USCENDO DA PORTA CAMOLLIA
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- "1577. Gismondo libraio figlio di Filippo cartaio habitante in Salicotto fu amazzato addì 17 di Gennaro al borgo fuor di porta acamullia, nel Hostaria del Angelo..." (AAS, Siena S.Martino 1323, c.80v). - Il 1° ottobre 1635, un fascicolo di un processo della Curia Arcivescovile (AAS, Cause Criminali 5537, c.s.n.) ci porta a conoscenza di un episodio che si svolse vicino al podere del Paganelli, nella strada maestra fuor di porta Camollia, allorchè Camilla, moglie di Giulio "oste all'osteria Vecchia detta di S.Antonino", vedendo che l'abate Annibale Bartolucci "dava ad un ragazzetto piccolo il quale guidava una soma di legna, disse l'hanno trovato piccino a dargli non si potea rivoltare et all'hora detto Ser Abate replicò: queste son parole da Puttana, fareste meglio a badare à fatti tuoi - e gli tirò uno stiaffo dalla parte dritta al volto -, et essa replicò: se io fussi somigliaria le vostre et prese la via essa querelante senza voltarsi mai adietro per arrivare a Casa benchè da detto Ser Bartolucci gli fusse detto più vituperio...". Il battibecco non rimase fine a se stesso, tanto che poco dopo vi fu una vera e propria aggressione contro il marito di Camilla, al quale il Bertolucci e un secolare puntarono addirittura un pugnale, come fu in seguito asserito da alcuni testimoni.

- "Adì 27 Agosto 1665. Niccolò di Gio.Alfieri Svizzero d'anni ventisette di sua età per quanto s'è raccolto dalla fede di sanità, trovatali appresso li suoi Panni, fattali in Firenze, da mesi sei indietro, stato soldato per anni sette di Genova per quanto dicesi haver asserito di sua bocca alli giorni passati, per habatare nell'Osteria del Borgo della Cura di Santa Petronilla, soldato Bonavoglia, eletto dal Sig. Alfiere Giovanni Betelli Modanese per servizio della Repubblica di Venezia, gravato di male di Goccia, perduti li sentimenti, e la favella ricevuta l'assoluzione da' peccati dal Padre Francescano Tommaso Pinocci Cappuccino sane (senese), il precedente giorno per haver esso Niccolò domandato avanti il Confessore, e dal medesimo prete poco doppo l'Estrema Unzione morì..." (AAS, Siena S.Petronilla 1730, p.106).



- "Adì 7 Aprile 1696. Francesco del già Pellegrino Morelli delle Montagnie di Pistoia passando per Siena, restò nell' Osteria del Palazzo de Diavoli..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1109, n.508). - Noto anche come Palazzo dei Turchi, il Palazzo dei Diavoli, appartenuto ai Guglielmi e poi alla famiglia Turchi, come appare dall’iscrizione “Palatium Turcarum” evidente sul portone, ha una storia alquanto misteriosa. Secondo alcuni, il Palazzo è stato chiamato “dei Diavoli” perché al suo interno si sarebbero svolti riti satanici, orge sfrenate e messe nere. Secondo altri, invece, tale denominazione sarebbe collegata alla vittoria cittadina del 1526, quando i Senesi sconfissero e dispersero l’esercito del Papa Clemente VII e dei Fiorentini. Considerati i rapporti di forza, la vittoria dei Senesi appare inspiegabile, come inspiegabile è la vigliaccheria con cui fuggirono i Fiorentini. Sembra insomma che, nella battaglia decisiva, siano intervenute forze sovrannaturali, diaboliche. Il Palazzo si caratterizza per il rivestimento in laterizi e per essere sorto in diversi momenti.



- "Adì 22 luglio 1725. Giuseppe Ricci abitante all'Osteria del Palazzo di S.Maria degli Angeli dell'Ill.mo Sig.re Aldello Placidi in età di anni circa à 56 munito di tutti i SS.Sacramenti morì..." (AAS, Siena S.Petronilla 1742, n.67). - Alla parte centrale del Palazzo dei Diavoli costruita nel Trecento, fu aggiunto più tardi un edificio più alto, munito di una piccola torre cilindrica; nel 1516 vi fu addossata la Cappella, ora chiamata Oratorio di S.Maria degli Angeli, disegnata da vari architetti, ma generalmente attribuita ad Antonio Federighi.



- "Adì 2 luglio 1790. Luisa figlia parvula di Bernardino Cinci e Annunziata Tommi sua coniuge, di mesi 13 morì il dì detto alle ore 3 nell'Osteria volgarmente detta lo Stellino..." (AAS, SS.Pietro e Paolo a Marciano 1307, n.484) - "Rosalindo Corti detto il Concia di Barberino di Valdelsa essendo stato catturato nell'Osteria dello Stellino, ed in esecuzione di mandato di detto tribunale di Casole la mattina del dì cinque (ottobre 1760) in tempo che doveva essere condotto in quelle carceri, tagliasse con un coltello la fune colla quale era legato alla panca del letto esistente nella camera dove aveva dormito la notte precedente, ed in tal guisa resosi libero se ne fuggisse fuori di detta Osteria..." (ASS, Capitano di Giustizia, causa 58, pag.169, 28 ottobre 1760)

"Bernardo del fu Domenico Gori pigionale a Basciano è restato inquisito, perchè il dì undici del mese di Maggio prossimo passato (1741) circa le ventidue ore nel tornarsene in questa città di Siena, fermatosi a giocare alle palline nella strada maestra a Uopini con Gaetano Brogi del popolo di S.Lucia a Bolsano dello Stato Fiorentino, giovinetto di quattordici in quindici anni, e con due altri contadini, e doppo dismesso detto giuoco partitosi dal suddetto luogo circa le ventitre ore insieme con detto Brogi andando per la Strada Maestra Fiorentina, che conduce verso l'Osteria della Muraglia, si mettesse a giocare a cappellino col medesimo Brogi in detta strada circa quaranta, o cinquanta braccia discosto dal Podere di Corpo Santo del Ticci; Et in occasione di tali giuochi avendo esso inquisito veduti a detto Brogi tre in quattro pavoli di denari, che aveva, deliberasse nell'animo suo di privarlo di vita, per toglierli detti denari; E per dare esecuzione a questo suo empio dissegno, seguitato il viaggio, col medesimo per la Strada Fiorentina appena fu sopra la posta di Castiglioncello (Monteriggioni), esciti alquanto da detta strada, et entrati in altra, che conduce al Podere dell'Abbadia dei R.R.Monaci di Monistero di questa città, quivi, ammenasse barbaramente a detto Brogi un colpo nel capo, ò con bastone,ò con altro istrumento contendendo, con avergli causato nel sincipite sinistro una ferita di longhezza due dite traverse con molta lacerazione di carne, e con rottura del cranio, per la qual ferita gli uscì fuori parte del cervello, e così restò miseramente privo di vita, ed in appresso detto, gli levasse dalle tasche tutto il denaro, che aveva, e se l'appropriasse..." (ASS, Capitano di Giustizia 694, 22 luglio 1741)

- "Adì 31 Ottobre 1743. Nota come Tommaso Cambi essendo promessa per il suo figliolo Maggiore per la Pigione, e dazij dell'Osteria del Porco, quale è delle Ragioni di S.Pietro à Marciano dove il sopradetto Cambi essendosi accidentalmente ammalato e non potendo ritornare al poggio al Cardinale à casa sua ivi rese lo Spirito a Sua Divina Maestà..." (AAS, Siena S.Giovanni Battista 1113, n.283). - Il 1° febbraio 1553, in occasione dell'ultima guerra contro Firenze, Porta Laterina venne murata e così rimase per quasi due secoli. Bisogna considerare che dal punto di vista viario, la porta aveva un'importanza assai limitata, poichè Stalloreggi di Fuori terminava al Poggio al Rosaio, chiamato anche Poggio del Cardinale, dove sin dal 1258 c'era un piccolo insediamento di Monaci Camaldolesi, detti "Monaci della Rosa" e un podere con un mulino, acquistato nel 1492 da Francesco Piccolomini, il Cardinale.


Stemma dei Piccolomini disegnato nel 1672
(AAS, Siena S.Marco 1314, c.111v)

- "Adì 17 Novembre 1773. Pavolo Scala dello Spedale degi'Innocenti di Firenze Contadino del Nobile Sig. Marchese Guadagni tornando di Maremma, si fermò all'Osteria detta del Giglio del Nobile Sig. Accarigi [vicino a Monteriggioni], ove fu sorpreso da una febbre perniciosa..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1543, p.141). - Il cognome Scala era dato ai bambini che venivano abbandonati dai genitori e voleva avere un chiaro riferimento allo spedale che li accoglieva. A Siena, per un certo periodo i trovatelli furono così numerosi, che crearono dei seri problemi al bilancio dei S.Maria della Scala, come si può capire da questa relazione inviata ai Principe Cardinale Matthias de'Medici, sul finire del XVII secolo: "Emilio Borghesi della Ciaia Rettore dello Spedale di S.Maria della Scala di questa Città, reverente le dice come il maggior danno, che sente il detto Spedale proviene dal numero grande di Baliatici, la spesa de quali, che fino dall'Anno 1650 non passava la somma di scudi 1857.34.14.- è arrivato nell'Anno 1691 a scudi 7725.31.6.-, e così è cresciuta la somma di scudi 9867.33.l2.= E ciò proviene dall'infrascritte cause cioè perche pare, che la gente habbia perduto un certo natural rossore, che per l'adietro haveva d'esporre i proprj Parti nel detto Spedale, di modo che anco li Benestanti, o almeno non bisognosi per liberarsi dall'incommodo d'allevarli, sono facilissimi ad esporli. Si è cercato di ovviare a questo male con ordinare, che non si ricevino se non quelli, che portino le opportune fedi, e recapiti de i loro Curati, ma pare che poco, o nulla giovi. Perche rigettandosi senza li detti opportuni recapiti si trovano poi, o lasciati in abbandono per le chiese o nella Porta, o Piazza dello Spedale, o nello Spedaletto di Monagnese, o altri Luoghi della Città, di modo che è necessario il pigliarli per non vederli morire per le strade. E ciò succede anco per molte Creature non solo lattanti ma anco slattate, che senza far capo ad alcun Ministro dello Spedale le lasciano per lo più di notte tempo all'abbandono; Benchè si pratichi, che comparendo scopertamente colle Fedi opportune genti povere e bisognose, o si pigliano i Bambini per allattare per mancanza o della Madre ò del Latte e si relassano alle proprie Madri con assegnarli al Caritativo sussidio il Mese durante il tempo del Latte, quando colle dovute informazioni se ne rincontri il bisogno come si può vedere a Libri de Baliatici ne quali appariscono ricevuti in tal forma dei primo Luglio à tutto il 4 Settembre. Li Curati alle Carità, e Coscientie de quali si aspetta a far le fedi di quelli che dallo Stato sono portati a Siena, praticano il più delle volte notar nella fede, che sono di Padre, e Madre incerti, benchè più volte si sia scoperto, e saputo certamente essere di Genitori Legittimi. Le Balie, poi o Balj che vengono a riscuotere i loro salarj compariscono spessissimo con fedi false, mostrando che vivino i Bambini benche siano morti. Con queste fraudi portano notabilissimo aggravio a detto Spedale dalle quali si crede, che si asterebbero, quando non conoscessero lontano il castigo perche se l'accortezza di qualche Ministro dello Spedale scopre quaicheduna delle dette mancanze non ha pronta l'autorità di poter con il castigo d'alcuno dare esempio a molti, che perciò l'oratore ricorre all' A.V.Rma. Supplicandola a voler far grazia d'argumentare la Iurisdizione al Rettore, e Savi di detto Spedale dimodoche in qualunque disordine, o mancamento che sia commesso, o succeda per causa di Baliatici ed esposti in qualunque modo, e tempo, e per qualsivoglia causa, possino procedere criminalmente ai castigo de i Trasgressori et umilmente se li inchina" (ASS, Capitano di Giustizia 875, c.s.n., anno 1696).



- "Adì 19 Dicembre 1794. Antonio figlio di Giuseppe Ricciarelli della Cura di S.Marco distante dalla Città di Pistoia tre Miglia in età d'Anni 19 essendo partito sano dal mese passato in Compagnia di un suo Fratello per nome Giovanni Battista et altro suo Paesano per andare in Maremma: ove giunsero alla fine del Mese di Novembre prossimo passato; ma sopravenuta a tutti la Febbre determinarono di ritornare al Paese; si fermarono la sera del dì 18 Dicembre all'Osteria di Petraglia, et entrati in letto doppo due ore tanto il Fratello, che il Compagno non sentirono parlare detto Antonio, chiamarono l'Oste, e lo trovarono prossimo a morte..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1543, p.184).

- "Adì 23 Febbraio 1711. Morse Maria Maddalena del età sua circa mesi trentuno figlia d'Antonio Bargi e della già Maddalena sua consorte habitante nel'Osteria detta Lucellatoio dei Nobile Sig. Acchille Sergardi Bindi posta in Comunità di Monte Reggioni Mori questo dì et anno suddetto..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1553, p.37, n.85). - Dal "Capitano di Giustizia", sappiamo che pochi anni prima: l'11 ottobre 1692, a causa di una rissa avvenuta all'interno di questa osteria, Girolamo Tozzi fu condannato a 18 mesi di confino a Grosseto (ASS, Capitano di Giustizia 740, c.s.n.).

- "Cecilia figlia di Fausto di Simone oste al Mandorlo morto il dì 8 di Marzo 1600 et fù sepolta nella sepoltura della Pieve..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1536, c.s.n.) - Sempre lo stesso libro, cita un delitto commesso nei paraggi di detta osteria: "Caterina alias la Tartaglina Pisana fù ferita di dodici pugnalate et morì fra il ponte a Rosso et il Mandorlo, et passato il Mandorlo verso Colle si prese e si portò in Pieve [Monteriggioni] et ivi riconosciuta per detta da una zia sua et il carrettiere che li portava a Pisa il dì primo di Luglio 1613..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1545, c.s.n.).

(AAS, Cause Civili 5422, p.502)

- "Morse Lucretia Moglie di Simone Hoste alla Ripa sepelita nel nostro cimiterio della Pieve di Monteriggioni il dì 17 di Giugno 1588..." (AAS, S.Maria Assunta a Monteriggioni 1536, c.s.n.).

- "Adì 21 marzo 1741. L'infante Giovanni Maria figlio di Girolamo e Caterina Ticci nell'Osteria di Quercia Grossa morì all'età di circa nove mesi..." (AAS, SS.Giacomo e Niccolò a Quercegrossa 1956, n.9). - In posizione strategica, sulla strada a metà percorso tra Siena e Castellina, esisteva da diversi secoli l'osteria di Quercegrossa. Luogo di ritrovo e di ristoro, era posta nelle case Ticci e il viandante arrivando da Siena se la trovava di fronte. Sconosciuta è la data di apertura, ma è verosimile che una locanda sia nata fin dai tempi della costruzione del castello negli anni intorno al 1214, sullo stesso luogo lungo la strada dove a fine Ottocento perse l'antico nome di osteria per diventare "bottega" o appalto con mescita e negozio di generi alimentari. Comunque al di là di certe congetture, non si può stabilire niente di certo in merito alla sua origine. I primi dati storici relativi ai suoi gestori risalgono al Cinquecento, quando troviamo osti a Quercegrossa la famiglia Mastacchi (nota a quel tempo per gestire altre osterie a Siena) tanto che nel 1598 Simone di Pietro Mastacchi era definito oste a Quercegrossa abitante nell'hospitale di Quercegrossa con la moglie Caterina e alcuni figli. Questa indicazione del parroco di Lornano, sotto la cui giurisdizione ricadeva l'Osteria, indurrebbe a supporre ad una provvisoria abitazione della famiglia, in quanto negli anni successivi la sua dimora fu sempre indicata all'interno dell'Osteria. Non è neppure da escludere che in quel lasso di tempo vi fosse stata una radicale ristrutturazione, con ampliamento dell'edificio, dopo i probabili danni subiti dal paese al tempo della Guerra di Siena del 1554/55. Simone Mastacchi morì di malattia a 42 anni il 16 novembre 1598 all'hospitale di Quercegrossa e la gestione dell'Osteria continuò con la vedova Caterina Tassi. Anteriormente a Simone abbiamo un interessante documento del 1567 nel quale l'oste di Quercegrossa: Benedetto di Battista di Luca venne denunciato per concubinaggio e quindi arrestato. L'ultimo atto della famiglia Mastacchi lo troviamo nel 1653, quindi nel 1659 la proprietà passò ai Lottorenghi e la gestione della locanda ai Guerranti nella persona di Pietro di 39 anni con la moglie Orsola. Sempre in quell'anno, vi apparirono per la prima volta, dei pigionali residenti che erano i Franci, con Jacomo e quattro suoi famigliari. Tredici anni più tardi ancora una nuova gestione, condotta da Domenico Petrilli e dalla moglie Orsola con cinque figli piccoli, oltre a un garzone. A quell'epoca, dalla Relazione Gherardini, ricaviamo che nel 1672 all'osteria vi prendevano alloggio le guardie del Vicariato "... li stallaggi alli famegli, che alloggiano nell'Osteria di detto Luogo". Da ciò si deduce che le stalle, di cui oggi si intravedono i resti nell'edificio, fossero state già realizzate, forse proprio al tempo in cui Simone risiedeva all'Hospitale. Col Seicento vediamo che Castello e Osteria appartenevano alla famiglia senese dei Tantucci, i quali a metà secolo entrarono in causa con le monache di S.Lorenzo di Siena alle quali avevano affittati i beni dell'Osteria, comprendenti certamente anche alcune terre circostanti, per non aver soddisfatto il censuo annuale di 130 lire. Dal 1685 subentrarono gli Staderini, che fecero la storia dell'osteria per almeno quarant'anni, pur rimanendo lacunosa in quei decenni la titolarità della gestione. Infatti, nel 1691 vi abitò Vincenzo Guerranti di 70 anni con la moglie Francesca e nel 1705 figura il già citato Domenico Petrilli insieme a Marco Staderini. Ma conductor in detta "caupona" (termine latino per indicare una locanda o osteria), fu Niccolò Franci di 39 anni con la moglie Costanza e due figli di pochi anni. Si può pertanto ipotizzare che i Petrilli e gli Staderini fossero stati i nuovi proprietari, mentre i Franci da pigionali fossero divenuti i gestori. La gestione Staderini ebbe termine con l'arrivo dei Ticci delle Badesse, entrati in quella famiglia nel 1722 col matrimonio di Girolamo Ticci con Caterina di Santi Staderini. I Ticci gestirono in proprio l'Osteria per quasi un secolo, poi l'affidarono a privati, risultando nel 1818 Francesco Guerranti oste e negoziante a pagare la tassa di famiglia. Con la vendita dello stabile nel 1924, i Ticci si trasferirono a Siena. (Testo tratto da: Quercegrossa, ricordi e memorie a cura di Lorenzo Mori).


In fondo alla strada, la vecchia osteria


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