- MANFREDI DI SVEVIA, RE DI SICILIA -
a cura del dott. Fabrizio Gabrielli



Figlio naturale (1232- Benevento, 1266) di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia, la quale fu sposata prima della morte dall'Imperatore (rimane dubbio se con questo atto Manfredi risultasse legittimato). Studiò a Parigi e a Bologna; e dal padre apprese l'amore della poesia e della scienza, amore che mantenne da re. Portò dapprima il cognome di Lancia. Sposò alla fine del 1248 o al principio del 1249 Beatrice di Savoia vedova del marchese di Saluzzo e ne ebbe una figlia, chiamata Costanza. Federico II, morendo (nel dicembre 1250), lasciò a Manfredi il principato di Taranto con altri feudi minori e gli affidò la luogotenenza in Italia e in particolare nel regno di Sicilia finché non giungesse il fratello legittimo di lui, Corrado.


Manfredi si trovò in situazione assai difficile per le ribellioni molteplici scoppiate nel regno e alimentate da papa Innocenzo IV, che dichiarava il regno ricaduto alla Santa Sede. Manfredi agì con energia per ristabilire il dominio svevo e riuscì a ricondurre all'obbedienza varie città ribelli, ma non Napoli. Lo coadiuvò lo zio Galvano Lancia. Tentò anche trattative di accordo con Innocenzo IV, senza concludere nulla (si pensa che volesse farsi investire del regno dal papa). Nell'ottobre 1251 discese in Italia Corrado e nel gennaio 1252 giunse in Puglia, proseguendo in collaborazione con il fratello la sottomissione del regno. Nell'ottobre 1253 Napoli fu presa da Corrado. Questi ben presto era divenuto sospettoso e ostile verso Manfredi, il quale dovette rinunciare a tutti i feudi minori e accettare anche la diminuzione della sua autorità nel principato di Taranto. Il 21 maggio 1254 Corrado morì, lasciando il figlio Corradino (ancora bambino e rimasto in Germania) sotto la tutela del papa e nominando governatore del regno il marchese Bertoldo di Hohenburg. Corse voce che Manfredi avesse fatto avvelenare il fratello, ma non si hanno certezze veritiere di alcun fondamento. Il reggente inviò a trattare con il pontefice ad Anagni un'ambasciata di cui faceva parte Manfredi. Le pratiche fallirono ancora una volta e Bertoldo rinunciò alla carica nella quale gli successe Manfredi, che fu scomunicato dal pontefice.

Questi si accinse a occupare il regno con un esercito; e Manfredi, vista l'assoluta inferiorità delle proprie forze, concluse con il pontefice un accordo accettando l'occupazione pontificia con una semplice riserva dei diritti di Corradino e propri; fu assolto dalla scomunica, investito dal pontefice del principato di Taranto (27 settembre 1254) e degli altri suoi feudi e nominato vicario della Chiesa nella maggior parte del regno. La Campania venne occupata dalle truppe pontificie, a cui tenne dietro il papa in persona. La scabrosa posizione di Manfredi divenne ancor più difficile in seguito all'uccisione da parte dei suoi militi di un barone protetto dalla curia. Manfredi, non ritenendosi sicuro di fronte al papa, si recò segretamente in Puglia, a Lucera, ove si trovava tuttora la forte truppa saracena stanziata in quei luoghi da Federico II. Ottenne l'ingresso e la fedeltà dei Saraceni (2 novembre) e con il tesoro paterno trovato là poté arruolare altre truppe. Il suo esercito sconfisse quello pontificio presso Foggia (2 dicembre). Morto nel dicembre 1254 a Napoli Innocenzo IV, la guerra continuò contro il successore Alessandro IV, assai meno energico, essendo fallito un nuovo tentativo d'accordo ed essendo stata pronunciata dal papa il 25 marzo 1255 una nuova scomunica contro Manfredi. La guerra procedette assai vantaggiosamente per Manfredi, che nel corso del 1257 si trovò ad aver vinto completamente la parte papale e domate le ribellioni, rimanendo in saldo possesso del regno, mentre Corradino dalla Germania gli aveva ripetutamente conferito i poteri vicariali. Il suo governo umano gli conciliò l'affetto dei popoli. Diffusasi nel 1258, probabilmente per opera stessa di Manfredi, la voce della morte di Corradino, i prelati e i baroni del regno invitarono Manfredi a salire sul trono ed egli fu incoronato il 10 agosto nella cattedrale di Palermo.

Fra il 1258 e il 1260 la potenza di Manfredi si estese rapidamente in tutta Italia, essendo egli divenuto ovunque capo della parte ghibellina. Il comune romano strinse con lui alleanza; in Toscana il partito ghibellino, capitanato dai senesi, ottenne una netta vittoria nella celeberrima battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) e divennero padroni di Firenze con l'ausilio delle truppe di Manfredi; nell'Italia settentrionale, dopo la catastrofe di Ezzelino (1259), i ghibellini rimasti assai forti fecero capo a lui. Egli poté nominare vicari in Toscana, nel ducato di Spoleto, nella marca d'Ancona, in Romagna e in Lombardia. La sua signorìa si estese anche in Oriente, sulle terre portategli in dote dalla seconda moglie Elena, figlia del despota di Epiro; e la sua potenza fu aumentata dal matrimonio della figlia Costanza con Pietro II d'Aragona (1262). Nuove trattative con il pontefice riuscirono vane. Il francese Urbano IV, successore di Alessandro IV, riprendendo un disegno di Innocenzo IV, offri la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello di Luigi IX, re di Francia, che aveva già posto piede in Italia ottenendo la signoria di vari comuni piemontesi. Concluso l'accordo definitivo con il nuovo papa Clemente IV, francese anch'egli, Carlo giunse a Roma per mare nel giugno 1265, sfuggendo alla flotta siciliana. Vano riuscì l'appello rivolto da Manfredi ai Romani con un manifesto (24 maggio) in cui chiedeva di essere nominato Imperatore da loro, quali detentori dell'autorità imperiale. L'esercito di Carlo nel dicembre 1265 penetrò per la Savoia e il Piemonte in Lombardia, ove la parte ghibellina non riuscì ad opporre sufficiente resistenza e di là per la Romagna giunse nell'Italia centrale e a Roma, ove Carlo fu incoronato re di Sicilia il 6 gennaio 1266. Questi mosse quindi verso il Mezzogiorno e poté entrare nel regno con poca difficoltà avendo ceduto le truppe di Manfredi al passaggio del Garigliano del ponte di Ceprano. La fortezza di San Germano fu presa dopo maggiore resistenza. La battaglia campale avvenne presso Benevento il 26 febbraio 1266; le milizie saracene e tedesche fecero viva ma non fortunata resistenza, quelle italiane abbandonarono Manfredi, che morì combattendo con disperato valore. Riconosciuto il corpo, fu seppellito sul campo di battaglia sotto un mucchio di pietre, ma la tomba fu ben presto distrutta con l'avvento degli angioini nel Regno di Sicilia.

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