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Sin dai tempi antichi, in tutta Italia si usava
contare le ore, usando come misura la durata della luce
diurna. Tutto dipendeva dal momento in cui tramontava il
sole, che segnava l'ultima ora, che era volgarmente
chiamata: "le ventiquattro".
Quella successiva prendeva il nome di "ora di notte" a
semplicemente "l'un ora" e diveniva quindi la prima della
nuova giornata, che principiava così alla "un ora di notte"
e aveva termine alle "ventiquattro".
Questa maniera di indicare il tempo, era detta
"all'italiana" ed aveva il difetto che le "ventiquattro" non
erano stabili e fisse in tutti i mesi dell'anno, perchè si
spostavano a seconda del variare delle stagioni: dal periodo
più lungo durante i giorni prossimi al solstizio d'estate, a
quello più breve al principio dell'inverno; con
accorciamenti e allungamenti della giornata,
astronomicamerite determinati da periodi di circa 10 giorni,
poi riportati in un'apposita tabella all'interno del
calendario stesso.
Per quanto tutti vi fossero abituati, si veniva a
creare una certa confusione specialmente nei rapporti con le
altre nazioni dove vigeva un diverso sistema. La Francia ad
esempio aveva adottato l'uso di dividere le ore della
giornata in due periodi: dalla mezzanotte al mezzogiorno e
viceversa, distinguendo le ore in antimeridiane e
pomeridiane: ciò veniva chiamato "contare le ore alla
francese".
Fu il Granduca Francesco II di Lorena, che poco dopo
la sua salita al trono, agli inizi del 1738, emanò con vero
spirito di modernità, un editto che stabiliva che in tutta
la Toscana fosse sostituito entro sei mesi il vecchio
sistema.
Infatti dal 30 marzo 1738 gli orologi pubblici,
cominciarono a battere le ore in due riprese e con un
massimo di 12 rintocchi ciascuna. Il primo orologio così
regolato fu quello del Palazzo Pitti a Firenze.
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