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La scuola rurale a Quercegrossa

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CAPITOLO X - LA SCUOLA

Introduzione
Ricordando la Scuola ho voluto dare di proposito uno spazio adeguato a questo capitolo perché esso riguarda tutti indistintamente: tutti, infatti, siamo passati nella Scuola, volenti o nolenti, e in essa siamo stati formati ai primi rudimenti della conoscenza. Vi abbiamo ricevuto le prime lezioni, non solo scolastiche, ma anche di vita e sperimentato i primi errori e le prime gioie. Senza nulla toglier alle famiglie, la Scuola è stata la grande addestratrice: il primo vero campo d’esperienza dove abbiamo iniziato le timide e incerte relazioni sociali e imparato a conoscere gli altri; vi sono nate anche le nostre durature amicizie e vi abbiamo fatto le prime scoperte del mondo che ci circonda. Ognuno di noi ha nella propria memoria un angolino riservato alla Scuola, ma è là, lontano, illuminato da una fioca luce. Alcuni oggetti sono in primo piano ed emergono più nitidi: rivedo il mio fedele astuccio; ci sono la cattedra e la lavagna in tutta la loro chiarezza; rivedo la signorina Bongini, come fosse ora. Ma qualcosa è nell'oscurità, indistinguibile. Mi concentro, intravedo confuse ombre lontane... cos'è quello? Ma è il primo giorno di scuola! Immagini sfumate ma propositive di antiche e dimenticate sensazioni. Sono solo, seduto al banchino dove mi ha lasciato la mia mamma. Il grembiule nero profuma di nuovo e faccio mostra di un bel fiocco blu. Un quadernino lindo e un lapis sono posati davanti, ma un groppo alla gola mi blocca ... non voglio piangere: emozione, timidezza e batticuore. Arrivano altri ragazzi, volti conosciuti e sconosciuti, faccio fatica a ricordare le loro facce: Annina, Giovanna, Egidio e altri di cui non ricordo nemmeno il nome. Compagni di un lungo cammino e tutti insieme forgiati in quel grande crogiuolo che è stata ed è la Scuola di ogni tempo.



Due righe per comprendere (la legislazione nazionale)
L'arretratezza socio-economica dell'Italia ottocentesca si riflette pesantemente anche nell'ordinamento scolastico che in quel secolo di fermenti vede il nostro paese in notevole ritardo rispetto alle nazioni europee. Le varie iniziative legislative, sia prima sia dopo l'unificazione d'Italia, trovarono scarsa applicazione nel paese e soprattutto le campagne rimasero escluse da questi tentativi di rinnovamento e progresso.
Nel periodo lorenese il Governo toscano si era poco preoccupato dell’insegnamento lasciando ampia libertà ai privati di aprire scuole più o meno organizzate, senza curarsi minimamente dell’idoneità degli insegnanti. Solo con la Legge Casati del 1859, estesa poi al nuovo Stato italiano, si deliberò l’istituzione di scuole elementari inferiori in tutti i Comuni, con l'obbligo di frequenza per gli alunni. L'insegnamento fu diviso in due gradi: inferiore (elementare) e superiore. In Italia nel 1861 vi erano 72 analfabeti su 100 fra i maschi e 84% fra le donne. Nel 1877 la Legge Coppino ribadì l'obbligo di frequenza scolastica ai fanciulli dai sei ai nove anni e portò a cinque le classi dell'insegnamento elementare. Sotto l'impulso di questa legge il Consiglio scolastico provinciale di Siena ingiunse al Comune di Castelnuovo B.ga e altri, di istituire nuove scuole sul territorio di propria competenza, in quei paesi dove se ne sentiva particolare bisogno. Tra questi vi era Quercegrossa. Ma la buona volontà fu ancora una volta vanificata dalle ristrettezze della cassa comunale e l'ingiunzione rimase disattesa. Il Sindaco Nencini giustificò il suo operato con l'impossibilità di far fronte alle spese, ma anche con la scarsezza di popolazione e, infine, con la difficoltà a trovare un insegnante che vi volesse prender residenza e col carico del Comune di trovargli l'alloggio.
Ancora, nel 1904 la Legge Orlando estese l'obbligatorietà fino al dodicesimo anno.
Un’ulteriore Legge, promulgata nel 1913 e legata ai nomi di Edoardo Daneo e del ministro della Pubblica istruzione On. Luigi Credaro, stabilì le regole per il controllo statale della Scuola, fissando i compiti dei Consigli scolastici provinciali relativi all'istituzione di nuove scuole e alla nomina dei maestri e promuovendo la preparazione di quest’ultimi nonché il miglioramento delle loro condizioni economiche con stanziamento di una notevole somma del bilancio. Fu senz'altro, grazie all'applicazione di questa legge, che Quercegrossa ebbe finalmente la sua sede scolastica.
Nel 1923 la Legge Gentile estese fino al 14° anno di età l’obbligo scolastico: sorsero così scuole e corsi di aggiornamento professionale. La Legge puntò anche alla completa statalizzazione della Scuola elementare trasferendola dalla gestione comunale alla statale negli anni dal 1933 al 1942.
Tutte queste iniziative parlamentari e il dibattito acceso nel paese sulla Scuola e la sua primaria funzione faranno sì che, lentamente, qualcosa di concreto venisse realizzato. La media degli analfabeti scese dal 72% del 1871 al 35% del 1921 (con una migliore percentuale maschile di 6 punti percentuali), al 21% del 1931 e al 13% nel 1941. Ma il progresso compiuto ridusse impercettibilmente il notevole divario con gli altri paesi europei: basti considerare che nell’anno 1900 solo la Spagna ci supera, mentre Svizzera e Germania si attestano da tempo all’1% di analfabeti con l’Inghilterra al 3% e la Francia al 17%. Nei capoluoghi comunali toscani le prime sedi scolastiche nasceranno poco dopo l'unità d'Italia; nel 1878 vi sono scuole a Castelnuovo Berardenga (due), San Gusmè, Vagliagli, Monteriggioni e Castellina in Chianti.

La protostoria dell’insegnamento
Per quanto ci riguarda possiamo ipotizzare per Quercegrossa l'inizio di un'attività scolastica organizzata, ma non ancora pubblica, alla metà del secondo decennio del Novecento. Nel 1910 non esisteva nessun tipo di organizzazione scolastica; si può sostenere con sicurezza grazie a un questionario compilato da don Grandi in occasione di una visita pastorale del Vescovo, il quale, alla precisa domanda se esista una scuola in paese vi traccia sopra un frego come risposta negativa. A memoria d'uomo sarebbe stata una Ticci la prima maestra che avrebbe insegnato privatamente nei locali della sua abitazione sopra la bottega di piazza durante e subito dopo il primo conflitto mondiale con autofinanziamento delle famiglie. Il ricordo di questa prima insegnante è stato facilitato e tramandato perché usava esporre i ragazzi con le "orecchie d'asino" alla finestra sopra la bottega. Inoltre, Corrado Castagnini, negli anni Sessanta, mi indicò quella finestra come sede dell'aula dove era stato a scuola. Sappiamo che a questa maestra subentrò la signora Maria Lucchesi per l’insegnamento pubblico nell’anno scolastico 1919/20, ma non è da trascurare l’ipotesi che sia stata la stessa Lucchesi l’insegnante di Quercegrossa anche nel periodo privatistico e non una generica “Ticci”, la quale in quegli anni poteva essere soltanto Alessandra moglie di Giotto Fontana oppure la sua mamma Rosa, ma nessuno le ha mai ricordate come atte a questo ufficio. Dividendo l'epopea della scuola in periodi storici definirei gli anni suddetti come la “protostoria”, caratterizzata dall’insegnamento di parroci e di privati fino ai primi decenni del Novecento, in quei paesi sprovvisti di scuola pubblica. Anche se non è rimasto nessun documento scritto nè memoria specifica nella nostra parrocchia sappiamo che don Pratesi insegnava e certamente anche don Rigatti e don Grandi hanno insegnato a leggere, scrivere e far di conto ai figli dei piccoli possidenti, dei salariati e di qualche contadino capace e di famiglia ambiziosa e intraprendente. Una documentazione ci viene dalla foto delle famiglie Cerpi e Bandini (I - pag. 202) dove il piccolo Giovanni e un altro giovane allievo sono ripresi con un fiocco scolastico e probabilmente studiano da don Luigi Grandi in parrocchia. Si potrebbe però formulare un’altra ipotesi, altrettanto credibile, ossia che abbia già avuto inizio l’insegnamento privato in quel 1915 e la signorina a fianco del signor Cerpi sia la maestra. Ricorda ancora Lara Brogi, che il babbo Dante, nato nel 1906 e dimorante alla Staggia, nel 1912 andò a scuola dal parroco di Basciano, detto "il prete zoppo" per la sua andatura claudicante, e ciò confermerebbe l’assenza di una scuola comunale organizzata. Anche la mamma di Lara, Gina Vienni e i fratelli, appresero le nozioni elementari dal prete di Santa Maria da dove provenivano. La testimonianza di Lorenzo Bianciardi, quando intorno al 1920/21 va a scuola alle Fioraie, piccola frazione di Castellina in Chianti, e ha per insegnante Angela Rustichini, maestra della scuola comunale, prova il fiorire in quegli anni di scuole nei centri minori. A conferma di una certa diffusione dello studio nelle campagne solamente negli ultimi anni dell'Ottocento vediamo dallo stato d'anime del 1841 (richiesto a fini statistici dal governo granducale) che nella parrocchia di Quercegrossa solo quattro persone sanno leggere e scrivere: il parroco don Gaetano Pratesi, suo nipote Salvatore di 14 anni e il possidente e bottegaio Ticci con il figlio Giovanni di 14 anni. Quattro su duecentoquarantadue. Inoltre, sei persone, compreso il possidente del Castello Nencini, sanno soltanto leggere: si tratta di familiari del Ticci impegnati nell'osteria e alcuni salariati; nessun contadino conosce le lettere. In tutte le altre parrocchie di campagna si registra una situazione pressoché analoga.

Calendario scolastico per l’anno 1916/17: alle feste tradizionali si aggiungono quelle della famiglia reale. Inoltre si legge ... saranno giorni di vacanza tutte le domeniche, tutti i giovedì ...



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