- IL MASGALANO DI LAURA BROCCHI
OFFERTO DALLA CONSORTERIA “QUELLI DEL '42” -

         

Nasce dalla tradizione artigiana della famiglia Brocchi, proprietaria del laboratorio sotto la chiesa di San Martino, il Masgalano 2006, donato dalla Consorteria “Quelli del '42”.
Un gruppo di amici, una consorteria, come amano definirsi, che presta volentieri aiuto a chi ne ha bisogno, con un serio impegno nel sociale.
Amici animati da un orgoglioso senso di appartenenza, che hanno voluto manifestare alla città con un'opera realizzata da chi, con Siena, ha un legame molto forte.
Laura Brocchi, erede di Giuseppe, che nel 1815 fondò la vecchia bottega di calderai, ha scelto di continuare la tradizione, dedicandosi alla lavorazione artistica dei metalli, così si è specializzata nell'antica tecnica dello sbalzo, scegliendo il rame, l'ottone, il ferro e l'argento.
Non è il suo primo masgalano: ne realizzò uno nel 1997 su commissione dei Barbareschi, vinto dalla Contrada Sovrana dell'Istrice.
Suo lo zucchino che Trecciolino ha indossato durante il palio vittorioso dell'agosto 2005.
In questo mestiere è difficile individuare il limite tra l'artigiano e l'artista, ma Laura Brocchi, nel masgalano datato 2006, ha usato entrambe le professionalità, perché il metallo non è solo forgiato, ma modellato, come se avesse un'anima.
Come in quello del 1997, chiaro ed inequivocabile è il suo richiamo alla città con la Balzana da un lato e l'immagine di un cavallo immobile e mesto nella Piazza del Campo, sovrastata da Palazzo Pubblico, sull'altro.
Chiaro è il riferimento al 1942, impresso sulla superficie, l'anno di nascita che unisce in maniera indissolubile “la consorteria del '42”. Chiaro il riferimento alla Cattedrale, con la base in marmo.
Ferro e argento, bianco e nero, come i colori della Balzana, rappresentata al centro dell'opera.
E' un masgalano fatto di due facce: una lastra di ferro, materiale povero e scuro, a memoria di una piazza tristemente vuota e silenziosa, privata, per sei anni, della sua Festa nel periodo del secondo conflitto mondiale; mentre sull'altra il ferro si lega all'argento, lucente e prezioso. E' l'inno della speranza e della rinascita.
La terra di Piazza, nel piccolo contenitore in vetro inserito nell'opera, è il ritorno alla festa vissuta, fatta di tamburi, bandiere e costumi, che sfilano in passeggiata sull'anello di tufo, per conquistare il prezioso premio.

Ufficio stampa del Comune di Siena


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