- IL NOSTRO GUEST BOOK -
le citazioni e la raccolta delle e.mail più curiose e interessanti che ci sono state inviate



9 giugno 2009
Siena e il suo Palio
Inoltrarsi nell'entroterra toscano nei giorni del Palio1 di Siena è stato per me inabissarmi in un mondo nuovo e noto allo stesso tempo che ha inebriato i miei sensi e rinvigorito la mia anima.
Raggiungere la meta in auto è stato facile e rilassante come pochi viaggi riescono ad esserlo.
I primi paesaggi ti accolgono dolci e sinuosi quasi ad anticipare ciò che ti aspetterà durante la permanenza in quella terra.
I colori caldi delle colline ricoperte di vigne ricciolute dal verde brillante, racchiudono ancora in fasce le perle tanto care e preziose ai toscani che di quel nettare sono orgogliosi e fieri.
Si susseguono poi in un alternarsi allegro di colori, campi arati, distese di girasoli e nuovamente colline verdi, frastagliate qua e là dai casali rigorosamente in stile toscano che sorridono tra i cipressi.
Pace per la mia vista stanca e per le mia anima affaticata.
L'albergo, in una piccola frazione, è un' oasi di tranquillità: comodo, accogliente e silenzioso dove i viaggiatori vanno e vengono senza rompere l'incanto.
A quel punto il ritmo abituale della mia vita è già interrotto.
Una nuova scansione del tempo si è imposta alle mie ore in quella terra e mi sento già meglio.
Il centro di Siena è popolato dai turisti, ma non c'è caos, non c'è frenesia.
Si passeggia anche se fa molto caldo perché una pioggia breve e repentina ha alimentato umidità e afa.
Già i vicoli che percorro mi affascinano e mi rapiscono con gli edifici pregni di storia e storie, poi passando sotto una balconata in legno scuro, si svela ai miei occhi la piazza...
a quel punto può mancare anche il fiato.
C'è gente ovunque: nei locali che circondano il campo, sulla pista gialla e polverosa di tufo ancora solcata dalle impronte dei ferri dei cavalli, sulle gradinate in legno montate davanti gli ingressi dei locali, all'interno della piazza che degrada verso il centro con la sua pavimentazione a lama di coltello, sotto l'ombra lunga della torre.
I senesi discutono delle prove del Palio e dei cavalli migliori, assuefatti oramai a tanta bellezza, mentre io non posso far altro che ammirare in silenzio contemplativo quegli edifici illuminati dalle ultime luci del giorno, il palazzo e la torre con le bandiere che sventolano lievemente.
Ma sbircio anche al di là delle finestre delle stanze che affacciano sulla piazza: qualcuna aperta per la calura estiva, lascia intravedere gli interni; vedo arazzi e affreschi alle pareti, scorgo i soffitti a cassettoni o decorati in gesso.
La piazza ridonda del brusio della gente, degli studenti che a gruppi si ritrovano per trascorrere insieme il sabato sera.
Molti studenti sono seduti a terra o sui gradini della fontana e come noi scrutano il cielo e la piazza increduli di trovarsi al centro di tanto splendore.
Anche più tardi a tavola, riesco a cogliere l'anima toscana, la giovialità, l'allegria a volte scanzonata la voglia di godere appieno della vita.
Il vino, l'olio, la cacciagione, l'aglio, i pomodori, i peci cacio e pepe e la fiorentina così esageratamente spessa e allo stesso tempo tenera.
Tutto è un'esplosione di gusto e di colori, tutto sembra un inno alla vita.
Il mattino seguente è il giorno dell'assegnazione dei cavalli alle contrade che gareggeranno.
Siena ferve nell'attesa mentre girovaghiamo per le vie delle contrade dove gli abitanti in ogni angolo si incontrano, si radunano, mangiano e preparano lunghe tavolate.
Camminare per i vicoli dilata il tempo, ti immerge in odori , sapori e colori di giorni lontani.
Le case che affacciano sulla strada sanno di “buono”: di panni stesi al sole, di capelli appena laccati e messi in piega, di sugo che ribolle sul fornello, di voci che si chiamano, di gente che si saluta. Si respira l'aria dei giorni di festa.
Anche noi veniamo contagiati dalla passione per l'avvenimento del giorno, anche noi ci dirigiamo in piazza curiosi di seguire passo passo il rituale che ad ogni palio si ripete con la stessa passione e lo stesso entusiasmo.
Dai vicoli che sfociano su Piazza del Campo, arrivano come fiumi in piena i gruppi di contradaioli cantando e inneggiando alla vittoria: rigorosamente uomini davanti e donne dietro.
Due contrade si incrociano prima di uscire sulla piazza, il Bruco e l'Istrice, e via partono di nuovo i cori canzonatori della sfida.
Piano, piano la piazza si riempie dei colori dei foulard al collo dei contradaioli e dei loro capitani2, ma anche dei turisti che si mescolano a loro curiosi e divertiti.
Sotto il sole cocente si fa fatica ad attendere l'uscita dei dieci cavalli scelti nelle ore precedenti dai capitani delle contrade, ma non si può far altro; nell'attesa si chiedono i dettagli del cerimoniale ai senesi che con gran dovizia di particolari spiegano con piacere quello che avverrà di lì a poco.
Tutti tengono ben stretto tra le mani il loro foglietto dove giorni addietro, durante le prove mattutine dei fantini, hanno annotato ogni notizia sui cavalli: tutti, giovani, anziani, adulti e ragazzi.
Qualche ora prima, da sotto le gradinate in legno, durante l'ultima prova, avevo ascoltato un gruppo di bambini festanti che seguiva la corsa e intonava note di canzoni tradizionali.
Finalmente il suono delle trombe risuona nella piazza, annunciando l'inizio dell'evento.
E' l'una passata e il sole è alto nel cielo, il sindaco fa i controlli di rito, poi al momento di cominciare ad estrarre gli abbinamenti tra cavalli e contrade di colpo il brusio scompare, c'è il silenzio totale, tutti attenti ad ascoltare, a sperare che il cavallo migliore questa volta tocchi alla propria contrada.
Il primo cavallo è buono e c'è un'attesa fremente che esplode in un boato al nome della contrada che lo vede assegnato. Il gruppo si abbraccia, esulta, il barbaresco3 corre a ricevere il cavallo e cantando esce dalla piazza così come era entrato.
E' un susseguirsi di delusione silenziosa e esplosione di gioia.
Ognuno porta via cantando il proprio cavallo, la piazza si svuota, ma la festa continuerà altrove, a tavola, tutti insieme.
Questo è un ebook in download gratuito scaricabile al seguente indirizzo:
http://www.lulu.com/content/e-book/appunti-di-viaggio/2881495
Appunti di viaggio – Sonia Gabrielli

25 giugno 2009
Ciao, il mio nome è Marco. Scusi per il mio italiano male. Sono tedesco e ho fatto il mio meglio di impararlo almeno un poco. Più di dieci anni fa, sono stato a Siena una volta, e devo ammettere che la Sua città e sopratutto il Duomo mi hanno affascinato molto. Sfortunatamente, non c'era un Palio durante il tempo che io sono stato là. Pero, durante gli anni, il Palio mi ha anche affascinato. Ho visto alcune cose su TV tedesca e naturalmente anche nel internet, YouTube per esempio. Da alcuni anni avevo già l'idea di usare le mie impressioni di Siena in un romanzo storico che gioca nel tempo ca. 1480. Per questo ho voluto descrivere un Palio. Ho letto la pagina in Wikipedia sul Palio (é veramente molto ricca) e anche la Sua pagina. Pero, io ho già alcune domande. Forse, Lei sarebbe cosi gentile di aiutarmi un poco. Sarebbe veramente meraviglioso, perché non sono sicuro come era il Palio durante questo tempo. Ho letto in un libro da Carlo Fruttero e Franco Lucentini (1989)che durante questo tempo la corsa era attraverso le strade di Siena e non sulla Piazza di Campo. Si sa forse dov'era la corsa? Dove era il start e l'arrivo? Si hanno anche usato questo strato di terra composta da una miscela di tufo e sabbia? C'erano anche fantini o erano i cavalli scossi? Come hanno organizzato quale Contrade potevano partecipare. C'erano ancora anche le Contrade morte, o? Hanno partecipato tutti, perché questa sistema di oggi in quale due Contrade hanno lo stesso cavallo è più moderne, o? Anche c'è il problema per me, si c'era un Palio simile a la forma di oggi, perché io penso che esisteva anche un Palio organizzato solamente degli nobili, è vero? Scusi, che ho tante domande, so che Lei non avrà molto tempo. Ma nonostante, sarebbe meraviglioso, se potrebbe aiutarmi.
Mille grazie già nel avanzo. Ciao.
Marco

3 luglio 2009
Complimenti alla Rai. Una splendida diretta ben condotta e interrotta al momento giusto: quello in cui si è giunti alla mossa. Spostare il Tg di qualche minuto no vero? Cosa temevano di dover mandare in onda in ritardo un programma registrato? Quando toglierete la concessione a questi buffoni?
Mi sono dimenticato di dirti una cosa: sono valdostano, noi abbiamo una cosa molto meno bella della vostra nella tradizione che è la battaglia delle regine delle mandrie per stabilire la supremanzia.
Hanno costruito uno stadio e questo è uno sbaglio perché era una cosa che si svolgeva nei prati non al chiuso, sarebbe come se voi faceste correre il Palio all'ippodromo invece che in Piazza.
Però ti assicuro che la Rai regionale piuttosto taglia il Tg3,ma non interrompe la diretta che dura all'incirca 5-6 ore (per la verità la pubblicità a volte la manda).
Ma allora perché interrompere quello spettacolo unico che è il Palio, molto più importante di una Bataille des reines?
Ciao... era solo per completare
Bruno

3 luglio 2009
Mi chiamo Ermanno abito a Carpi in provincia di Modena è da 50 anni che seguo il palio, e tutti gli anni è sempre un appuntamento che mi coinvolge emotivamente come se anch'io fossi un senese. Sono venuto a Siena in altre occasioni e ho potuto ammirare la bellezza della "Piazza del Campo"
Solo questo volevo scrivervi per ringraziarvi dell'impegno che mettete a organizzare e tenere in vita un si bello spettacolo. A tutti voi i più sinceri auguri, di qualsiasi contrada siate.
Ciao Ermanno

6 luglio 2009
Gent.mi,
ho avuto modo di navigare nel vs interessantissimo sito e mi complimento con voi per le innumerevoli e precise notizie contenute.
Ora desideravo mettervi al corrente di quanto mi è stato fatto osservare (a me poi, ignorante del Palio) da un amico conosciuto in America e venuto a trovarmi perchè di passaggio a Roma. Egli mi ha sottoposto una osservazione che giro volentieri a voi esperti e che , devo dire, in buona parte condivido. Nel corso della trasmissione del palio ultimo scorso Il mio amico , incantato dallo spettacolo , al momento dell'uscita dei cavalli dal portone mi ha fatto notare che a porgere le fruste ai fantini in costume erano dei vigili urbani in divisa. Si chiedeva che ci facessero lì dei "police man" , come lui li ha chiamati, in mezzo a tutti quei paramenti medioevali. Devo confessare che non ci avevo fatto mai caso , eppure dopo questa osservazione, la cosa è parsa stridente anche a me. Successivamente anche prima del posizionamento delle contrade al canapo ho notato qualche vigile urbano all'interno del percorso. In effetti le divise moderne non erano in "sintonia" con la restante parte. Ovvero: vi sono ineludibili motivi di circolazione o di ordine pubblico che rendano necessaria la presenza dei VV.UU. certamente indispensabili in altre occasioni?
Vi ringrazio per l'attenzione, Distinti saluti
Fabio

29 luglio 2009
Pure l'Evening Standard cita il www.ilpalio.org




21 dicembre 2009

Da "Il Corriere di Siena" del 21 dicembre 2009

              

                    

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