ALL'INTERNO DELLE MURA CITTADINE
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"A querela di Antonio Petrucci Tenente del Bargello della Piazza di Siena ha proceduto questo Tribunale di Giustizia contro:
Luigi del fù Antonio Corsi, nativo di Castelfiorentino, perchè ritrovandosi egli da qualche giorno indietro in compagnia di Maddalena sua moglie in questa stessa città di Siena, ove si tratteneva a fare l'Astrologo, e passando fra esso, e detta sua moglie poca corrispondenza a motivo di gelosie, stessero perciò fra loro frequentemente in discordia, e fussero fino per tal causa nella sera del dì 28 Aprile ultimo scorso (1769) licenziati dalla Locanda de Pispini, tenuta da Francesco Guerri, di dove sortiti verso le ore dieci della stessa sera, all'effetto di trovarsi altro quartiere, continuassero per la strada a contrastare fra loro, e giunti finalmente presso la Strada di S.Martino, l'inquisito sul solo motivo, che detta sua moglie li rispose, che voleva andare dove li pareva, e che voleva girare per tutta Siena, sopreso dall'ira, si fogasse alla di lei vita, e con un coltello non flessibile da esso portato via nella stessa sera dalla Bettola del Nobil Sansedoni, e che usò senza veruna legittima facoltà, ardisse col medesimo ammenare a detta sua moglie gravida di tre mesi, più colpi nel capo, e per la vita, mediante le quali ferite sia stata detta donna in pericolo di vita dal dì 28 Aprile suddetto fino al dì 5 Maggio corrente..." (ASS, Capitano di Giustizia 700, causa 38, pag. 107, 13 maggio 1769)

- "Adì 26 di Maggio 1633 giovedì. Antonio di Francesco Fontana Napolitano, d'anni 30 in Circa, calzolaio, quasi per un Anno habitante in Siena, ma come forastiero, hor quì, hor là, senza domicilio dimorante nella locanda di S.Pavolo in Salicotto Cura di S.Martino, doppo esser stato nello spedale 15 giorni e ritornato nella medesima locanda si morì..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1091, c.244r, n.1671).

- "Adì 28 Luglio 1669. Fra Antonio Fabbrica da Parma eremita d'anni ottanta in circa, conforme dimostrava l'aspetto, venuto in Siena sotto lì 25 detto, dalla Madonna della Casa di Gualdo di Nocera, per quello che si vedde dall'ultime sue lettere testimoniali, si fermò alla Locanda del Pellegrino in Salicotto..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1108, c.3r, n.14). - Gran parte del successo dell'attività ristorativa, era dovuta al passaggio di gente e all'intensità del traffico commerciale. La posizione particolarmente fortunata che godeva Siena, al centro della strada diretta a Roma, incideva favorevolmente sulle fortune del settore: i Giubilei, indetti dal 1300, prima ogni 50 anni, poi ogni 25, portavano per un'intero anno grossi benefici economici ai proprietari delle locande che vedevano i loro locali affollarsi di pellegrini in viaggio verso Roma.


- "Adì 12 d'Aprile 1613. Antifile moglie di Cosimo in Salicotto all'albergo del Giglio morse il dì detto..." (AAS, Siena S.Martino 1323, c.91r).

- "Adì 2 febbraro 1634. Francesco da Stigliano giovine d'anni 17 in circa fù trovato morto in una mangiatoia nell'Hosteria della Lupa, Cura di S.Salvatore..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1091, c.253v, n.1704). - La "Lupa" si trovava in Malborghetto in prossimità della Piazza del Campo, dove ora c'è il ristorante "Guidoriccio". Traeva il nome dalla Lupa dorata, fusa nel 1429 e collocata dinanzi al Palazzo della Signoria, affinchè i forestieri potessero meglio riconoscere l'ingresso principale del Comune, evitando di dirigersi verso il palazzo del Podestà. Un curioso episodio, accadde in questa osteria nel 1777, quando "Fù dal Fisco trasmessa la speciale inquisizione contro Francesco Concialini di Siena, perchè nel ritrovarsi la sera del dì 16 Decembre prossimo passato 1777 nell'Osteria della Lupa dopo aver cenato insieme con Francesca sua Moglie, si ponesse a veder giocare a Cappellino diverse persone, fra le quali Silvestro Randellini, il quale per essersi spento il lume, e venendo a battere il medesimo sopra la tavola coll'istesso, colpisse casualmente la moglie di detto inquisito, e gli cagionasse una piccola ferita nella tempia destra, per il che esso inquisito prendesse il suo scaldino con del fuoco e lo scagliasse alla volta di detto Randellini e subbitamente gli tirasse l'altro che aveva sua moglie e posteriormente gli tirasse due candelieri, e per tal motivo il Randellini si dasse alla fuga e detto inquisito lo inseguisse, e dipoi ritornato in detta Osteria, si facesse lecito proferire scandalose parole..." (ASS, Capitano di Giustizia 702, proc. 80, 16 gennaio 1778). Ci risulta che nel 1821 l'oste fosse Giovanni Tassinari, proprietario di un cavallo piuttosto irrequieto che il 29 giugno, durante le prove di selezione per il Palio, scagliasse in terra, per fortuna senza gravi conseguenze, due giovani che si trovavano nei pressi della curva di S.Martino. Neppure un mese più tardi, lo stesso cavallo fu invece causa di un incidente mortale avvenuto in Piazza S.Giovanni. Teneva le redini un famoso fantino del Palio: Giovanni Buoni detto Bonino, che per l'episodio venne condannato ad un risarcimento in denaro e alla galera per tre mesi, non permettendogli di prendere parte al successivo Palio di agosto, che lo aveva visto uscire vittorioso l'anno precedente per i colori dell'Oca. "Giovanni del fù Pietro Boni in età di anni 19 scapolo di mestiere mugnaio e cavalcante, nativo del popolo di S.Reina fuori di Porta Pispini di questa città e da otto anni circa dimorante in Siena in via Lombardia perchè, sebbene conoscesse la sfrenatezza del cavallo baio di pertinanza di Giovanni Tassinari Oste alla Lupa, si facesse lecito in occasione di averlo fuori della porta Tufi cavalcato nella sera del dì 21 luglio prossimo passato, all'oggetto di esercitarlo alla corsa, di eccitare e colli sproni e colla briglia il detto cavallo in prossimità della suddetta porta, facendogli così prendere la corsa di tutta carriera nell'atto d'introdursi in città col pericolo di farsi togliere la mano, conforme questo cavallo gli tolse e di essere così di danno altrui, ed infatti avendo preso per S.Pietro alla Scale, alla piazza del Duomo, e di lì lungo la strada di S.Giovanni allorchè fù dirimpetto alla Casa Bindi Seggardi investì col medesimo cavallo Paolo Salvini nell'atto che si voltava indietro per il rumore derivante dalla foga di questa bestia e da quest'urto avendolo sbalzato nella muraglia di detta casa, ne riportò una grave ripercussione nella testa con sfondamento dell'ossa del cranio, per il che cadde in terra privo di sensi ed in questo stato passò all'altra vita circa all'unora della mattina del dì 21 luglio 1821." ASS, Cancelleria Criminale Governo di Siena n.43, processo VII, 22 luglio 1821


"A querela di Giuseppe Maria Giannini Bargello della Piazza di Siena, e per le replicate doglianze fatte per parte di Maria moglie di Pietro Baccioni, abitante nella contrada di S.Salvadore, ha proceduto questo Tribunale di Giustizia contro Giulio di Domenico Volpe napoletano, perchè come persona vagabonda, senza alcun mestiere, e solita a vivere a spese altrui, essendo egli su' primi del passato mese di Decembre 1772 comparso in questa città col finto nome, e cognome di Francesco Zona, dopo essersi trattenuto alcuni giorni in questa Osteria del Rè, tornasse a stare a Locanda in casa di detta Baccioni, e spacciandosi tanto a lei che in questa città per nipote del medico del Rè di Spagna falsamente supponesse, che dal detto suo zio gli venivano rimesse mensulamente scudi venti per mezzo di lettera cambiale, e che di più doveva venirgli in breve dalla città di Pisa il suo equipaggio con un baulle, e diverse gioje e con tale finto pretesto, sebbene sia persona miserabile, e senza alcuno assegnamento, le riescisse non solo farsi mantenere dalla detta Baccioni alle di lei spese dal dì 10 di detto mese di Decembre fino al trenta del mese di Gennajo successivo, ma di più farsi somministrare dalla medesima diverse somme di denaro, col quale facendosi splendido per la città, facesse delle copiose elemosine a' poveri, provvedesse ancora quantità di cera parte della quale regalasse poi ai Conventi dei Padri di S.Agostino, e dei Servi, parte alla Chiesa di Provenzano, e parte ancora al Monastero delle Monache d'Ogni Santi per accendersi alle loro rispettive Immagini della Vergine, che si conservano in dette Chiese, facendo ancora in alcuna di esse celebrare delle Messe, ed essendosi con tali apparenti vistosità acquistata detto inquisito in Siena l'opinione di uomo devoto, e onesto, ingannasse in tal forma non solo detta Baccioni, dalla quale si facesse in più volte somministrare con la promessa d'indennizarla con la suddetta suppostagli pensione mensuale, la somma di circa scudi cento, quanto ancora Gaspero Fineschi Orefice, col quale avendo contratta corrispondenza, e fattosi fare dal medesimo Compare, per la futura di lui prole, si facesse dal medesimo Fineschi prestare la somma di lire centotrentadue, soldi tredici, e denari quattro, e di più comprasse ancora da lui a credenza due anelli d'oro per il prezzo concordato di lire settentasei, spacciandosi anche ad esso per nipote del medico del Rè di Spagna e che dal medesimo gli veniva rimessa la detta mensuale pensione di scudi venti; Giovan Battista Lamberti sarto, dal quale si facesse fare pure a credenza un'abito di tutta gala, provvedersi di spada, cappello, e calze; roba del valore in tutto di lire trecento novanta quattro, soldi otto, e denari quattro, della a qual somma detto inquisito ne pagasse al medesimo Lamberti a conto solamente zecchini tredici col denaro somministratogli, come sopra dalla detta Baccioni, e dal detto Fineschi; Andrea Gravier, dal quale comprasse un'orologio d'argento pagandolo in parte col baratto di altro orologio inferiore, e parte col denaro di detta Baccioni, e del resto per la valuta concordata in somma di scudi, anzi zecchini tre, di più se ne facesse debitore verso detto Gravier col respiro al pagamento a tutto il passato mese di Gennajo; e finalmente Aurelio Fineschi Ministro del Puccioni cerajolo al Chiasso largo, dal quale si facesse somministrare a credenza libbre dieci e once una cera veneziana di valuta lire venti, soldi tre, e denari quattro, dando anche ad esso ad intendere di essere nipote del detto medico del Rè di Spagna e venirgli ogni mese pagata dal medesimo la detta pensione di scudi venti e con tali mezzi illeciti, e delittousi truffasse dette somme giocandone in parte al gioco del lotto..." (ASS, Capitano di Giustizia 701, causa 36, 7 aprile 1773)

- "Adì 19 Marzo 1729. Pietro Angiolo del già Francesco Pecchiai di Reggiuolo nel Casentino passò da questa all'altra vita questa mattina a ore 14 in età per quello che potevasi comprendere d'anni 35 in questa sua ultima infermità ricevè tutti i SS.Sagramenti da me Giovanni Battista Salvucci Vice Parroco e il suddetto Pier'Angiolo morì in una Locanda posta per la spiaggia che porta a S.Salvadore a capo di essa..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1112, c.3r, n.17). - Attualmente il vicolo di S.Salvatore è quello che scende dal Casato, attraversa via Duprè e sfocia in piazza del Mercato. Prima del 1871 la strada aveva però due nomi differenti: il tratto dal Casato fino a via Duprè era il vicolo degli Scoli, mentre la salita proveniente dalla piazza del Mercato era la piaggia o costa di S.Salvadore. Tornando a parlare del defunto, è interessante leggere il resoconto delle spese da lui sostenute negli ultimi giorni vita, per sottoporsi alle cure mediche. Nel raro testo che riportiamo sono specificati anche tutti i medicamenti che gli vennero applicati.

NOTA SPESE PER L'ASSISTENZA A PIETRO ANGELO PECCHIAI

Adì 13 Marzo 1729

A Pietro Angelo Pecchiai, del Casentino dati questo dì suddetto un fomento Anodino, per fomentare la parte, e Unguento d'Altea* once 1 e ½ fuligine lucida*, e polvere once 2 Olio di Seme di lino once ½ mescolate fattorie linumento* Secundum Artem, Intusione di Rosoli* libbre 2 sciroppo di Rosoli once 1 mescolate per Bere ____ _____ __ £ 6. 3.--.

- adì 14 detto - Per il detto Infusione di Rosoli libbre 2 per usare Incenzo polvere Antimonio dia Aforetico* giorni XV con sciroppo di Rosoli quanto basta fattole Boli* n°2 per cena ___ __ ____ ___ _____ ____ ________ _____ ____ ________ £ 1. 8. 8.

- adì 15 detto - Per il detto dati Soliti Boli per questa sera, e olio di Mandorle dolci* once 1 e ½ per lambire, e Solita Infusione di Rosoli* ____ _____ _____ £ 2.14. 8.

- adì 16 detto - Per il detto dati Solita Infusione di Rosoli Solito Olio di Mandorle dolci e Acqua Comune libbre 4 Tintura di Salicilato di tartaro* once ½ mescolati per la settimana e solito fumento, spermaceti*, sangue prelevorno once ... con sciroppo di Rosoli quanto basta mescolate fattone Boli dorati n°4 per questa sera, e solita Infusione di Rosoli; e solito olio di Mandorle dolci _____ ____ ____ ______ ____ _____ ____ £ 12.--.--.

- adì 17 detto - Per il detto Angelo per altra Robba bisognatoli questo dì sudetto Olio di Mandorle dolci once 1½ per lambire, e Acqua Comune libbre 4 tintura di tartaro........, mescolate per la sete, Butirro* Vecchio, olio di seme di lino once 1 mescolate fatto linimento ____ _____ ____ ___ ________ ___ ____ _____ ____ _____£ 5.12.--.

- adì 18 detto - Per il detto solita, Acqua con tentura, e solito olio di Mandorle dolci
____ _____ _________ ___ ________ ___ ________ ___ ____ £ 5.--.--.

____ ___ ____ ____ ___ ____ ___ ________ ___ ____ ____ ___ ____32.18. 4*


* FOMENTO ANODINO = Impacco caldo, spesso imbevuto di liquidi medicamentosi, che tende a far placare il dolore.
* UNGUENTO D'ALTEA = Medicamento che favorisce l'espulzione dei catarri.
* FULIGINE LUCIDA = La parte cristallizzata che si deposita all'interno delle canne fumarie dei caminetti e dei focolari.
* LINIMENTO = Olio medicinale che si applica strofinandolo sulla parte amalata.
* ROSOLI = Piante del papavero.
* ANTIMONIO DIA AFORETICO = Elemento usato come indurente nelle leghe metalliche.
* BOLI = Cibi ridotti in poltiglia, tipo polpette.
* OLIO DI MANDORLE DOLCI = Blando lassativo.
* INFUSIONE DI ROSOLI = Decotto a base di piante di papavero.
* SALICITATO DI TARTARO = Composto salino ricavato dal tartaro delle botti.
* SPERMACETI = Liquido grasso biancastro, ricavato dalle testa di alcuni cetacei, tipo il Capodoglio.
* 32.18.04. = 32 lire, 18 soldi, 4 denari era il totale. 12 denari formavano 1 soldo e 20 soldi equivalevano a 1 lira.


(AAS, Siena S.Giovanni Battista 1112, carta sciolta all'interno della copertina)

- "Adì 12 Marzo 1754. La Signora Maddalena di Giuseppe Checchi di Bologna, quale era venuta in questa Città, et in essa si trovava commorante [abitante] per lo spazio di mesi cinque in circa, atteso che avesse nello scorso Carnevale, come una delle Virtuose [attrici], recitato in Commedia nel Nostro Teatro grande, che gia per la seconda volta dall'incendio quasi come allora era stato, et allora restaurato per opera del famoso Architettore Bibbiena, passò all'altra vita la mattina suddetta alle ore quattro, in età d'anni per sedici; in una Casa a Uso di Locanda dell'Eredità Ricci ottenuta dallo Spizio della Pietà posta nella Cura, e strada di S.Salvadore..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1114, n.1461). - Il Teatro dei Rinnovati che venne realizzato nel 1560 per volontà de' Medici e per opera del pittore e scultore Bartolomeo Neroni, detto il Riccio, subì due incendi: nel 1742 e nel 1751. Il restauro venne affidato nel 1753 ad Antonio Galli, detto il Bibbiena, ma il terremoto del 1798 causò nuovi danni all'edificio. Poichè non c'erano i fondi per il suo risanamento, nel 1802 i proprietari dei palchetti, costituiti in Accademia col nome "dei Rinnuovati", lo fecero riparare, rinnovandolo completamente. Nel l83O-'33 il teatro fu ancora una volta restaurato e rimodernato su progetto dell'architetto Bernardino Fantastici, il quale gli conferì l'aspetto attuale.

- "Adì 19 Aprile 1741. Jacinto Cheli Oste di Filetta, Cura di Frontignano venuto in Siena per Curarsi di una sua infermità si fermò in una Casa della Compagnia della Morte nella quale teneva Locanda Vittoria Rossi posta nel Casato Cura di S.Salvatore..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1113, c.23r, n.69). - La Compagnia della morte sorse per l'assistenza ai carcerati e ai condannati alla pena capitale. Fin dalla fondazione del sodalizio, i confratelli della Morte portarono una cappa bianca, ma nel 1675 la mutarono in nera. Come prima sede ebbero un locale sotto le volte della Cattedrale, a cui si accedeva dalla scalinata di S.Giovanni e precisamente dove c'è stato ultimamente il museo delle Statue. Nel XV secolo la Confraternita si costruì la chiesa per conto proprio, nella vicina via di Monna Agnese, la quale pertanto prese ad essere chiamata la Piaggia della morte. Costume degli adepti, era quello di distribuire ogni prima domenica del mese il pane ai poveri, oltre a provvedere, insieme alla Congregazione dei "Poveri bisognosi", alla scarcerazione di alcuni condannati per debiti, mediante i frutti di un'eredità lasciata da un'illustre membro di quest'associazione. La Confraternita fu soppressa dal Granduca nel 1783, quando venne abolita la pena capitale.

OSTI FINO A DUE ORA POSSINO TENERE APERTE LE BOTTEGHE DI NOTTE

Alle Preci degl'Osti di Siena, con le quali hanno domandato de la proibizione di chiudere l'osteria la sera sia fissata, non alla fine della campana dell'armi come qui si pratica, ma alla mezzanotte, come dicono si usa in Firenze, Avendo l'Auditore Generale coerentemente al parere del Capitano di Giustizia di Siena proposto a S.A.R. di accordare che le Osterie si possino tenere aperte fino alle ore dieci della sera dal primo di Novembre a tutto Aprile, e sino alle ore undici negl'altri sei mesi successivi; che nelle Feste soltanto con l'obbligo della messa si possino tenere aperte in tutte le ore del giorno, alla riserva di quelle ore, nelle quali si celebrano i Divini Uffizi in quella Parrocchia ove è posta l'osteria; E da rispetto alle Feste d'intiero precetto si osservi la Legge del 15 Luglio 1767 emanato il seguente rescritto.

Approvasi, e faccia si come si propone dall'Auditore Generale di Siena li 19 Agosto 1773.
(ASS, Capitano di Giustizia 875, c.s.n.)

- "Adì 24 Maggio 1724. Girolamo Bianchi Lucchese, venuto in questa Città per vedere una sua figlia maritata, doppo alcuni giorni si posò in una bettola posta nella strada del casato luogo detto il forno bruciato, Cura di S.Pietro in Castelvecchio..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1111, c.90r, n.466). - Il celebre architetto Bernardino Fantastici, ci informa che la strada del Forno Bruciato [oggi via delle Lombarde] prendeva il nome da un panificio che venne distrutto in epoca remota da un furioso incendio. Tornando invece a parlare della bettola, si scopre che nel 1726, a doglianza di Maria moglie di Giuseppe Baldesi resta inquisito in questo Tribunale: Bernardino del fù Giuseppe Perfidi magnano per chè il dì 29 del corrente mese di Marzo ritrovandosi à bere, e mangiare nell'Osteria del Forno Bruciato dentro questa città presa l'opportunità che un fisciù o fazzoletto bianco che aveva al collo la donna Maria Baldesi donna onorata, e da bene ed ostessa in detta Osteria, non gli stesse bene, piegatosi con tal pretesto si avanzò à mettergli una mano nei seni, ed à toccarli le poppe..." (ASS, Capitano di Giustizia 689, causa 163, 14 maggio 1726).

"Stefano del fù Dottor Giovan Paolo Capresi nativo di questa città di Siena, stato condannato arbitrariamente con sentenza di questo Tribunale del dì 4 Dicembre 1781 per bestemmie da esso proferite, come risulta dal processo principale in diciotto mesi di esilio dalla medesima città di Siena, e sue Masse, pena la carcere per altrettanto tempo, non osservando, nel dì 16 del corrente mese di Febbraro, fù catturato, come inosservante di detto esilio nella Bettola di Camillo Meschini posta nella strada detta il Casato, ed immediatamente condotto nelle carceri..." (ASS, Capitano di Giustizia 703, causa n.220, 23 febbraio 1782).
Pochi anni più tardi: "Francesco Fineschi e Fortunato Manetti di questà città, perchè come persone dedite alla libidine, ritrovatisi nella sera del 4 Febbrajo (1786) nella Bettola di Camillo Meschini, quivi concertassero fra loro di commettere il nefando delitto di sodomia con promettere il primo al 2° una crazia, ed uscitisi dalla detta Bettola con questo disegno, dopo aver ricevuto il 2° la crazia promassali dal primo, se n'entrassero nel ridotto della casa di Giuseppe Pazzini posta nella strada detta il Casato e quivi eseguissero l'atto nefando..." (ASS, Capitano di Giustizia 704, causa n.112, 10 marzo 1786).



- "Adì 16 Dicembre 1680. Anna figlia del già Giovan Battista Filitiani, e moglie di Mattio Giannelli Oste, pigionale nella Casa di Domenico Minetti posta vicino alla stanza del gioco della Palla à corda in Contrada, morì questo sopradetto giorno..." (AAS, Siena S.Salvatore in S.Agostino 2102, c.14r). - Poichè il libro che riporta questo necrologio è quello di S.Salvadore in S.Agostino, è presumibile che la stanza in questione facesse parte di quella parrocchia. A proposito invece del gioco della Palla a Corda, si osserva che nacque in Francia nel 1300. Esso consisteva in due specialità: la prima veniva giocata in un locale chiuso di circa 30 metri per 12, con il campo diviso al centro da una rete. La seconda, era invece praticata all'aperto su un terreno di 150 metri per 30, tra squadre variabili da due a sei concorrenti, con palle ricoperte di stoffa. La palla era ribattuta al primo rimbalzo, mentre al secondo si otteneva la "caccia". In un primo tempo si usavano solo le mani, poi subentrarono i tamburelli e le racchette, tanto da essere considerato, a ragione, l'antesignano del moderno tennis.

- "Adì 15 ottobre 1696. Lucretia lavandara madre del Oste all'Abbadia nel Sambuco d'Anni 50 passo a meglior vita..." (AAS, Siena S.Salvatore in S.Agostino 2103, c.12v). - A ogni porta della città esisteva il casotto del dazio, dove un cassiere, due guardie e due allievi controllavano tutto quello che entrava in città, facendo pagare le relative tasse secondo un preciso tariffario. Questi "gabellotti", così detti perchè riscuotevano la gabella, restavano in servizio dalle 6 alle 23.30, ora in cui le porte cittadine venivano chiuse con grandi chiavi. Chi arrivava in ritardo, veniva fatto passare da una porticina laterale, i carri invece, restavano fuori fino alla mattina successiva. Le carni salate e quelle fresche (vive o morte), oltre al vino, erano le cose che più di tutte i contadini e i commercianti cercavano di nascondere perchè quelle con le tasse più alte. Si cercava così di celare i polli sotto le balle di panni, le damigiane sotto la paglia o il fieno nei carri, i salami sotto le ampie gonne delle donne... In alcuni punti della città, dove le mura erano più basse, c'erano anche degli appositi lanciatori che, una volta passato il sorvegliante del perimetro murario, tiravano le merci nella parte interna della città. Ovviamente a coloro che venivano scoperti erano inflitte multe di solito doppie del valore della tassa dovuta. Non tutti però erano soggetti a egual tassazione: gli abitanti della città pagavano meno dei contadini, perchè considerati produttori, mentre le osterie beneficiavano di una specie di abbonamento fisso.


Il dazio di Fontebranda - clicca sull'immagine per ingrandirla

- "Adì 9 Novembre 1640. Giovanni Battista Cappelli di anni 24 in circa fù trovato morto nell'ostaria dell'Aquila..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1091, c.291v). - Il nome di questo nobile rapace, fu usato da molti osti e albergatori per indicare il loro esercizio, tanto che già nel 1657, quando venne compilato l'elenco delle osterie della città, se ne trova uno nel Terzo di Camollia. Poi il 9 febbraio 1786, Gaetano Cappelli, che curiosamente aveva lo stesso cognome del defunto sopra citato, figurava come bettoliere "dell'osteria posta a capo al Casato detta l'aquila" (ASS, Capitano di Giustizia 1070, c.27r). Tre anni dopo ce n'era un altra omonima, in via dei Servi, gestita da tale Pietro Testi (ASS, Capitano di Giustizia 1070, c.25v) e in seguito anche un albergo: "l'Aquila Nera", che restò attivo fino al 1936 quando l'edificio dove era ubicato venne ristrutturato per essere adibito a cinema: prima Rex e poi Odeon.

- "Adì 10 Ottobre 1739. Giovan Battista di Bartolomeo Marcatelli da Firenze, opure Margiritelli di Mugello habitante à Locanda in casa propria di Piero Bonatti Cura di S.Pietro in Castelvecchio rese lo Spirito a Sua Divina Maestà la sera antecedente à ore 2 in età di 30 anni in circa..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1113, n.13).


- "Adì 23 Settembre 1742. Domenico del fù Michele Leoncini abitante alla Pieve a Molli in un Podere detto Russa del Nobil Signor Marc'Antonio Lucarini posto al Palazzo al Piano, venuto a Siena per curarsi della sua infermità si posò nella Locanda del Menichetti, Casa dei Padri di S.Martino.. ." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1113, n.228). - Lo stesso registro ci indica che detto Menichetti si chiamava Giovanni ed era "habitante nella strada che va alle due porte à Mano dritta à canto a Casa Stacciuoli".

- "Adì 22 Ottobre 1734. Mattio del già Domenico Magrini Vinaio dell'Eccellentissimo Sig.re Dottor Fabbiani abitante nella Casa del detto Signore posta nella strada del Corvo, rese lo Spirito a Sua Divina Maestà la notte antecedente a Ore 6 in circa..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1112, c.38r, n.23O). - Le taverne erano il rifugio di tutti gli uomini: i tavoli erano lunghi, fatti apposta per poter chiacchiarare in tanti, l'aria normalmente poca e intrisa di fumo. Anche le misure igieniche saranno state, a nostro avviso, sicuramente trascurate, ma nonostante ciò, abbiamo avuto modo di verificare che a Siena la densità dei vinai era molto alta e, strano a dirsi, tutti con la propria clientela affezionata. Fuori dalla porta, nella strada, si protendevano panche e sedie per gli avventori: i vini, il cui consumo era assai elevato, pare fossero tutti leggeri e poco costosi, ma sembra che fosse regola che l'oste tenesse sotto il bancone pure dei fiaschi di qualità migliore per i pochi che potevano spendere qualcosina in più.


- "Adì 3 Agosto 1733. Maria Antonia consorte di Francesco Borghesi navicellaro in Livorno passando per questa Città in abito di Pellegrina per portarsi al Perdono d'Asisi, fù assalita da febbre accuta, si fermò in una casa nella strada detta del Corvo in una Casa appigionata a Pietro Pasqualini..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1112, c.25v, n.159). - Con il termine "navicellaro", è facile intendere che ci si volesse riferire a un marittimo, ma se si potesse ipoteticamente consultare un dizionario di quell'epoca, ci accorgeremo che molte parole che indicavano un mestiere, non esistono più. Sono stati ancora una volta i parroci più precisi, che indicando la professione del defunto, ci hanno informato su tanti lavori scomparsi. Di laureati ce n'erano veramente pochi, mentre molti ruotavano intorno ai lavori tessili: abbiamo così trovato il "battilano" [colui che ungeva e pettinava la lana prima della filatura], il "linaiolo", lo "stamaiolo" [chi lavorava lo stame, ossia la parte più sottile e resistente della lana], il "roccaio" [chi fabbricava e vendeva i rocchi, cioè gli arnesi adatti a filare la lana] nonchè il "bullettaio o chiodaiolo" [l'operaio che stendeva stoffe, tinte e lavate, inchiodandole su appositi telai]. C'era poi anche il "cerbottaro" [colui che lavorava la pelle di cervo, di daino, di capra, di agnello, di cane, e di altri animali minuti]; il "coramaio" [lavorante del cuoio]; lo "stufaiolo" [l'addetto al servizio dei bagni caldi]; il "banditore" [chi proclamava ad alta voce per le vie e le piazze, annunciandosi a suon di tromba e di tamburo]; lo "staffettaio" [venditore di staffette, che erano delle paste ripiene di miele]; e poi si potrebbe continuare con chi faceva le palle di sapone, ecc...

- "Una Reda [figlia] di Bartolomeo, già oste nellaterino morse il dì 16 di Maggio 1610... (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1091, c.172v, n.57O).

- "Adì 24 Luglio 1719. Giuseppe di Agostino Carapelli abitante in una casa posta nella piazzetta all laterino spettante al Patritij che serve per uso d'ospitio ai P.P. di Valdombrosa, rese lo spirito a Sua Divina Maestà in età d'anni 50..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1111, c.4Ov).

BANDO DELL'ALBERGATORI
Bando contro quelli, che tengono Camere Locande, osti et Albergatori,
che diano le note ai Bargelli di quelli che alloggiano ogni sera



Per parte dell'Ill.mo Sig.re Capitano di Giustizia della Città, e Stato di Siena per Sua Altezza Serenissima di comandamento al Serenessimo Sig.Principe Mattias di Toscana.
Havuto consideratione alla molteplicità de furti, che si commettono in questa città, e come l'esperienza ne dimostra da persone forestiere di Stati alieni, e vagabondi, che per lo più vengono alloggiati, e si ricoverano alle Camere Locande, i Padroni de quali per consuetudine non denuntiano tali persone ogni sera al Bargello, come fanno li Osti, e così con questo sutterfugio gli riescie facilmente commettere de furti, e sottarsi dalla giustizia di non esser trovati: onde desiderando per quanto si può rimediare, e provedere à simili inconvenienti, e abusi, si comanda, ordina, e provede, che in avvenire ciascheduno che fà e tiene Camere Locande in qualsivoglia modo alloggia si come l'Osti, et ogn'altra sorte d'Albergatori sono qual si sia titolo alloggia persone, lo devino denuntiare, e dare in nota in scritto ogni sera al Bargello di questa Piazza di Siena sotto la pena di scudi venticinque d'oro per ciascheduno, et ciascheduna tresgressione da pagarsi de facto irremissibilmente da applicarsi secondo l'ordini eccettuando quelle persone, che tenessero scolari; ciascheduno si guardi dall'errare, che se ne faccia diligenza e ricerca.
Dato nel Palazzo di Giustizia di Siena li 26 Febbraio 1660
Fulvio Nerucci Cancelliere
(ASS, Capitano di Giustizia 875, c.28v)

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