ALL'INTERNO DELLE MURA CITTADINE
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- "Adì 10 Marzo 1618. Passò a miglior vita Francesca di Marcantonio oste al Bruco [in via di S.Francesco] d'età di mesi cinque si seppellì in S.Donato..." (AAS, Siena S.Cristoforo 894, c.9v, n.71). - Allora la parrocchia di S.Donato non si trovava dove è oggi, cioè in piazza dell'Abbadia, bensì in quello slargo sulla destra, all'inizio di via dei Montanini, che è riconoscibile per la presenza di una fontana, cosidetta della Ranocchia, che fu eretta nel 1925 sulla facciata di questa antica chiesa.

- "Adì 20 Dicembre 1704. Maria Luigia Antonia figlia parvola di Stefano Bernardi Francese habitante nella Locanda della Giraffa nella Cura di S.Pietro a Ovile rese lo Spirito il giorno antecedente..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.307). - Anche questa, come la precedente osteria, traeva il nome dal rione dove si trovava. A tal proposito, intorno al 1790 in via dei Maestri esisteva una bettola detta la Tartuca (ASS, Capitano di Giustizia 1070, c.27r), un'altra era "la Lupa", "a mezzo la piaggia di Vallerozzi" (ASS, Capitano di Giustizia 1070, c.27v) e infine "la Selva", in S.Bastiano (ASS, Capitano di Giustizia 753, c.s.n.).

- "Adì 21 Settembre 1622. Passò a miglior vita Fiorenza moglie di Giulio oste al Moro..." (AAS, Siena S.Cristoforo 894, c.17v, n.172). - L'osteria che era nell'omonima via, occupava il fondaco dietro il palazzo Palmieri ed esponeva un'artistica insegna dipinta, dove faceva bella mostra di sé un ottomano, con tanto di turbante in testa. Nell'Ottocento, chiuso l'esercizio, l'insegna passò a indicare una bettola all'angolo tra Calzoleria e il vicolo del Viscione, da cui fu rimossa durante il passaggio del fronte.

- "Adì 12 Novembre 1648. Paolino fanciullo di sopra 7 Anni trovato morto in una stanza a canto all'hostaria del Re, credesi di stenti, fù sepolto in chiesa nell'Avello nostro [S.Cristoforo]..." (AAS, Siena S.Cristoforo 894, c.81v, n.247) - Potrebbe sembrare strano, ma in questo periodo si sono trovati altri tre casi di morti per fame: "Adì 12 Dicembre 1647. Carlo di Bernardino Milanese, fù trovato il suo corpo morto dentro un fosso sopra la costa del pero per la via che va a Siena, datone conto dal Sindaco del Comune e riconosciuto il detto corpo dalla Giustitia, fù giudicato come morto di fame, al quale non si trovò altro, che la corona e un passaporto con detto nome per esser stato soldato della Compagnia del Capitano Cechetti a Pisa e Groseto..." (AAS, Siena SS.Simone e Giuda a Colle Malamerenda 811, c.68v); "15 Maggio 1648. Jacomo Contadino morto di fame, non hebbe altro che l'Olio Santo per essergli venuto subbito il rantaco [rantolo], fù sepolto ne nostri Chiostri [S.Martino]... " (AAS, Siena S.Martino 1324, c.147r, n.22); "Adì 3 Luglio 1648. Vincentio di Venantio d'anni quattro fù trovato morto di stento, e fù sepolto per l'amor di Dio in Chiesa nostra nella Sepoltura de fanciulli [S.Martino]..." (AAS, Siena S.Martino 1324, c.258r, n.34).

Adì 7 Dicembre 1792
SER.mo, e REV.mo Sig. PRINCIPE CARDINALE

Francesco Belleschi Oste al Re in Siena servo Umilissimo dell'A.V.Rma reverente gl'espone, che dal Postiere li vièn prohibito non potere allogare [alloggiare] Cavalli e Calessi alli passeggieri, che vengono nei cavalli di Posta, etiam [anche] che siano della città di Fiorenza od altre di questo, Stato, se prima detti Passeggieri non si trattengono tre giorni in Siena, cosa, che chi viaggia, non puo fare, Onde i passeggieri mediante il rigore del Bando sono forzati a servirsi alla Posta al suo, disvantaggio circa ai prezzi poiché trovando da altri, Prestacavalli le Vetture a minor prezzo, non possono ottenere ogni loro vantaggio mediante la pena che è tenuto a pagare il prestatore, che ascende al numero di lire cento; Pertanto Supplica la A.V.Rma. a voler restar servita conceder gratia al Supplicante di potere allogare tre Calessi, e due Cavalli da sella, che il medesimo si ritrova, e per non esser di danno alla Posta non intende di allogarli a quelli, che vanno e vengano per Cambiatura, come anco a quelli, che sono tenuti andare alla Posta, come procacci et Ordinaij e nel modo, che usa a Fiorenza. Pregando percio S.A.Rma. l'Oratore havendo il medesimo la grave fameglia, cioè cinque figlioli, sei Garzoni, e di più essendo aggravato di Tassa tra Cavalli e Osteria di circa ottanta piastre l'Anno.

Concedesi per Anni tre non ostante con che s'obblighi a mantener' continuamente detti Calessi, e Cavalli sotto pena di vinticinque scudi in ogni caso di trasgressione.

ASS, capitano di Giustizia 740, c.s.n., anno 1692.


- "Adì 3 Ferraio 1698. Niccolo di Pasquino Viti Fiorentino uscito dallo Spedale il giorno antecedente fu trovato agonizzante dal Albergatore della Padella in Calzoleria..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1109, n.641). - Questo albergo, prendeva il nome da quello slargo di via Calzoleria, da pochi anni intitolato al plurivittorioso Capitano civettino Sabatino Mori, che si chiamava piazza Padella, perché lì, fino al XVIII secolo, vi stettero botteghe di fabbri e calderai.

- "Adì 22 Marzo 1691 a Nativitate. Giovan Battista Andreucci di Castel Mutio Forestiero morì nella Cura di S.Pietro in Banchi in una casa di Donna Catarina Medici vicino all'Ostaria della Regina..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1109, n.274). - Il nome di quest'osteria le derivava dalla strada omonima, ora via Rinuccini. Qualche anno prima, nel 1666, vi fu persino commesso un delitto, come emerge in una lettera inviata al Capitano di Giustizia, nel quale l'omicida invoca la grazia: "Stefano Arasse Francese servo humilissimo di Vostra Altezza Serenissima reverente gl'espone, come nel mese di Luglio prossimo passato ritrovandosi all'Osteria della regina con Jacomo Bongiani Savoiardo suo camerata alterati vennero à rissa in sieme perilchè l'Oratore ricevè cinque ferite, e due ne diede al detto suo camarata con spade, et essendo detto suo compagno restato ferito mortalmente l'Oratore fù; carcerato si come anco di presente miseramente si trova et havendo portato l'arme sotto la parola del Sig.re Depositano Nelli in quel tempo, et essendo l'Oratore poverissimo Forastiero campa con le elemosine che giornalmente vengano alle Carceri perloche non ha un minimo denaro da pagare, et essendo seguite le reciproche paci, e perdoni recorre alla pietà di Vostra Altezza" (ASS, Capitano di Giustizia 732, c.s.n.).

- "Adì 14 Marzo Venardì 1635. Antonio di Alessandro da Trequanda anzi da Travale di anni 50 in circa uscito il giorno avanti dallo spedale e ricoverato [alloggiato] nell'Osteria delle Donzelle Cura di San Cristofaro morì e fù come forastiero sepolto nella chiesa di San Giovanni..." - Questa locanda è l' unica che è riuscita a giungere fino ai nostri giorni. A sinistra del portone d'ingresso, c'era un'insegna in ferro battuto, che ora è nel museo della Civetta, con dipinte tre fanciulle danzanti che sorreggevano la scritta che dette origine al nome della via; mentre nel vicino vicolo del Viscione si trovavano i locali per il rimessaggio delle carrozze, dei calessi, e le stalle per i cavalli dei clienti. Riguardo invece alla Pieve di San Giovanni, come ci suggerisce il Gigli, "benché abbia il suo popolo distinto dall'altre cure, gode il privilegio di essere parrochia di tutti quelli, che non hanno domicilio in Siena". Infatti vi venivano sepolti tutti i forestieri, eccetto i tedeschi, che andavano in San Domenico.


- "21 Agosto 1741. Stefano Offman Tedesco ex Franconia alloggiato all'Osteria del Viscione Vicino alle Donzelle della Cura di S.Pietro in Banchi rese lo spirito a Sua Divina Maestà questo dì suddetto su le ore otto in punto in età di anni 29 in trenta circa..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1113, p.28, n.88). - E' difficile conoscere quali fossero le spese sostenute dai clienti durante le loro soste negli alberghi senesi, comunque per questo forestiero della Franconia, regione che si estende nella parte nord-occidentale della Baviera e sul bacino del Meno, sappiamo che furono date "Al Osteria per Vitto di Due giorni, Lume, Locanda, e Letto e servitè nell'Ultimo giorno in tutto lire 2, soldi 3, denari 4".

SERIE DI FURTI ALL'OSTERIA DEL RE

ADI' 15 DICEMBRE 1792 -

Santi Ancillotti Sotto Stalliere all Osteria del Re del Mastro pietro Becheroni referisce come il di Tredici del corrente circa le ore Ventiquattro all'Antica li fù portato via di dentro alla carrozza del suo Padrone, che era nella rimessa aperta un Ferrajolo di Panno scuro detto Peluzzo con duo gangi per chiudersi al collo del valore di Lire Sedici. Referisce ancora come jeri mattina fra le Ore Dieci e le Undici gli fu rubato un altro Ferrajolo di Panno buono, che era di un Vetturino Napolitano, che costava Lire Ventisei e che esso referente la notte precedente al commesso furto in occasione, che era arrivato all Albergo del Re il detto Vetturino, aveva attaccato dentro ad uno stanzino, che è nella Stalla dei Cavalli e nel quale vi è il semplice uscio senza alcuna serratura, e che serve per riporvi tutte le robbe dei Vetturini. (c.33)

ADI' 22 DICEMBRE 1792 -

Pietro Roselli Quoco all Osteria del Re del Mastro Pietro Becheroni Referisce come in questo stesso giorno il detto Pietro suo Padrone in occasione, che ha fatto il riscontro all Argenteria della Sua Locanda, si è avveduto, che li manca un Cucchiaio d'Argento alla Francese colla Lettera = B nel manico dipeso in circa due Once e del Valore di lire dodici e detta mancanza per quanto li ha detto il suo Padrone sarà seguita da due giorni in dietro. (c.35v)

ADI' 31 DICEMBRE 1792 -

Angelo Bandinelli di Siena, ed abitante all'Osteria del Rè referse, come ieri l'altro sera circa le ore dieci nell'essere andato se Referente in camera sua si accorse mancargli un Paro di Calzoni di Velluto Neri di Bambagia da uno scabello accosto al Letto di se Referente in buono stato colla pendolina grande con il borsellino da orologio, e con due Tasche, con i Bottoni dell'istesso velluto, e del valore di circa Lire sedici. Referse finalmente, come ha dei motivi di credere, che i suddetti Calzoni glieli possa aver rubati un certo Scuffia così chiamato per Sopra nome senza sapere ne il di lui nome, ne casato, e del Paese di Colle, perché questo Scuffia abitava al Re, e per andare in camera sua dovea passare dalla camera di se Referente crede anche, che glieli possa aver rubati il sudetto perché in occasione che il surriferito Scuffia ritornò a Colle fù veduto avere indosso un Paro di Calzoni di Velluto neri da un certo Pacini figlio del Procaccia di Colle, e disse a Se Referente, che non glieli aveva veduti portare altre volte calzoni di simil sorte. (c.39v)

ADI' 17 FEBBRAIO 1793 -

Pietro Becheroni Oste all'Osteria del re referisce come jeri sera verso l'unora di notte i Ladri, o Ladro si introdussero nella sua bottega bastarda, che tiene in Calzoleria, e gli rubarono due Cappelli di paglia stiacciata rigati di color bianco, e granato con Cuzola alta, e taglia non molto grande e del valore di circa pavoli venti. (c.55)


FERRAJOLO = Mantello a ruota, largo e senza maniche.
PELUZZO = Tipo di stoffa.
ONCIA = Unità di misura corrispondente a circa 30 grammi.
PENDOLINA = Orologio da taschino.
BOTTEGA BASTARDA = Bottega che vendeva merci di vario genere.
CUZOLA = Parte superiore del cappello.
PAVOLI = Antiche monete che presero il nome dal Papa Paolo III che fu colui le fece coniare.

(ASS, Capitano di Giustizia,558)

- "Adì 26 Luglio 1646. Il Signor Alberto Albani da Turino nel Piemonte Colonnello di Guerra fatta contro Orbetello havendo ricevuti tutti i Santissimi Sacramenti morì la notte hantecedente nelle cinque hore di notte, et questo giorno seguente, fù sepolto nella nostra chiesa di S.Pietro, demorando egli nella locanda del già mastro Bernardo... (AAS, Siena S.Pietro in Castelvecchio 1786, c.66v). - La chiesa di S.Pietro in Banchi, che oggi non esiste più, era volgarmente chiamata S.Pietro Buio, per la scarsità dei raggi solari che riuscivano a penetrare al suo interno. La chiesa, che la leggenda vuole che fosse stata edificata sulle rovine di un tempio dedicato a Giove, fu venduta verso il 1791 e successivamente divisa in appartamenti. Il suo edificio era situato con il fianco lungo Banchi di Sotto, compreso fra un chiasso [il cosiddetto chiasso Buio, chiuso durante la ristrutturazione della chiesa] et il vicolo che prolungava la strada di calzoleria. Il campanile era a "vela" ed era fornito di due campane e un campanello. La facciata era dal lato del chiasso Buio ed era rialzata su di un basamento occupato integralmente da botteghe [tanto da portarci alla mente la chiesa di S.Martino con i suoi fondachi tutt'ora adibiti a negozi]. Questo implicava che i due ingressi, quello principale e quello secondario, che dava in Banchi di Sotto, fossero entrambi forniti da almeno dieci scalini. Inoltre si ha notizia che la chiesa avesse pure un proprio sepolcro, fatto erigere dal parroco Giovan Battista Petruccini e inaugurato il 22 agosto 1612 (AAS, Siena S.Pietro in Castelvecchio 1786, c.20r, n.190).

(Facciata della chiesa di S.Pietro alle Scale ed edifici limotrofi, tratti da un disegno acquerellato della metà del XVIII secolo)

GUERRA FATTA CONTRO ORBETELLO

Lo Stato dei Presidi, insieme a Port'Ercole, Porto S.Stefano, Talamone, Ansedonia e il castello di Porto Longone nell'Isola d'Elba fu possesso spagnolo fin dal 1557, al momento dell'investitura di Cosimo I dei territori della Repubblica Senese. Orbetello era capitale di questo Stato e durante la guerra tra Francia e Spagna del 1635-1659, fu assediata nel maggio del 1646 dai Francesi arrivati nella laguna dal mare. Nel giugno dello stesso anno, una flotta di galee napoletane e spagnole assalirono la flotta francese, così che Tommaso di Savoia che comandava il corpo di spedizione francese, vista la difficoltà dell'assedio, fu costretto al ritiro.

- "Adì 21 Agosto 1766. Pietro Antonio di Giovanni Antonio Ridolfi di Messana Diogesi di Trento passò a miglior vita il dì suddetto alle cinque, e ½ della mattina suddetta in una Casa ad uso di Osteria chiamata della Lesina..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1116, n.3). - Per un po' questa bettola, frequentata di certo dagli artigiani di via Calzoleria [la lesina è lo strumento tipico dei calzolai che serve a forare il cuoio] fece persino mutare il nome della via delle Donzelle, in Chiasso della Lesina.

- "Adì 19 Ottobre 1631. Maria Lucia moglie di Messer Provenzano Salvani, [omonimo e forse un diretto discendente di colui che fu il rappresentante dell'anima ghibellina nella Siena del XIII secolo] essendo stata lassata dal detto suo marito appresso Vergilio hoste al chiasso del Bargello, e poi hoste del Biscione di nostra cura [S.Pietro in Banchi] morì questo dì detto..." (AAS, Siena S.Pietro in Castelvecchio 1786, c.48r). - Sul finire del'700, di fronte a questa chiesa, si trovava una bettola, "del Nobile Cav. Sansedoni posta nella via Banchi di Sotto, sotto al di lui Palazzo", gestita da Lorenzo Nannoni di Siena. (ASS, Capitano di Giustizia 1070, n.85, c.48r)


Contra Plures Praesbiteros in Caupona repertos (Contro più preti trovati in cantina)

Addì 20 di luglio 1609

Noi infrascritti preti confessamo esser trovati nella
hosteria del Chiasso del Barigello dal logotenente
del Capitano Vincenzo et percio promettiamo consti-
tuirci inanzi a Mons. Arcivescovo per haver ivi beuto et
magniato
Jo Jacomo Panichi affermo
Jo Ascanio Carini prete affermo
Jo Heugenio Castellucci prete affermo


Evidentemente la condanna inflitta ai prelati non deve essere stata delle più pesanti, poichè gli stessi furono pochi mesi dopo trovati nell'osteria della Rosa "in cantina a magniare et bevere" (AAS, Cause Criminali 5521, c.s.n.).


- "Adì 20 maggio deI 1700. Il Nobile Sig. Mauritio Federigo Rund di Silesia [Slesia] Germano d'anni 18 passando per Siena per andare a Roma all'anno Santo fu soprapreso da febbre quale lo necessitò fermarsi in una casa del Molto Reverendo Signor Galgano Leggieri dove era una Locanda de i signori Tedeschi nella Strada dell'Offitiali Cura di S.Pietro in Banchi essendo soffogato dal vaiolo rese lo Spirito il giorno antecedente a ore quindici..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.106). - Tra gli osti della città e del contado, se ne incontravano molti che erano forestieri: gran parte di loro proveniva dai centri della Toscana, ma molti erano i tedeschi. Bisogna infatti precisare che nel '500, i tedeschi vennero numerosi a Siena sia come studenti che come soldati, tanto che avevano regolamenti speciali e persino un proprio tribunale. L'ultimo grande afflusso di questi studenti, insieme ai polacchi, si ebbe al tempo di Violante di Baviera, quando il nipote Teodoro condusse molti connazionali a Siena, che era governata dalla sua zia.

- "Adì 11 Giugno 1709. Tommaso Fabbrini di Castel Nuovo di Volterra venuto in Siena per curarsi di una infermità rese lo Spirito d'Anni 38 nella Locanda del Leggieri alla Costarella Cura di S.Pietro in Banchi..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.168).

- "Adì 12 Agosto 1700. L'Illustrissimo Signore Conte Ferdinando Colonij d'Ungheria tornando di Roma si fermò in Siena in una Locanda di Girolamo Locandiere dall'Offitiali [ossia la porzione di strada pianeggiante di via di Città, che si estendeva dalla Croce del Travaglio fino all'inizio di via dei Pellegrini] Cura di S.Pietro in Banchi per trattenersi fino che venisse una risposta di lettera per il proseguimento del suo viaggio..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.117). - Tratto dal resoconto di un viaggio effettutato nel 1739 da Livorno a Roma, con sosta a Siena. "Ho notizie incresciose da darvi per quanto riguarda la strada da Siena a Roma; è veramente cattiva, anzi molto cattiva, e più che sufficiente a preoccupare di per sè i viaggiatori senza pensare alle stanghe ed alle assi delle carrozze fracassate, ai capitomboli ed alle altre bazzecole del viaggio. La prima volta che ci ribaltammo non vi ero ancora abituato, cosicchè stampai un paio di pedate sul sedere del postiglione. Loppin, ben più saggio di me, aspettò tranquillamente che tutto tornasse a posto; poi chiamò il postiglione e, con freddezza e senza ira, lo frustò come frustano i correttori gesuiti. Amico mio, gli disse, vi punisco senza adirarmi con voi solo perchè il vostro esempio serva di lezione ai postiglioni dei secoli a venire; andate pure e la prossima volta ricordatevi che l'asse verticale di una sedia deve formare con il piano orizzontale un angolo maggiore di quarantacinque gradi. Non so se i futuri postiglioni trarranno profitto da tale morale; so bene comunque che quelli che di questo secolo non l'hanno tenuta in considerazione poichè l'indomani ci ribaltammo altre due volte. Si aggiunse a tutti questi insignificanti pareri una pioggia terribile che sarebbe stato necessario asciugare 'sub dio', dal momento che le salite erano così ripide che dovevamo quasi sempre andare a piedi...". (A. Brilli, Viaggiatori stranieri in terra di Siena)

- "Adì 19 Maggio 1708. Anton Maria Riccucci Senese, habitante però da lungo tempo in qua nella città di Grosseto dove esercitava il mestiero di misuratore di grano in età d'anni 50 in circa venuto infermo in Siena, e nell'Osteria della Stella, Cura di S.Cristofano, rese lo Spirito a Sua Divina Maestà..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.486). - La Stella era un'antichissima osteria, tanto che si trova pure nell'elenco compilato nel 1288 dal comune.


AAS, Stati Anime di Siena S.Cristoforo anno 1708

- "Adì 21 Novembre 1700. Santi Buccianti dal Ponte a Sieve passò altra vita il dì antecedente a ore vintiquattro, essendo venuto a Siena per curarsi nell'Albergo Croce Bianca dalla Loggia del Papa..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1110, n.131). - Sin dai tempi antichi, in tutta Italia si usava contare le ore, usando come parametro la durata della luce diurna. Tutto dipendeva dal momento in cui tramontava il sole, che segnava l'ultima ora, che era volgarmente chiamata "le ventiquattro". Quella successiva prendeva il nome di "ora di notte" o semplicemente "l'un ora" e diveniva quindi la prima della nuova giornata, che principiava così alla "un ora di notte" e aveva termine alle "ventiquattro". Questa maniera di indicare il tempo, era detta "all'italiana" e aveva il difetto che le "ventiquattro" non erano stabili e fisse in tutti i mesi dell'anno, perchè si spostavano a seconda delle variare delle stagioni: dal periodo più lungo durante i giorni prossimi al solstizio d'estate, a quello più breve al principio dell'inverno; con accorciamenti e allungamenti della giornata, astronomicamente determinati da periodi di circa 10 giorni, poi riportati in un'apposita tabella all'interno del calendario stesso. Fu il Granduca Francesco II di Lorena, che poco dopo la sua salita al trono, agli inizi del 1738, emanò con vero senso di modernità, un editto che decretava che in tutta la Toscana fosse abolito entro sei mesi questo sistema e si dovesse sostituirlo, con quello più razionale usato in Francia che aveva adottato l'uso di dividere le ore della giornata in due periodi: dalla mezzanotte al mezzogiorno e viceversa, distinguendo le ore in antimeridiane e pomeridiane. Pertanto il 30 marzo 1738 gli orologi pubblici cominciarono a battere le ore in due riprese e con un massimo di 12 rintocchi ciascuna.



- "Adì 4 Dicembre 1638 sabbato. Giovanni Battista di Raffaello Cavallini da Parma d'anni 35 in circa essendo stato ammalato più giorni nello Spedale Grande di Siena et essendosi riavuto alquanto, uscì dal medesimo et andò all'Hosteria di S.Antonio incontro [davanti] S.Giovannino parrocchia di S.Cristofaro..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1091, c.283r). - Bisogna ricordare che a quell'epoca la chiesa di S.Cristoforo era piuttosto diversa da come si può ammirare adesso, infatti nel 1800, per i danni provocati dal terremoto di due anni prima, ne venne abbattuta l'originale facciata che si estendeva su parte di piazza Tolomei.

- "Adì 22 Novembre 1649. Laurentio Petruccini Sergente dell'Abbadia San Salvatore, havendo riceuti tutti li Santissimi Sacramenti, passò a meglior vita nell'Osteria della Serena a canto a San Giovanni Compagnia..." (AAS, Siena S.Martino 1324, c.159r). - Abbiamo osservato che molti gestori, solo dopo pochi anni, vendevano la propria licenza. Talvolta l'esercizio non subiva mutamenti di denominazione e rimaneva nello stesso luogo, in altri casi invece il nuovo oste preferiva trasferirsi in un'altra parte della città. Nel 1649 la Serena per esempio si trovava accanto alla compagnia di S.Giovanni in Pantaneto, nel 1650 in via degli Orbachi (AAS, Siena S.Donato 946, c.91r) e nel 1790 in via dei Pispini sotto la fonte, gestita da un certo Luigi Radicchi (ASS, Capitano di Giustizia 1071, c.27r).



Lo Stato delle Anime risale al 1762 ed era riferito alla cura di S.Maria dei Servi.
Che l'osteria fosse all'interno di Porta Romana lo si capisce anche dalle pagine di un processo del 18 marzo 1746: "Pietro Testi oste in Commenda da Porta Romana fu querelato per stupro ai danni di Maria Rosa del fu Giovan Franco Tognari..." (ASS, Capitano di Giustizia 698, causa 112, pag 377).

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