, si ritrovò nel dì 31 Maggio 1753, in quella
Rissa contadinesca alle
Volte per la Festa dell'Ascensione, ove tra i Balli, e tra il
vino, restò occiso un
Bartalini villano, per una ferita principalmente datali dal
Muzi, doppo la qual mortale,
anche il Centini, lo ferì con arme non nota, e non
leggiermente, ma però il colpo andò
sempre in corpo, che doveva reputarsi quasi che morto. Proposi
già il negozio a Vostra
Maestà Cesarea, e destinando per tutti i complici, la pena che
potevano meritare per il
loro male operato, ebbe questo Centini per mia Sentenza in
contumacia del 25 Febbraio
1754, un tre Anni di Confino a Grosseto, o suo Capitanato, con
altrattanta Carcere, se non
obbedisse..." (ASS, Capitano di Giustizia 739, c.s.n.).
- "Adì 11 Giugno 1764. Maria Maddalena ne' Maccianti passò a
meglior vita il dì detto a
ore tredici della mattina in età d'Anni 60 in una casa ad uso
d'Osteria detta Ruspaglio,
posta nel Comune d'Ampugnano..." (AAS, 2177, c.s.n., n.51). -
Attraverso un altro episodio
avvenuto il 19 ottobre 1690, sappiamo che il proprietario di
questa osteria, che ancor
oggi la si può notare sulla strada statale vicino al bivio per
Ampugnano, supplicava il
Capitano di Giustizia, perchè gli permettesse di tornare a
esercitare la sua professione,
senza il timore di venire nuovamente arrestato: "Giuseppe
Peccianti Servo humilissimo di
Vostra Altezza Serenissima Caporale de' Soldati Pedestri
reverentemente le narra come
alcuni mesi sono facendo L'Oste a Ruspaglio, Podesteria di
Sovicille nel Comune
d'Ampugnano, fu trovato dalli Sbirri a giocare alle Carte al
cinquanta con due altri
Contadini, quali furono presi e condotti in prigione, et esso
si salvò con la fuga, e per
non voler stare più in pregiudizio con la giustizia, Supplica
la Vostra Altezza
Serenissima..." (ASS, Capitano di Giustizia 739, c.s.n.).
- "Adì 24 Dicembre 1741. Vincentio Bini vago [senza fissa
dimora], abitante da qualche
tempo nell'Osteria di Malignano dentro questa cura [Sovicille]
facendo il ciabattino rese
lo spirito a Sua Divina Maestà..." (AAS, 2142, c.95r, n.543).
- "Adì 27 Novembre 1630. Helisabetta moglie di Pietro hoste e macellaio in Sovicille
ricevuto tutti i santissimi sacramenti passò dalla presente
vita questo dì 27 Novembre e sotterrata nelavello in Chiesa di età 55 anni in circa. (AAS,
2138, c.s.n.).
- "Renzo di Santi di Casentino pecoraio è morto a Rosia nel
Ostaria di messer Borghese
Borghesi il dì 16 d'Ottobre 1609 a hore 23 di subbito
[improvvisamente] era d'età d'anni
50..." (AAS, 2061, c.s.n.).




(AAS, 2061, c.s.n.)
|
STATO D'ANIME
S.GIOVANNI BATTISTA A ROSIA
ANNO 1598
L'ostaria di messer Bilisario Bulgarini vi habita:
- Giovanbattista detto il Mollino d'anni 60
- Pompilio suo figlio d'età d'anni 32
- Onesta sua consorte d'età d'anni 28
- Fortunia citola sorella d'onesta d'età d'anni 16
- Flaminio fratello anzi figlio d'Onesta d'età 14
L'ostaria di messer Marcantonio Borghesi vi habita:
- Bartolomeo d'Agnolo Mariani d'età d'anni 48
- Maddalena sua consorte di età d'anni 40
- Giovanni d'ottaviano d'età d'anni 26
- Caterina sua Consorte d'età d'anni 18
L'ostaria di messer Ermonide Pecci vi habita:
Bartolomeia già d'Agnolo Loderi d'età di anni 66
- Adriano Loderi suo figlio d'età di anni 34
- Niccola sua Consorte d'età di anni 16
- Galgano già di Bartolmeo detto il Bagnaia pigionale
d'età di anni 36
- Caterina sua consorte d'età di anni 32
Battista sua figlia d'età di anni 5
L'ostaria d'Oratio Loderi vi habita:
- Oratio Loderi d'età d'anni 40
- Giovanni suo nipote d'età di anni 10
- Cesare bologniese suo garzone d'età d'anni 50
|
- "1596. Lucia moglie di Giovan Battista detto il Mollino
habitante nel Ostaria di messer
Belisario Bulgarini passò a miglior vita il dì 31 di Agosto..."
(AAS, 2061, c.s.n).
- "1613. Nìccola di Adriano Loderi hoste a Rosia d'età di anni
33 è passato a meglior vita
il dì 17 di Luglio a hore 23..." (AAS, 2061, c.s.n.). - Una cosa
che abbiamo osservato
scorrendo le pagine di questo registro, è che il cognome
"Loderi", dopo pochi anni muta in
"Foderi". Infatti è ormai assodato che parte dei cognomi
italiani ha avuto origine per
storpiature dovute a errori di trascrizione di messi comunali e
di parroci distratti o
semianalfabeti.
- "Adì 12 Agosto 1791. Andrea Zanolli habitante a Torniella
orriundo Parmigiano di
Passaggio febbricitante Morì di morte naturale [a Rosia]
ammalato nella casa ad uso
d'osteria di Giuseppe Caturegli..." (MS, 2087, n.31).
- "Adì 6 Novembre 1678. Michele forestiero Pastore di Pecore morì
di età di Anni 70 in
circa nel osteria delle Loggie [a Rosia] nell'Communione di
S.Madre Ecclesia rese l'Anima
al Signore dio... (AAS, 2084, c.s.n.). - Come si desume da un
altro documento, un secolo
più tardi, la locanda non doveva più esistere, infatti: "Adì 31
Luglio 1779, Gaetano
figlio del già Giovanni Maria Carrini in età d'Anni Ventuno
abitante di Torniella,
passando malato per andare allo Spedale di Siena, et essendo a
cavallo in una Somara,
sentendosi mancare, fu sceso da cavallo, e sotto le Loggie
della Casa ad uso una volta
d'Osteria del Signore Sebastiano Minacci in oggi, messo a
sedere in un murello spirò
l'Anima a Dio..." (AAS, 2086, n.425).

- "Adì 31 Dicembre 1780. Maddalena moglie di Girolamo Spadini in
età di Anni trentotto
abitante la Casa di Fabbro detta l'Osteriaccia rese l'Anima a
Dio alle ore 4 della sera
del giorno antecedente..." (AAS, 2086, n.446).
- "Adì 29 Gennaio 1671. Pietro figliolo di Michelangiolo Ciani,
habitante nella casa della
Compagnia del Ponte allo Spino morì nella cura di Rosia,
nell'osteria detta del Bia fu
sepolto nel Cimitero della detta Chiesa di Rosia..." (AAS, 2163,
c.36, n.227). - La sede
della Compagnia di Ponte allo Spino era nelle stanze prossime
all'antichissima chiesa di
S.Giovanni Battista, il cui ampio edificio a tre navate, venne
eretto verso la fine del
1300, sulle fondamenta di un'altro luogo di culto dedicato a
S.Maria risalente addirittura
all'VIII secolo.
- "Adì 18 Decembre 1783. Pietro figlio di Domenico Tonni, e di
Caterina sua consorte, Osti a S.Rocco, passò all'altra vita la sera antecedente verso le
ore cinque e mezzo, in età di
circa anni tre..." (AAS, 2717, p.23, n.12).
- "Adì 8 Agosto 1766. Alessandro del già Pavolo Valentini in età
d'anni trenta due in
circa abitante la Casa di Podere detto la Pergola dei Padri di
S.Agostino di Siena, rese
l'Anima a Dio a Pentolina nella Casa dell'Osteria essendosi ivi
ammalato per male
repentino..." (AAS, 2086, n.212).
- "Adì 30 di Luglio 1629. Detta Giulia Senese d'anni 25 incirca
fù condotta a malata
nell'Osteria di Filetta la quale teneva vita di meretrice et in
detto luogo aggravata del
male domandò il confessore..." (AAS, 989, n.114). - Anche se
un'ordinanza del lontano
1355, impediva alle prostitute, ai ladri, ai malfattori, nonchè
ai bari di frequentare le
osterie e vietava di conseguenza agli osti di servirgli da bere
e da mangiare (ASS, Arti
42, c.8v), è difficile credere che a tali norme seguisse
un'efficace applicazione. Per le
meretrici era essenziale frequentare le taverne e le locande,
luoghi ideali per adescare i
loro clienti e anzi, come abbiamo già sostenuto, era spesso
l'oste ad incoraggiare la
presenza di prostitute nel proprio locale, considerato che
questo poteva rappresentare un
eccellente richiamo per gli avventori. Nel caso specifico,
l'Osteria di Filetta si trovava lungo la via che
univa Siena alla Maremma,
oltre a essere luogo di sosta per chi si dirigeva ai vicini
Bagni del Doccio.
Che fosse assai frequentata lo
testimonia pure il fatto che il
13 aprile 1723 vi nascesse una bambina: Maria Caterina di Michele Solleciti.

(AAS, 1890, c1v)
- "Adì 10 Luglio 1769. Giuseppe di Brolio, mentre tornava da
Segare [mietere] di Maremma
si malò per strada, e fermatosi all'Osteria del Doccio
ivi dall'osteria fu
ricettato [alloggiato] per due giorni..." (AAS, registro non
inventariato di S.Giusto e
Clemente a Casciano del Vescovado). - Lungo le principali
strade era consuetudine
incontrare diverse osterie, anche perchè le velocità erano
esigue e le tappe non potevano
essere lunghe. L'importante era arrivare prima del calar del
sole, al fine di trovare un
buon posto dove rifocillarsi avanti di andare a dormire. Poichè
il termine "osteria" non
aveva il significato che le diamo oggi, in quasi tutte era
possibile pernottare. In
genere il nome si rispecchiava nell'insegna, ma le più umili si
riconoscevano soltanto per
una semplice frasca posta sopra l'uscio d'ingresso e occupavano
uno o al massimo due
piani, a differenza di quelle più importanti che erano in
fabbricati di due o tre piani,
con una sala per pranzare, per bere, per chiacchierare, con la
cucina a pianterreno e con
le camere per dormire ai piani superiori, oltre ad un cortile
in cui far sostare i carri e
una stalla. A tavola il viaggiatore trovava raramente davanti a
sé un piatto, piuttosto un
tagliere di legno o una grossa fetta di pane su cui poneva il
cibo, preso direttamente dal
piatto di portata. Di coltelli usava il proprio, mentre la
forchetta che è un'invenzione
cinquecentesca, solo in pochi la adoperavano, preferendo il
cucchiaio.
- "Adì 21 Novembre 1780. Giovan Battista Velutini figlio del già
Giovanni Domenico, e di
Maria Domenica della Pieve di S.Cremigno Cinque miglia distante
da Lucca essendoli venute
le Febbri [malariche] in Grosseto, ove si era trattenuto circa
a venti giorni con un suo
Fratello, e queste continovandoli pensò di abbandonare detto
suo Fratello, e ritornarsene
da sua madre; ma giunto all'Osteria del Ponte Macereto convenne
[fu necessario] che ivi si
allettasse.. ." (AAS, 1382, c.11v). - Purtroppo erano molti gli
uomini che di ritorno dalla
Maremma, dove andavano stagionalmente per la mietitura,
venivano colpiti dalle febbri
malariche. Lungo il cammino, c'era inoltre anche il rischio di
essere vittime di
imboscate, come ci fa intendere la taglia posta "contro Ansano
Betti detto panino da
Mont'Orsaio e Michele di Filippo alias Michelone da Batignano
capobanditi. Volendo per
quanto è possibile tener netto lo Stato di Siena e
particolarmente la Maremma dalli
Assassini, Predoni e banditi che armano in campagna con danno
notabilissimo alli
passeggieri forestieri, et habitanti per estirpare questa
peste, fa pubblicamente bandire,
e notificare à ciascuno che S.A.S. hà imposto taglia
all'infrascritti due capibanditi di
scudi quattrocento di moneta da pagarsi dal Camarlengo di
Biccherna à qualunque darà nelle
mani della Giustizia, vivi ò morti alcuno di loro presentandone
la testa à detto Sig.
Capitano, cioè se li daranno vivi di scudi quattrocento, e se
li daranno morti scudi
trecento di taglia come testa per ciascuno di loro, oltre alli
soliti premij..." (ASS,
Capitano di Giustizia 875, 16 aprile 1647).
- "Adì 6 Febbraio 1633. Antonia, alias Togna vedova di ...... Ostessa
già all'Leccio
vicino al Castello di Pari d'età d'anni 36 morì nell'osteria
dell'Angelo, dove era venuta
indisposta alquanti giorni avanti che morisse per cagione di
certa lite sua, e della
figlia..." (AAS, 467, c.72v).
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- "Adì 30 Maggio 1793. Chiamato io infrascritto [Lorenzo
Bonanni] all'Osteria de'Cannicci,
trovai un Giovane Languente in letto fuor di sensi, e senza
loquela nominato, come mi fù
detto Giacomo Turchi Modenese.. " (AAS, 799, n.87). - Una
dettagliata spiegazione, con
riferimenti anche storici e statistici, di paesi, villaggi e
piccoli borghi di tutta la
Toscana, fu raccolta nel secolo XIX da Emanuele Repetti in
cinque volumetti intitolati
"Dizionario Geografico e Fisico Storico della Toscana". Nel
caso specifico, così veniva
descritto "Canniccio in Vai d'Ombrone senese: Mansione sulla
strada Reale grossetana due
miglia a grecale di Paganico, nel punto dove partono la via
provinciale di Montalcino, e
quella rotabile per il sasso di Maremma". (op. cit. Vol I,
p.444)
- "Adì 6 Aprile 1800. Antonio Furelli Barrocciajo al servizio
come egli asserì del Signor
Santi Ticci di Siena, oppresso [schiacciato] da un Barroccio, e
fermato all'Osteria delle
Capanelle fù da me Pievano infrascritto nel dì quattro suddetto
confessato..." (AAS, 799,
n.238). - I barrocci erano uno dei pochi mezzi usati per il
trasporto di cose, mentre per
i viaggi, salvo coloro che potevano usufruire di muli o di
carri trainati da buoi e i
corrieri e le persone di rango che utilizzavano cavalli, ci si
spostava a piedi. La
distanza media percorsa giornalmente si aggirava sui 20/25 km
(tempo bello permettendo) e
ciò favorì il propagarsi lungo le principali strade di numerose
osterie, che offrivano da
mangiare e da dormire agli stanchi viandanti e ai corrieri
postali.

- "Adì 19 Novembre 1762. N.N. Cortonese per quanto per quello
che potevo conoscere nella
pronunzia del parlare, essendo in viaggio per ritorno di
Maremma alla sua Patria, et
arrivato la sera del di 18 detto all'Osteria del Citernone
Sotto questa Cura di Paganico,
benchè distante circa quattro miglia, .......la detta sera pranzò
con altri forestieri che
vi erano in detta Osteria, e poi messosi tutti a dormire
unitamente al fuoco; la mattina
seguente si alzavano tutti gli altri; e questo N.N. Cortonese fù
trovato che era passato
all'altra vita senza esser assistito, e senza Sagramenti..."
(AAS, 1670, c.s.n.).
- "Il 23 Ottobre 1657 Emilio di Giulio dal Monte Sansavino morse
nel Ostaria di
Paganico..." (AAS, 1646, c.s.n.).
- "Adì 12 di Luglio 1627. Carlo da S.Giovanni D'arno Contado di
Firenze ammalato per
viaggio si morì nell'Osteria di dentro di questo luogo
[Paganico] d'età d'anni vinti in
Circa..." (AAS, 1665, c.34r).
- "Adì 18 Febbraro 1626. Domenico N. lucchese della Stiappa d'età
d'anni 22 in Circa
Sacramentato nell'Osteria di fuore, dove morì..." (AAS, 1665,
c.32v).
- "Adì 18 Luglio 1697. Caterina figlia parvola di Giovanni
Tattarini Oste di Grosseto
d'anni sei in circa questo venne in Siena per la Festa della
Madonna di Luglio (il giorno
2 per la Visitazione di Maria Vergine) con tutta la sua
Famiglia in casa di un suo Parente
nel Palazzo di Marc Antonio Cura di S.Pietro in Casteivecchio
dove si ammalò..." (AAS,
1109, n.605). - Intraprendere un viaggio da Grosseto a Siena o
viceversa, era un'impresa
piuttosto impegnativa e occorrevano diversi giorni: le strade
erano malmesse, irte di
salite e con guadi da attraversare, che specie in certi periodi
dell'anno, rendevano il
cammino un po' rischioso. Così pur se di rado, accadevano lungo
questa via degli incidenti
stradali, come quello che avvenne il 10 maggio 1797, al "Molto
Reverendo Sacerdote
Domenico Camurri, oriundo di Rolo nel Mantovano, [che] passò
all'altra vita il dì stante,
essendo morto annegato nel torrente detto Trasubbie, che
imbocca nel fiume Ombrone,
nell'atto che passava a cavallo a guado il detto torrente per
restituirsi da Grosseto, ove
trovavasi alla tenuta del Nobil Sig. Filippo Sergardi a Monte
" (AAS, 450, c.40r,
n.126).
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