- PROCESSI E FATTI CURIOSI CHE RIGUARDANO I FANTINI -

La prima vittoria di Nappa


Dopo la vittoria del luglio 1874, ottenuta da Dante Tavanti detto “Citto” sul celebre Stornino di Giuseppe Pisani, la Pantera visse uno dei periodi più bui della sua storia caratterizzato da un digiuno trentennale, secondo solo a quello che afflisse la contrada dal 1702 al 1744.
La vittoria del Tavanti, infatti, causò molti dissidi interni per l’esorbitante spesa sostenuta: ben 1370 £, di cui ben 600 servirono per pagare il fantino.
Questa crisi dirigenziale e l’esiguità di risorse da investire in piazza misero in notevole difficoltà la Pantera che, negli anni successivi, montò sovente dei fantini mediocri, di cui ben sei debuttanti, umili comprimari quali Gonga, Bruscolo, Filusella e Tagatta...
Solo nel luglio del 1893 la Pantera andò vicina alla vittoria, ma Fiammifero, altro fantino non di prima fascia, sul forte Lampino, fu beffato in volata dalla Civetta con Bozzetto che gettò nella disperazione i panterini ormai certi dell’atteso trionfo.
L’avvento del nuovo secolo sembrò confermare la sfortuna della Contrada di Stalloreggi e nell’immediata vigilia del Palio di luglio del 1904 la crisi interna si riaccese prepotentemente.
A poche ore dalla carriera, infatti, il Capitano Orazio Lenzi rassegnò le dimissioni e venne sostituito, in fretta e furia, da un triumvirato composto dal Priore Comucci, che per giunta era chiocciolino, dal Consigliere Dinelli e dall’ex Capitano Forni.
Il Palio, quindi, si presentava alquanto difficoltoso nonostante la Pantera contava su una promettente cavallina baia del sor Ettore Fontani, segnata col nome di Ida, che aveva debuttato nello straordinario del 17 aprile.
Dopo le prime tre prove corse dal modesto Martellino in Stalloreggi approdò il giovane Alfonso Menichetti detto “Nappa”, pupillo del Capitano aquilino Silvio Griccioli.
Nell’Aquila arrivò Ermanno Menichetti detto “Popo”, fratello maggiore di Nappa, chiaro segnale che le strategie del Griccioli coinvolgevano anche l’allora alleata Pantera, nonostante anche la Contrada del Casato fosse afflitto da un lungo digiuno, secondo solo a quello della consorella confinante.
Agli ordini del Mossiere Amerigo Pellegrini entrarono tra i canapi il Bruco con Nello Magnelli; l’Oca con Spanziano; la Lupa con Zaraballe; il Nicchio con Scansino; l’Onda con Benvenuto; il Leocorno con Pallino; l’Aquila con Popo; la Pantera con Nappa; la Tartuca con Picino e l’Istrice con Tabarre.
La mossa fu rapida e pressoché perfetta, scapparono in testa Aquila e Tartuca, con Popo impegnato in un duro ostacolo ai danni di Picino, di sicuro il principale antagonista del fratello.
Nappa approfittò subito dell’aiuto del fratello, seguito da Benvenuto ma, al primo San Martino, Ida ebbe un’incertezza e la Tartuca riuscì a recuperare terreno e sorpassare l’Onda, posizioni che rimasero immutate sino all’inizio del terzo giro quando cominciò la fenomenale rimonta della Pantera.
Il fantino panterino riuscì a passare l’Onda davanti al Palco delle Comparse lanciandosi, poi, al disperato inseguimento di Picino che già pregustava il cappotto personale dopo la vittoria nello straordinario di aprile.
Centimetro dopo centimetro Nappa riuscì a portarsi a ridosso del battistrada fino alla volata decisiva che, per molti, vide la Tartuca mantenere un pur esiguo margine di vantaggio.
Invece, tra qualche cazzotto e le veementi proteste dei tartuchini, la vittoria fu assegnata alla Pantera favorita, secondo la tradizione orale, in virtù del suo lungo digiuno.
Il cencio fu consegnato ai panterini solo il giorno successivo e la festa, tanto attesa, poté avere luogo dopo la vittoria più sofferta ottenuta con una dirigenza improvvisata e l’aiuto concreto del Capitano dell’Aquila che fece da regista alla fattiva e decisiva collaborazione tra i fratelli Menichetti.
La volata contestata, infine, aprì una delle rivalità tra fantini più accesa e violenta che la storia paliesca ricordi, quella tra Picino e gli esponenti della famiglia Menichetti, un astio reciproco che influenzò l’esito di tante carriere e che vide, tra i tanti episodi, anche la rivincita del Meloni che nell’agosto 1909 beffò Nappa e la Pantera in un arrivo del tutto simile a quello incertissimo del 1904.

Testo a cura di Roberto Filiani




     per tornare alla pagina iniziale del Palio di Siena