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ALL'INTERNO DELLE MURA CITTADINE pagina 3
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- "Adì 10 Marzo 1618. Passò a miglior vita Francesca di Marcantonio oste al Bruco [in via di S.Francesco] d'età di mesi cinque si seppellì in S.Donato..." (AAS, 894, c.9v, n.71). - Allora la parrocchia di S.Donato non si trovava dove è oggi, cioè in piazza dell'Abbadia, bensì in quello slargo sulla destra, all'inizio di via dei Montanini, che è riconoscibile per la presenza di una fontana, cosidetta della Ranocchia, che fu eretta nel 1925 sulla facciata di questa antica chiesa.
- "Adì 20 Dicembre 1704. Maria Luigia Antonia figlia parvola di Stefano Bernardi Francese
habitante nella Locanda della Giraffa nella Cura di S.Pietro a Ovile rese lo Spirito il
giorno antecedente..." (AAS, 1110, n.307). - Anche questa, come la precedente osteria,
traeva il nome dal rione dove si trovava. A tal proposito, intorno al 1790 in via dei
Maestri esisteva una bettola detta la Tartuca (ASS, Capitano di Giustizia 1070, c.27r),
un'altra era "la Lupa", "a mezzo la piaggia di Vallerozzi" (ASS, Capitano di Giustizia
1070, c.27v) e infine "la Selva", in S.Bastiano (ASS, Capitano di Giustizia 753, c.s.n.).
- "Adì 21 Settembre 1622. Passò a miglior vita Fiorenza moglie di Giulio oste al Moro..."
(AAS, 894, c.17v, n.172). - L'osteria che era nell'omonima via, occupava il fondaco dietro
il palazzo Palmieri ed esponeva un'artistica insegna dipinta, dove faceva bella mostra di
sé un ottomano, con tanto di turbante in testa. Nell'Ottocento, chiuso l'esercizio,
l'insegna passò a indicare una bettola all'angolo tra Calzoleria e il vicolo del Viscione,
da cui fu rimossa durante il passaggio del fronte.
- "Adì 12 Novembre 1648. Paolino fanciullo di sopra 7 Anni trovato morto in una stanza a
canto all'hostaria del Re, credesi di stenti, fè sepolto in chiesa nell'Avello nostro
[S.Cristoforo]..." (AAS, 894, c.81v, n.247) - Potrebbe sembrare strano, ma in questo
periodo si sono trovati altri tre casi di morti per fame: "Adì 12 Dicembre 1647. Carlo di
Bernardino Milanese, fù trovato il suo corpo morto dentro un fosso sopra la costa del pero
per la via che va a Siena, datone conto dal Sindaco del Comune e riconosciuto il detto
corpo dalla Giustitia, fè giudicato come morto di fame, al quale non si trovò altro, che
la corona e un passaporto con detto nome per esser stato soldato della Compagnia del
Capitano Cechetti a Pisa e Groseto..." (AAS, 811, c.68v); ""Adì 15 Maggio 1648. Jacomo
Contadino morto di fame, non hebbe altro che l'Olio Santo per essergli venuto subbito il
rantaco [rantolo], fù sepolto ne nostri Chiostri [S.Martino]... " (AAS, 1324, c.147r,
n.22); "Adì 3 Luglio 1648. Vincentio di Venantio d'anni quattro fù trovato morto di
stento, e fù sepolto per l'amor di Dio in Chiesa nostra nella Sepoltura de fanciulli
[S.Martino]..." (AAS, 1324, c.258r, n.34).
- "Adì 26 Agosto 1698. Giuseppe Pollini Vetturino [guidatore di vetture pubbliche trainate da cavalli] di Siena uscito dallo Spedale Grande di Siena, e andato all'Albergo della Padella in Calzoleria, Cura di S.Cristofano fè trovato morto dall'Albergatore..." (AAS, 1110, n.9). - Questo albergo, prendeva il nome da quello slargo di via Calzoleria che si chiamava piazza Padella, perché fino al XVIII secolo vi stettero botteghe di fabbri e calderai. - "Adì 22 Marzo 1691 a Nativitate. Giovan Battista Andreucci di Castel Mutio Forestiero morì nella Cura di S.Pietro in Banchi in una casa di Donna Catarina Medici vicino all'Ostaria della Regina..." (AAS, 1109, n.274). - Il nome di quest'osteria le derivava dalla strada omonima, ora via Rinuccini. Qualche anno prima, nel 1666, vi fu persino commesso un delitto, come emerge in una lettera inviata al Capitano di Giustizia, nel quale l'omicida invoca la grazia: "Stefano Arasse Francese servo humilissimo di Vostra Altezza Serenissima reverente gl'espone, come nel mese di Luglio prossimo passato ritrovandosi all'Osteria della regina con Jacomo Bongiani Savoiardo suo camerata alterati vennero à rissa in sieme perilchè l'Oratore ricevè cinque ferite, e due ne diede al detto suo camarata con spade, et essendo detto suo compagno restato ferito mortalmente l'Oratore fù; carcerato si come anco di presente miseramente si trova et havendo portato l'arme sotto la parola del Sig.re Depositano Nelli in quel tempo, et essendo l'Oratore poverissimo Forastiero campa con le elemosine che giornalmente vengano alle Carceri perloche non ha un minimo denaro da pagare, et essendo seguite le reciproche paci, e perdoni recorre alla pietà di Vostra Altezza" (ASS, Capitano di Giustizia 732, c.s.n.).
- "Adì 14 Marzo Venardì 1635. Antonio di Alessandro da Trequanda anzi da Travale di anni 50 in circa uscito il giorno avanti
dallo spedale e ricoverato [alloggiato]
nell'Osteria delle Donzelle Cura di San
Cristofaro morì e fè come forastiero
sepolto nella chiesa di San Giovanni..." - Questa locanda è l'
unica che è riuscita a giungere fino ai
nostri giorni. A sinistra del portone d'ingresso, c'era un'insegna in ferro battuto, che ora è nel museo della Civetta, con
dipinte tre fanciulle danzanti che sorreggevano la scritta che dette origine al
nome della via; mentre nel vicino vicolo
del Viscione si trovavano i locali per il
rimessaggio delle carrozze, dei calessi,
e le stalle per i cavalli dei clienti. Riguardo invece alla Pieve di San Giovanni, come ci suggerisce il Gigli, "benché
abbia il suo popolo distinto dall'altre cure, gode il privilegio di essere parrochia di
tutti quelli, che non hanno domicilio in Siena". Infatti vi venivano sepolti tutti i forestieri, eccetto i
tedeschi, che andavano in San Domenico.
- "21 Agosto 1741. Stefano Offman Tedesco ex Franconia alloggiato all'Osteria del Viscione Vicino alle Donzelle della Cura di S.Pietro in Banchi rese lo spirito a Sua Divina Maestà questo dì suddetto su le ore otto in punto in età di anni 29 in trenta circa..." (AAS, 1113, p.28, n.88). - E' difficile conoscere quali fossero le spese sostenute dai clienti durante le loro soste negli alberghi senesi, comunque per questo forestiero della Franconia, regione che si estende nella parte nord-occidentale della Baviera e sul bacino del Meno, sappiamo che furono date "Al Osteria per Vitto di Due giorni, Lume, Locanda, e Letto e servitè nell'Ultimo giorno in tutto lire 2, soldi 3, denari 4".
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- "Adì 26 Luglio 1646. Il Signor Alberto Albani da Turino nel
Piemonte Colonnello di
Guerra fatta contro Orbetello havendo ricevuti tutti i
Santissimi Sacramenti morì la
notte hantecedente nelle cinque hore di notte, et questo giorno
seguente, fù sepolto nella
nostra chiesa di S.Pietro, demorando egli nella locanda del già
mastro Bernardo... (AAS,
1786, c.66v). - La chiesa di S.Pietro in Banchi, che oggi non
esiste più, era volgarmente
chiamata S.Pietro Buio, per la scarsità dei raggi solari che
riuscivano a penetrare al suo
interno. La chiesa, che la leggenda vuole che fosse stata
edificata sulle rovine di un
tempio dedicato a Giove, fu venduta verso il 1791 e
successivamente divisa in
appartamenti. Il suo edificio era situato con il fianco lungo
Banchi di Sotto, compreso
fra un chiasso [il cosiddetto chiasso Buio, chiuso durante la
ristrutturazione della
chiesa] et il vicolo che prolungava la strada di calzoleria. Il
campanile era a "vela" ed
era fornito di due campane e un campanello. La facciata era dal
lato del chiasso Buio ed
era rialzata su di un basamento occupato integralmente da
botteghe [tanto da portarci alla
mente la chiesa di S.Martino con i suoi fondachi tutt'ora
adibiti a negozi]. Questo
implicava che i due ingressi, quello principale e quello
secondario, che dava in Banchi di
Sotto, fossero entrambi forniti da almeno dieci scalini.
Inoltre si ha notizia che la
chiesa avesse pure un proprio sepolcro, fatto erigere dal
parroco Giovan Battista
Petruccini e inaugurato il 22 agosto 1612 (AAS, 1786, c.20r,
n.190).
- "Adì 21 Agosto 1766. Pietro Antonio di Giovanni Antonio Ridolfi di Messana Diogesi di
Trento passò a miglior vita il dì suddetto alle cinque, e ½
della mattina suddetta in una
Casa ad uso di Osteria chiamata della Lesina..." (AAS, 1116,
n.3). - Per un po' questa
bettola, frequentata di certo dagli artigiani di via Calzoleria
[la lesina è lo strumento
tipico dei calzolai che serve a forare il cuoio] fece persino
mutare il nome della via
delle Donzelle, in Chiasso della Lesina.
- "Adì 19 Ottobre 1631. Maria Lucia moglie di Messer Provenzano
Salvani, [omonimo e forse un diretto
discendente di colui che fu il
rappresentante dell'anima ghibellina nella Siena del XIII
secolo] essendo stata
lassata dal detto suo marito appresso Vergilio hoste al chiasso
del Bargello, e poi hoste
del Biscione di nostra cura [S.Pietro in Banchi] morì questo dì
detto..." (AAS, 1786,
c.48r). - Sul finire del'700, di fronte a questa chiesa, si
trovava una bettola, "del
Nobile Cav. Sansedoni posta nella via Banchi di Sotto, sotto al
di lui Palazzo", gestita
da Lorenzo Nannoni di Siena. (ASS, Capitano di Giustizia 1070,
n.85, c.48r)
- "Adì 20 maggio deI 1700. Il Nobile Sig. Mauritio Federigo Rund
di Silesia [Slesia]
Germano d'anni 18 passando per Siena per andare a Roma all'anno
Santo fu soprapreso da
febbre quale lo necessitò fermarsi in una casa del Molto
Reverendo Signor Galgano Leggieri
dove era una Locanda de i signori Tedeschi nella Strada
dell'Offitiali Cura di S.Pietro in
Banchi essendo soffogato dal vaiolo rese lo Spirito il giorno
antecedente a ore
quindici..." (AAS, 1110, n.106). - Tra gli osti della città e
del contado, se ne
incontravano molti che erano forestieri: gran parte di loro
proveniva dai centri della
Toscana, ma molti erano i tedeschi. Bisogna infatti precisare
che nel '500, i tedeschi
vennero numerosi a Siena sia come studenti che come soldati,
tanto che avevano regolamenti
speciali e persino un proprio tribunale. L'ultimo grande
afflusso di questi studenti,
insieme ai polacchi, si ebbe al tempo di Violante di Baviera,
quando il nipote Teodoro
condusse molti connazionali a Siena, che era governata dalla sua zia.
- "Adì 11 Giugno 1709. Tommaso Fabbrini di Castel Nuovo di
Volterra venuto in Siena per
curarsi di una infermità rese lo Spirito d'Anni 38 nella
Locanda del Leggieri alla
Costarella Cura di S.Pietro in Banchi..." (AAS, 1110, n.168).
- "Adì 12 Agosto 1700. L'Illustrissimo Signore Conte Ferdinando
Colonij d'Ungheria
tornando di Roma si fermò in Siena in una Locanda di Girolamo
Locandiere dall'Offitiali
[ossia la porzione di strada pianeggiante di via di Città, che
si estendeva dalla Croce
del Travaglio fino all'inizio di via dei Pellegrini] Cura di
S.Pietro in Banchi per
trattenersi fino che venisse una risposta di lettera per il
proseguimento del suo
viaggio..." (AAS, 1110, n.117). - Tratto dal resoconto di un
viaggio effettutato nel 1739
da Livorno a Roma, con sosta a Siena. "Ho notizie incresciose
da darvi per quanto riguarda
la strada da Siena a Roma; è veramente cattiva, anzi molto
cattiva, e più che sufficiente
a preoccupare di per sè i viaggiatori senza pensare alle
stanghe ed alle assi delle
carrozze fracassate, ai capitomboli ed alle altre bazzecole del
viaggio. La prima volta
che ci ribaltammo non vi ero ancora abituato, cosicchè stampai
un paio di pedate sul
sedere del postiglione. Loppin, ben più saggio di me, aspettò
tranquillamente che tutto
tornasse a posto; poi chiamò il postiglione e, con freddezza e
senza ira, lo frustò come
frustano i correttori gesuiti. Amico mio, gli disse, vi punisco
senza adirarmi con voi
solo perchè il vostro esempio serva di lezione ai postiglioni
dei secoli a venire; andate
pure e la prossima volta ricordatevi che l'asse verticale di
una sedia deve formare con il
piano orizzontale un angolo maggiore di quarantacinque gradi.
Non so se i futuri
postiglioni trarranno profitto da tale morale; so bene comunque
che quelli che di questo
secolo non l'hanno tenuta in considerazione poichè l'indomani
ci ribaltammo altre due
volte. Si aggiunse a tutti questi insignificanti pareri una
pioggia terribile che sarebbe
stato necessario asciugare 'sub dio', dal momento che le salite
erano così ripide che
dovevamo quasi sempre andare a piedi...". (A. Brilli,
Viaggiatori stranieri in terra di
Siena)
- "Adì 19 Maggio 1708. Anton Maria Riccucci Senese, habitante
però da lungo tempo in qua
nella città di Grosseto dove esercitava il mestiero di
misuratore di grano in età d'anni
50 in circa venuto infermo in Siena, e nell'Osteria della
Stella, Cura di S.Cristofano,
rese lo Spirito a Sua Divina Maestà..." (AAS, 1110, n.486). -
La Stella era un'antichissima osteria, tanto che si trova pure nell'elenco
compilato nel 1288 dal comune.
- "Adì 21 Novembre 1700. Santi Buccianti dal Ponte a Sieve passò
altra vita il dì
antecedente a ore vintiquattro, essendo venuto a Siena per
curarsi nell'Albergo Croce
Bianca dalla Loggia del Papa..." (AAS, 1110, n.131). - Sin dai
tempi antichi, in tutta
Italia si usava contare le ore, usando come parametro la durata
della luce diurna. Tutto
dipendeva dal momento in cui tramontava il sole, che segnava
l'ultima ora, che era
volgarmente chiamata "le ventiquattro". Quella successiva
prendeva il nome di "ora di
notte" o semplicemente "l'un ora" e diveniva quindi la prima
della nuova giornata, che
principiava così alla "un ora di notte" e aveva termine alle
"ventiquattro". Questa
maniera di indicare il tempo, era detta "all'italiana" e aveva
il difetto che le
"ventiquattro" non erano stabili e fisse in tutti i mesi
dell'anno, perchè si spostavano a
seconda delle variare delle stagioni: dal periodo più lungo
durante i giorni prossimi al
solstizio d'estate, a quello più breve al principio
dell'inverno; con accorciamenti e
allungamenti della giornata, astronomicamente determinati da
periodi di circa 10 giorni,
poi riportati in un'apposita tabella all'interno del calendario
stesso. Fu il Granduca
Francesco II di Lorena, che poco dopo la sua salita al trono,
agli inizi del 1738, emanò
con vero senso di modernità, un editto che decretava che in
tutta la Toscana fosse abolito
entro sei mesi questo sistema e si dovesse sostituirlo, con
quello più razionale usato in
Francia che aveva adottato l'uso di dividere le ore della
giornata in due periodi: dalla
mezzanotte al mezzogiorno e viceversa, distinguendo le ore in
antimeridiane e pomeridiane.
Pertanto il 30 marzo 1738 gli orologi pubblici cominciarono a
battere le ore in due
riprese e con un massimo di 12 rintocchi ciascuna.
- "Adì 4 Dicembre 1638 sabbato. Giovanni Battista di Raffaello
Cavallini da Parma d'anni
35 in circa essendo stato ammalato più giorni nello Spedale
Grande di Siena et essendosi
riavuto alquanto, uscì dal medesimo et andò all'Hosteria di
S.Antonio incontro [davanti]
S.Giovannino parrocchia di S.Cristofaro..." (AAS, 1091,
c.283r). - Bisogna ricordare che a
quell'epoca la chiesa di S.Cristoforo era piuttosto diversa da
come si può ammirare
adesso, infatti nel 1800, per i danni provocati dal terremoto
di due anni prima, ne venne
abbattuta l'originale facciata che si estendeva su parte di
piazza Tolomei.
- "Adì 22 Novembre 1649. Laurentio Petruccini Sergente
dell'Abbadia San Salvatore, havendo
riceuti tutti li Santissimi Sacramenti, passò a meglior vita
nell'Osteria della Serena a
canto a San Giovanni Compagnia..." (AAS, 1324, c.159r). -
Abbiamo osservato che molti
gestori, solo dopo pochi anni, vendevano la propria licenza.
Talvolta l'esercizio non
subiva mutamenti di denominazione e rimaneva nello stesso
luogo, in altri casi invece il
nuovo oste preferiva trasferirsi in un'altra parte della città.
Nel 1649 la Serena per
esempio si trovava accanto alla compagnia di S.Giovanni in
Pantaneto, nel 1650 in via
degli Orbachi (AAS, 946, c.91r) e nel 1790 in via dei Pispini
sotto la fonte, gestita da
un certo Luigi Radicchi (ASS, Capitano di Giustizia 1071,
c.27r).
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