Isidoro Bianchini detto Dorino


Anno 1787. Secondo quanto riportano i diaristi è innegabile che uno dei migliori fantini dei suoi tempi - se non addirittura il migliore - fu Isidoro Bianchini detto Dorino, figlio di quella maremma "terra di sepolcri e di forteti", di cui Gabriele D'Annunzio cantò la "razza equina, la ben crinita razza", e che sempre dette al palio di Siena i migliori fantini.
Dorino però non era un umile; la superiorità sui compagni lo aveva reso così millantatore che erasi vantato di sbardellare ogni altro fantino, specialmente se senese, che si fosse trovato al caso di contrastargli la vittoria.
La sfida fu raccolta dagli umili senesi e culminò nelle corse del 1787 e 1788.
Di questa il Gagliardi dà un'ampia descrizione, che il Dott.Grassi così riporta nella Balzana (anno 1931 fasc.III): "Per il palio del 2 Luglio il nostro Dorino fu scelto dalla Chiocciola, cui la sorte aveva assegnato un cavallo (scrive il Gagliardi) spaccante; tanto che né Contrada, né fantino vollero con accordi, accaparrarsi aiuti, ritenendosi sicura la vittoria.
Ma Dorino non aveva tenuto conto della coalizione degli altri fantini a lui avversi, i quali interessandosi più delle loro beghe personali che delle Contrade per cui conto correvano, avevano giurato che il vanitoso non avrebbe riportato il sicuro trionfo.
Infatti appena caduto il canapo quello della Lupa prese per le redini il cavallo di Dorino, trattenendolo alquanto, consegnandolo poi a Uccellino che correva nella Tartuca, il quale seguitò a tenerlo passandolo poi a Biggéri della Civetta, e cercando di salirgli sul cavallo per sbardellarlo.
Questi metodi di lotta erano permessi in quel tempo durante la carriera.
Non riuscito il giuoco per la caduta di Uccellino, Biggéri seguitò a tenerlo sotto il nerbo fino al Casato alla terza girata, avendogli acconcie le spalle dalle lividure.
Così Dorino non solo non vinse il palio, ma fu anche solennemente deriso dalla plebe.
Non potendo tollerare l'onta subita, l'ardito cavalcante promise per la ventura corsa d'Agosto di voler condurre seco 5 o 6 compagni maremmani per precipitare a terra i fantini di Siena e vendicarsi degli oltraggi e delle nerbate ricevute, nonchè del tradimento fattogli.
Per il palio d'Agosto la corsa si riprometteva interessante più che per la gara delle Contrade per la lotta dei fantini.
Infatti Dorino condusse in Siena alcuni maremmani dei quali uno solo, Grillo, si azzardò a correre nella Giraffa, mentre un Empolese venne ingaggiato dalla Chiocciola.
Tutti i tre: Dorino, Grillo e L'Empolese fecero partito di far rimanere indietro i senesi.
Male però loro ne incolse, perchè fra Dorino e Uccellino che correva nell'Onda, scappati primi dal canape s'impegnò tale zuffa a suon di nerbate, che l'animoso Uccellino acconciò a Dorino il viso pieno di lividure, facendogli uscire il sangue dal naso, dagli occhi, e dalla bocca, e da quanto fortemente lo nerbava gli si ruppe il nerbo in due pezzi.
Consimile trattamento ebbe L'Empolese nerbato per intiera girata dall'Istrice; e riuscito ad entrar primo inesperto del giuoco si vide strappar la vittoria da Groppasecca della Torre.
Quanto al disgraziato Grillo, il maremmano, circondato dagli altri fantini, si trovò assalito da una tale grandinata di nerbate, che giunto alla terza girata alla fonte, non trovando di meglio da fare smontò da cavallo e si rifugiò fra la folla nell'interno della Piazza.
In questa maniera (scrive il Gagliardi) i fantini senesi consolarono i tre fantini bravi che avevano fatto il partito di farli stare indietro per vendicare l'onta dell'amico Dorino.
La lotta si rinnovò l'anno successivo, anzi successe peggio, perchè correndo questi nella Lupa, Ciocio della Giraffa lo assalì a nerbate facendolo cadere a terra; e poichè anche caduto continuava a nerbarlo, dovettero intervenire i soldati per toglierlo di sotto all'inviperito competitore e condurlo via.
Ma Ciocio1 volle aggiungere al danno la beffa; preso per la briglia il cavallo scosso di Dorino, lo menò fuori di piazza, tornando indietro per il Casato, e per vie traverse lo portò all'osteria delle Donzelle, ove Dorino albergava.
Per questo troppo clamoroso incidente i due fantini furono posti in carcere per motivo che non succedesse una sollevazione di popolo, massimamente di quelli della Lupa, e la mattina successiva alle 10 fu cavato Dorino con ordine di partire da Siena entro cinque ore, e nel pomeriggio fu cavato Ciocio perchè a quell'ora il maremmano era già partito".



¹ - Fra versione del Grassi su La Balzana, rispetto ad altre fonti, c’è una discordanza non da poco: parlando del palio del luglio 1788, il Grassi afferma che Ciocio correva nella Giraffa ed attribuisce a lui il fatto di aver portato via il cavallo di Dorino dalla Piazza, girando in senso inverso e conducendolo all'osteria delle Donzelle.
In realtà Ciocio correva nella Pantera e autore del comportamento dovrebbe essere stato suo fratello Marcaccio, che indossava il giubbetto della Giraffa.



(Da "I quaderni del Griccioli" della Nobil Contrada dell'Aquila)

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